La giustizia tedesca non accetta i delitti di ribellione e di sedizione

I prigionieri politici catalani devono essere liberati immediatamente!

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L’ANC ha convocato oggi manifestazioni davanti ai principali consolati spagnoli con lo slogan: “La giustizia spagnola, vergogna d’Europa. Liberate i prigionieri!”.

 

 

La Corte dello Schleswig-Holstein, ha iniziato oggi le pratiche per l’estradizione del presidente Carles Puigdemont per il reato di malversazione a danno dello stato.  D’altra parte, quelli di ribellione e sedizione sono stati scartati, perché la Corte ha ritenuto che la violenza non possa essere provata nei fatti per i quali si è chiesta l’estradizione, e perché il reato di sedizione non è riconosciuto nell’ordinamento giuridico tedesco. Inoltre, la Corte ha lasciato il presidente Puigdemont in libertà provvisoria in attesa di eventuali ricorsi da parte degli avvocati difensori e della Procura tedesca.

È per questo che le Assemblee dell’ANC (Assemblea Nazionale Catalana) all’estero hanno convocato oggi manifestazioni davanti ai principali consolati spagnoli con lo slogan: “La giustizia spagnola, vergogna d’Europa. Liberate i prigionieri!”.

Anche se sono stati esclusi i delitti di ribellione e sedizione, la giustizia dello Schleswig-Holstein ha considerato che potrebbe esserci malversazione a danno dello stato. Va ricordato che mentre il giudice Llarena e la Guardia Civil ritengono che il referendum dell’ 1 ottobre sia stato finanziato con risorse pubbliche, Cristóbal Montoro, ministro delle finanze fino a poco tempo fa, ha riconosciuto pubblicamente più volte che nemmeno un euro è stato dedicato a finanziarlo.

 

Questa decisione, sommata alla decisione presa a maggio dalla giustizia Belga che ha respinto il mandato d’arresto europeo (MAE) rappresenta un serio rovescio per il giudice Llarena e la giustizia spagnola, malgrado l’estradizione, poiché, nonostante l’estradizione, mostra che non c’è stato delitto di ribellione, né di sedizione. Va ricordato che il carcere per malversazione può essere da 2 a 6 anni, molto meno dei 15 o 30 anni per i delitti di sedizione e ribellione, rispettivamente. Tra pochi giorni sarà anche conosciuta la risoluzione della giustizia scozzese, che deciderà se estradare o meno la consigliera Clara Ponsatí.  Ad ogni modo, la signora Ponsatí non è stata imprigionata in modo preventivo, il che rivela ancora una volta la mancanza d’imparzialità e l’ingiustificata asprezza della giustizia spagnola, che non solo accusa i nove prigionieri politici catalani di crimini che né la Germania né il Belgio considerano, ma è l’unico dei quattro tribunali europei che li tiene imprigionati preventivamente.Per un delitto (ribellione) che secondo la giustizia tedesca non esiste, abbiamo 9 leader politici e sociali in prigione da mesi e si vuole sospendere 6 deputati pervertendo i risultati delle elezioni del 21 dicembre. Chiediamo che i prigionieri vengano rilasciati immediatamente e le accuse ritirate.L’istruzione di Llarena è anche contraria alle dichiarazioni e le affermazioni che organismi e organizzazioni internazionali hanno fatto riguardo al carcere preventivo. Infatti, sia Amnesty International che il Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite hanno denunciato la regressione dei diritti umani in Spagna e hanno raccomandato il dialogo per risolvere un conflitto politico.

Un processo complesso che può durare da 6 a 9 mesi

Il presidente Carles Puigdemont fu arrestato il 25 marzo nello SchleswigHolstein mediante un mandato d’arresto europeo che il giudice Llarena aveva riattivato giorni prima, mettendo la Germania e l’Europa al centro del dibattito politico sul conflitto che si vive in Catalogna.

Oggi inizia la via di risoluzione, di un processo che sarà lungo, con una decisione contundente: né ribellione, né sedizione, sulla scia della giustizia belga.  Anche se il giudice ha deciso di estradarlo per il reato di malversazione a danno dello stato, non ha ritenuto necessaria la custodia preventiva, cosicché, sempre in contrasto con la giustizia spagnola, potrebbe rimanere libero in Germania fino a quando saranno risolti i possibili ricorsi che il procuratore generale o la difesa del presidente Puigdemont possono presentare contro la decisione, prima al tribunale federale e, successivamente, alla corte costituzionale tedesca. Un processo che può durare tra 6 e 9 mesi.

traduzione: Margherita Ravera-ANC Italia

 

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La justícia alemanya descarta rebel·lió i sedició. Cal alliberar immediatament els presos polítics catalans!

