Dei senatori francesi …

«Nellottobre del 2017 no cera nessun senatore francese che dubitasse che la Spagna fosse una democrazia. Ora quarantuno di essi sottoscrivono pubblicamente un documento, ben sapendo che ciò creerà loro problemi, ma incapaci di continuare a tacere».

Di  Vicent Partal    VilaWeb.cat  25.03.2019

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il senato francese

In questi giorni c’è molto nervosismo. Si sente nell’aria. Credo che ciò sia dovuto soprattutto alla combinazione di processo ed elezioni, sebbene io abbia l’impressione che questo non spieghi tutto.

Per quanto concerne il processo, e questa sequela irritante di menzogne e mentitori, ieri Joan Ramon Resina ha spiegato in modo egregio il meccanismo perverso che vogliono attribuirci (quello della pretesa violenza esercitata dai catalani in occasione del referendum, ndt). Per cui, a questo proposito, mi limiterò a consigliarvi di leggere il suo articolo, se ancora non lo avete fatto.

Per quanto riguarda le elezioni, la cosa è apparentemente più complicata. Uno degli anacronismi della nostra epoca è che la politica ancora va a un ritmo scandito ogni certo numero di anni dalle elezioni, mentre la vita, tutta, va a un ritmo scandito dai minuti. Lo scarto è terribile. La democrazia rappresentativa non ha trovato il modo, o non vuole trovarlo, di trasformarsi in un flusso continuo, in una democrazia permanente, che cambi al ritmo in cui cambiano quasi tutte le cose della vita. No. La democrazia formale continua a essere ingessata, affannandosi a fare la foto del paese che abbiamo in un minuto determinato, di un determinato giorno, quello delle elezioni. Sapendo che per sfortuna puoi perdere due seggi o per un colpo di fortuna conquistarli. Poi solamente occorrerà resistere il resto del tempo, senza conoscere né voler conoscere quale sia la realtà.

Per questo i politici si angosciano tanto all’arrivo delle elezioni. Tutto il lavoro di anni finisce per dipendere dalla immagine che riesci a trasmettere durante la campagna elettorale. E da piccoli dettagli che fanno sì che le cose cambino senza che tu possa controllarlo.

Però nell’articolo che pubblichiamo oggi vi spieghiamo che in realtà le elezioni non sono tanto mutevoli come sembra. Alla Catalogna sono attribuiti 48 seggi in Parlamento per le elezioni spagnole e, a dir tanto, se ne muovono una dozzina. Per la Comunità valenciana ce ne sono 32, forse 6 in gioco. E, nelle Isole Baleari, con 8 seggi praticamente non si può muovere nulla. Ora, questa ventina di seggi che si muovono in totale nei Paesi Catalani farà la differenza a livello di propaganda: tra dimostrare per quattro anni (quattro in teoria…) che il tuo partito è il più importante o dover lottare per far vedere che quel che è successo  non è affatto un fallimento. A questo proposito, tra quelli consigliati, non vi fate sfuggire  l’articolo di Marta Rojals, che ci regala il suo acuto punto di vista nella rubrica del martedì (Vilaweb, quotidiano online, ndt): ‘Vox non mi minaccia più di quanto non mi abbia già minacciato il tripartito  “democratico” del 155.’

Tornando all’editoriale: questo significa che in realtà non si muove nulla? Niente affatto. L’opinione pubblica è un oceano con correnti profonde e correnti superficiali. Quelle superficiali fanno molto rumore e sono ben visibili, ma alla fin fine sono quelle profonde a regolare davvero il sistema. Le correnti superficiali sono più facili da modellare e, per esempio, se hai alle spalle uno stato con tutta la capacità che questo implica, puoi dare l’impressione che qualcosa sia come tu dici che è.  Sotto la superficie, però, la corrente profonda segna in modo significativo e questo già non è tanto facile da modificare.

Domenica, per esempio, quarantuno senatori francesi hanno sottoscritto un appello, impeccabile, a supporto della Catalogna, della Catalogna del sud. Questa. Chiedono al loro governo e all’Unione europea di fermare l’agitazione che la Spagna sta causando con la violazione dei diritti civili e di lavorare per una soluzione negoziata alla crisi. E lo fanno con  precisione, sapendo quel che dicono e come lo dicono. Quarantuno senatori, di tutti i partiti rappresentati alla camera e di tutto l’Esagono.

La reazione dei fautori del nazionalismo spagnolo (favorevole alla uniformità politica in seno allo stato) è stata a tutta prima di farsene beffa. Atteggiamento tipico per loro. Poi di chiedere quanti senatori non avessero sottoscritto il manifesto o di qualificarli come estremisti. Insomma di sminuire la portata dell’iniziativa. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Però, qualche ora più tardi, il governo spagnolo, visibilmente allarmato, ha richiesto una rettifica al Ministro degli Affari esteri francese, sottovalutando come sempre la separazione dei poteri, e l’’illustre’ Borrell ha organizzato una nuova polemica diplomatica – non lo potremo mai  ringraziare abbastanza per il servizio reso alla causa (catalana, ndt).

Con l’una e l’altra cosa, e con il supporto entusiasta di Manuel Valls, la Spagna ha provato a smuovere le acque in superficie per parare il colpo e far vedere, al suo mercato interno, che controlla la situazione. Questo, però, non altera la corrente in profondità e il cambiamento di atteggiamento della classe politica francese, come tante altre cose che succedono, se visto dalla prospettiva di solo qualche mese prima, è impressionante.

Perché veniamo da un periodo in cui la Spagna era solamente uno stato membro dell’Unione Europea e ciò faceva sì che tutti la considerassero un paese standard     del gruppo, uno dei tanti. Però il primo di ottobre ci hanno aggredito con immagini che hanno fatto il giro del mondo destando sorpresa. Hanno mandato   in prigione e in esilio il governo del paese e il suo presidente. Hanno negato la politica (per risolvere il conflitto, ndt) nell’Europa del secolo XX. Hanno parlato e parlano ancora di proibire. Disprezzano la giustizia europea che in quattro giurisdizioni differenti li ha smascherati. Reagiscono  rumorosamente e senza remore ogni qualvolta qualcuno glielo fa notare. Esercitano pressioni su chiunque con minacce indegne di un paese partner. E abituati  – perché questo è stata la transizione – a giocare al limite delle acque di superficie e niente più, non si rendono conto di come cambi la percezione che l’Europa ha del nostro caso, né di quel che facciamo né, soprattutto, di come lo facciamo. Né di come la visione idilliaca che gli europei avevano della Spagna venga distrutta – se già non lo è stata – da loro stessi.

