Dichiarazione di Jordi Sànchez e Jordi Turull dalla prigione di Lledoners

DENUNCIAMO: il blocco alla giustizia europea che la Corte Costituzionale ci impone

L’accesso ai tribunali senza ritardi ostacoli inutili è un diritto che ogni persona ha. Ostacolare l’esercizio di questo diritto con piena garanzia e in condizioni eque può comportare pregiudizi e danni irreparabili a diritti fondamentali.

La causa che lo Stato spagnolo istruisce attorno al referendum del 1° ottobre 2017, mette in evidenza diverse violazioni dei nostri diritti fondamentali, tra cui la presunzione di innocenza, la libertà, i diritti politici e un processo giudiziario con tutte le garanzie. Le violazioni della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici sono ben visibili in molte delle risoluzioni che hanno emesso sia la Corte Suprema (Tribunal Supremo) che la Corte  Nazionale ( Audiencia Nacional) contro di noi dal 16 ottobre 2017, data in cui sono stati disposti i primi ordini di custodia cautelare.

La nostra determinazione per avere un processo ed un giudizio giusti è oggi più viva che mai. Non abbiamo mai smesso di ricorrere contro tutte le lesioni che i tribunali spagnoli hanno cagionato ai nostri diritti. Ma è nei tribunali internazionali, ed in particolare nella Corte europea dei diritti dell’uomo, dove oggi depositiamo la fiducia per ricevere giustizia.

La Corte Costituzionale, però, ci impone il blocco per poter accedere alla giustizia europea. L’azione della CC è così semplice come evidente: far superare il vaglio di ammissione alla Corte al 100% dei nostri ricorsi presentati per poi non esprimersi su nessuno di essi.

Secondo dati ufficiali della CC, i ricorsi che superano il vaglio di ammissione alla stessa Corte oscillano tra l’1% ed il 1,5% del totale di quelli presentati. Nel nostro caso, sono stati ammessi il 100% per, successivamente, “dimenticarli” in un cassetto. La legislazione spagnola (Codice di procedura penale spagnolo) e la dottrina della stessa Corte Suprema stabiliscono che i ricorsi contro i provvedimenti di custodia cautelare devono avere un percorso preferente e si devono risolvere in un termine massimo di 30 giorni. Il primo ricorso ammesso formalmente al vaglio della Corte Costituzionale contro l’ordinanza di custodia cautelare disposta dalla Corte Nazionale (Audiencia Nacional) fu presentato il 22 novembre 2017, più di 365 giorni fa. Un ritardo ingiustificato, soprattutto avendo ben presente il ricordo delle celeri risoluzioni che la Corte Costituzionale ha emesso in diverse occasioni, dove è arrivata a riunirsi in camera di consiglio perfino nel weekend e a distanza di sole 24 ore dall’avanzata richiesta di intervento.

Manifestiamo la necessità di una Corte Costituzionale imparziale e diligente, che non ostacoli l’esercizio dei nostri diritti. Denunciamo il blocco che de facto la Corte Costituzionale spagnola ci impone per accedere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU). Ci riaffermiamo nella nostra determinazione, come previsto dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, ad esercitare con pieni diritti la nostra difesa. Non rinunceremo mai ad un giudizio giusto.

Non chiediamo alla Corte Costituzionale nessun trattamento di favore. Ma non accettiamo neanche passivamente nessuna discriminazione né dilazione ingiustificata. Non si tratta nemmeno di voler ottenere una risoluzione favorevole, ma bensì semplicemente che sblocchino (ammettendoli o rigettandoli) i ricorsi presentati. Solamente in questo modo si aprirà la strada per accedere alla giustizia europea. Siamo coscienti che più si ritarderà il nostro accesso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, più tarderà il recupero della nostra libertà.

Denunciamo il blocco verso la giustizia europea che la Corte Costituzionale ci impone. E lo facciamo con tutta la forza e dignità di una azione fondata nella non-violenza. Una delle poche proteste legittime che il fatto di essere in prigione ci permette: lo sciopero della fame.

Non lo facciamo contro nessuno ma a favore di smuovere coscienze e per impedire che si assuma come normale ciò che non lo è. Il funzionamento irregolare della Corte Costituzionale è di una gravità senza sfumature in uno Stato di Diritto. E questo fatto deve interpellare tutti i democratici a prescindere dal loro pensiero.

Richiediamo l’attenzione ed il supporto di tutte le persone democratiche della Catalogna, Spagna, Europa ed il Mondo. Invitiamo a mantenere l’attitudine civica e pacifica che ci ha resi così forti in questi anni. Esortiamo a dare nuova spinta alla “rivoluzione dei sorrisi” a traverso gli atti che nei prossimi giorni e settimane continueranno a celebrarsi in Catalogna in forma di concentrazioni, “cene gialle” e concerti. E chiediamo anche che il nostro sciopero della fame non alteri lo spirito né gli incontri che le celebrazioni delle prossime feste di Natale e Capodanno comportano per l’immensa maggioranza di noi.