 

L’ANC convoca als consolats d’Espanya a Europa avui sota el lema “Justícia espanyola, la vergonya d’Europa. Allibereu els presos polítics catalans!”

El Tribunal de Schleswig-Holstein ha decidit avui tramitar l’euroordre d’extradició del president Carles Puigdemont pel delicte de malversació. En canvi, els de rebel·lió i sedició s’han acabat descartant, ja que el Tribunal ha considerat que no es pot provar violència en els fets pels quals se’l volia extradir i perquè el delicte de sedició no està reconegut al codi penal alemany. A més, el Tribunal ha deixat el president Puigdemont en llibertat provisional mentre es resolen els possibles recursos per part de la defensa de Carles Puigdemont o de la Fiscalia alemanya.

Per aquest motiu, les Assemblees Exteriors de l’ANC han convocat manifestacions avui mateix, davant dels principals consolats espanyols, sota el lema: “Justícia espanyola, la vergonya d’Europa. Allibereu els presos polítics catalans!”. A Catalunya la manifestació convocada per dissabte a les 19h amb el lema “Ni presó ni exili. Us volem a casa” pren una nova dimensió. Ha de ser un clam per la llibertat i la retirada de les acusacions.

Tot i que s’han descartat els delictes de rebel·lió i sedició, la justícia de Schleswig-Holstein ha considerat que podria haver-hi malversació. Cal recordar que, si bé el jutge Llarena i la Guàrdia Civil consideren que el Referèndum de l’1 d’octubre es va finançar amb recursos públics, el fins ara ministre d’Hisenda, Cristóbal Montoro, ha reconegut públicament i diverses vegades que no es va dedicar cap euro a finançar-lo.

Aquesta decisió, juntament amb la decisió presa al maig per la justícia belga de rebutjar l’euroordre, suposa un fort revés al jutge Llarena i a la justícia espanyola, ja que, malgrat l’extradició, posa en dubte tota la instrucció feta des de Madrid i deixa en evidència que no hi ha hagut ni delicte de rebel·lió, ni de sedició. Cal recordar que les penes de presó per malversació poden ser de 2 a 6 anys de presó, molt inferiors als 15 o 30 anys pels delictes de sedició i rebel·lió, respectivament. En pocs dies se sabrà també la resolució de la justícia escocesa, que està pendent de decretar si extradeix o no la consellera Clara Ponsatí. Tot i això, la Sra. Ponsatí tampoc no ha estat empresonada preventivament, fet que torna a deixar al descobert la parcialitat i duresa injustificades de la justícia espanyola, que no només acusa els nou presos polítics catalans d’uns delictes que ni Alemanya ni Bèlgica consideren, sinó que és l’única de les quatre justícies europees que els manté empresonats preventivament.

Per un delicte (rebel·lió), que segons la justícia alemanya no existeix, tenim 9 dirigents polítics i socials a la presó des de fa mesos i es vol suspendre 6 diputats pervertint les eleccions del 21 de desembre. Exigim que s’alliberin immediatament els presos i es retirin les acusacions.

La instrucció de Llarena xoca frontalment, també, amb les declaracions i afirmacions que organismes i entitats internacionals han fet al voltant dels empresonaments preventius. Així, tant Amnistia Internacional com el Comissariat dels Drets Humans de l’ONU han denunciat la regressió dels drets humans a l’Estat espanyol i han recomanat diàleg per a solucionar un conflicte polític.

Un procés complex que encara es pot allargar de 6 a 9 mesos

El president Carles Puigdemont va ser detingut el passat 25 de març a Schleswig-Holstein per l’euroordre que el jutge Llarena havia reactivat dies abans, posant Alemanya i Europa al centre del debat polític del conflicte que pateix Catalunya. El procés, llarg, ha iniciat la seva resolució avui amb una decisió contundent: ni rebel·lió, ni sedició, seguint l’estela de la justícia belga.