Nell’ottobre del 2017 non c’era nessun senatore francese, nemmeno uno, che dubitasse che la Spagna fosse una democrazia. Adesso, quarantuno di loro appongono una firma, ben sapendo che ciò complicherà loro le cose, come si è visto immediatamente, però incapaci di resistere più oltre in silenzio.  Un anno e mezzo di strenua resistenza di questo paese non è passato inosservato. Cosa, e con ciò concludo, che mi sembra che dovrebbe placare e far riflettere anche i nostri politici, ossessionati al momento dal pensiero di vedere chi ottiene un seggio in più o in meno. Rendendosi meschini.

traduzione  Raffaella Paolessi

https://www.vilaweb.cat/noticies/senadors-francesos-editorial-vicent-partal/

 

Catalogna, ministro degli Esteri Bosch “Chiediamo dialogo”

 

Cattura

L’indipendentismo catalano è il motivo del forte malumore che si respira a Madrid. E il prossimo appuntamento per il governo di Pedro Sánchez– succeduto a Mariano Rajoy, il premier che aveva dichiarato incostituzionale il referendum sull’indipendenza della Catalogna del 1 ottobre 2017 – sono le elezioni spagnole, in calendario per il 28 aprile. A spiegare i possibili scenari, durante una sua visita a Roma, è Alfred Bosch, consigliere per l’azione esterna del governo della Generalitat catalana: “Gli studi elettorali prospettano una situazione equilibrata tra destra e sinistra”. Intervistato da AffarInternazionali.it, Bosch approfondisce anche la vicenda del processo ai 12 leader accusati di aver incitato alla violenza per ottenere l’indipendenza della Catalogna, dicendo che “non sono dei criminali e non  hanno fatto niente di male”.

Ministro Bosch, qual è la posizione della Generalitat rispetto alla vostra idea di indipendenza e autonomia
Veniamo in Italia per raccontare la nostra posizione. Siamo sì un governo di repubblicani ma prima di tutto democratici. Per noi è fondamentale che sia il popolo a decidere cosa fare del sistema politico. Dopo il referendum sull’indipendenza, il governo spagnolo presieduto da Mariano Rajoy  ha reagito processando e mettendo in prigione membri dell’esecutivo catalano. Per noi è un’ingiustizia: si tratta di una questione politica preceduta da una consultazione del popolo. Queste persone non sono dei criminali, non hanno fatto del male a qualcuno.

Il rapporto con il governo principale. Qual è la posizione rispetto al processo agli indipendentisti catalani
Abbiamo collaborato con Pedro Sánchez, l’attuale premier socialista della Spagna. I partiti repubblicani catalani lo hanno votato perché poteva essere una buona opportunità per dialogare. Una situazione che non è durata a lungo perché Sánchez ha convocato le elezioni e ha abbandonato il tavolo di negoziazione. Per lui e per le sue aspettative elettorali non è conveniente avere un legame con noi.

Il 28 aprile, giorno delle elezioni spagnole, cosa succederà?
Non sono un futurologo, ma gli studi elettorali prospettano una situazione equilibrata tra la destra dei nazionalisti, sempre più radicali, e la sinistra, con gli indipendentisti catalani. Non sappiamo se la maggioranza tenderà più da un lato piuttosto che un altro, ma aspettiamo che in Spagna il senso comune e l’intelligenza collettiva possano facilitare una situazione di pace civile, dialogo e sforzo per trovare una soluzione collettiva, senza repressioni.

Il viaggio diplomatico in Italia: chi ha incontrato?
Questa volta ho visto rappresentanti di partiti politici, della società civile e giornalisti. L’impressione è che ci sia interesse su quanto succede in Catalogna. Anche la volontà di partecipare nella difesa di diritti umani e della soluzione democratica. La società italiana è molto decisa, perché considera la partecipazione alla democrazia un elemento prioritario.

Ministro Bosch, che cosa vi aspettate dall’Italia per le vostre cause indipendentistiche?
Chiediamo alla società italiana nel suo complesso, dagli accademici ai giuristi, ai professionisti ma anche al governo italiano, comprensione, specie per due temi delicati quali diritti umani e democrazia. Vogliamo che il processo giudiziario contro il governo della Catalogna sia seguito dal punto di vista internazionale. Fondamentale poi collaborare, per far capire al governo spagnolo l’indispensabilità di un dialogo per uscire da questa situazione. Mettere le persone in prigione mandarli ai tribunali non è una soluzione. Non vogliamo questo processo, non è intelligente né per la Spagna né per l’Europa.

https://www.affarinternazionali.it/2019/04/spagna-catalogna-bosch-dialogo/

 

“Non può essere che l’Italia e l’Europa non facciano nulla contro questo processo vergognoso”

Intervista a Luca Cassiani, deputato del Partito Democratico nel Consiglio Regionale del Piemonte, promotore della risoluzione che chiede all’Italia e all’Unione europea di intervenire in Catalogna e che i prigionieri siano liberati

di: Roger Cassany – Giornalista         mercoledì 3 aprile 2019

Pubblicato originariamente sul sito web catalano VilaWeb.cat

 

Il Consiglio Regionale del Piemonte ha approvato una risoluzione che chiede la libertà dei prigionieri politici catalani. Non è una mozione qualunque, perché oltre ad essere approvata quasi all’unanimità (un solo deputato dell’estrema destra ha votato contro), chiede anche all’Italia e all’Unione Europea di intervenire in Catalogna. Il promotore di questa mozione è Luca Cassiani, deputato del Partito Democratico, che era a Barcellona nel giorno del referendum e rimase scioccato quando vide la polizia sbattere contro i cittadini che volevano votare. “È incredibile, dove si è visto? Questo è vero per i regimi autoritari e basta”. Quando apprese che i membri del governo catalano erano accusati di ribellione e che potevano essere condannati a più di vent’anni di carcere per aver convocato il referendum, semplicemente non poteva crederci . “Questo processo non è solo un’aggressione a un gruppo di politici e al popolo catalano, che ha scelto un governo ora processato, ma è un’aggressione a tutti i cittadini europei, ai diritti europei”, spiega.

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Luca Cassiani

Ecco perché, non appena pubblicato il manifesto degli intellettuali e dei politici italiani chiedendo la libertà dei prigionieri*, di cui Cassiani è uno dei primi firmatari, è passato all’azione e ha presentato questa mozione al consiglio regionale piemontese . Allo stesso tempo, ha chiesto a più consigli regionali italiani di sottoporre al voto la stesa mozione. Parliamo di questa risoluzione, delle implicazioni che può avere in Italia e in Europa e di come la repressione contro la Catalogna venga vissuta in Italia.

