Nel paese occupato

– Il Re si recherà in quella Catalogna depurata, o “disinfettata” come dicono e ripetono alcuni dirigenti socialisti come Borrell e Garcia Page, protetto dai corpi di polizia e del CNI (servizi di intelligence)

– E presiedierà cerimonie di Stato in un paese dove la maggioranza della popolazione si dichiara repubblicana e contraria a qualsiasi  monarchia, compresa quella dei  borboni.

Suso de Toro  ElDiario.es   08.08.2018

manifestacion-discurre-consignas-unitarias-autoridades_EDIIMA20170826_0288_23

manifestazione in solidarietà alle vittime dell’attentato del 17.08.2017

 

Un anno dopo questo Re viaggia a Barcellona, ma il Presidente della Generalitat quest’anno non potrà essere nella Plaça de Catalunya perché questo stato, il Regno di Spagna, lo perseguita per incarcerarlo e lui rimane in esilio e, sempre questo stato, il Regno di Spagna, trattiene in carcere il Vicepresidente. E il maggiore dei Mossos (la polizia catalana), Trapero, è indagato ed imputato. Il Re arriva otto mesi dopo che un capo della polizia antisommossa, al grido di “Io sono il cazzo di legge qua!”, aggredisse alcuni camerieri italiani pensando che gli stessero parlando in catalano a tuttora senza  notizie di alcuna indagine o sanzione. Però il Re come Capo dello Stato presiederà qualche cerimonia con il consenso del Governo e l’appoggio dei quattro grandi partiti su base nazionale, PP, Ciudadanos, PSOE e Podemos.

I media spagnoli riportano ora quanto già communicato dai media catalani quasi un anno fa: l’imam responsabile dell’attacco terroristico manteneva contatti con il CNI (servizi di intelligence) e la Guardia Civil. I popolari e socialisti impedirono che fosse oggetto di indagine parlamentare. Quel fatto ci consente chiaramente di immaginare qualsiasi cosa, incluso il consenso all’attentato dei servizi segreti, poiché è noto che questi avevano compiuto ogni genere di operazioni legali ed illegali in territorio catalano contro i partiti e politici indipendentisti.

Così come è pubblico e non smentito, anche se nemmeno investigato, che la Policia Nacional avvertì una  cellula jihadista che aveva un mosso infiltrato, annullando in questo modo l’operazione antiterroristica  e mettendo in pericolo la vita del poliziotto.

Quello che appare incredibile è possibile nel teatro delle operazioni dello stato contro l’indipendentismo catalano. Precisamente un commissario del dipartimento che avvertì quella cellula jihadista dell’infiltrazione della polizia catalana, al grido di “Viva Franco!” ed “Evviva Spagna!” è stato l’autore di un’aggressione all’arma bianca contro un giornalista impegnato nella denuncia dell’intervento della polizia in Catalunya.

Come capita in tutti questi casi, il tale commissario non è stato allontanato, indagato o sospeso , da quanto ci risulta fino ad oggi.

Coincide con la denuncia da parte di due diputati di ERC contro un agente della Policía Nacional per gli insulti e sputi ricevuti all’interno di un commissariato. E non sappiamo nemmeno se ci sia stata un’indagine o sanzione.

Di queste cose i principali media spagnoli sicuramente non ne parlano ma la maggioranza dei catalani n’è a conoscenza. È comprensibile che buona parte della popolazione catalana consideri le polizie spagnole come forze di occupazione e che la dialettica dell’odio sia il componente principale della relazione fra poliziotti ed abitanti. Ma dovrebbe anche preoccupare a chiunque desideri uno stato ed una polizia che rispettino e proteggano i cittadini indipendentemente dalle loro opinioni.

Il Re si recherà in quella Catalunya epurata, o “disinfettata” come dicono e ripetono alcuni dirigenti socialisti come Borrell e Garcia Page, protetto da quella polizia ed il CNI.

