Dopo il Belgio, la Spagna vede la crisi catalana diffondersi in Svizzera

 

François Musseau, corrispondente a Madrid —    Liberation   22 febbraio 2018

L’indipendentista Anna Gabriel, portavoce del movimento anticapitalista catalano CUP, si trova in Svizzera, e Berna rifiuta di estradarla.

anna gabriel

Anna Gabriel, ora esiliata in Svizzera, era nel Parlamento catalano a Barcellona lo scorso 10 ottobre. A sinistra, sul seggio, il vicepresidente catalano Oriol Junqueras e il presidente Carles Puigdemont. Il primo è in carcerazione preventiva in Spagna, il secondo è in esilio in Belgio. Foto Albert Gea. Reuters

 

La crisi in Catalogna si internazionalizza ancora un’altro può. Dopo le tribolazioni in Belgio del capofila secessionista Carles Puigdemont, il presidente regionale destituito, ora assistiamo alle noie giudiciarie dell’attivista anticapitalista Anna Gabriel, «rifugiata» in Svizzera. Entrambi sono perseguiti dalla Corte Suprema spagnola per “ribellione” e “sedizione”, cioè per aver partecipato attivamente al tentativo della Catalogna di separarsi dalla Spagna unilateralmente – in altre parole, illegalmente. Carles Puigdemont, che è ancora ufficialmente candidato a succedere se stesso, sa che sarà messo in carcere preventivo non appena metterà piede sul territorio spagnolo. Anna Gabriel è consapevole che il suo destino sarà lo stesso se lascia la Svizzera e torna nel suo paese.

Anche se la crisi istituzionale in Catalogna rimane altrettanto profonda (fino all’investitura del futuro presidente regionale, bloccata per il momento, la regione rimarrà sotto la tutela di Madrid), la “fuga” di Anna Gabriel costituisce un nuovo episodio che illustra le incerte implicazioni giudiziarie della sfida dell’indipendenza nei confronti di un potere centrale intransigente. Dall’inizio del processo nato nel 2012 che dovrebbe portare alla nascita di una Repubblica Catalana, l’unica risposta del governo di Mariano Rajoy è passata attraverso i tribunali e i magistrati. Dalla fine del 2017, una decina di leader separatisti, politici e membri di associazioni civili (tra cui Anna Gabriel), sono accusati di aver violato la Costituzione organizzando il referendum vietato del 1 ottobre e finalmente represso dalla polizia.

Evento internazionale

Nell’«affare» Anna Gabriel, la cosa che infastidisce di più Madrid è che sta accadendo ciò che voleva evitare a tutti i costi: il fatto che la sfida dei secessionisti catalani non è più un problema interno ma è diventato un evento internazionale. Prima, in Belgio, dove Puigdemont si presenta come “il legittimo presidente” di una regione “imbavagliata da uno stato oppressore”. E ora anche in Svizzera, con la presenza della leader separatista. Anna Gabriel è una figura di spicco del campo secessionista: questa docente di diritto presso l’Università Autonoma di Barcellona è stata di recente la portavoce, nel parlamento autonomo della Catalogna, di ​​CUP, un movimento anticapitalista di estrema sinistra favorevole a una dichiarazione imminente d’indipendenza. Anche se, dopo le elezioni regionali di dicembre, questa formazione dispone solo di quattro seggi, è indispensabile per formare un qualsiasi governo di coalizione separatista.

Per la giustizia spagnola, la situazione di Anna Gabriel è ancora più complicata di quella di Carles Puigdemont. Il governo svizzero ha infatti annunciato che la sua giustizia rifiuta l’estradizione “per motivi politici”. Contro il parere dell’accusa, il giudice Pablo Llarena – istruttore della causa contro i responsabili separatisti – non ha emesso un mandato di arresto internazionale, ma lo ha limitato al territorio nazionale. Motivazione: non vuole che Anna Gabriel sia giudicata da una giustizia elvetica che rischia di essere molto più benevola dei magistrati spagnoli. D’altra parte, questa situazione significa che il leader anticapitalista – proprio come Carles Puigdemont – non può tornare in Spagna senza andare direttamente in prigione. Conclusione: è molto probabile che Anna Gabriel sia destinata a radicarsi in Svizzera. Proprio come Puigdemont in Belgio.