Ringraziamo, infine, la solidarietà di tutte le donne e di tutti gli uomini che si sentono interpellati ed impegnati nella difesa effettiva dei diritti e delle libertà, personali e collettivi.

Insieme e degni fino alla libertà!

Jordi Sànchez e Jordi Turull

Prigione di Lledoners, 1° dicembre 2018

 

traduzione  Eva Mendoza – AncItalia

http://vagadefam.cat/#/denuncia/it

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TESTO ORIGINALE:

DENUNCIEM:
el bloqueig a la justícia europea que el Tribunal Constitucional ens imposa

L’accés als tribunals sense dilacions ni traves innecessàries és un dret que tota persona té. Dificultar l’exercici d’aquest dret amb plenes garanties i en condicions justes pot comportar perjudicis i danys irreparables a drets fonamentals.

La causa que l’Estat espanyol instrueix al voltant del Referèndum de l’1 d’octubre evidencia un munt d’afectacions dels nostres drets fonamentals, entre ells el de la presumpció d’innocència, la llibertat, els drets polítics i el d’un procés judicial amb totes les garanties. Les vulneracions del Conveni Europeu de Drets Humans i del Pacte Internacional de Drets Civils i Polítics són ben visibles en moltes de les resolucions que tant el Tribunal Suprem com l’Audiència Nacional han dictat contra nosaltres des del 16 d’octubre del 2017, data en què es van produir les primeres ordres de presó preventiva.

La nostra determinació per tenir un procés i un judici justos segueix més viva que mai. No hem deixat de recórrer judicialment totes aquelles vulneracions que els tribunals espanyols han infringit contra els nostres drets. Però són els tribunals internacionals, i en particular el Tribunal Europeu de Drets Humans, on avui dipositem la confiança per rebre justícia.

El Tribunal Constitucional, però, ens imposa el bloqueig per accedir a la justícia europea. L’acció del TC és tan simple com indissimulada: admetre a tràmit el 100% dels nostres escrits d’empara per, posteriorment, no resoldre’n cap.

D’acord amb les dades oficials del TC, els escrits d’empara admesos es mouen entre un 1% i un 1,5% del total dels presentats. En el nostre cas se n’admeten el 100% per, seguidament, oblidar-los en un calaix. La legislació espanyola(Llei d’enjudiciament criminal) i la doctrina del mateix Tribunal Constitucional estableixen que els recursos contra els escrits de presó provisional han de gaudir de tramitació preferent i s’han de resoldre en un termini màxim de 30 dies. El primer recurs d’empara acceptat a tràmit pel Constitucional contra l’ordre de presó provisional decretada per l’Audiència Nacional es va presentar el 22 de novembre del 2017, fa més de 365 dies. Una demora injustificada i més quan tenim ben viu el record de resolucions exprés que el Tribunal Constitucional ha fet en diverses ocasions, on ha arribat a reunir-se en cap de setmana i amb només 24 hores després de ser requerida la seva intervenció.

Manifestem la necessitat d’un Tribunal Constitucional imparcial i diligent, que no obstaculitzi l’exercici dels nostres drets. Denunciem el bloqueig que de facto el Tribunal Constitucional espanyol ens imposa per accedir al Tribunal Europeu de Drets Humans (TEDH). Ens reafirmem en la nostra determinació, d’acord amb el Conveni Europeu de Drets Humans, a exercir amb plenitud de drets la nostra defensa. No renunciarem mai a un judici just.

No demanem al Constitucional cap tracte de favor. Però tampoc no acceptem passivament cap discriminació ni dilació injustificada. La qüestió ni tan sols és que es dictamini al nostre favor, sinó simplement que es desbloquegin (inadmetin o desestimin) els recursos d’empara presentats. Només així es desbloquejarà la via per accedir a la justícia europea. Som conscients que com més s’endarrereixi el nostre accés al Tribunal Europeu de Drets Humans més s’endarrerirà la recuperació de la nostra llibertat.

Denunciem el bloqueig a la justícia europea que el Constitucional ens imposa. I ho fem amb tota la força i dignitat d’una acció amarada en la no-violència. Una de les poques protestes legítimes que el fet d’estar empresonats ens permet: la vaga de fam.

No ho fem contra ningú sinó a favor de remoure consciències i voluntats per impedir que s’assumeixi com a normal allò que no ho és. El funcionament irregular del Tribunal Constitucional és d’una gravetat sense matisos en un Estat de Dret. I això ha d’interpel·lar tots els demòcrates pensin com pensin.

Demanem l’atenció i el suport de totes les persones demòcrates de Catalunya, Espanya, Europa i el Món. Convidem a preservar l’actitud cívica i pacífica que tan forts ens ha fet al llarg d’aquests anys. Instem a donar nova volada a la “revolució dels somriures” a través dels actes que els propers dies i setmanes es continuaran celebrant a Catalunya en forma de concentracions, sopars grocs i concerts. I demanem també que la nostra vaga de fam no alteri l’esperit ni les trobades de celebració que aquestes dates properes al Nadal i a Cap d’Any comporten per a la immensa majoria de nosaltres.

