L’articolo 155 finirà per ammazzarli

Miquel Pérez Latre – 13/12/2018 – unilateral.cat

Concentració ADIC

Ci avviciniamo ad un altro momento forte del nostro cammino verso l’indipendenza. E già ne sono accaduti un bel pò. Le consultazioni fin dal 2009, le manifestazione oceaniche degli ultimi sette anni, il 9 Novembre, il 20 Settembre, il primo di Ottobre, il 3 di Ottobre, il 27 di Ottobre, il 21 Dicembre del 2017 e ora il 21 Dicembre del 2018: è possibile che queste date siano allo stesso livello? Tutto sembra indicare che il fascismo costituzionale del 78 (FC78) ha deciso che non vuole aspettare la sentenza del processo generale contro i nostri leader. Anche una parte sempre più crescente dell’indipendentismo ha capito che è l’ora di un nuovo scontro. Inés Arrimadas brandisce l’articolo 155 in Parlamento: la capolista più votata in Catalogna chiede che ci governino da Madrid. Bellissimo. Pedro Sánchez ha reso suo il discorso dell’estrema destra, essendo gravemente colpito dalla sconfitta elettorale del partito in Andalusia, vittima di una campagna nefasta e della narcolessia dell’elettorato naturale del PSOE: si sa, votare così tante volte turandosi il naso finisce per stancare. L’atteggiamento dei socialisti nelle ultime ore è una sorta di sintesi della loro posizione fin dall’inizio della (male) chiamata Transizione: incapaci di costruire un nuovo patriottismo spagnolo basato sulla plurinazionalità sono finiti per accettare il motto fascista di sempre “Arriba España”.

Poco più di un anno dopo i fatti di Ottobre, del mandato popolare per la costruzione della Repubblica Catalana, il FC78, con i suoi poteri politico, giudiziario e mediatico perfettamente sincronizzati al servizio dello status quo di quelli che comandano dal retrobottega, incapace de mettere ordine nella Catalogna, rastrellerà ancora. Disposti a tutto, è possibile che una seconda infornata di leader politici e sociali finisca in carcere o in esilio. Che torni un nuovo 155, ora si, indefinito e non necessariamente vincolato ad elezioni. Oppure si, previa illegalizzazione dei partiti indipendentisti. Si tratta di vincere come nei paesi baschi. Impossibile farlo nettamente dal lato civile, sarà fatto dal criminale. Contenti loro? In realtà, guardando la cosa in prospettiva, si tratta della fine definitiva dell’autonomismo. La morte dell’agenzia amministrativa. La presa d’atto definitiva che le uniche due opzioni possibili che abbiamo di fronte i catalani sono la sparizione/dissoluzione sulla quale la Castiglia lavora da tre secoli oppure l’indipendenza. E’ la fine di qualsiasi miraggio di dialogo con la Spagna. Dell’ennesimo auto-inganno.

Il 155 del PP, il primo, con l’eliminazione unilaterale della democrazia in Catalogna, creò in pratica, per sempre, le precise condizioni di sfiducia per rendere inattuabile nessun patto con gli spagnoli senza mediazione internazionale. Come concordare qualcosa con la destra spagnola, disposta a fulminarti in qualsiasi momento, non appena riprenderà il potere. Il secondo 155, dal PSOE, finirà per eliminare qualsiasi lamentela per gli sbagli del PP “qué desastre, qué mal todo”. Tutti i catalani avranno la testimonianza definitiva dell’impossibilità di attuare qualsiasi patto anche con la sinistra spagnola, subalterna intellettuale integrale dell’estrema destra erede diretta del franchismo. L’opinione pubblica europea, e i suoi governi, nero su bianco, finalmente prenderanno coscienza che la caduta di Rajoy non è servita a nulla. Che il PSOE conferma lo stesso programma di sterminio, totalmente chiuso al dialogo sul rispetto al nostro diritto fondamentale all’autodeterminazione.