 

http://www.liberation.fr/planete/2018/02/22/apres-la-belgique-l-espagne-voit-la-crise-catalane-s-etendre-a-la-suisse_1631404

Perché ci da fastidio l’esempio catalano

Grazie a Rossella Selmini, che scrive da Minneapolis

Jordi Perelló

Jordi Perelló, il meccanico di Reus che si è rifiutato di aggiustare l’auto di una poliziotta

 

 

 

 

 

“Sono italiana, lavoro negli Stati Uniti, ho girato parecchio l’Europa, per ragioni personali e professionali. Vorrei parlare del meccanico di Reus, città del Sud della Catalogna, che si è rifiutato di revisionare l’auto di un agente della polizia nazionale spagnola e che per questo è stato denunciato per incitamento all’odio. Il meccanico di Reus ha spiegato con garbo che non era nulla di personale ma che, dopo quanto successo durante il referendum del 1° ottobre, semplicemente non se la sentiva di lavorare per un corpo di polizia che aveva preso a manganellate i suoi concittadini. Ho visto un’intervista a questo meccanico: una bella faccia catalana, con l’aria dignitosa e sobria”.

“Un paese che ho cominciato a frequentare tanto tempo fa e a cui mi legano affetti profondi. Ho cominciato presto ad amare la sua lingua, che mi ricorda i dialetti emiliani dell’infanzia. A riconoscere alcuni tratti della sua cultura, come il perfezionismo e, solo apparentemente in contraddizione, l’incapacità di prendere tutto troppo sul serio. In Catalogna mi sono sentita a casa, forse come mai altrove, e lì ho incontrato la gente più aperta (e più europeista) d’Europa”.

“È con grande tristezza, perciò, che seguo quello che sta succedendo e che osservo l’indifferenza, quando non l’ostilità, l’approssimazione con cui si discute della questione catalana in Italia, liquidata, con poche eccezioni, come un pericoloso micro-nazionalismo xenofobo.
Non intendo aprire una discussione pro o contro l’indipendentismo, ma solo provare a spiegare perché trovo la causa catalana degna di attenzione e di rispetto”.

“Ha a che fare con l’Europa, la democrazia, i diritti civili. In nessun modo si può restare indifferenti e meno che mai giustificare la repressione autoritaria che il governo spagnolo sta esercitando oggi in Catalogna. Episodi come quello del meccanico di Reus si contano a decine. Attivisti e politici che rimangono in carcere senza ragioni giuridiche valide, altri in esilio. Il numero di indagati che aumenta. Inviti più o meno autoritari a non esporre il fiocco giallo, simbolo della protesta per la libertà dei prigionieri politici. Il silenzio delle istituzioni europee dovrebbe preoccuparci tutti, e in particolare noi italiani che con il resto del Sud dell’Europa condividiamo una storia di democrazie fragili”.

“Viene più facile liquidare la causa catalana come romantica, idealista, o, peggio, sgangherata. Un po’ come liquidare l’attenzione ai temi sociali come ‘buonismo’. Essere romantici, idealisti e imbarcarsi in una operazione forse avventata, ma caparbia, pacifica e democratica è un’offesa al realismo e al cinismo imperanti”.

“Qualcuno ha detto che la ‘catalanofobia’ di molti spagnoli non è solo dovuta al nazionalismo ma anche ad una sorta di invidia della capacità dei catalani di difendere i loro diritti. Forse vale anche per noi italiani, incapaci di provare curiosità, e meno che mai un po’ di solidarietà con chi è disposto a prendere botte in una scuola per difendere una causa in cui crede. L’esempio di qualcuno che lotta sul serio, senza violenza, a due passi da casa nostra, dà quasi fastidio”.

http://invececoncita.blogautore.repubblica.it/articoli/2018/02/22/perche-ci-da-fastidio-lesempio-catalano/?ref=RHPPRB-BH-I0-C4-P2-S1.4-T1

 

Crisi catalana : posticipata l’investitura di Puigdemont

 Euronews     30/01/2018

Rinviata l’investitura di Carles Puigdemont a capo del governo regionale.

Roger Torrent president parlament

Roger Torrent, presidente del parlamento

Crisi catalana: la sessione che doveva ufficializzare l’investitura di Carles Puigdemont a capo del governo regionale è stata posticipata, ha annunciato il presidente del parlamento catalano. Ma a detta di Roger Torrent ll leader catalano in esilio a Bruxelles mantiene comunque il diritto alla nomina, non ci saranno altri candidati

 

“Madrid non ci piegherà i catalani vogliono ancora Puigdemont”

 

 

Di cosa stiamo parlando.

