Perché ci da fastidio l’esempio catalano

Grazie a Rossella Selmini, che scrive da Minneapolis

Jordi Perelló

Jordi Perelló, il meccanico di Reus che si è rifiutato di aggiustare l’auto di una poliziotta

 

 

 

 

 

“Sono italiana, lavoro negli Stati Uniti, ho girato parecchio l’Europa, per ragioni personali e professionali. Vorrei parlare del meccanico di Reus, città del Sud della Catalogna, che si è rifiutato di revisionare l’auto di un agente della polizia nazionale spagnola e che per questo è stato denunciato per incitamento all’odio. Il meccanico di Reus ha spiegato con garbo che non era nulla di personale ma che, dopo quanto successo durante il referendum del 1° ottobre, semplicemente non se la sentiva di lavorare per un corpo di polizia che aveva preso a manganellate i suoi concittadini. Ho visto un’intervista a questo meccanico: una bella faccia catalana, con l’aria dignitosa e sobria”.

“Un paese che ho cominciato a frequentare tanto tempo fa e a cui mi legano affetti profondi. Ho cominciato presto ad amare la sua lingua, che mi ricorda i dialetti emiliani dell’infanzia. A riconoscere alcuni tratti della sua cultura, come il perfezionismo e, solo apparentemente in contraddizione, l’incapacità di prendere tutto troppo sul serio. In Catalogna mi sono sentita a casa, forse come mai altrove, e lì ho incontrato la gente più aperta (e più europeista) d’Europa”.

“È con grande tristezza, perciò, che seguo quello che sta succedendo e che osservo l’indifferenza, quando non l’ostilità, l’approssimazione con cui si discute della questione catalana in Italia, liquidata, con poche eccezioni, come un pericoloso micro-nazionalismo xenofobo.
Non intendo aprire una discussione pro o contro l’indipendentismo, ma solo provare a spiegare perché trovo la causa catalana degna di attenzione e di rispetto”.

“Ha a che fare con l’Europa, la democrazia, i diritti civili. In nessun modo si può restare indifferenti e meno che mai giustificare la repressione autoritaria che il governo spagnolo sta esercitando oggi in Catalogna. Episodi come quello del meccanico di Reus si contano a decine. Attivisti e politici che rimangono in carcere senza ragioni giuridiche valide, altri in esilio. Il numero di indagati che aumenta. Inviti più o meno autoritari a non esporre il fiocco giallo, simbolo della protesta per la libertà dei prigionieri politici. Il silenzio delle istituzioni europee dovrebbe preoccuparci tutti, e in particolare noi italiani che con il resto del Sud dell’Europa condividiamo una storia di democrazie fragili”.

“Viene più facile liquidare la causa catalana come romantica, idealista, o, peggio, sgangherata. Un po’ come liquidare l’attenzione ai temi sociali come ‘buonismo’. Essere romantici, idealisti e imbarcarsi in una operazione forse avventata, ma caparbia, pacifica e democratica è un’offesa al realismo e al cinismo imperanti”.

“Qualcuno ha detto che la ‘catalanofobia’ di molti spagnoli non è solo dovuta al nazionalismo ma anche ad una sorta di invidia della capacità dei catalani di difendere i loro diritti. Forse vale anche per noi italiani, incapaci di provare curiosità, e meno che mai un po’ di solidarietà con chi è disposto a prendere botte in una scuola per difendere una causa in cui crede. L’esempio di qualcuno che lotta sul serio, senza violenza, a due passi da casa nostra, dà quasi fastidio”.

http://invececoncita.blogautore.repubblica.it/articoli/2018/02/22/perche-ci-da-fastidio-lesempio-catalano/?ref=RHPPRB-BH-I0-C4-P2-S1.4-T1

 

Crisi catalana : posticipata l’investitura di Puigdemont

 Euronews     30/01/2018

Rinviata l’investitura di Carles Puigdemont a capo del governo regionale.

Roger Torrent president parlament

Roger Torrent, presidente del parlamento

Crisi catalana: la sessione che doveva ufficializzare l’investitura di Carles Puigdemont a capo del governo regionale è stata posticipata, ha annunciato il presidente del parlamento catalano. Ma a detta di Roger Torrent ll leader catalano in esilio a Bruxelles mantiene comunque il diritto alla nomina, non ci saranno altri candidati

 

“Madrid non ci piegherà i catalani vogliono ancora Puigdemont”

 

 

Di cosa stiamo parlando.

