La Corte suprema spagnola respinge la richiesta di arresto di Puigdemont

 

 Euronews   22.01.20128

 

La procura aveva chiesto al Tribunale supremo di riattivare il mandato d’arresto europeo contro l’indipendentista catalano

Puigdemont a Copenhagen

 

Puigdemont non verrà arrestato durante la sua visita in Danimarca. Lo ha deciso il giudice della Corte Suprema spagnola Pablo LLarena respingendo la richiesta della procura. di Madrid. Una richiesta che il giudice ritiene formalmente ragionevole, ma da rinviare.

Intanto il neo eletto presidente dell’assemblea catalana avanza la candidatura di Puigdemont alla presidenza della Generalitat

“Proporro’ alla Camera la candidatura del signor Carles Puidgemont i Casamajo alla presidenza della Generalitat – ha dichiarato il Presidente del Parlamento Catalano, Roger Torrent (nella foto) – Sono consapevole della situazone personale e giudiziaria del signor Puigdemont e dei carichi pendenti sulla sua testa, ma sono ugualmente consapevole della assoluta legittimità della sua candidatura”.

Roger Torrent president parlament

Una situazione complessa dal punto di vista giuridico, quella dell’ex presidente della Generalitat. Secondo alcuni il giudice avrebbe rimandato l’arresto per non consentire a Puigdemont di richiedere il voto delegato per il parlamento di Barcellona in quanto impossibilitato a essere presente alle sedute.

Puidgemont era arrivato stamane a Copenhagen per una conferenza. Dovrebbe far ritorno a Bruxelles martedi o mercoledi prossimo.

 

Catalogna, la cura Rajoy minaccia di uccidere il malato

 

 

Fabio Marcelli   IlFattoQuotidiano   10.01.2018

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Il primo ministro spagnolo Rajoy ha inventato un nuovo sistema per ottenere la maggioranza in assemblee rappresentative che si mostrino troppo refrattarie ad accettare il verbo governativo. E’ un metodo semplice ed efficace e consiste nell’arrestare o mandare in esilio un numero di deputati della parte avversa sufficiente a farla scendere al di sotto del cinquanta per cento. Il geniale politico in questione sta applicando il metodo in Catalogna, dove il fronte indipendentista, formato da Junts per Catalunya, Esquerra Republicana e CUP ha ottenuto 70 deputati su 135 alle recenti elezioni regionali, ma per effetto della repressione in atto deve al momento rinunciare a otto seggi dato che tre deputati si trovano in galera e cinque all’estero in esilio. Risultato, un abbassamento del numero dei deputati indipendentisti da 70 a 62, al di sotto della maggioranza richiesta di 68 su 135.

La democrazia rappresentativa, autentico feticcio del mondo occidentale in questa fase storica, si trova quindi fortemente falsata e impossibilitata a funzionare e c’è il rischio che, grazie all’iperattivismo di una magistratura che sente ancora il richiamo del franchismo, il governo della Catalogna vada a finire in mano alla leader della formazione destroide neoliberista ed autoritaria Ciudadanos, che esprime la volontà di una netta minoranza della società catalana. Eppure nessuno dice niente. L’Unione europea, nonostante la massiccia manifestazione svoltasi a Bruxelles il 7 dicembre, la più grande mai tenutasi in Belgio, cui ho avuto l’onore di partecipare e di prendere la parola, continua nel suo atteggiamento omertoso. I governi degli Stati che ne fanno parte, pronti a ululare come lupi ogni volta che sotto altri cieli vengono adottate misure secondo loro liberticide, pure. Un autentico capolavoro di ipocrisia è costituito, tanto per fare un esempio, dalla dichiarazione adottata da Alfano due giorni dopo il referendum dell’8 ottobre, che si conclude riaffermando un’aprioristica quanto ingiustificata fiducia nei confronti del governo spagnolo.

Vero è infatti che quest’ultimo si è reso colpevole di gravi violazioni di fondamentali norme europee, a partire da quelle contenute nella Convenzione europea dei diritti umani e delle libertà fondamentali del 1950, perseguendo con il manganello e con la galera un movimento di massa, ben radicato all’interno della società catalana, che voleva esprimere pacificamente il proprio sacrosanto diritto all’autodeterminazione. Il comportamento tenuto dalla polizia spagnola e dai giudici che si sono prestati ad assecondare il disegno neofranchista di Rajoy ha infatti violato vari diritti fondamentali tra i quali quelli alla libertà di espressione del pensiero e di riunione e alla stessa integrità fisica (almeno ottocento feriti) delle persone aggredite come documentato in una denuncia internazionale firmata da oltre cinquecento giuristi. La magistratura continua a prestarsi al disegno repressivo negando da ultimo la libertà provvisoria al deputato Oriol Junqueras che potrebbe candidarsi a presidente della Catalogna.