Il prossimo 21 Dicembre, dopo una nuova dimostrazione di forza dell’indipendentismo in piazza (da sempre, la nostra miglior carta) si aprirà, dunque, un nuovo tempo di resistenza. Con la certezza che, prima o poi, lo stesso 155 finirà per ammazzarli.

 

traduzione   Àngels Fita – AncItalia

https://www.larepublica.cat/el-155-els-acabara-matant/

Comunicato di Quim Forn e Josep Rull

Comunicato d’inizio dello sciopero della fame

 

Facciamo pubblico che ci sommiamo alla protesta pacifica che i nostri compagni, Jordi Sánchez e Jordi Turull, hanno già iniziato e che, da questo martedì alle 00h, rinunciamo volontariamente anche noi alla ingesta di alimenti. Lo facciamo per sommarci alla denuncia del blocco all’accesso ai tribunali internazionali ed in particolare alla giustizia europea che la Corte Costituzionale ci impone con il suo comportamento ingiusto e arbitrario.

Lo sciopero della fame che iniziamo è una misura estrema di protesta. La iniziamo dopo aver riflettuto, aver capito cosa suppone ed assumerne i rischi e le conseguenze. L’ingiustizia che soffriamo, la lesione ai nostri diritti fondamentali e l’arbitrarietà giudiziale con la quale siamo trattati, ci leggittima a prendere questa decisione nonostante siamo coscienti dell’impatto che puó avere sui nostri organismi.

Nel comunicato che hanno fatto pubblico Jordi Sánchez e Jordi Turull si spiegava in modo dettagliato la tattica di rallentamento e blocco che la Corte Costituzionale impone in modo arbitrario ai nostri ricorsi, impedendoci l’accesso alla giustizia internazionale. Condividiamo pienamente gli argomenti giuridici che si descrivevano in quel comunicato.

Ribadiamo la nostra volontà di difendere la nostra innocenza e l’esercizio dei nostri diritti e le piene garanzie che ci negano e che possono comportare perdite e danni irreparabili ai nostri diritti fondamentali e a quelli dei nostri compagni e compagne imprigionati.

Ribadiamo anche la nostra volontà di iniziare questo sciopero della fame con la serenità e coerenza che ci ha accompagnato sempre nelle nostre decisioni. É la nostra decisione meditata, frutto di molte ore di introspezione e riflessioni che ci ha portato a concludere che non abbiamo altra opzione che utilizzare questa forma estrema di pacifica protesta nella difesa dei nostri diritti fondamentali.

Non é la nostra protesta, né quella dei nostri compagni, uno sciopero della fame per chiedere nessun tratto di favore né discriminazione positiva. É semplicemente, l’unica alternativa che abbiamo qui in prigione per rendere piú visibile la discriminazione e la violazione dei nostri diritti fondamentali. Non rinunceremo mai a un giudizio giusto. Questo è l’obiettivo del nostro sciopero della fame.

Il comportamento arbitrario e irregolare della Corte Costituzionale assottiglia le basi stesse dello Stato di Diritto. Questo non è un problema solo per coloro che legittimamente e pacificamente difendiamo una Repubblica per Catalunya. É un problema per la democrazia, ed è un problema molto grave per i cittadini della Spagna.

Ringraziamo in anticipo il supporto e la solidarietà che potremmo ricevere da parte di tutti gli individui, collettivi ed entità che in questa lotta sono posizionati a favore della difesa dei diritti fondamentali.

Vi chiediamo che da fuori dalla prigione vi manteniate sereni e convinti della legitimità della nostra protesta. Vi incoraggiamo anche a condividere la nostra lotta dalla calma, la tolleranza, il comportamento civico e il pacifismo. Questa sarà senza dubbio il miglior modo di sentirvi vicini e aiutarci nei momenti di difficoltà.