Tot i que el jutge ha decidit extradir-lo pel delicte de malversació, no ha considerat necessari dictar presó provisional, de manera que, en contrast novament amb la justícia espanyola, podrà seguir lliure a Alemanya fins que es resolguin els possibles recursos que la Fiscalia o la defensa del president Puigdemont puguin presentar per recórrer la decisió, primer al Tribunal Federal, i posteriorment, al Constitucional alemany. Un procés que es pot allargar entre 6 i 9 mesos.

Assemblea Nacional Catalana

 

Libertà per i prigionieri ed esiliati politici catalani

Sit-in a Roma      10.04.2018

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Si è svolto oggi a mezzogiorno a Piazza della Madonna di Loreto, ai piedi della Colonna Traiana nel foro romano, poche ora prima della partita di Champions League Roma-Barcellona.

Erano presenti almeno 150 persone, con striscioni a favore della democrazia e lo stato di diritto in Spagna. I manifestanti hanno aperto anche un grande striscione con un laccio giallo, simbolo della solidarietà con i numerosi politici e leader della società civile catalana in prigione preventiva da mesi, e con quelli che hanno dovuto scegliere l’esilio per continuare la loro attività politica pacifica.

ANC Italia

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Puigdemont libero, niente estradizione per ribellione

Il tribunale dello Schleswig-Holstein rilascia l’ex presidente catalano con una cauzione di 75.000 euro. La Spagna non potrà processarlo per il reato più grave

Francesco Olivo   La Stampa   05.04.2018

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AFP

 

 

Carles Puigdemont fuori dal carcere tedesco, la Spagna non potrà processarlo per ribellione. Lo ha deciso il Tribunale regionale superiore dello Schleswig-Holstein, in Germania, che sta valutando la richiesta di estradizione. L’ex presidente catalano sarà rilasciato con una cauzione di 75.000 euro. Puigdemont era stato arrestato in Germania lo scorso 25 marzo e condotto nel carcere di Neumuenster.

 

Ma, più che la scarcerazione (l’ex presidente dovrà firmare in tribunale una volta a settimana) la cattiva notizia per il Tribunale Supremo spagnolo è che se “l’esule” dovesse essere consegnato dalla Germania, non potrà essere processato per “ribellione”, il reato più grave contestato agli indipendentisti (pene massime di trent’anni di galera), quello intorno al quale verte tutta la maxi-inchiesta portata avanti, con particolare determinazione dal giudice Pablo Llarena. I colleghi tedeschi hanno individuato nel loro codice un reato simile, «l’alto tradimento», che però ha come requisito l’utilizzo della violenza. Llarena, con molte acrobazie giuridiche, ha allargato il concetto di «violenza fisica», per poter indagare su tutti i principali politici indipendentisti, molti dei quali sono in carcere preventivo.

 

L’estradzione di Puigdemont, quindi, ci potrebbe ancora essere, ma una volta in Spagna il presidente destituito potrà essere processato soltanto per le altri due reati contestati: la disobbedienza e la malversazione per aver organizzato un referendum proibito dal Tribunale costituzionale

con fondi pubblici.

 

http://www.lastampa.it/2018/04/05/esteri/puigdemont-libero-niente-estradizione-per-ribellione-EqV5DUTnQWlVbKVW5LBUKM/pagina.html

Governo in esilio : come funzionerà e cosa farà ?

Redazione – Vilaweb.cat – 04.03.2018

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Da dieci giorni i visitatori che finora il Presidente Puigdemont riceveva presso un hotel di Bruxelles, si sono spostati a Waterloo. In questo municipio della Valonia francofona, sulla Via degli Avvocati, c’è la famosa casa che dicevano era il domicilio di Puigdemont in Belgio. Lo è; lui vi risiede. Ma è molto più di questo, come possono comprovare i visitatori, in molti casi con certa sorpresa. Quelli che ci lavorano la chiamano ‘la Casa della Repubblica’. Questo è il primo impatto che ricevono i visitatori.

In questi ultimi giorni, abbiamo visto sfilare da un gruppo di sindaci fino a dei giornalisti di diversi paesi, scienziati o artisti, passando per parlamentari e rappresentati politici di ogni sorta, che osservano con curiosità la nuova realtà: il Consiglio della Repubblica. La settimana scorsa Puigdemont annunciò che proponeva a Jordi Sanchez per presiedere la istituzione autonomica, e prima aveva informato che era arrivata l’ora di iniziare a costruire in Belgio ‘le istituzioni della Repubblica Catalana’, quella che fu proclamata lo scorso 27 ottobre.

