Il Parlamento elegge Quim Torra presidente

ASKANEWS    14.05.2018

 

Designato dall’ex presidente Puigdemont tuttora in esilio

Barcellona, (askanews) – Quasi cinque mesi dopo le elezioni catalane del 21 dicembre 2017, la Catalogna ha di nuovo un leader politico espressione del suo parlamento autonomo: è l’indipendentista Quim Torra, designato dall’ex presidente catalano in esilio Carles Puigdemont.

Torra, legato alla formazione indipendentista di centrodestra PDeCat (Partito Democratico Europeo Catalano) è stato eletto di stretta misura con 66 voti a favore, 65 contrari e quattro astenuti della formazione indipendentista radicale di sinistra Cup (Candidatura d’Unità Popolare).

In un momento critico per l’indipendentismo, con nove leader sottoposti da mesi a carcere preventivo e sette in esilio per sfuggire alla prigione per aver organizzato il referendum sull’indipendenza del primo ottobre 2017 proibito da Madrid, questo giornalista ed editore di 55 anni prestato alla politica si è rivolto direttamente al re di Spagna Felipe VI:

“Risulta, Maestà, che in questo paese ci sono prigionieri politici, ci sono persone esiliate e centinaia di catalani indagati per aver esposto liberamente il loro progetto, un progetto democratico, l’indipendenza. Risulta che abbiamo votato il primo ottobre e il 21 dicembre, ma la volontà espressa nelle urne non viene rispettata. Maestà, così, no”.

Torra ha ribadito che il fronte indipendentista ha un solo obiettivo: la creazione di una Repubblica catalana indipendente. Con lui finisce un periodo di mesi durante i quali la Catalogna è stata commissariata da Madrid.

“E perché la vogliamo, questa nostra repubblica? Perchéè scommettere sul futuro, su 7 milioni e mezzo di catalani, , su tutto il paese, sul 100% dei cittadini, perché la repubblica catalana è libertà, uguaglianza e fraternità. È coesione e progresso sociale ma anche progresso e opportunità di crescere economicamente. E, certamente sì, la repubblica catalana è guardare all’Europa e al mondo”.

http://www.askanews.it/video/2018/05/14/catalogna-il-parlamento-elegge-quim-torra-presidente-20180514_video_18233647

 

L’economia attraente della Catalogna per il FT

José Antich    El Nacional.cat   12 febbraio 2018

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Siccome è molto probabile che nei grandi media di diffusione spagnoli e in quelli audiovisivi, la notizia non venga data oppure appaia piccola piccola, il mio editoriale di oggi si riferisce al seguente “ranking” del fDi Magazine, giornale dipendente dal Financial Times. Dunque, ebbene sì, la Catalogna appare come la regione del sud Europa più attraente per gli investimenti esteri per gli anni 2018 e 2019, scelta tra una rosa di 450 regioni e città europee.

A quanto sembra, né il presunto clima di confronto sociale che si tenta di diffondere fuori dalla Catalogna sulla base di false notizie, né lo spostamento delle sedi di grandi aziende, né il discorso allarmista del governo spagnolo e dei media che lo supportano nel offrire un racconto tutto contro la Catalogna, sono riusciti a intaccare la bibbia mondiale delle finanze: la Catalogna è la regione che conta con un migliore potenziale economico, capitale umano, stile di vita, rendimento, connettività e clima per gli affari. Lo dice il Financial Times.

La pubblicazione premia anche la Catalogna per la strategia adottata nel catturare investimenti stranieri, tra tutte le regioni con più di 4 milioni di abitanti. Davanti a zone imprenditoriali così potenti come la tedesca Renania del Nord-Westfalia, la Scozia, o le italiane Lombardia ed Emilia-Romagna.

Se aggiungiamo che il PIL del quarto trimestre dell’anno e la chiusura finale del 2017 si è collocata al di sopra delle pessimistiche previsioni che erano state fatte sulla Catalogna, raggiungendo una crescita del 3,4%, tre decimi sopra il PIL spagnolo, vale la pena di mettere in quarantena, da oggi, tutte le previsioni che verranno fatte, in quanto ciò dimostra che la faziosità politica applicata mostra una spiccata tendenza a spostare verso il basso le cifre reali.