Il 21 dicembre la Catalogna è andata alle urne per scegliere la nuova Assemblea regionale. La precedente era stata sciolta da Madrid dopo la dichiarazione unilaterale di indipendenza. Fra gli eletti c’è Carles Puigdemont, presidente della precedente Assemblea. Gli indipendentisti lo vogliono alla guida del governo, ma Madrid ne vieta l’elezione.

OMERO CIAI   La Repubblica   22.01.2018

“Non c’è alcuna soluzione diversa dal ritorno di Puigdemont alla guida della Generalitat. Ha vinto le elezioni e abbiamo la maggioranza assoluta nel nuovo Parlamento”. Elsa

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Elsa Artadi, 41 anni, economista, bocconiana, è braccio destro del leader catalano esiliato a Bruxelles

Artadi, economista, 41 anni, un recente passato di docente alla Bocconi di Milano e alla Banca Mondiale, è diventata negli ultimi mesi la deputata di “Junts per Catalunya” più vicina all’ex presidente catalano esiliato a Bruxelles. Portavoce, consigliera, ma soprattutto sua stratega in patria. A sorpresa, anche grazie a lei che dirige la campagna per le elezioni del 21 dicembre, “Junts per Catalunya”, la cosidetta “lista del presidente”, ha vinto la guerra interna nel fronte indipendentista superando “Esquerra Republicana” di Oriol Junqueras, il vice di Puigdemont in carcere con l’accusa di “ribellione” per la dichiarazione unilaterale di indipendenza del 27 ottobre scorso. E grazie a quella vittoria ora detta l’agenda dei nazionalisti catalani che, entro il 31 gennaio, devono eleggere il nuovo presidente della Generalitat commissariata tre mesi fa.

Rivedremmo presto l’ex presidente Puigdemont alla guida della Generalitat?

“Senza dubbio è il nostro candidato e abbiamo la maggioranza per eleggerlo”

Ma sia i partiti catalani unionisti che il premier Rajoy vi hanno già avvisato che bloccheranno la nomina ricorrendo al tribunale costituzionale perché contro di lui c’è un ordine di cattura e non sarà presente alla seduta di insediamento.

“Gli unionisti vogliono utilizzare tattiche improprie che ritengo aberrazioni democratiche perché sperano di alterare il risultato elettorale. Se gli unionisti vogliono la maggioranza in Parlamento bene, facciano meglio alle prossime elezioni ma non usino ora tecniche antidemocratiche”

L’impossibilità di rieleggere Puigdemont sarebbe un atto antidemocratico?

“Assolutamente. Non c’è nulla che impedisce la sua rielezione”

Ma non può essere presente, governerà dall’esilio?

“Questo è un altro tema decisivo. Puigdemont, come tutti i deputati eletti gode dell’immunità e, nel codice spagnolo, potrebbe essere arrestato soltanto se commette un reato in flagrante (un furto o un omicidi). L’immunità dei deputati è un diritto fondamentale perché garantisce la rappresentazione dei cittadini. Mi chiedo se il governo centrale vorrà essere antidemocratico fino a questo punto.

Questo vuol dire aprire uno scontro frontale con Madrid?

“Se per loro uno scontro frontale è che noi applichiamo il risultato delle elezioni del 21 dicembre hanno un problema molto più grave di quel che sembra. Sarebbe la constatazione che il governo Rajoy non accetta il risultato di elezioni che hanno convocato e organizzato loro. Noi non possiamo accettare che sia Rajoy a decidere chi sarà il prossimo presidente della Generalitat”

Contestano l’insediamento a distanza …

“Ma non c’è una base giuridica per contestarlo. Capisco che non gli piaccia Puigdemont ma che vogliamo fare?”

Fu un errore la dichiarazione d’indipendenza?

“Fu solo un atto simbolico inevitabile dopo il referendum del primo ottobre. Ma sarebbe rimasto simbolica. A Madrid invece decisero che bisognava dare alla Catalogna una lezione esemplare affinché nessuno pensasse mai più di fare lo stesso.