  • Hai promosso ed è stata approvata nel Consiglio Regionale del Piemonte di cui sei membro una mozione che chiede la libertà dei prigionieri politici e l’intervento dell’Italia e dell’Unione europea in Catalogna. Non è questione di poco …

– Partiamo dalla base, nessuno dovrebbe andare in prigione per aver fatto un referendum. Nel giorno del referendum ero a Barcellona, dove ho dei buoni amici. Ho visto gli anziani e i nipoti in fila per ore per andare a votare. Ho visto le emozioni e un atteggiamento assolutamente pacifico. Come può essere inviata la polizia contro queste persone? È vergognoso. Ho foto e video. Mi hanno intervistato, sia per la televisione catalana che per i media italiani, alcuni in diretta. Colpire le persone che votano … È incredibile, dove si è visto? È soltanto proprio di regimi autoritari. Seguo molto questo argomento ed è per questo che ho deciso di promuovere questa risoluzione che ora abbiamo approvato, perché è incredibile che la democrazia sia negata in questo modo in Europa.

  • Chi ha votato a favore della risoluzione del Consiglio?

-Tutti i gruppi. Il Partito Democratico, che è il mio; il 5 stelle; Liberi Uguali; Forza Italia; e anche la Lega. Ha votato solo contro un deputato, dall’estrema destra, dall’Alleanza Nazionale-Fratelli d’Italia, un gruppo che ora è chiamato il Movimento nazionale per la sovranità, e che nella vostra casa sarebbe equivalente a Vox. Quando abbiamo fatto il dibattito nel Consiglio, ha fatto un discorso con una forte difesa dell’unità di Spagna, ma ho risposto che abbiamo chiesto una soluzione diplomatica e un intervento delle istituzioni italiane ed europee sulla situazione che si vive in Catalogna, oltre alla libertà dei prigionieri, che l’unica cosa che hanno fatto era applicare la democrazia. Rimase solo lui a votare contro. È più che ovvio che le persone non possano essere imprigionate per opinioni politiche e idee. In Europa non può succedere che un politico eletto dai cittadini europei possa passare vent’anni in prigione per avere permesso ai suoi cittadini esprimersi democraticamente. L’Europa non può tollerare che ciò accada nel suo territorio. Mi sembra di base.

  • È stato il tuo partito, il PD, la sinistra italiana, che ha firmato questa risoluzione …

– Sì, ho molte relazioni con Gianni Vernetti, ex senatore ed ex segretario agli Esteri del governo Prodi. È stato con lui che ho parlato per la prima volta. Abbiamo entrambi firmato il manifesto italiano a sostegno dei prigionieri. E infatti avrei portato questa risoluzione all’assemblea, al Consiglio, prima, un mese o due fa, ma parlando con lui, abbiamo visto che per quello che ci dicevano i giornalisti era più conveniente farlo dopo aver pubblicato il manifesto. Ed è per questo che lo abbiamo fatto ora, all’ultimo atto del Consiglio, perché ora è quasi fermo fino alle elezioni del 26 maggio, amo elezioni regionali.quando, oltre a quelle europee, facci

  • La risoluzione richiede che il governo italiano si manifesti …

– Sì, a fini politici il Consiglio regionale piemontese chiede che il Governo italiano faccia quanto necessario per consentire alle istituzioni europee di concentrarsi sulla Catalogna, agire e intervenire.

  • Lo farà questo, il governo italiano?

– Avviamo fatto la richiesta formale perché questo accada e il governo italiano, almeno, deve dare una risposta. Ma tieni presente che, sfortunatamente, il ritmo dell’amministrazione è lento e che prima non arrivi a Roma e il governo faccia qualcosa, ci possono volere molti giorni. E qui in Catalogna qual è la situazione?

  • Siamo a pochi giorni dall’inizio della campagna elettorale e, soprattutto, nel bel mezzo del processo ai prigionieri politici … Segui il processo in Italia?

– Sì, lo seguo un po’, quando posso, ma qui, in Italia, c’è un relativo interesse in questo. C’è molto bisogno di pedagogia, perché se venisse spiegato ciò che è accaduto in Catalogna, un sacco di gente, la maggioranza, capirebbe che questo processo non è solo un attacco a un gruppo di politici e al popolo catalano, che eleggono un governo che è ora processato, ma è un’aggressione per tutti i cittadini europei, perché è un attacco ai diritti degli europei, ai diritti di tutti noi. Non può essere che l’Italia e le istituzioni europee non facciano nulla contro questo vergognoso processo. Il popolo italiano non ha capito che i catalani chiedono soltanto democrazia. E deve anche capire che la Catalogna è una nazione che ha una lingua e una cultura che esiste da secoli. Questa è una nazione che si sente oppressa. E deve capirlo. Questo è il motivo per cui abbiamo fatto la risoluzione.

  • In Italia, spesso la sovranità e l’indipendenza sono legate all’estrema destra …

– Certo. È difficile spiegare che in Catalogna i movimenti indipendentisti non sono di estrema destra, ma viceversa. In Spagna esiste ancora un franchismo culturale che vuole mantenere, a la forza, il paese unito. Invece la sinistra lotta da anni per una maggiore autonomia e federalismo. In Italia questo è difficile da capire.

  • Infatti, la politica italiana è sempre stata molto complessa e molto particolare. E ora con Salvini …

– Penso che gli elettori di Salvini si stancheranno in fretta perché Salvini nasce come indipendentista della Padania e ora, al momento di votare fa come Vox, utilizza gli immigrati. Entro un anno o due penso che l’era di Salvini sarà finita, per fortuna. Inoltre, i 5 stelle sono diventate come Salvini e succederanno a loro lo stesso.

  • La risoluzione chiede anche agli altri Consigli Regionali d’Italia di votare …

– Sì, è vero, ma tieni presente che la maggior parte dei consigli regionali italiani in questo momento sono un po ‘bloccati perché il 26 maggio ci sono le elezioni regionali. Pertanto, è difficile votare la risoluzione prima delle elezioni.

  • E dopo lo faranno? Si deve tener conto che è una risoluzione proposta dal PD, che ha molti deputati in tutti i consigli.

– Certo, ma questo dipende già da ogni Consiglio. O, piuttosto, della sensibilità dei deputati, perché la portino ai rispettivi consigli. Non posso imporre nulla su di loro. Ora, è vero che i catalani in Italia, o gli italiani sensibili alla Catalogna, ce ne sono molti, fanno un ottimo lavoro. Essi, infatti, hanno promosso il manifesto degli intellettuali, accademici, politici, alcuni dei quali parlamentare e artisti, di cui io sono uno dei primi firmatari, come alcuni dei miei parlamentari del partito e il sindaco di Napoli. E questo manifesto sta diventando enorme. Inoltre, da quando abbiamo approvato questa risoluzione in Piemonte, molti di loro mi hanno ringraziato, mi hanno invitato qua e là e hanno parlato con i social network. Qui inizia un certo movimento.

  • Sei ottimista riguardo al ruolo dell’Italia rispetto alla Catalogna?