 

La prima di queste è la sede. Quando i visitatori accedono all’edificio, la prima sorpresa è la scoperta che quello non è una casa ma un ufficio. Quando dopo aver attraversato l’entrata arrivano alla sala di riunioni che si trova nel primo piano, si può osservare che c’è della gente, talvolta anche i parlamentari in esilio, lavorando in diverse scrivanie. Sono quelli che si potrebbero definire come i primi ‘funzionari’ della repubblica, anche se questo non è ovviamente il loro regime di lavoro. Sono lavoratori a contratto e tra le loro mani già si vedono passare i progetti che, non più tardi di sei mesi dopo la proclamazione della repubblica, faranno sì che prenda corpo una struttura reale che Carles Puigdemont ha disegnato insieme agli altri parlamentari in esilio e ai loro “team” e che è stata approvata dai tre partiti indipendentisti e dalle associazioni civili.

 

Per arrivarci, però, devono superare l’assedio delle camere dei media spagnoli. Si afferma che un buon numero di agenti del CNI e della polizia spagnola si dedicano a ostacolare il lavoro e tentano di ottenere tutta l’informazione possibile, non sempre con mezzi regolari.

 

Un governo in esilio grazie a l’Europa delle libertà

Il presidente della Generalitat ha definito l’estruttura come ‘un governo in esilio’. Ma ha chiarito che non lo è nel senso tradizionale, grazie all’Europa delle libertà che si è costruita nelle ultime decadi. I sei politici che ora si trovano lì (lui stesso, le ministre catalane Ponsatí e Serret, i ministri catalani Comín e Puig e la leader della CUP Anna Gabriel) sono cittadini liberi a tutti gli effetti. La Spagna non ha avuto il coraggio di reclamarli, cosciente che le giustizie europee non avrebbero accettato la petizione, per trattarsi di una causa indegna di un paese democratico. Il ritiro dell’euro-ordine di estradizione mise in evidenza la magnitudine del problema che ha lo stato spagnolo. Nel caso dell’esilio in Svizzera di Anna Gabriel nemmeno hanno chiesto l’euro-ordine di ricerca. Il risultato, paradossale, è che i membri di uno stesso governo sono in carcere se rimangono nello stato spagnolo (come il vicepresidente Junqueras e il ministro catalano degli Interni Forn) mentre se fanno uso della propria libertà di circolazione europea, della propria condizione di europei, allora possono vivere in libertà e costruire un governo che rappresenti la legittimità emanata dalle elezioni e interrrotta per il colpo di stato applicato mediante l’articolo 155.

 

Nel cosiddetto ‘spazio libero di Bruxelles’, dunque, quello  che è ancora il presidente della Generalitat insieme al suo governo si dispongono a dispiegare in forma immediata le strutture che hanno costruito e concordato finora. Un governo e un parlamento in esilio che avranno la missione di mettere sulle corde allo stato spagnolo dal punto di vista giuridico e diplomatico, e tenterà di dirigere le azioni di questa maggioranza di cittadini della Catalogna che aveva votato per l’indipendenza nel referendum di autodeterminazione e nuovamente nelle elezioni convocate illegalmente da Mariano Rajoy.

 

In un’intervista a The Guardian di venerdì scorso, Puigdemont diceva che il Consiglio della Repubblica non era clandestino, che il suo gabinetto preferiva lavorare in uno spazio libero senza minacce nè paure e che, dal Belgio, potranno agire senza i problemi che impongono la polizia e la giustizia spagnole. Aggiungeva che il consiglio deve rappresentare la diversità del paese, per cui ‘avrà anche rappresentazione delle comunità locali e delle associazioni’. Ripeteva anche un motto che negli ultimi mesi è stato centrale nelle sue riflessioni: ‘dobbiamo spostarci dal vecchio modello del governo “per la gente” a un sistema nuovo che è il  governo “con la gente”‘.  Perciò i preparativi nella Casa della Repubblica hanno molto in comune con le nuove tecnologie e con l’esempio della Estonia. Il paese baltico ha creato un ambiente virtuale che gli permetterebbe di funzionare come uno stato indipendente in caso di invasione russa, progetto che la Generalitat da tempo sta studiando e che il governo in esilio prenderà come modello.