Ora il problema è che il governo centrale è stato molto sorpreso dai risultati elettorali. Non s’immaginavano che gli elettori riaffermassero con tanta forza la prospettiva indipendentista”

Sperate ancora in un negoziato con il governo spagnolo?

“Prima o poi accadrà. Che altro possono fare se non negoziare, eliminarci? ”

 

 

La Catalogna protesta nel cuore dell’Europa, che soffre delle stesse malattie

 

Fabio Marcelli    IlFattoQuotidiano   11.12.2017

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La questione catalana presenta un forte interesse scientifico dal punto di vista del diritto internazionale, innescandosi nel solco formato da recenti manifestazioni di prassi internazionale, quali quelle per l’indipendenza del Quebec o del Kosovo. Preciso che non sono un sostenitore dell’indipendenza catalana a ogni costo e che ciò non avrebbe comunque molto senso, dato che non sono né cittadino spagnolo né tantomeno catalano. Sono però cittadino europeo, oltre che italiano, e in quanto tale interessato al rispetto della democrazia e dei diritti politici su tutto il nostro continente e oltre. Per tale motivo sono rimasto negativamente impressionato dalla selvaggia repressione scatenata dal governo Rajoy contro milioni di cittadini spagnoli e catalani che stavano semplicemente esercitando in modo pacifico un proprio elementare diritto democratico e cioè dichiarare o meno la loro preferenza per l’instaurazione di una Repubblica catalana indipendente.

Si può in altri termini discettare riguardo alle conseguenze giuridiche di tali atti, che taluni ritengono di nessun rilievo da tale punto di vista. Non si può invece negarne il valore politico né si può accettare la repressione avvenuta quel giorno né la conseguente criminalizzazione del movimento indipendentista, culminata con il mandato d’arresto internazionale, successivamente ritirato, dell’ex presidente catalano con i suoi quattro ministri. Mandando contro una buona parte del popolo catalano che voleva solo votare democraticamente truppe armate di manganelli e pallottole di gomma, il governo spagnolo ha senza dubbio violato la Convenzione europea dei diritti umani, dando un ulteriore pessimo segnale in un’Europa nella quale si moltiplicano inquietanti fenomeni di esaltazione del passato fascista che si sperava e pensava superato per sempre. Un passato fascista che in Spagna ha un solo nome: franchismo.

Tali fenomeni inquietanti hanno peraltro la loro radice nella crescente disaffezione della gente nei confronti della politica e della sua ispirazione generalmente antipopolare in Europa. Peraltro, la stessa consultazione referendaria del primo ottobre ha evidenziato l’esistenza di un malcontento estremamente diffuso, in Catalogna ma probabilmente anche altrove, che parte da un inevitabile giudizio negativo sul governo spagnolo per la corruzione in cui sta affogando e le sue spietate politiche neoliberali, ma esprime anche insoddisfazione e disagio a fronte di un quadro costituzionale che si è rivelato del tutto asfittico e inadeguato. Situazione di grave inadeguatezza, ulteriormente aggravata e evidenziata dall’improvvida decisione della Corte costituzionale sullo statuto catalano, decisione fortemente voluta e ispirata da quello stesso Rajoy.

Significativa appare del resto la circostanza che le organizzazioni colpite dalla repressione abbiano deciso di portare la propria protesta proprio a Bruxelles e cioè nel cuore dell’Europa. Se è vero che proprio l’Europa soffre le stesse malattie dello Stato spagnolo e di altri stati, quali soggezione alle politiche neoliberali e alle lobby che le predicano, corruzione, insufficiente funzionamento dei meccanismi democratici che provoca disaffezione crescente dalla politica e anche rigurgiti di fascismo e di razzismo, è pure vero che essa dovrebbe giocare un ruolo di mediazione politica in situazioni come quella catalana impedendo lo slittamento verso conflitti sempre più aspri e incontenibili. Occorre quindi auspicare che le istituzioni europee, dando senso alla loro stessa esistenza, vogliano accettare un ruolo di promozione del necessario dialogo politico tra il popolo catalano e il governo spagnolo, nel nome dei principi democratici iscritti nei propri trattati istitutivi oltre che, beninteso, del buon senso più elementare.

* Fabio Marcelli  giurista internazionale

 

https://www.ilfattoquotidiano.it/…catalogna-protesta-nel-cuore…/4015057/