E presiederà cerimonie dello Stato in un paese dove la grande maggioranza della popolazione si dichiara repubblicana e contraria a qualsiasi monarchia, inclusa quella dei borboni. Ed il Presidente del Governo, Pedro Sánchez, lo accompagnerà in questo paese dove il suo partito è in minoranza e dove governano quelli che chiedono di potere votare il loro rapporto con questo stato ed esigono la libertà dei loro prigionieri politici, considerati ostaggi dei loro nemici.

Le autorità catalane non hanno invitato né il Re né il Presidente del governo, questa è la realtà, e la loro presenza lì rappresenta inevitabilmente una riaffermazione di autorità dopo il 155  e quel messaggio del Re minacciando la cittadinanza che invocava libertà, il tutto avallato da Sanchez. È una riaffermazione di proprietà, “questo territorio è nostro e voi siete i nostri sudditi, che lo vogliate o meno”. Questo è quanto. Non è una visita di di cortesia, perché non c’è cortesia ne comprensione e non ce ne può essere in queste circostanze.

Se nella Corte credono che hanno già sistemato “Il problema catalano” è perché non vogliono riconoscere il “problema spagnolo” e si sentono sicuri per il risultato di un’inchiesta recente: la popolazione del territorio dello stato che si estende da Santander e comprende tutta la Meseta ed Andalucía è prevalentemente favorevole a questa monarchia. Una España monarchica e monolingue. E su questa sicurezza preferiscono continuare a fingere di  ignorare che questo sia un problema di stato. Questo problema di stato che mostra quei 181 militari in pensione che si dichiarano pubblicamente franchisti: non ci fu una rottura con lo stato franchista, bensì continuità.

E questo è ancora il problema che abbiamo di fronte.

traduzione Esther Sagrera-AncItalia

https://m.eldiario.es/zonacritica/tierra-ocupada_6_801479860.html

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ultimatum a PedroSànchez

 

Jordi Barbeta   ElNacional.cat   29 di luglio 2018

 

 

Carles Puigdemont ha esortato Pedro Sánchez a “fare i compiti” questa estate passando dalle parole ai fatti. Podemos gli ha dato un mese di tempo per recuperare l’agenda sociale. La sconfitta parlamentare nel voto sul tetto di spesa è stato l’avvertimento definitivo. Sánchez soltanto potrà cavarsela se è abbastanza coraggioso da cambiare le cose.

Specialmente, dovrà essere capace di correggere tutte le bestialità fatte dal governo di Mariano Rajoy durante il periodo più nero della politica spagnola dalla morte di Franco. Se gli tremeranno le gambe, se non osa portare a termine delle politiche di cambiamento, i barbari della destra lo mangeranno vivo. Se deve cambiare una legge organica, dovrà farlo. Potrà “dire” che non farà nulla per i prigionieri politici catalani, ma non avrà altra scelta che disfare il nodo gordiano della Corte Suprema spagnola.

I partiti socialdemocratici affondarono in tutta l’Europa quando non furono capaci di presentare un’alternativa alle politiche di austerità della destra che spennarono la classe media del continente. Pensavano che se seguivano la corrente dei loro avversari politici potevano mantenersi al potere ma, la ragione della sinistra è il cambiamento e quando essa non cambia nulla, quando smette di pedalare, cade come i ciclisti che non ce la fanno più. Soltanto la destra si può permettere il lusso di rimanere al potere per goderne.

Sánchez è diventato presidente con il supporto di una maggioranza parlamentare molto eterogenea ma chiaramente spostata a sinistra. Pertanto, il suo programma di governo dovrà spostarsi verso questa sponda. Poco o tanto, deve soddisfare le aspirazioni di alleati come Podemos, Compromís, Esquerra Republicana e il PDeCAT, che sembra essere diventato trotskista. Dovrà farlo perché se non lo fa, non avrà i voti necessari per completare la legislatura in modo soddisfacente; ma, inoltre, lo deve fare perché per vincere le prossime elezioni e poter rimanere al potere non ha altra scelta che quella di sedurre gli elettori progressisti che abbandonarono il PSOE quando si sottomise al regime del PP.