 

Il disegno previsto che nei prossimi giorni prenderà forma passa per la creazione di due istituzioni: il Consiglio della Repubblica e l’Assemblea dei Rappresentanti. Il Consiglio della Repubblica sarà il governo in esilio e i partiti hanno concordato che avrà cinque membri, due di “Junts per Catalunya”, due di “Esquerra Republicana” e uno della CUP. Il Consiglio si riunirà ogni settimana e si coordinerà politicamente con il governo della Generalitat (a Barcellona), il quale, se finalmente si insedia, mediante l’accordo che dovrebbero raggiungere i gruppi indipendentisti, riconoscerà formalmente la preminenza del Consiglio Repubblicano per adottare iniziative politiche.

 

Per quanto riguarda l’Assemblea di Rappresentanti, questa sarà l’equivalente del parlamento in esilio, incaricato come qualsiasi altro parlamento del controllo dell’esecutivo. L’Assemblea di Rappresentanti conterà con i deputati dei partiti indipendentisti che ora rappresentano la maggioranza del parlamento autonomico ma ci saranno anche rappresentati dei comuni e di altre istituzioni, con la volontà di costituire una istituzione nazionale catalana di grande rappresentatività. Sia il Consiglio che l’Assemblea si riuniranno generalmente a Bruxelles ma non è escluso che, soprattutto l’ultima, possa riunirsi anche in Catalogna, e questo comporterebbe altri problemi per le istituzioni spagnole.

 

Delle istituzioni private per non restare invischiati nella rete dello stato spagnolo

Formalmente le due istituzione saranno private, per non finire invischiate nella rete legale che lo stato spagnolo vuole costruire. Politicamente, le sue azioni pubbliche saranno coperte dalla stessa Generalitat, la quale incorporerà le decisioni prese dal consiglio nella misura in cui risulti possibile legalmente. Ma il consiglio sfuggirà alla repressione spagnola e potrà assumere compiti che non si potrebbero portare a termine in altro modo, come nel caso delle delegazioni catalane all’estero. E’ evidente che con il 155 continueranno ad essere proibite dal governo spagnolo ma potranno essere attivate dallo spazio libero di Bruxelles praticamente con le stesse modalità di funzionamento che avevano prima della soppressione.

Da Bruxelles si guiderà la redazione della Costituzione della Repubblica a partire da un ampio movimento di discussione popolare che replicherà l’esperienza della Costituzione dell’Islanda. Di nuovo, il fatto di essere formalmente un ente privato permetterà al governo catalano in esilio di fare, anche all’interno della Catalogna, cose che la repressione esercitata dai tribunali agli ordini di Rajoy non permetterebbe.

 

E in questo senso, il collegamento tra il Consiglio della Repubblica, il governo autonomico (di Barcellona) e i due milioni di votanti indipendentisti, permetterà di controvertire costantemente le basi del potere dello stato spagnolo in Catalogna. Il Consiglio e l’Assemblea favoriranno alternative affinchè i cittadini catalani possano evitare (ad esempio) la necessità di aggirare (oggi quasi impossibile) il fatto di avere i risparmi nelle banche che collaborano con la repressione. Si incoraggerà inoltre una democrazia elettronica che possa permettere alla Generalitat, per esempio, di fare consultazioni telematiche attraverso la rete per aggirare la legislazione spagnola. In realtà, il concetto va oltre la democrazia elettronica, come la conosciamo tradizionalmente, e si addentra nella democrazia conosciuta come ‘attiva’, riprendendo le idee di radicalità democratica che sottoscrive Puigdemont nell’intervista a The Guardian.

 

Il finanziamento del governo in esilio, conseguentemente, sarà anche completamente privato, effettuato attraverso un fondo aperto alla partecipazione della cittadinanza e assolutamente trasparente. Chi lo vorrà, potrà contribuire al mantenimento di queste due istituzioni che nessuno crede che avranno bisogno di grandi quantità di lavoratori. I compiti della gestione del giorno per giorno rimarranno in mano al governo autonomico e il governo in esilio si concentrerà sulle operazioni che il governo spagnolo proibirà al governo autonomico, dal punto di vista legale e dell’internazionalizzazione della causa.