Grazie per la solidarietà e la speranza che ci arrivano da tutte le persone che in questi gravi momenti mantengono la coerenza e lo spirito di difesa dei diritti e le libertà personali e collettive. Senza la vostra solidarietá, il vostro calore e la vostra compagnia, niente sarebbe possibile. Sappiamo che non siamo soli ed è questo che ci mantiene forti e coraggiosi per intraprendere azioni di protesta pacifica come lo sciopero della fame.

Grazie di cuore.

Quim Forn / Josep Rull.

Prigione di Lledoners, 3 dicembre 2018.

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TESTO ORIGINALE

COMUNICAT D’INICI DE VAGA DE FAM

Anunciem que ens sumem a la protesta pacífica que els nostres companys, Jordi Sánchez i Jordi Turull, ja han iniciat i que des d’aquest dimarts a les 00h també renunciem voluntàriament a la ingesta d’aliments. Ho fem per sumar -nos a la denúncia del bloqueig de l’accés als tribunals internacionals i en particular a la justícia europea que el Tribunal Constitucional ens imposa amb el seu comportament injust i arbitrari.

La vaga de fam que iniciem és una mesura extrema de protesta. La iniciem després d’haver reflexionat, d’entendre què suposa i assumir-ne els riscos i les conseqüències. La injustícia que patim, la lesió dels nostres drets fonamentals i l’arbitrarietat judicial amb que som tractats ens legitimen per prendre aquesta decisió malgrat ser sabedors de l’impacte que pot tenir sobre els nostres organismes.

En el comunicat que van fer públic Jordi Sánchez i Jordi Turull s’explicava detalladament la tàctica de demora i bloqueig que el Tribunal Constitucional imposa de manera arbitrària als nostres recursos, impedint-nos l’accés a la justícia internacional. Compartim plenament els arguments jurídics que es detallaven en aquell comunicat.

Reiterem la nostra voluntat de defensar la nostra innocència i l’exercici dels nostres drets amb les plenes garanties que se’ns neguen i que poden comportar perjudicis i danys irreparables als nostres drets fonamentals i als dels nostres companys i companyes empresonats.

Reiterem també la nostra voluntat d’iniciar la vaga de fam des de la serenor i coherència que sempre han acompanyat les nostres decisions. És la nostra una decisió meditada, fruit de moltes hores d’introspecció i reflexió que ens ha portat a concloure que no tenim altra opció que utilitzar aquesta forma extrema de pacífica protesta en la defensa dels nostres drets fonamentals.

No és la nostra protesta, ni la dels nostres companys, una vaga de fam per demanar cap tracte de favor ni discriminació positiva. És, senzillament, l’única alternativa de què disposem aquí a la presó per
fer més visible la discriminació i la conculcació dels nostres drets fonamentals. No renunciarem mai a un judici just. Aquest és l’objectiu de la nostra vaga de fam.

L’actitud arbitrària i irregular del Tribunal Constitucional lamina les bases mateix de l’Estat de Dret. Això no és un problema només per als que legítimament i pacíficament defensem una República per a Catalunya. És un problema per a la democràcia, i és un problema molt greu per a la ciutadania d’Espanya.

Agraïm per avançat les mostres de suport i solidaritat que puguem rebre per part de tots els individus, col·lectius i entitats que en aquesta lluita estan també posicionats a favor de la defensa dels drets fonamentals. Us demanem que des de fora de la presó estant us mantingueu serens, ferms i convençuts de la legitimitat de la nostra protesta. Us encoratgem també a compartir la nostra lluita des de la calma, la tolerància, l’actitud cívica i el pacifisme. Aquesta serà sens dubte la millor manera de sentir-vos a prop i d’ajudar-nos en els moments de dificultat. Gràcies per la solidaritat i l’alè d’esperança provinent de totes les persones que en aquests moments greus mantenen la coherència i l’esperit de defensa dels drets i les llibertats personals i col·lectives. Sense la vostra solidaritat, el vostre escalf i la vostra companyia res no seria possible. Sabem que no estem sols i és això el que ens fa forts i coratjosos per emprendre accions de protesta pacífica com la vaga de fam. Gràcies de cor.