Dunque, se lo scoglio è una legge di stabilità di bilancio che il PP ha blindato affinché solo il Senato possa dirne l’ultima parola, Sánchez dovrà cambiarla. Le politiche dei governi di Rajoy, lontano dall’essere austere, furono crudelmente restrittive per la spesa sociale delle comunità autonome e dei comuni e non lo furono invece per le risorse dell’Amministrazione Generale dello Stato. Sánchez dovrà invertire anche questo. Ovviamente, la reazione del PP e di Ciudadanos sarà scandalosa, ma se Sánchez si spaventa per lo spettacolo mediatico degli avversari è perduto. Qualsiasi cosa faccia Sánchez, molto o poco che sia, avrà i leader della destra, Casado e Rivera, pronti a scatenare l’inferno ogni settimana e il presidente del governo dovrà avere il coraggio di non farci caso e di tirare dritto.

Con tutto quello che è successo, un pubblico ministero nominato dal PSOE non può accettare in nessun caso, le barbarità dei suoi predecessori.

Ciò può essere ancora più oneroso nel caso catalano, perché oltre alla destra politica, avrà contro tutto il “deep state” funzionariale, ma ha il potere per farlo e in nessun caso suppone tradire le idee socialiste. Il PSOE si è evoluto dalla difesa del diritto all’autodeterminazione dei popoli fino all’offerta di pieno supporto alla sospensione dell’autogoverno catalano, ma tra questi due estremi i socialisti accettavano l’idea di una consultazione concordata con lo stato. Dopo la repressione del 1 di ottobre, proposero la censura in parlamento della vice-presidente Soraya Sáenz de Santamaría, giurando e spergiurando che non avrebbero mai dato supporto all’applicazione dell’articolo 155… Fino a quando il re Filippo VI non li obbligò.

Ora è tutto diverso. Non soltanto il tribunale di Schleswig-Holstein rifiuta l’esistenza del reato di ribellione in tutte le azioni dei leader indipendentisti. Non c’è un solo giurista progressista in Spagna che lo accetti. Nemmeno Diego López Garrido, autore del relativo articolo del Codice Penale. E non bisogna dimenticare che le accuse non sono state inventate dal giudice Llarena, ma da un pubblico ministero nominato dal PP. Dopo tutto quello che è successo, un pubblico ministero nominato dal PSOE non può accettare in nessun caso le barbarità dei suoi predecessori e, tanto meno, che siano state fatte in nome dell’indipendenza del potere giudiziario. E si dà il caso che l’accusa di ribellione è il motivo per il quale i leader indipendentisti continuano in carcere in situazione di custodia cautelare. Un cambiamento nelle qualifiche potrebbe facilitare un rilascio dei prigionieri mutando lo scenario politico. Anche il processo sovranista entrerebbe in una nuova fase meno conflittuale, in Spagna e in Catalogna, che lascerebbe fuori gioco la cagnara delle destre.

Il PSOE ha visto insorgere un competitor a sinistra (Podemos) il cui slogan diceva “Si, si può”. Era la risposta della sinistra ribelle alla sinistra pusillanime che aveva interiorizzato il discorso dell’avversario e non osava contraddirlo. Ora il PSOE dispone di una nuova opportunità per tornare ad essere sé stesso, e non ha molto tempo. Sánchez, come Amleto, si trova di fronte al dilemma di essere o non essere.

traduzione  Àngels Fita-AncItalia

Puigdemont presto a Bruxelles

Puigdemont : “Ho un mandato da rispettare”

25/07/2018  Euronews

Archiviato il procedimento per l’estradizione, nel fine settimana Carles Puigdemont lascerà la Germania per tornare in Belgio e riprendere la sua attività politica. Ad annunciarlo è stato lo stesso leader separatista catalano nel corso di una conferenza stampa a Berlino. A Bruxelles, ha detto Puigdemont, intendo “continuare a lavorare su quanto è stato messo in marcia con il referendum del primo ottobre”

“Ho un mandato dal popolo che intendo rispettare ed esercitare – ha detto -. Poi voglio continuare a lavorare per i colleghi che sono finiti in prigione ingiustamente. E, per finire, voglio un ritorno alla normalità, anche per quanto riguarda la mia vita”.