– Devo essere onesto: mi risulta difficile essere ottimisti perché, come ho detto, è un argomento che non appare abbastanza nei media e non fa parte del dibattito politico. Dopo aver approvato questa risoluzione in Piemonte sì ho notato qualcosa di più interessante. Ora speriamo che cresca. È necessario perché ci riguarda tutti. Ma pensa che politicamente costa molto per qualcuno prendere posizione contro la Spagna. Non è affatto facile. Anche così, ciò che abbiamo fatto è importante perché il Piemonte non è una regione qualsiasi in Europa, è una regione importante. Sono sicuro che non liè piaciuto che il Consiglio Piemonte, quasi all’unanimità, abbia approvato questa risoluzione. E se lo facessero più regioni italiane, se il governo italiano si manifestasse, se l’Europa finalmente agisse, ecc, avremo fatto qualcosa, perché questa situazione è intollerabile e vergognosa. Cioè, lasciando da parte l’indipendenza, che è un obiettivo logicamente complesso, deve esserci un dibattito politico. Se la Spagna continua a non permettere questo dibattito in un tavolo, in un referendum o in un parlamento… quale alternativa c’è? Semplicemente non può essere che ciò accada in Europa.

traduzione : Elliot Fernàndez

 

https://www.vilaweb.cat/noticies/entrevista-luca-cassiani-piemont-italia-europa-judici/

*   https://ancitalia.org/2019/03/20/la-catalogna-leuropa-e-la-democrazia/

 

La Catalogna, l’Europa e la democrazia

A Madrid, nel cuore dell’Europa occidentale, dodici esponenti della politica e della società civile catalana sono in questi giorni sotto processo. Nove di essi si trovano in regime di detenzione preventiva, in molti casi da ben oltre un anno. I capi di imputazione sono gravissimi, con richieste di pena da parte della pubblica accusa che arrivano sino a 25 anni.
Tra i reati contestati vi è la “ribellione”: si tratta della figura criminosa utilizzata per chi, nel 1981, entrò con le armi in parlamento e portò in strada i carri armati. Il codice penale spagnolo, in effetti, richiede, nella tipizzazione del reato, l’elemento della “rivolta violenta”. L’unica violenza finora certa, per le innumerevoli immagini che la mostrano e che hanno fatto il giro del mondo, è però quella messa in atto dalle forze dell’ordine spagnole: che partono da ogni angolo del Paese per la Catalogna al grido minaccioso di “a por ellos!” (“a prenderli!”; “dategli addosso!”); che picchiano votanti e manifestanti – anche non indipendentisti – intenti a resistere pacificamente, con le braccia alzate, in difesa dei seggi; che sparano proiettili di gomma sui cittadini, nonostante il loro utilizzo sia vietato in Catalogna.
Ma la vicenda giudiziaria non si esaurisce a Madrid, innanzi al Tribunal Supremo. Altri imputati verranno giudicati (per disobbedienza e ulteriori reati) da Tribunali in Catalogna; centinaia i sindaci, gli attivisti sociali, gli artisti indagati (e in alcuni casi condannati) per aver contribuito in qualche modo alla preparazione del referendum o per aver semplicemente manifestato le loro idee (eloquente, in tal senso, l’Amnesty International Report 2017/18, pp. 339-341). Vi sono, poi, i sette politici, sia parlamentari che componenti del precedente governo catalano rifugiatisi in Belgio, Scozia e Svizzera per sfuggire all’arresto e continuare a condurre la propria azione politica dall’estero. Sono liberi cittadini in tutta Europa, visto che, anche a seguito della decisione del tribunale tedesco nel caso Puigdemont, l’autorità giudiziaria spagnola ha ritirato tutti gli ordini d’arresto europeo a loro carico. Al di là delle anomalie tecniche dei procedimenti giudiziari (evidenziate da diversi osservatori internazionali), è evidente ciò che sta accadendo: si discute, nelle aule dei tribunali, di una questione eminentemente politica, che dal campo della politica non sarebbe mai dovuta uscire. Si criminalizza un’intera classe politica, la cui responsabilità è quella di aver cercato di smuovere le istituzioni spagnole da posizioni di radicale chiusura al dialogo. Si dimentica che oltre due milioni di cittadini catalani chiedono da anni, in maniera civile e pacifica, di potersi esprimere liberamente e democraticamente sull’assetto della relazione tra la Spagna e la Catalogna.
Solo da una posizione di intransigente nazionalismo si può continuare a ritenere la questione dell’indipendenza catalana un tema su cui non può neanche essere aperta una discussione democratica; solo da una posizione illiberale si può ritenere preferibile a quella prospettiva la compressione di fondamentali diritti civili e politici.
Il silenzio dell’Europa, che liquida la vicenda come affare interno alla Spagna, è deprecabile e pericoloso. Si tratta di un segno di debolezza delle istituzioni europee, non di forza, e contribuisce alla radicalizzazione del conflitto anziché alla sua risoluzione. Se la UE accetta la criminalizzazione della protesta pacifica e della disobbedienza civile in un Paese membro della rilevanza della Spagna, ad essere minacciati sono i diritti democratici non solo dei catalani, ma degli spagnoli e degli europei tutti. E quel silenzio diviene imbarazzante allorquando il Parlamento europeo vieta ai politici catalani rifugiati all’estero di partecipare ad una conferenza organizzata nei suoi locali mentre consente, quasi contestualmente, un dibattito anti-catalanista promosso dal partito spagnolo di estrema destra Vox, dichiaratamente e programmaticamente omofobo, maschilista, xenofobo.
Preoccupa anche la scarsa attenzione di parte della stampa, dell’opinione e degli intellettuali del nostro Paese. Nello scenario descritto, crediamo invece siano necessari l’impegno e il controllo vigile di tutti coloro che hanno a cuore la protezione dei diritti, dei valori democratici e dei principi sanciti dagli stessi Trattati UE.
Chiediamo, come cittadini europei, la scarcerazione dei prigionieri catalani, il ritorno ad una situazione di normalità democratica e l’apertura di un dialogo politico sulla questione, unica strada che possa condurre ad una risoluzione della stessa coerente con i valori della democrazia.
Il destino della Catalogna è anche il nostro destino, e il destino dell’Europa intera.
LINK PER ADESIONI