Quim Forn /Josep Rull.

Lledoners, 3 de desembre de 2018

Cassa di Solidarietà (Caixa de Solidaritat)

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Carissime, carissimi,

 

Questa mattina sono stati resi pubblici i nuovi criteri della Cassa di Solidarietà (Caixa de Solidaritat). A partire da oggi, la Cassa non sarà più gestita dall’Assemblea e da Òmnium, ne sarà responsabile l’Associazione di Fomento della Cassa di  Solidarietà, sotto la tutela degli ex presidenti del Parlamento Núria de Gispert, che sarà la presidente e Ernest Benach, vice presidente.

 

Questa nuova Cassa  di Solidarietà dovrà provvedere alla consulenza legale, le multe  e le cauzioni  che le persone fisiche possono subire a seguito di azioni inquadrate nel processo verso l’indipendenza, per aver partecipato ad azioni civiche, non violente e democratiche. Si allarga, in questo modo, il suo raggio d’azione, comprendendo molte più persone implicate e vittime, e fornendo un sostegno economico a tutte le persone che soffrono rappresaglie politiche da parte dello stato spagnolo. In breve, espande il sostegno economico di eventuali rappresaglie.

Il nuovo sito Web è  https://caixadesolidaritat.cat/  e, se necessario,inviare un’email a info@caixadesolidaritat.cat o chiamare il numero +34 694 465281 per richiedere assistenza e spiegare rappresaglie o minacce ricevute conseguenza di azioni inquadrate nel processo di indipendenza.

Il nuovo conto bancario per fare donazioni è:

ES31 3025 0001 1814 33615996

Solidarietà con tutte le vittime di rappresaglie politiche!

# FacciamoRepubblicaCatalana

 

Segretariato nazionale * Assemblea Nazionale Catalana

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Todo atado y bien atado, 40 anni dopo

4 Dic 2018 – Dal blog Vuelvo al Sur di E.M. Brandolini

Il 6 dicembre di quest’anno si celebra il quarantesimo anniversario della Costituzione spagnola, che fu il compromesso politico del dopo-dittatura tra le élite franchiste e i partiti dell’opposizione democratica. Contestata dagli Indignati spagnoli allo scoppiare della crisi e quindi dal movimento indipendentista catalano, per derivarne una monarchia imposta, un sistema di potere fondato sul bipartitismo e un assetto territoriale superato, la sua messa in discussione costituisce ancora oggi un vero e proprio tabù.

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Tutto il periodo della Transizione alla democrazia, dalla morte di Franco nel 1975 fino al fallito golpe del colonnello Tejero nel 1981, torna ad essere rivisitato in Spagna, anche alla luce degli avvenimenti dell’ultimo anno. Mesi che hanno visto l’esplosione di un grave conflitto istituzionale tra la Catalogna e lo Stato, la cacciata dal governo del Partido Popular per un sistema di corruzione ormai intollerabile, la persecuzione giudiziaria delle libertà di espressione e di protesta, l’irruzione dell’estrema destra nelle istituzioni democratiche. Tanto da evidenziare le conseguenze di quel “todo atado y bien atado” (tutto sotto controllo) con cui Franco mise un’ipoteca sul futuro democratico. Perché non solo la dittatura è stata così lunga da gettare un’ombra pesante sulla giovane democrazia; ma quest’ultima è risultata contaminata dal regime, con il suggello della corona borbonica, anche per il riciclaggio della classe dirigente franchista nella politica, l’economia, l’informazione, le forze di sicurezza, il sistema giudiziario. Fino ad arrivare all’epoca attuale.