Puigdemont ha garantito che il nuovo movimento separatista da lui creato, Crida Nacional per la República, entrerà in azione molto presto. Cariche e organizzazione sono ancora da stabilire, ma si sa già che del movimento faranno parte l’attuale presidente della Catalogna Quim Torra e Jordie Sanchez.

L’ex presidente della Generalitat ha avuto parole concilianti per il nuovo premier Pedro Sanchez. “Il cambio del governo spagnolo ha portato una modifica dello stile, del clima e del linguaggio – ha detto Puigdemont – ma ora è il momento dei fatti. Abbiamo sempre avuto una predisposizione al dialogo e l’avremo sempre ma ora è necessario vedere l’essenziale del dialogo e cioè la relazione tra Spagna e Catalogna”.

http://it.euronews.com/amp/2018/07/25/puigdemont-presto-a-bruxelles-ho-un-mandato-da-rispettare-?__twitter_impression=true

 

La figuraccia di Llarena vista con gli occhi di von Clausewitz

 

Vilaweb. Cat Vicent Partal  – 19.07.2018  22:00

 
Dopo la decisione del Tribunale di Slesvig-Holstein, il giudice Llarena e il Tribunale Supremo spagnolo dovevano scegliere tra accettare la consegna del presidente Puigdemont soltanto per un reato di malversazione –consegna che apriva la porta alla presidenza della Generalitat– oppure fare una figuraccia. E hanno scelto la figuraccia, dando priorità ancora una volta al fare politica invece di impartire giustizia.

P.Llarena

 

Perché il giudice Pablo Llarena non ha ritirato soltanto l’euro-ordine di estradizione contro il presidente, che sarebbe la conseguenza logica della decisione tedesca, ma le ha ritirare tutte. TUTTE. E ha rinunciato anche a quella cosa tanto chisciottesca di portare il caso al Tribunale dell’Unione Europea. La lettura evidente di tutto questo è che il giudice Llarena ammette di trovarsi isolato come lo fu la Spagna di Franco e che non otterrà alcuna comprensione per la terribile finzione giuridica creata nè in Germania, nè in Scozia, nè in Belgio, nè in Svizzera. In nessun luogo. Per questo motivo ha scelto, di fatto, una ritirata. La ritirata entro i confini del proprio stato, sognando l’autarchia, là dove la giustizia è una pura entelechia senza base legale, per poterla manipolare a propria convenienza. Là dove tutto è permesso, sempre che sia al servizio del potere.

 

Ma il risultato dell’espedizione giudiziaria di Llarena non può essere più disastroso per la Spagna: in forma empirica tutti hanno constatato che è excentrica e che si è collocata fuori dall’Unione Europea. E se osano andare avanti con il giudizio (dei prigionieri politici), ciò sarà ancora più evidente. Per la Spagna, è stata una sconfitta in tutta regola. Meritata, per aver posto nelle mani di un piromane –e di un ignorante su come funziona il mondo, visti i fatti– la gestione della crisi politica più grande che ha vissuto lo stato da decenni. Mettere il processo politico catalano in una pendenza ferroviaria, allontanandolo dal dibattito politico per metterlo in un binario giudiziario, poteva portare soltanto al punto dove ora ci troviamo, con un treno impazzito che corre giù a valle senza che il macchinista sappia cosa fare per prevenire la catastrofe che si avvicina. Avevamo avvisato di questo in molti.