 

Una complicata patata bollente anche per l’Unione Europea

La nascita ufficiale del governo catalano in esilio è stata ricevuta con indifferenza apparente dal governo spagnolo, ma le reazione e la virulenza degli attacchi generati rilevano la grande preoccupazione che provoca a Madrid.

 

Infatti, nelle ultime settimane i conflitti aperti dalla Spagna con diversi membri dell’Unione Europea sono aumentati esponenzialmente, anche nei toni. Fonti del governo spagnolo hanno insinuato che potrebbero arrivare a rompere rapporti diplomatici con il Belgio, una minaccia mai vista prima. I ministro degli Esteri, Dastis, si è riferito alla Svizzera negli stessi termini quando Anna Gabriel anunciò la volontà di rimanerci. La ritirata del “placet diplomatico”, settimana scorsa, al console della Finlandia di Barcellona è la quarta che lo stato spagnolo effettua, motivata dal conflitto con la Catalogna. Ma questa volta è stata contestata dalla totalità del corpo consolare di Barcellona e dalla stessa ambasciata della Finlandia. Il dibattito è arrivato al parlamento finlandese e il governo dovrà dare spiegazioni.

 

Dietro al nervosismo spagnolo c’è la coscienza, sempre più consapevole, che il processo giudiziario contro il governo catalano è un errore di conseguenze madornali. Infrange tutti i principi sulla separazione di poteri e sul diritto ad un processo equo. Inoltre, la carcerazione di membri del governo e la creazione di un altro in esilio all’interno dell’Unione Europea provoca un problema grave di definizione nella stessa Unione. La UE ha già molte difficoltà per spiegare come mai l’Ungheria e la Polonia instaurano delle politiche contravenendo alle leggi europee e ai principi democratici più elementari. Il fatto che ciò non capiti soltanto nel vecchio blocco dell’est e che uno stato occidentale come la Spagna si comporti con un totale disprezzo della separazione di poteri e dei diritti civili complica di molto la situazione nell’Unione.

 

Il permesso che, a suo tempo, l’UE concesse per applicare senza limiti l’art. 155, ha avuto come conseguenza un retrocesso delle libertà non soltanto in Catalogna ma in tutto il territorio spagnolo e gli scandali iniziano a diventare difficili da nascondere. La censura di una mostra artistica nella fiera ARCO perchè c’erano opere che facevano riferimento ai prigionieri politici catalani ha fatto il giro del mondo, come le condanne al carcere per due musicisti, Valtonyc e Pablo Hassel, per le loro canzoni e per aver pubblicato dei tweet critici.

 

La settimana scorsa, per la prima volta, il presidente Puigdemont riconobbe che si era sbagliato lo scorso 10 di ottobre nell’accettare di congelare l’indipendenza come le aveva chiesto pubblicamente Donald Tusk. II governo catalano si aspettava che quel gesto sarebbe diventato il preludio di una reazione dell’Unione Europea per aiutare a trovare una soluzione politica all’evidente problema costituzionale della Spagna. Non fu così; anzi, fu l’opposto. Anche se il governo catalano sottolinea che l’Europa è molto più della Commissione Europea e mette in evidenza la comprensione e il supporto di paesi come il Belgio, la Slovenia, la Danimarca, l’Irlanda o la Letonia che hanno permesso al governo in esilio di prendere coscienza che l’Europa e lo spazio di libertà che ha creato è la soluzione del conflitto politico, anche se gli attuali dirigenti europei sono incapaci di vederlo.

 

Per la strategia del governo in esilio, dunque, è fondamentale poter dimostrare come il comportamento dello stato spagnolo sia incompatibile con gli standard democratici europei. Con lo scopo evidente di aspettare il momento giusto, quando i costi di questa giustificazione dell’arbitrarietà totalitaria dello stato spagnolo sia insostenibile per l’Europa. Questo si può fare molto più facilmente da una casa a sedici quilometri da Bruxelles invece che da Barcellona, sottomesssa a una repressione costante e indiscriminata.

traduzione Àngels Fita – ANC Italia

https://www.vilaweb.cat/noticies/govern-en-lexili-com-funcionara-i-que-fara/

Dopo il Belgio, la Spagna vede la crisi catalana diffondersi in Svizzera

 

François Musseau, corrispondente a Madrid —    Liberation   22 febbraio 2018

L’indipendentista Anna Gabriel, portavoce del movimento anticapitalista catalano CUP, si trova in Svizzera, e Berna rifiuta di estradarla.