In Spagna ci sono prigionieri politici, persone in carcere per le loro idee. E’ il caso dei dirigenti del movimento indipendentista catalano in prigione preventiva da mesi, alcuni da oltre un anno; alcuni tra loro hanno iniziato uno sciopero della fame. Un comico è citato in tribunale per essersi soffiato il naso con la bandiera spagnola, un attore è indagato per blasfemia, un rapper perseguitato per una canzone. In Senato, il Pp e Ciudadanos si astengono dal condannare il franchismo. Il governo spagnolo conferma che procederà all’esumazione delle spoglie di Franco dal Valle de los Caídos, ma ancora non è riuscito a superare tutti gli ostacoli legali. Podemos propone la riforma della Legge di Amnistia del 1977, che impedisce di giudicare i crimini della dittatura.

Il Tribunal Constitucional accetta l’impugnazione del governo spagnolo della mozione contro la monarchia, approvata dal parlamento catalano. E, per protesta, l’area dei Comuns decide di non partecipare ai festeggiamenti per la Costituzione. Il presidente della Generalitat Quim Torra dice che “la Costituzione è diventata una prigione per la libertà d’espressione e la capacità di decisione dei cittadini”, rifiutando l’invito agli atti di celebrazione. Lo scorso 20 novembre, anniversario della morte del dittatore, l’associazione Omnium Cultural ha distribuito un pamphlet con su scritto: “Franco è morto, ma il franchismo no”

Dichiarazione di Jordi Sànchez e Jordi Turull dalla prigione di Lledoners

DENUNCIAMO: il blocco alla giustizia europea che la Corte Costituzionale ci impone

L’accesso ai tribunali senza ritardi ostacoli inutili è un diritto che ogni persona ha. Ostacolare l’esercizio di questo diritto con piena garanzia e in condizioni eque può comportare pregiudizi e danni irreparabili a diritti fondamentali.

La causa che lo Stato spagnolo istruisce attorno al referendum del 1° ottobre 2017, mette in evidenza diverse violazioni dei nostri diritti fondamentali, tra cui la presunzione di innocenza, la libertà, i diritti politici e un processo giudiziario con tutte le garanzie. Le violazioni della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici sono ben visibili in molte delle risoluzioni che hanno emesso sia la Corte Suprema (Tribunal Supremo) che la Corte  Nazionale ( Audiencia Nacional) contro di noi dal 16 ottobre 2017, data in cui sono stati disposti i primi ordini di custodia cautelare.

La nostra determinazione per avere un processo ed un giudizio giusti è oggi più viva che mai. Non abbiamo mai smesso di ricorrere contro tutte le lesioni che i tribunali spagnoli hanno cagionato ai nostri diritti. Ma è nei tribunali internazionali, ed in particolare nella Corte europea dei diritti dell’uomo, dove oggi depositiamo la fiducia per ricevere giustizia.

La Corte Costituzionale, però, ci impone il blocco per poter accedere alla giustizia europea. L’azione della CC è così semplice come evidente: far superare il vaglio di ammissione alla Corte al 100% dei nostri ricorsi presentati per poi non esprimersi su nessuno di essi.

Secondo dati ufficiali della CC, i ricorsi che superano il vaglio di ammissione alla stessa Corte oscillano tra l’1% ed il 1,5% del totale di quelli presentati. Nel nostro caso, sono stati ammessi il 100% per, successivamente, “dimenticarli” in un cassetto. La legislazione spagnola (Codice di procedura penale spagnolo) e la dottrina della stessa Corte Suprema stabiliscono che i ricorsi contro i provvedimenti di custodia cautelare devono avere un percorso preferente e si devono risolvere in un termine massimo di 30 giorni. Il primo ricorso ammesso formalmente al vaglio della Corte Costituzionale contro l’ordinanza di custodia cautelare disposta dalla Corte Nazionale (Audiencia Nacional) fu presentato il 22 novembre 2017, più di 365 giorni fa. Un ritardo ingiustificato, soprattutto avendo ben presente il ricordo delle celeri risoluzioni che la Corte Costituzionale ha emesso in diverse occasioni, dove è arrivata a riunirsi in camera di consiglio perfino nel weekend e a distanza di sole 24 ore dall’avanzata richiesta di intervento.