In ogni caso, l’economia catalana —e qualche merito avrà avuto il governo indipendentista con il vicepresidente economico Oriol Junqueras, cessati bruscamente per l’applicazione del art. 155— dimostra un comportamento di grande solidità frutto della rete del tessuto imprenditoriale, della forza delle piccole e medie imprese e della crescita costante delle esportazioni.

Il turismo, però, soffre in qualche misura, ma bisogna tenere conto che ha ricevuto due importanti colpi: gli attentati jihadisti del 17 agosto di Barcellona e Cambrils che, malgrado il successo della Polizia catalana (Mossos) e la disarticolazione del gruppo, provocarono un alto numero di vittime e, in secondo luogo, le terribili immagini della repressione della polizia durante il referendum del 1 di ottobre in diverse città catalane, che ebbero un impatto importante sul “marchio” Barcellona.

Ogni volta che leggiamo commenti elogiativi come quelli del Financial Times non possiamo non chiederci quale sarebbe la reale velocità della Catalogna se potesse spiegare le ali e tutto il proprio potenziale avendo uno Stato a favore e non permanentemente contro.

Una domanda che, lungi dall’avere una risposta positiva, trova sempre qualcosa di molto peggio del silenzio.

traduzione   Àngels Fita – ANC Italia

 

https://www.elnacional.cat/ca/editorial/jose-antich-catalunya-financial-times_238476_102.html

 

 

Dalla Bocconi alla Generalitat. Elsa alla guida della Catalogna

 

L’economista Artadi potrebbe essere eletta presidente alla fine di febbraio. Ma Puigdemont avrà una carica simbolica dall’esilio a Bruxelles

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Elsa Artadi, 42 anni, (a destra) con Puigdemont a Barcellona, è un’economista ed ex professoressa della Bocconi

 

 

Francesco Olivo   La Stampa  9.02.2018

Un presidente a Bruxelles e una presidentessa a Barcellona. La prossima leader della Catalogna potrebbe essere Elsa Artadi, economista di 42 anni, fedelissima di Puigdemont ed ex professoressa della Bocconi. Con lei al comando, la regione ribelle potrebbe uscire dalla paralisi istituzionale, generata dall’impossibilità di nominare presidente Carles Puigdemont, in Belgio da oltre 100 giorni con un mandato di cattura emesso dai giudici spagnoli. La soluzione sul tavolo dei partiti indipendentisti però non escluderebbe il leader. Puigdemont, infatti, avrebbe ottenuto di essere investito ufficiosamente a Bruxelles da un «Consiglio della Repubblica» formato dai deputati indipendentisti, una carica simbolica senza effetti legali, per sfuggire alle certe conseguenze penali della giustizia di Madrid.

 

Artadi è stato il volto della campagna elettorale vittoriosa di Junts per Catalunya, la lista voluta da Puigdemont, che nelle urne, lo scorso dicembre, ha superato Esquerra Republicana e ha garantito la maggioranza assoluta ai separatisti. Professoressa di Macroeconomia, Artadi ha un curriculum molto solido, con studi ad Harvard, consulenze alla Banca mondiale e una cattedra alla Bocconi, (contratto firmato da Mario Monti, allora rettore dell’Ateneo), «insegnavo in inglese, il mio italiano non è così buono», raccontava dopo un comizio lo scorso dicembre.

 

Nel 2009 l’allora governo catalano la chiama a dirigere un dipartimento economico della Generalitat. Il profilo tecnico si fa politico soltanto negli ultimi mesi, quando Puigdemont la vuole a capo della nuova formazione. L’obiettivo dell’esule è di smarcarsi dai due grandi partiti del nazionalismo catalano, Esquerra republicana e il PDeCat, quest’ultimo macchiato da sentenze per casi di corruzione. Sin dagli ultimi drammatici giorni del suo governo infatti, Puigdemont si muove con un piccolo cerchio di fedelissimi, nessuno dei quali (Artadi inclusa) con una marcata connotazione partitica.