 

In queste condizioni, nel prossimo autunno, osare portare ai tribunali la presidentessa del Parlament Carme Forcadell, il vice-presidente della Generalitat Oriol Junqueras, i consiglieri del governo e i leader dei movimenti popolari ANC e Omnium (i Jordis), come se non ci trovassimo nello spazio europeo e come se la Spagna fosse completamente fuori dall’Unione e dalle norme giuridiche internazionali, è un passo azzardato in avanti che non può finire bene per loro. Pedro Sánchez, se fosse il dirigente che non è, dovrebbe chiudere definitivamente questo spettacolo deplorevole iniziato da Mariano Rajoy, lasciare in libertà i prigionieri e ricondurre la situazione. In queste condizioni, il processo giuridico non ha senso: il ritiro degli euro-ordini con lo stesso giudice istruttore riconoscendo che non c’è reato. Purtroppo, ieri abbiamo già capito che non possiamo aspettarci niente da Sanchez, nemmeno regalandogli i voti.

 

Tra pochi giorni, dunque, Carles Puigdemont tornerà a Waterloo e darà impulso al Consiglio della Repubblica catalana. La storiografia spagnola, per dei motivi che non ho mai capito, preferisce disegnare Waterloo come la sconffitta di Napoleone, invece di presentarla come la vittoria di Wellington, quello che fu veramente. Oggi non posso non ricordare –e chiedo scusa ai lettori– due dettagli collegati con questa battaglia che penso siano interessanti.

 

Il primo è quello di constatare che Wellington vinse quando ebbe il supporto dei prussiani –già allora. E il secondo è la trascrizione di un frammento del racconto che l’ammirevole autore di “Della guerra”, Claus von Clausewitz, fece del comportamento di Napoleone in battaglia, nella quale egli stesso vi partecipò come giovane colonnello delle truppe prussiane.

 

Dice Von Clausewitz: ‘Bonaparte e i suoi seguaci vogliono sempre dimostrare che il motivo delle loro sconfitte è legato soltanto alla fortuna. Vogliono far credere ai suoi che loro hanno una sapienza infinita e una energia straordinaria che gli permette di avanzare con grande fiducia verso la vittoria, ma succede che quando questa vittoria è vicina, appare sempre qualche incidente, o la cattiva sorte, che distrugge tutto. Nè lui nè i suoi seguaci non possono e non vogliono ammettere mai che gli errori monumentali, il lavoro mal fatto e soprattutto l’ambizione smisurata che sottovaluta sempre la realtà, sono la causa vera dei loro fallimenti.’

 

Era il 18 giugno del 1815 ma non mi negherete che, particolarmente oggi, queste parole suonano molto vicine e attuali.

 

traduzione  Àngels Fita-AncItalia

 

https://www.vilaweb.cat/noticies/el-ridicul-de-llarena-vist-amb-els-ulls-de-von-clausewitz-editorial-vicent-partal/

 

Puigdemont, Madrid ritira mandato di cattura

 

da Euronews  • ultimo aggiornamento: 19/07/2018

 

Buone notizie da Madrid per Carles Puigdemont. La Corte suprema spagnola ha ritirato il mandato di cattura internazionale contro l’ex presidente catalano e gli altri 5 leader indipendentisti scappati all’estero.

La rinuncia è arrivata dopo la decisione della Germania la settimana scorsa di autorizzare l’estradizione di Puigdemont solo per il reato di malversazione, e non per quello di ribellione.

Puigdemont è ora libero di andare ovunque, ma non in Spagna, dove è sempre in vigore un mandato di arresto.

“La decisione è ragionevole ed è la logica conseguenza dei nostri sforzi delle ultime settimane e degli ultimi mesi”, hanno commentato i tre avvocati tedeschi del leader separatista.

 

http://it.euronews.com/2018/07/19/puigdemont-madrid-ritira-mandato-cattura