Manifestiamo la necessità di una Corte Costituzionale imparziale e diligente, che non ostacoli l’esercizio dei nostri diritti. Denunciamo il blocco che de facto la Corte Costituzionale spagnola ci impone per accedere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU). Ci riaffermiamo nella nostra determinazione, come previsto dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, ad esercitare con pieni diritti la nostra difesa. Non rinunceremo mai ad un giudizio giusto.

Non chiediamo alla Corte Costituzionale nessun trattamento di favore. Ma non accettiamo neanche passivamente nessuna discriminazione né dilazione ingiustificata. Non si tratta nemmeno di voler ottenere una risoluzione favorevole, ma bensì semplicemente che sblocchino (ammettendoli o rigettandoli) i ricorsi presentati. Solamente in questo modo si aprirà la strada per accedere alla giustizia europea. Siamo coscienti che più si ritarderà il nostro accesso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, più tarderà il recupero della nostra libertà.

Denunciamo il blocco verso la giustizia europea che la Corte Costituzionale ci impone. E lo facciamo con tutta la forza e dignità di una azione fondata nella non-violenza. Una delle poche proteste legittime che il fatto di essere in prigione ci permette: lo sciopero della fame.

Non lo facciamo contro nessuno ma a favore di smuovere coscienze e per impedire che si assuma come normale ciò che non lo è. Il funzionamento irregolare della Corte Costituzionale è di una gravità senza sfumature in uno Stato di Diritto. E questo fatto deve interpellare tutti i democratici a prescindere dal loro pensiero.

Richiediamo l’attenzione ed il supporto di tutte le persone democratiche della Catalogna, Spagna, Europa ed il Mondo. Invitiamo a mantenere l’attitudine civica e pacifica che ci ha resi così forti in questi anni. Esortiamo a dare nuova spinta alla “rivoluzione dei sorrisi” a traverso gli atti che nei prossimi giorni e settimane continueranno a celebrarsi in Catalogna in forma di concentrazioni, “cene gialle” e concerti. E chiediamo anche che il nostro sciopero della fame non alteri lo spirito né gli incontri che le celebrazioni delle prossime feste di Natale e Capodanno comportano per l’immensa maggioranza di noi.

Ringraziamo, infine, la solidarietà di tutte le donne e di tutti gli uomini che si sentono interpellati ed impegnati nella difesa effettiva dei diritti e delle libertà, personali e collettivi.

Insieme e degni fino alla libertà!

Jordi Sànchez e Jordi Turull

Prigione di Lledoners, 1° dicembre 2018

 

traduzione  Eva Mendoza – AncItalia

http://vagadefam.cat/#/denuncia/it

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TESTO ORIGINALE:

DENUNCIEM:
el bloqueig a la justícia europea que el Tribunal Constitucional ens imposa

L’accés als tribunals sense dilacions ni traves innecessàries és un dret que tota persona té. Dificultar l’exercici d’aquest dret amb plenes garanties i en condicions justes pot comportar perjudicis i danys irreparables a drets fonamentals.

La causa que l’Estat espanyol instrueix al voltant del Referèndum de l’1 d’octubre evidencia un munt d’afectacions dels nostres drets fonamentals, entre ells el de la presumpció d’innocència, la llibertat, els drets polítics i el d’un procés judicial amb totes les garanties. Les vulneracions del Conveni Europeu de Drets Humans i del Pacte Internacional de Drets Civils i Polítics són ben visibles en moltes de les resolucions que tant el Tribunal Suprem com l’Audiència Nacional han dictat contra nosaltres des del 16 d’octubre del 2017, data en què es van produir les primeres ordres de presó preventiva.