 

Se l’accordo tra le diverse anime dell’indipendentismo sarà confermato, Artadi potrebbe essere eletta a fine febbraio dal Parlamento catalano. Prima, però, ci sarebbero due passaggi da completare. Il primo dovrebbe essere un voto della Camera di Barcellona per riconoscere il ruolo di Puigdemont senza eleggerlo formalmente (la Corte costituzionale ha chiarito che serve la presenza fisica in aula). Seconda mossa, stando agli accordi ancora non ufficiali, sarà quella di celebrare una sorta di investitura simbolica a Bruxelles dell’ex presidente. Si tratta, come detto, di escamotage politici per non infrangere le leggi spagnole, un rischio che in molti non possono correre (specie gli ex ministri liberi su cauzione che potrebbero tornare in carcere in caso di nuove disobbedienza).

 

Nelle prigioni alle porte di Madrid sono rinchiusi da oltre tre mesi l’ex vicepresidente Oriol Junqueras, il responsabile dell’Interno Joaquim Forn e i due leader della società civile indipendentista, Jordi Cuixart e Jordi Sànchez. Misure preventive, il processo è ancora lontano, che stanno cominciando a far discutere anche all’estero. Amnesty International ha chiesto la scarcerazione di Sànchez: «La sua è una detenzione eccessiva e sproporzionata». La magistratura però va avanti e il Partito popolare, guidato dal premier Rajoy, propone una legge per escludere anche in futuro qualsiasi ipotesi di amnistia.

 

http://www.lastampa.it/2018/02/09/esteri/dalla-bocconi-alla-generalitat-elsa-alla-guida-della-catalogna-s0S7Zn7EGAeBUVkUpBeBHP/pagina.html

Crisi catalana : posticipata l’investitura di Puigdemont

 Euronews     30/01/2018

Rinviata l’investitura di Carles Puigdemont a capo del governo regionale.

Roger Torrent president parlament

Roger Torrent, presidente del parlamento

Crisi catalana: la sessione che doveva ufficializzare l’investitura di Carles Puigdemont a capo del governo regionale è stata posticipata, ha annunciato il presidente del parlamento catalano. Ma a detta di Roger Torrent ll leader catalano in esilio a Bruxelles mantiene comunque il diritto alla nomina, non ci saranno altri candidati

 

Catalogna, oggi s’insedia il nuovo Parlamento: Roger Torrent è il nuovo presidente

Il Messaggero     17.01.2018

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Roger Torrent, dei repubblicani catalani di sinistra (Erc), è stato eletto presidente del Parlamento catalano durante la sessione costitutiva della Camera catalana. Torrent ha ottenuto 65 voti a favore e 56 contrari, nella seconda votazione con maggioranza semplice. Assenti otto deputati secessionisti detenuti o in esilio volontario a Bruxelles, tra cui Carles Puigdemont, deposto da Madrid. Il premier spagnolo Mariano Rajoy aveva minacciato ricorso alla Corte Costituzionale se Puigdemont avesse votato dall’esilio.

Eletto il 21 dicembre, il nuovo parlamento della Catalogna s’insedia oggi, in una situazione densa di incognite.
Il presidente catalano uscente Carles Puigdemont e gli altri quattro dirigenti indipendentisti in esilio a Bruxelles hanno rinunciato a chiedere il voto delegato nella seduta costitutiva del nuovo Parlament. Il premier spagnolo Mariano Rajoy aveva minacciato un immediato ricorso alla corte costituzionale se Puigdemont avesse potuto votare dall’esilio. La presidenza provvisoria ha invece accettato il voto delegato dei tre deputati indipendentisti in carcere, Oriol Junqueras, Joaquim Forn e Jordi Sanchez.

 

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/catalogna_oggi_s_insedia_nuovo_parlamento_ma_resta_incognita_deputati_in_carcere-3489495.html