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Anna Gabriel, ora esiliata in Svizzera, era nel Parlamento catalano a Barcellona lo scorso 10 ottobre. A sinistra, sul seggio, il vicepresidente catalano Oriol Junqueras e il presidente Carles Puigdemont. Il primo è in carcerazione preventiva in Spagna, il secondo è in esilio in Belgio. Foto Albert Gea. Reuters

 

La crisi in Catalogna si internazionalizza ancora un’altro può. Dopo le tribolazioni in Belgio del capofila secessionista Carles Puigdemont, il presidente regionale destituito, ora assistiamo alle noie giudiciarie dell’attivista anticapitalista Anna Gabriel, «rifugiata» in Svizzera. Entrambi sono perseguiti dalla Corte Suprema spagnola per “ribellione” e “sedizione”, cioè per aver partecipato attivamente al tentativo della Catalogna di separarsi dalla Spagna unilateralmente – in altre parole, illegalmente. Carles Puigdemont, che è ancora ufficialmente candidato a succedere se stesso, sa che sarà messo in carcere preventivo non appena metterà piede sul territorio spagnolo. Anna Gabriel è consapevole che il suo destino sarà lo stesso se lascia la Svizzera e torna nel suo paese.

Anche se la crisi istituzionale in Catalogna rimane altrettanto profonda (fino all’investitura del futuro presidente regionale, bloccata per il momento, la regione rimarrà sotto la tutela di Madrid), la “fuga” di Anna Gabriel costituisce un nuovo episodio che illustra le incerte implicazioni giudiziarie della sfida dell’indipendenza nei confronti di un potere centrale intransigente. Dall’inizio del processo nato nel 2012 che dovrebbe portare alla nascita di una Repubblica Catalana, l’unica risposta del governo di Mariano Rajoy è passata attraverso i tribunali e i magistrati. Dalla fine del 2017, una decina di leader separatisti, politici e membri di associazioni civili (tra cui Anna Gabriel), sono accusati di aver violato la Costituzione organizzando il referendum vietato del 1 ottobre e finalmente represso dalla polizia.

Evento internazionale

Nell’«affare» Anna Gabriel, la cosa che infastidisce di più Madrid è che sta accadendo ciò che voleva evitare a tutti i costi: il fatto che la sfida dei secessionisti catalani non è più un problema interno ma è diventato un evento internazionale. Prima, in Belgio, dove Puigdemont si presenta come “il legittimo presidente” di una regione “imbavagliata da uno stato oppressore”. E ora anche in Svizzera, con la presenza della leader separatista. Anna Gabriel è una figura di spicco del campo secessionista: questa docente di diritto presso l’Università Autonoma di Barcellona è stata di recente la portavoce, nel parlamento autonomo della Catalogna, di ​​CUP, un movimento anticapitalista di estrema sinistra favorevole a una dichiarazione imminente d’indipendenza. Anche se, dopo le elezioni regionali di dicembre, questa formazione dispone solo di quattro seggi, è indispensabile per formare un qualsiasi governo di coalizione separatista.

Per la giustizia spagnola, la situazione di Anna Gabriel è ancora più complicata di quella di Carles Puigdemont. Il governo svizzero ha infatti annunciato che la sua giustizia rifiuta l’estradizione “per motivi politici”. Contro il parere dell’accusa, il giudice Pablo Llarena – istruttore della causa contro i responsabili separatisti – non ha emesso un mandato di arresto internazionale, ma lo ha limitato al territorio nazionale. Motivazione: non vuole che Anna Gabriel sia giudicata da una giustizia elvetica che rischia di essere molto più benevola dei magistrati spagnoli. D’altra parte, questa situazione significa che il leader anticapitalista – proprio come Carles Puigdemont – non può tornare in Spagna senza andare direttamente in prigione. Conclusione: è molto probabile che Anna Gabriel sia destinata a radicarsi in Svizzera. Proprio come Puigdemont in Belgio.

 

http://www.liberation.fr/planete/2018/02/22/apres-la-belgique-l-espagne-voit-la-crise-catalane-s-etendre-a-la-suisse_1631404