La nostra determinació per tenir un procés i un judici justos segueix més viva que mai. No hem deixat de recórrer judicialment totes aquelles vulneracions que els tribunals espanyols han infringit contra els nostres drets. Però són els tribunals internacionals, i en particular el Tribunal Europeu de Drets Humans, on avui dipositem la confiança per rebre justícia.

El Tribunal Constitucional, però, ens imposa el bloqueig per accedir a la justícia europea. L’acció del TC és tan simple com indissimulada: admetre a tràmit el 100% dels nostres escrits d’empara per, posteriorment, no resoldre’n cap.

D’acord amb les dades oficials del TC, els escrits d’empara admesos es mouen entre un 1% i un 1,5% del total dels presentats. En el nostre cas se n’admeten el 100% per, seguidament, oblidar-los en un calaix. La legislació espanyola(Llei d’enjudiciament criminal) i la doctrina del mateix Tribunal Constitucional estableixen que els recursos contra els escrits de presó provisional han de gaudir de tramitació preferent i s’han de resoldre en un termini màxim de 30 dies. El primer recurs d’empara acceptat a tràmit pel Constitucional contra l’ordre de presó provisional decretada per l’Audiència Nacional es va presentar el 22 de novembre del 2017, fa més de 365 dies. Una demora injustificada i més quan tenim ben viu el record de resolucions exprés que el Tribunal Constitucional ha fet en diverses ocasions, on ha arribat a reunir-se en cap de setmana i amb només 24 hores després de ser requerida la seva intervenció.

Manifestem la necessitat d’un Tribunal Constitucional imparcial i diligent, que no obstaculitzi l’exercici dels nostres drets. Denunciem el bloqueig que de facto el Tribunal Constitucional espanyol ens imposa per accedir al Tribunal Europeu de Drets Humans (TEDH). Ens reafirmem en la nostra determinació, d’acord amb el Conveni Europeu de Drets Humans, a exercir amb plenitud de drets la nostra defensa. No renunciarem mai a un judici just.

No demanem al Constitucional cap tracte de favor. Però tampoc no acceptem passivament cap discriminació ni dilació injustificada. La qüestió ni tan sols és que es dictamini al nostre favor, sinó simplement que es desbloquegin (inadmetin o desestimin) els recursos d’empara presentats. Només així es desbloquejarà la via per accedir a la justícia europea. Som conscients que com més s’endarrereixi el nostre accés al Tribunal Europeu de Drets Humans més s’endarrerirà la recuperació de la nostra llibertat.

Denunciem el bloqueig a la justícia europea que el Constitucional ens imposa. I ho fem amb tota la força i dignitat d’una acció amarada en la no-violència. Una de les poques protestes legítimes que el fet d’estar empresonats ens permet: la vaga de fam.

No ho fem contra ningú sinó a favor de remoure consciències i voluntats per impedir que s’assumeixi com a normal allò que no ho és. El funcionament irregular del Tribunal Constitucional és d’una gravetat sense matisos en un Estat de Dret. I això ha d’interpel·lar tots els demòcrates pensin com pensin.

Demanem l’atenció i el suport de totes les persones demòcrates de Catalunya, Espanya, Europa i el Món. Convidem a preservar l’actitud cívica i pacífica que tan forts ens ha fet al llarg d’aquests anys. Instem a donar nova volada a la “revolució dels somriures” a través dels actes que els propers dies i setmanes es continuaran celebrant a Catalunya en forma de concentracions, sopars grocs i concerts. I demanem també que la nostra vaga de fam no alteri l’esperit ni les trobades de celebració que aquestes dates properes al Nadal i a Cap d’Any comporten per a la immensa majoria de nosaltres.

Agraïm, finalment, la solidaritat de totes les dones i de tots els homes que se senten interpel·lats i compromesos en la defensa efectiva dels drets i les llibertats, personals i col·lectius.

Junts i dignes fins la llibertat!

Jordi Sànchez i Jordi Turull

Presó de Lledoners, 1° desembre 2018