PRIMI FIRMATARI

Maurizio Acerbo, segretario nazionale PRC-Sinistra Europea, Roma
Luigi Agostini, saggista, Roma
Matteo Angioli, Partito Radicale, Roma
Vando Borghi, Università di Bologna
Bojan Brezigar, giornalista, Trieste
Luca Cassiani, Consigliere PD Regione Piemonte, Torino
Luciano Caveri, giornalista e politico, Aosta
Lluís Cabasés, giornalista, Alba
Massimo Cacciari, filosofo, Venezia
Duccio Campagnoli, ex Assessore Emilia-Romagna, Bologna
Elisa Castellano, Fondazione Di Vittorio, Roma
Pietro Cataldi, Rettore dell’Università per stranieri di Siena
Nancy de Benedetto, Presidente Associazione italiana di studi catalani, Università di Bari
Luigi de Magistris, sindaco di Napoli
Piero Di Siena, giornalista, Roma
Fausto Durante, Resp. politiche internazionali ed europee Cgil, Roma
Paolo Ferrero, vice presidente del Partito della Sinistra Europea, Torino
Gennaro Ferraiuolo, Università di Napoli Federico II
Luigi Foffani, Università di Modena e Reggio Emilia
Eleonora Forenza, Parlamentare europea GUE/Ngl, Rifondazione comunista, Bari
Laura Harth, Rappresentante alle Nazioni Unite del Partito Radicale, Roma
Rafael Hidalgo, insegnante, Ràdio Catalunya Itàlia, Roma
Andrea Maestri, Avvocato per i diritti umani, Ravenna
Fabio Marcelli, ISGI CNR, Associazione giuristi democratici, Roma
Maria Grazia Meriggi, Università di Bergamo
Sandro Mezzadra, Università di Bologna
Cesare Minghini, sindacalista CGIL, Bologna
Tomaso Montanari, Università di Siena, Firenze
Simone Oggionni, Responsabile Forum Europa MDP-Articolo 1, Roma
Fiorella Prodi, segreteria regionale Cgil Emilia-Romagna, Modena
Roberto Rampi, senatore PD, Vimercate (MB)
Patrizio Rigobon, Università Ca’ Foscari di Venezia
Simonetta Rubinato, avvocato, ex senatrice e deputata, Treviso
Emilio Santoro, Università di Firenze, Centro di documentazione “L’altro diritto”
Rossella Selmini, Università del Minnesota, Minneapolis-Bologna
Barbara Spinelli, giornalista e Parlamentare europea GUE/Ngl, Roma
Massimo Torelli, coordinatore nazionale di Altra Europa Con Tsipras, Firenze
Gianni Vernetti, ex senatore e sottosegretario agli Affari esteri, Torino
Walter Vitali, Direttore esecutivo Urban@it – Centro nazionale studi politiche urbane, Bologna

SOTTOSCRIVONO:

Cristina Accardi, studentessa, Salemi (TP)
Carla Acocella, Università Suor Orsola Benincasa di Napoli
Ivana Aiello, avvocato, Avellino
Rosalba Altopiedi, Università del Piemonte Orientale
Anna Amat, CNR Perugia
Umberto Amato, IMM CNR Napoli
Luciana Ambrosino, copywriter, Napoli
Giso Amendola, Università di Salerno
Virginia Amorosi, avvocato, Lecce.
Daniele Amoroso, Università di Cagliari
Giorgio Andreoli, psicologo, Milano
Simona Anichini, traduttrice, Firenze
Sara Antoniazzi, Università Ca’ Foscari di Venezia
Francesco Ardolino, Universitat de Barcelona
Gennaro Avallone, Università di Salerno
Edoardo Balletta, Università di Bologna.
Danilo Barbi, sindacalista Cgil, Bologna
Giuliano Barbolini, ex senatore PD, Modena
Albert Barreda, pittore, Savona
Ursula Bedogni, traduttrice, Barcelona
Marzia Bertazzoni, impiegata, Parma
Gabriele Bettelli, responsabile MDP, Modena
Imma Boixadós, agente immobiliare, Bra (CN)
Mirka Bonomi, pensionata, Ostia (Roma)
Enric Bou, Università Ca’ Foscari di Venezia
Mario Bravi, presidente IRES Umbria, Terni
Stefania Buosi Moncunill, insegnante, Trieste
Rosa Maria Caballé, dipendente pubblico, Bologna
Marco Calaresu, Università di Sassari
Domenico Caminiti, ingegnere, Torino
Stefano Campus, funzionario amministrativo, Presidente Òmnium Cultural de L’Alguer
Fulvio Capitanio, economista, Aiguafreda (Barcellona)
Flora Cappelluti, giornalista, Milano
Lìdia Carol, Università di Verona
Maria Carreras Goicochea, Università di Catania
Imma Caruso, Napoli, ISSM-CNR
Sergio Caserta, attivista e blogger, Bologna
Giovanni Castagno, insegnante, Roma
Giovanni C. Cattini, Università di Barcellona
Ivan Cecchini, dirigente pubblico, Bellaria-Igea Marina
Giulio Ceci, libero professionista, Roma
Giovanni Cherubini, ingegnere, Gilching (Germania)
Federico Chicchi, Università di Bologna
Claudia Ciavatta, dipendente pubblico, Roma
Adriano Cirulli, Università La Sapienza di Roma
Elena Coccia, Napoli, consigliere comunale Napoli, Sinistra in comune
Maria Teresa Colarossi, insegnante, Tivoli (Roma)
Gemma Teresa Colesanti, ISEM CNR Napoli
Maria Cristina Coliva, pensionata, Bologna
Mauro Colombarini, sindacalista Spi-CGIL, Bologna
Anna Maria Compagna, Università di Napoli Federico II
Michele Conia, Sindaco di Cinquefrondi (RC)
Roberto Cornelli, Università di Milano Bicocca
Giacomo Comincini, studente, Pavia
Enrico Curti, imprenditore, Riomaggiore (SP)
Salvatore D’Acunto, Seconda Università di Napoli.
Ettore D’Agostino, insegnante, Torino
Francesco D’Agresta, coordinatore provinciale MDP Pescara
Patrizia D’Antonio, insegnante, Roma
Elisa D’Ugo, studentessa, Roma
Pasquale D’Ugo, agente di commercio, Roma
Gaspare Dalia, Università di Salerno
Gaetano Damiano, bibliotecario, Archivio di Stato di Napoli
Alessandro De Giorgi, San Josè State University (USA)
Maurizio Del Bufalo, coordinatore Festival del Cinema dei Diritti Umani, Napoli
Claudia della Ragione, studentessa, Napoli
Gabriele de Martino, Università Suor Orsola Benincasa di Napoli
Matteo de Notaris, neurochirurgo, Benevento
Gioacchino de Padova, Consevatorio Piccinni di Bari
Luisa Derosa, Università Aldo Moro di Bari
Giuliana De Vivo, giornalista, Milano
Ebe Diaferia, impiegata, Caserta
Cristina Di Domizio, pensionata, Bologna
Pietro Umberto Dini, Università di Pisa
Anna di Ronco, Università di Essex
Francesco Donato, insegnante, Torino
Eugenio Donise, ex senatore, Napoli
Mercedes Escribano Ferre, operatore sanitario, Parma
Marco Esposito, giornalista, Napoli
Maurizio Fabbri, Spi Cgil Nazionale, Bologna
Simona Fabbris, insegnante, Pisa
Anita Fabiani, Università di Catania
Andrea Fabbri Cossarini, sindacalista Cgil, Bologna
Chiara Fagone, studentessa, Milano
Federico Fenaroli, Università di Oslo
Nino Ferraiuolo, pensionato, Napoli
Beppe Fiorelli, pensionato, Bologna
Giorgio Fontana, Università di Reggio Calabria
Emanuela Forgetta, Università di Sassari
Fabio Fraccaroli, imprenditore, Verona
Alberto Franchi, pensionato, Bologna
Marisa Fugazza, pensionata, Crema (CR)
Àngels Fumadó Abad, Università Suor Orsola Benincasa di Napoli
Maria Grazia Galli, pensionata, Bologna
Luciano Gallinari, ISEM CNR Cagliari
Alessandro Gamberini, avvocato, Bologna
Alessandro Gamberini, agente di commercio, Bologna
Emanuele Gamberini, agente di commercio, Bologna
Daniel Gamper, Universitat Autonoma de Barcelona, visiting Università Suor Orsola Benincasa di Napoli
Cristiano Garavini dipendente pubblico, S.Giorgio Piano (BO)
Angela Gargano, Istituto Nazionale Fisica Nucleare, Napoli
Andrea Garofani, pensionato, Bologna
Roberto Gastaldo, attivista e scrittore, Torino
Teresa Garrofer, insegnante, Barcellona
Gabriella Gavagnin, Universitat de Barcelona
Margherita Gavagnin, ICB CNR, Napoli
Andrea Geniola, CEDID, Universitat Autónoma de Barcelona
Gabriele Gesso, progettista sociale e attivista, Segretario provinciale PRC Napoli
Gladys Ghini, dipendente pubblica, Castelmaggiore (Bo)
Carlo Gianuzzi, Radio Onda d’urto, Brescia
Marco Giralucci, Architetto, Barcellona
Elena Giustozzi, sindacalista, Bologna
Adriano Gizzi, giornalista, Roma
Giuseppe Grilli, Università Roma 3
Daniela Grossi, impegata, Roma
Maria Grossmann, Università dell’Aquila
Nuria Gonzalez, impiegata, Genova
Noemi Antonella Guadagno, Università di Oslo
Paolo Guarino, consulente di comunicazione, Roma
Maria Hernandez, guida turistica, Roma
Simona Iaquinto, Architetto Barcellona
Annalisa Insardà, attrice, Roma
Esther Jiménez García, Export Manager, Legnano
Giacomo Landi, consigliere comunale S.Lazzaro (Bo)
Giagu Ledda, medico, Barcellona
Iban Leon Llop, Università di Sassari
Vincenzo Leonbruno, libero professionista, Barcellona
Antonio Landro, insegnante, Torino
Teresa Lapis, Insegnante, San Donà di Piave (Ve)
Maria Liguori, impiegata, Bologna
Debora Lombardi, docente, Napoli
Sara Longobardi, Università Suor Orsola Benincasa di Napoli
María Jesús López Montalbán, insegnante, Torino
Alexandre Madurell, attivista, Milano
Carlo Magnani, Università Carlo Bo di Urbino
Maria Luisa Malossi, pensionata, Bologna
Fabiola Mancinelli, antropologa
Annalena Marcacci, pensionata, Bologna
Azzurra Margiotta, Università di Oslo.
Giovanni Marsico Caggiano, artista, Bari
Esther Martí, ISEM CNR Cagliari
Lourdes Martinez Catalan, lettrice universitaria, Siena
Adriano Martufi, dottore di ricerca, Università di Ferrara
Teresa Masciopinto, economista, Bari
Bernardo Massari, magistrato, Bologna
Maria Grazia Masulli, impiegata, Pianoro (BO)
Maria Assunta Matteucci, pensionata, Bologna
Cesare Melloni, sindacalista Cgil, Bologna
Dario Melossi, Università di Bologna
Eva Mendoza, impiegata, Torino
Andrea Merola, giornalista, Vercelli
Marina Milella, insegnante, Napoli
Claudia Minghini, pensionata, Roma
Federico Minghini, DJ, Bologna
Vito Mocella, IMM CNR Napoli
Judit Molina, dipendente amministrativo, Firenze
Walter Molino, studente, Napoli
Giovanni Montanari, pensionato, Bologna
Albert Morales, Università Ca’ Foscari di Venezia
Sandro Moretto, pensionato, Bologna
Maxi Morgante, impiegato, Roma
Giuseppe Mosconi, Università di Padova
Sandra Muraretto, educatrice, Padova
Salvatore Musto, Università di Napoli Federico II
Cèlia Nadal, Università per stranieri di Siena
Gabriella Napolitano, Fotografa, Barcellona
Alina Narciso, regista teatrale, Napoli
Nicola Nesta, insegnante, Bari
Michele Novaga, giornalista, Milano
Dolors Obregón Nogués, psicologa, Riomaggiore (SP)
Veronica Orazi, Università di Torino
Toni Orpinell, artigiano, Roma
Alessandro Ottaviano, dipendente, Roma
Giovanni Paglia, ex deputato, Sinistra italiana, Ravenna
Giovanni Palladino, Direttore agenzia di servizi editoriali, Bari
Stefania Pallini, libera professionista, Livorno
Claudio Paltrinieri, pensionato, S. Giorgio Di Piano (Bo)
Mimmo Palumbo, impiegato di banca, Mugnano di Napoli
Vanna Palumbo, giornalista, Roma
Matteo Panarello, commerciante, Pieve ligure (GE)
Gina Panicucci, pensionata, Bologna
Raffaella Paolessi, docente e giornalista, Roma
Susana Pérez Civit, poetessa e insegnante, Napoli
Giulia Perretti, impiegata, Napoli
Fabrizio Perrone Capano, Avvocato, Napoli
Enzo Parziale, Presidente Ass. Europa Mediterraneo Campania, Napoli
Bruno Patierno, Gruppo Atlantide, Milano
Andrea Pica, Scientist EMBL Grenoble, France
Adelina Picone, Università di Napoli Federico II
Diego Pietrafesa, libero professionista, Napoli
Elena Pistolesi, Università per stranieri di Perugia
Ciro Pizzo, Università Suor Orsola Benincasa di Napoli
Lourdes Planas, art director, Parma
Elena Platania, conservation scientist, Oslo
Ida Porfido, Università di Bari
Giada Porretta, assessora comunale di Cinquefrondi (RC)
Olga Porta Arenas, infermiera, Chiavari
Stefano Portelli, Università di Leicester (UK)
Osiride Pozzilli, pensionato, Roma
Diego Praino, Università metropolitana di Oslo
Nuria Puigdevall, Università di Napoli Federico II
Natale Raco, giornalista, Roma
Valentina Ripa, Università di Salerno
Enrico Rivella, impiegato,Torino
Anton Roca, artista, Cesena
Maurizio Ronga, operaio, Varese
Montserrat Ros, insegnante, Oggiona con S. Stefano (VA)
Francesco Rotondo, Università di Napoli Federico II
Laura Rubino, architetto, Bari
Angélica Teresa Ruiz Oseguera, insegnante, Napoli
Pasquale Ruzza, pensionato, Roma
Antonio Sacchi, Cavaliere della Repubblica, Pavia
Esther Sagrera Cardet, perito contabile, Parma
Silvia Sànchez, insegnante e traduttrice, Londra
Marco Santopadre, giornalista, Sant’Antioco
Mirella Santi, pensionata, Bologna
Simone Sari, Universitat de Barcelona
Vincenzo Sarnataro, lettore di italiano, Barcellona
Adriana Savarese, insegnante, Napoli
Luciana Savarese, Marketing e content manager, Milano
Amaranta Sbardella, traduttrice e docente, Torino
Vincenzo Scalia, Università di Winchester (UK)
Alberto Scarinci, bibliotecario, Bologna
Alessandro Scarsella, Università Ca’ Foscari Venezia
Francesco Schiaffo, Università di Salerno
Gianluca Schiavon, Responsabile nazionale Giustizia PRC/SE, Venezia
Sonia Serra, consigliera comunale di Budrio (BO)
Victor Serri, fotoreporter, Barcelona
Mirella Signoris, sindacalista SPI-CGIL, Bologna
Pinuccia F. Simbula, Università di Sassari
Fabiana Simeoli, studentessa, Napoli
Neus Soler, insegnante, Barcellona
Piero Soldini, Cgil Nazionale, Roma
Francesca Sorrentino, insegnante, Napoli
Sabrina Sorrentino, architetto, Napoli
Alessandro Speranza, artigiano, Napoli
Antonella Speranza, Traduttrice, Barcellona
Fra’ Agnello Stoia, francescano, convento dei Santi Apostoli di Roma
Giorgio Tassinari, Università di Bologna
Ciro Tarantino, Università della Calabria
Rita Tavolazzi, pensionata, Bologna
Raffaele Tecce, ex senatore, segreteria nazionale PRC SE, Napoli
Fiamma Terenghi, Università di Trento
Michael Tonry, Università del Minnesota, Minneapolis-Bologna
Sergio Trematerra, Direttore tecnico aziendale, Napoli
Isabel Turull, Università La Sapienza di Roma
Valeria Vanella, architetto, Napoli
Carla Valentino, traduttrice e insegnante, vicepresidente Òmnium Cultural de L’Alguer
Pau Vidal, scrittore e traduttore, Barcellona
Alessandro Vitale, Università di Milano
Lello Voce, poeta, Treviso
Teresa Yague, assistente familiare, Genova
Elena Zaccherini, esperta di cooperazione internazionale, Bologna
Marco Zavaglia, agente di commercio, Chiavari (GE)