Il 21 dicembre la Catalogna è andata alle urne per scegliere la nuova Assemblea regionale. La precedente era stata sciolta da Madrid dopo la dichiarazione unilaterale di indipendenza. Fra gli eletti c’è Carles Puigdemont, presidente della precedente Assemblea. Gli indipendentisti lo vogliono alla guida del governo, ma Madrid ne vieta l’elezione.

OMERO CIAI   La Repubblica   22.01.2018

“Non c’è alcuna soluzione diversa dal ritorno di Puigdemont alla guida della Generalitat. Ha vinto le elezioni e abbiamo la maggioranza assoluta nel nuovo Parlamento”. Elsa

elsa artadi

Elsa Artadi, 41 anni, economista, bocconiana, è braccio destro del leader catalano esiliato a Bruxelles

Artadi, economista, 41 anni, un recente passato di docente alla Bocconi di Milano e alla Banca Mondiale, è diventata negli ultimi mesi la deputata di “Junts per Catalunya” più vicina all’ex presidente catalano esiliato a Bruxelles. Portavoce, consigliera, ma soprattutto sua stratega in patria. A sorpresa, anche grazie a lei che dirige la campagna per le elezioni del 21 dicembre, “Junts per Catalunya”, la cosidetta “lista del presidente”, ha vinto la guerra interna nel fronte indipendentista superando “Esquerra Republicana” di Oriol Junqueras, il vice di Puigdemont in carcere con l’accusa di “ribellione” per la dichiarazione unilaterale di indipendenza del 27 ottobre scorso. E grazie a quella vittoria ora detta l’agenda dei nazionalisti catalani che, entro il 31 gennaio, devono eleggere il nuovo presidente della Generalitat commissariata tre mesi fa.

Rivedremmo presto l’ex presidente Puigdemont alla guida della Generalitat?

“Senza dubbio è il nostro candidato e abbiamo la maggioranza per eleggerlo”

Ma sia i partiti catalani unionisti che il premier Rajoy vi hanno già avvisato che bloccheranno la nomina ricorrendo al tribunale costituzionale perché contro di lui c’è un ordine di cattura e non sarà presente alla seduta di insediamento.

“Gli unionisti vogliono utilizzare tattiche improprie che ritengo aberrazioni democratiche perché sperano di alterare il risultato elettorale. Se gli unionisti vogliono la maggioranza in Parlamento bene, facciano meglio alle prossime elezioni ma non usino ora tecniche antidemocratiche”

L’impossibilità di rieleggere Puigdemont sarebbe un atto antidemocratico?

“Assolutamente. Non c’è nulla che impedisce la sua rielezione”

Ma non può essere presente, governerà dall’esilio?

“Questo è un altro tema decisivo. Puigdemont, come tutti i deputati eletti gode dell’immunità e, nel codice spagnolo, potrebbe essere arrestato soltanto se commette un reato in flagrante (un furto o un omicidi). L’immunità dei deputati è un diritto fondamentale perché garantisce la rappresentazione dei cittadini. Mi chiedo se il governo centrale vorrà essere antidemocratico fino a questo punto.

Questo vuol dire aprire uno scontro frontale con Madrid?

“Se per loro uno scontro frontale è che noi applichiamo il risultato delle elezioni del 21 dicembre hanno un problema molto più grave di quel che sembra. Sarebbe la constatazione che il governo Rajoy non accetta il risultato di elezioni che hanno convocato e organizzato loro. Noi non possiamo accettare che sia Rajoy a decidere chi sarà il prossimo presidente della Generalitat”

Contestano l’insediamento a distanza …

“Ma non c’è una base giuridica per contestarlo. Capisco che non gli piaccia Puigdemont ma che vogliamo fare?”

Fu un errore la dichiarazione d’indipendenza?

“Fu solo un atto simbolico inevitabile dopo il referendum del primo ottobre. Ma sarebbe rimasto simbolica. A Madrid invece decisero che bisognava dare alla Catalogna una lezione esemplare affinché nessuno pensasse mai più di fare lo stesso.

Ora il problema è che il governo centrale è stato molto sorpreso dai risultati elettorali. Non s’immaginavano che gli elettori riaffermassero con tanta forza la prospettiva indipendentista”

Sperate ancora in un negoziato con il governo spagnolo?

“Prima o poi accadrà. Che altro possono fare se non negoziare, eliminarci? ”