La realtà è sotto gli occhi di tutti. I partiti indipendentisti chiedono al governo spagnolo un dialogo che quest’ultimo rifiuta. Eppure il quadro costituzionale uscito dagli Accordi della Moncada del 1978 si rivela ogni giorno più ammuffito e inadeguato. Se si vuole salvaguardare l’unità nazionale della Spagna l’unica strada è quella di un autentico processo costituente che vada della ridefinizione in modo adeguato delle garanzie necessarie alla convivenza. Altrimenti non ci sarà alternativa alla secessione della Catalogna e di altre regioni, a cominciare dai Paesi Baschi. Il gioco d’azzardo cui si sta dedicando Rajoy per salvaguardare le proprie poltrone e allontanare l’attenzione dalle accuse di corruzione e dai manifesti fallimenti delle sue politiche di stampo neoliberista produrrà con ogni probabilità un tale esito, non senza rischi gravissimi per la pace e la democrazia in un Paese vitale per l’Europa.

Con ogni evidenza, quindi, la cura Rajoy minaccia di uccidere il malato. E la malattia potrebbe estendersi dalla Catalogna e dalla Spagna all’insieme dell’Europa. Tutti motivi per chiedere con forza la liberazione immediata dei prigionieri politici catalani per permettere un funzionamento adeguato delle istituzioni democratiche sotto attacco.

 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/10/catalogna-la-cura-rajoy-minaccia-di-uccidere-il-malato/4073554/

 

La Catalogna protesta nel cuore dell’Europa, che soffre delle stesse malattie

 

Fabio Marcelli    IlFattoQuotidiano   11.12.2017

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La questione catalana presenta un forte interesse scientifico dal punto di vista del diritto internazionale, innescandosi nel solco formato da recenti manifestazioni di prassi internazionale, quali quelle per l’indipendenza del Quebec o del Kosovo. Preciso che non sono un sostenitore dell’indipendenza catalana a ogni costo e che ciò non avrebbe comunque molto senso, dato che non sono né cittadino spagnolo né tantomeno catalano. Sono però cittadino europeo, oltre che italiano, e in quanto tale interessato al rispetto della democrazia e dei diritti politici su tutto il nostro continente e oltre. Per tale motivo sono rimasto negativamente impressionato dalla selvaggia repressione scatenata dal governo Rajoy contro milioni di cittadini spagnoli e catalani che stavano semplicemente esercitando in modo pacifico un proprio elementare diritto democratico e cioè dichiarare o meno la loro preferenza per l’instaurazione di una Repubblica catalana indipendente.

Si può in altri termini discettare riguardo alle conseguenze giuridiche di tali atti, che taluni ritengono di nessun rilievo da tale punto di vista. Non si può invece negarne il valore politico né si può accettare la repressione avvenuta quel giorno né la conseguente criminalizzazione del movimento indipendentista, culminata con il mandato d’arresto internazionale, successivamente ritirato, dell’ex presidente catalano con i suoi quattro ministri. Mandando contro una buona parte del popolo catalano che voleva solo votare democraticamente truppe armate di manganelli e pallottole di gomma, il governo spagnolo ha senza dubbio violato la Convenzione europea dei diritti umani, dando un ulteriore pessimo segnale in un’Europa nella quale si moltiplicano inquietanti fenomeni di esaltazione del passato fascista che si sperava e pensava superato per sempre. Un passato fascista che in Spagna ha un solo nome: franchismo.

Tali fenomeni inquietanti hanno peraltro la loro radice nella crescente disaffezione della gente nei confronti della politica e della sua ispirazione generalmente antipopolare in Europa. Peraltro, la stessa consultazione referendaria del primo ottobre ha evidenziato l’esistenza di un malcontento estremamente diffuso, in Catalogna ma probabilmente anche altrove, che parte da un inevitabile giudizio negativo sul governo spagnolo per la corruzione in cui sta affogando e le sue spietate politiche neoliberali, ma esprime anche insoddisfazione e disagio a fronte di un quadro costituzionale che si è rivelato del tutto asfittico e inadeguato. Situazione di grave inadeguatezza, ulteriormente aggravata e evidenziata dall’improvvida decisione della Corte costituzionale sullo statuto catalano, decisione fortemente voluta e ispirata da quello stesso Rajoy.

Significativa appare del resto la circostanza che le organizzazioni colpite dalla repressione abbiano deciso di portare la propria protesta proprio a Bruxelles e cioè nel cuore dell’Europa. Se è vero che proprio l’Europa soffre le stesse malattie dello Stato spagnolo e di altri stati, quali soggezione alle politiche neoliberali e alle lobby che le predicano, corruzione, insufficiente funzionamento dei meccanismi democratici che provoca disaffezione crescente dalla politica e anche rigurgiti di fascismo e di razzismo, è pure vero che essa dovrebbe giocare un ruolo di mediazione politica in situazioni come quella catalana impedendo lo slittamento verso conflitti sempre più aspri e incontenibili. Occorre quindi auspicare che le istituzioni europee, dando senso alla loro stessa esistenza, vogliano accettare un ruolo di promozione del necessario dialogo politico tra il popolo catalano e il governo spagnolo, nel nome dei principi democratici iscritti nei propri trattati istitutivi oltre che, beninteso, del buon senso più elementare.

* Fabio Marcelli  giurista internazionale

 

https://www.ilfattoquotidiano.it/…catalogna-protesta-nel-cuore…/4015057/