LINK PER ADESIONI

https://left.it/2019/03/20/la-catalogna-leuropa-e-la-democrazia/

Internet, una finestra sui mondi paralleli

cropped-0-logo-rotondo Centro Studi Dialogo        12.03.2019

CATALUNYA – OPINIONI – INTERNET, UNA FINESTRA SUI MONDI PARALLELI – di Alberto Schiatti

calvis2

(immagine del cartoonist Jordi Calvís – pubblicata su http://www.fotlipou.com/ )

 

Spesso assistiamo a dibattiti pubblici o a discussioni private sul significato dell’utilizzo di Internet e sulla sua problematicità. Certo esistono problemi, esistono abusi, esistono gestioni scorrette di questo strumento che , pian piano, è andato ad occupare spazi importanti nella nostra vita.

Ma non possiamo negare l’utilità di Internet: siamo connessi con il mondo intero e in tempo reale possiamo seguire avvenimenti che, in passato, ci sarebbero stati raccontati dalla stampa in modo più o meno legato alla realtà. Ora non è più così, grazie allo streaming siamo nelle piazze, nelle strade, in mezzo a popoli che festeggiano o che protestano, viviamo in modo diretto gioie, dolori, atrocità. E possiamo entrare anche in luoghi che, sia per distanze che per opportunità, ci sono state sempre preclusi.

Come le aule di un tribunale, e non un tribunale qualsiasi, ma un Tribunale Supremo di uno Stato, dove si giudicano imputati che vivono sulla loro pelle la minaccia di una condanna pesantissima, alcune decine di anni di carcere, per reati altrettanto gravissimi a loro attribuiti.

E’ evidente a tutti che ci riferiamo a quanto sta accadendo a Madrid,  all’interno del maestoso palazzo dove ha sede il Tribunal Supremo spagnolo che ha messo alla sbarra i leaders indipendentisti catalani, esponenti della politica o dell’associazionismo, colpevoli secondo l’accusa di ribellione,  sedizione, violenze ed altre nefandezze accessorie.

Grazie alle telecamere e alla ritrasmissione in rete, possiamo vivere al loro fianco (non lo nascondiamo) il dibattimento che si sta svolgendo in questi giorni e possiamo valutare in modo totalmente autonomo la questione.

Ed ecco che un primo pensiero attaversa la nostra mente: stiamo assistendo, come nelle migliori pellicole cinematografiche del genere, alla dimostrazione dell’esistenza di due mondi paralleli: quello dell’accusa e quello degli imputati e dei loro difensori.

E fino a un certo punto non ci possiamo stupire più di tanto: è ovvio che in qualsiasi dibattimento giudiziario ci siano due opposti modi di valutare i comportamenti e le azioni, a seconda di quale parte si rappresenti.  Ma, mentre quasi sempre quanto è avvenuto e ha causato l’imputazione rimane nella sfera della versione ufficiale dei fatti, qui, sempre grazie agli strumenti di comunicazione che Internet ci offre, il mondo intero ha assistito, nell’ autunno del 2017, a quanto avveniva nelle strade e anche nei palazzi della politica della Catalunya.

Il mondo intero ha assistito ai dibattiti al Parlament di Barcelona, con spazio democraticamente lasciato a chi era contrario all’indipendenza.

Tutti abbiamo assistito al travaglio, anche interiore, dei leaders politici catalani, stretti tra una piazza estremamente rivendicativa e il pericolo di una repressione, anche armata, che Madrid poteva scatenare da un momento all’altro.

Ogni persona, anche in disaccordo con le tesi catalaniste,  ha potuto assistere, con un sentimento che passava dallo stupore all’indignazione, alle violentissime cariche della Guardia Civil e della Policia Nacional contro manifestanti non-violenti e soprattutto contro indifesi cittadini che volevano solo esercitare uno dei diritti democratici fondamentali, quello di votare e di scegliere quindi il proprio futuro attraverso le urne.

Qualsiasi persona che si interessa un minimo di quanto avviene fuori dalla sua porta di casa conosce quanto è avvenuto prima e dopo questi fatti, con perquisizioni in pubblici uffici, arresti e mandati di cattura internazionali nei confronti degli esponenti di associazioni culturali, della politica o anche solo dell’amministrazione pubblica catalana.

Persone che, come nel caso dei cosiddetti “due Jordis” (Jordi Cuixart e Jordi Sanchez, rispettivamente presidenti di Omnium Culturale e di Assemblea Nacional Catalana), sono in carcere preventivo da più di 500 giorni. Oppure, come nel caso del President catalano Carles Puigdemont e di altri esponenti della politica, sono costretti all’esilio per poter far sentire all’estero la voce dell’indipendentismo, o anche solo della libertà d’espressione politica.

Ed ecco che appare il secondo “mondo parallelo”: quello dei giudici del Tribunal Supremo, quello della Fiscalia, quello in poche parole di una Spagna centralista e nazionalista che non vuole arrendersi, nonostante la facciata di una Costituzione “democratica”, al fatto che esistano al suo interno Nazioni differenti e che ognuna di queste abbia il diritto di esprimere il proprio dissenso.

Una Spagna che ancora si richiama al motto franchista “Una, Grande y Libre!” e che poggia, oggi come allora, su Monarchia, Forze Armate e poteri economici. E che grida “a por ellos”,  applaudendo le Forze di Polizia in partenza verso la Catalunya e incitandole a reprimere in modo violento “i ribelli”. Una Spagna che non è cambiata, nonostante il  maquillage della Costituzione del ’78  e la cosiddetta “transizione” dalla dittatura alla democrazia, quella che numerosi esponenti politici baschi e catalani  hanno sempre definito “la grande truffa”.

E in questo “mondo parallelo” assistiamo ogni giorno, durante il dibattimento, alla negazione del fatto che tutto ciò che è avvenuto si possa catalogare nel mondo della politica e che quindi sia la politica che deve dare risposte.  Ecco quindi che una delle accuse principali rivolte ai “due Jordis” sia quella di aver danneggiato dei veicoli della Guardia Civil, salendo sui tetti per invitare la folla a defluire in modo ordinato; che quella nei confronti di Carme Forcadell, ex presidente del Parlament di Barcelona, sia quella di aver autorizzato votazioni in questo consesso pubblico; che quella nei confronti di altri esponenti catalani sia di aver utilizzato fondi pubblici o il loro incarico pubblico per organizzare un Referendum, deciso e approvato con votazioni negli organi competenti.  

Particolarmente ridicole sono state poi le deposizioni dei responsabili delle Forze di Polizia spagnole, che hanno sostenuto che le stesse in quei giorni si sono trovate di fronte “muri umani violenti”, che arrivavano a versare detersivi liquidi a terra, per far scivolare gli agenti, e che, secondo relazioni di servizio,  qualche agente ha subito la frattura di qualche dito. O che funzionari che eseguivano perquisizioni in uffici pubblici catalani hanno dovuto accontentarsi di mangiare qualche “boccadillo” , invece di uscire a pranzare, per paura di violente ritorsioni.

Una visione da mondo parallelo, come dicevamo, smentita anche in questo caso da quanto il mondo intero ha visto in quei giorni in diretta dalle vie catalane, con manifestanti decisi, determinati, organizzati, ma assolutamente non violenti; con centinaia di feriti curati dalle strutture ospedaliere; con cariche violentissime e utilizzo di micidiali palle di gomma sparate ad alzo zero; con agenti che saltavano su uomini e donne a terra; con una popolazione atterrita che assisteva ad uno scenario degno di stati dittatoriali del terzo mondo.

E nella contrapposizione tra questi due mondi paralleli, ecco che la ritrasmissione delle udienze via internet ci offre un’altra possibilità: quella di assistere con un po’ di stupore alla difesa degli imputati, che ricordiamo sono lontani dalle loro case e dalle loro famiglie da più di un anno. Forse non eravamo più abituati, dopo aver assistito per decenni allo spettacolo indegno offerto da politici “nostrani”, dei poveri rubagalline al confronto, che con balbettii o con tecniche ostruzionistiche e dilatorie cercavano di sfuggire al giudizio. Od eravamo abituati all’eterno scarica-barile di responsabilità.

Qui a Madrid siamo di fronte a personaggi che con dignità, con coraggio e con determinazione portano avanti la strategia che Jordi Cuixart aveva anticipato anche nell’articolo che abbiamo ospitato nel numero scorso di Dialogo Euroregionalista: quella di trasformare questo processo in una sorta di “boomerang” nei confronti dello Stato spagnolo.  E questo a partire dalla loro dichiarazione iniziale: “Siamo prigionieri politici, non politici prigionieri”. Una frase che riassume tutto: voi non state mettendo sotto processo degli individui per il loro comportamento, giusto o sbagliato che possa essere, ma state mettendo sotto giudizio un’Idea, delle scelte politiche, un sentimento Nazionale che noi interpretiamo, una voglia di libertà che non potrete reprimere. Anche se ci condannerete, non importa, la nostra è una testimonianza di libero pensiero, e  questo non potrete reprimerlo.

“#Jo Acuso”, ed anche noi accusiamo: questa Spagna retriva e autoritaria; questa Europa sorda e imbelle; questo mondo politico italiano che assiste in silenzio, ieri come oggi, a quanto avviene a poche migliaia di chilometri, nascondendosi dietro la difesa di uno status quo, e poi interviene con alterigia per quanto avviene dall’altra parte del mondo, nonostante le proprie scarsissime competenze; questo mondo dei media, che quasi sempre tace, riempiendosi poi la bocca di concetti come libertà di stampa o di informazione; ma anche l’opinione pubblica che, salvo sporadici casi, fa finta di non vedere, di non sentire, di occuparsi d’altro,  e non capisce che quello che avviene oggi a Madrid potrebbe avvenire (e sotto sotto sta spesso già avvenendo ) in altre parti d’ Europa,  con la repressione del dissenso e dei sentimenti di identità nazionale che stanno pian piano emergendo sotto la coltre di nebbia, dopo il crollo dei blocchi ideologici.

Noi accusiamo e siamo, senza se  e senza ma, al fianco degli imputati e di tutto un Popolo, che sta tracciando una strada per tutti noi. Questa è fondamentalmente la sua colpa nei confronti delle oligarchie politiche ed economiche: quella di essere un faro per tutti gli altri Popoli d’Europa, di costituire un pericoloso esempio da seguire; quella di essere la prima tessera di un domino che potrebbe finalmente portare a quello che tutti coloro che ci seguono si auspicano.

L’Europa delle Nazioni, quell’Europa unita nelle sue differenze, nel reciproco rispetto, senza costruzioni statuali ormai decrepite. L’unica soluzione per poter far fronte ai grandi blocchi politico-economici che la globalizzazione ci serve ormai nel piatto e per poter dar efficaci risposte a vicini Popoli che, al di là del Mediterraneo, chiedono di accedere ad una vita più degna.

Visca Catalunya, Visca la Llibertat

Alberto Schiatti

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