Agraïm, finalment, la solidaritat de totes les dones i de tots els homes que se senten interpel·lats i compromesos en la defensa efectiva dels drets i les llibertats, personals i col·lectius.

Junts i dignes fins la llibertat!

Jordi Sànchez i Jordi Turull

Presó de Lledoners, 1° desembre 2018

Le fragilità del riformismo spagnolo e il capro espiatorio dell’indipendentismo

30 novembre 2018    NapoliMonitor.it

Dagli al catalano. Le fragilità del riformismo spagnolo e il capro espiatorio dell’indipendentismo

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Ancora una volta tocca rispondere alle narrazioni fortemente di parte di una sinistra che non vuol comprendere il movimento indipendentista catalano e che lo sceglie come capro espiatorio dei limiti ed errori dei governi socialdemocratici dello stato spagnolo. Di recente è uscito un articolo su Micromega dove si dà la colpa al movimento indipendentista catalano (e ai partiti che ne sono emanazione) di decisioni politiche che ancora non sono state prese. È una dinamica ricorrente. L’accusa è semplice, e cito testualmente: “ll governo Sánchez-Unidos Podemos sta varando una finanziaria che, se approvata, metterà fine all’austerità e salvaguarderà il welfare state senza creare tensioni con Bruxelles. Ma c’è lo scoglio degli indipendentisti catalani, il cui voto è decisivo, che minacciano di non sostenere la manovra e mandare il paese a elezioni anticipate”. È veramente così?

Bisogna fare un passo indietro e ricostruire i fatti. Attualmente Pedro Sánchez è il primo ministro di un governo monocolore socialista in Spagna. E non per mandato popolare, tramite elezioni, ma a seguito di una mozione di sfiducia a Mariano Rajoy, ex primo ministro del Partido Popular. Per cacciare Rajoy, si erano riusciti a unire i socialisti, Podemos e i partiti autonomisti e indipendentisti di tutto lo stato: il PNV basco, Coalicion Canaria, ERC e PDeCat catalani. I motivi, semplici: la sua incapacità a gestire la “questione catalana” e i grandi scandali di corruzione a carico del partito, in cui sembrava fosse direttamente implicato.

La mozione di sfiducia ha permesso a Sánchez di diventare primo ministro, con l’appoggio di Unidos Podemos (la coalizione di Izquierda Unida e Podemos). Un primo ministro con un fragile sostegno alla Camera, ma in minoranza al Senato, dove il PP mantiene la maggioranza assoluta. Nel sistema bicamerale spagnolo questa congiuntura rende complessa l’approvazione della legge finanziaria per il 2019, perché il governo del PSOE, anche se con l’appoggio esterno di Podemos, resta un governo di minoranza. Lo stesso accordo è, di per sé, un accordo di minoranza, fatto tra due partiti che cercheranno di farlo votare da quelli che gli hanno dato sostegno in passato.

Anche se il disegno di legge non è ancora stato presentato alla Camera, si parla già di cosa potrebbe succedere al Senato. Nell’ipotesi che la Camera lo approvi, infatti, la presidenza del Senato potrebbe mettere un veto e non discutere il disegno di legge, quindi non approvarlo. Per farlo il PP dovrebbe accordarsi con Ciudadanos (C’s), partito di rigenerazione della destra neoliberale spagnola. Attualmente C’s ha proposto di non imporre un veto e aprire un dibattito sulla finanziaria, ma alla condizione che, se non approvata al Senato, la legge sia approvata di nuovo dalla Camera con una maggioranza ampia, dei tre quinti. Questo porterebbe comunque ad affondare la finanziaria, perché tale maggioranza non si può ottenere senza C’s o PP. È una complessa catena di mosse tattiche, in preparazione alle imminenti  elezioni in Andalusia, e alle municipali ed europee del 25 maggio 2019.

Ma invece di spiegare la complessità di questo scenario, l’articolo intraprende una curiosa scelta comunicativa: dare addosso ai catalani. E utilizza tutti gli argomenti: il non veto di Ciudadanos per giustificare la “sicurezza” della finanziaria che si farà; la richiesta di una negoziazione da parte dei partiti indipendentisti, tutt’ora sotto la spada di Damocle della giustizia spagnola; la mancanza di sostegno immediato alla manovra. Tutto viene utilizzato per responsabilizzare gli indipendentisti catalani di non voler “mettere fine all’austerità”, qualunque cosa significhi.

Quando nella narrativa costruita si parla della “minaccia” dei partiti indipendentisti di non approvare la manovra, si forza una lettura faziosa dei fatti (come quando il presidente della Catalogna è definito in “fuga”, sposando la terminologia della destra radicale che non accetta di parlare di esiliati ma di latitanti). L’accordo è solo tra due partiti, ma per la maggioranza ne mancano altri. Inizia quindi la negoziazione, dove ognuno fa le sue proposte e richieste. E non solo i partiti dei catalani, ma anche i valenciani di Compromís (dell’area Podemos, ma nel gruppo misto). Di minaccia allora si potrebbe parlare qualora si giungesse a un accordo, e una delle parti volesse tirarsi indietro. Qui l’accordo è stato siglato da due formazioni politiche senza la partecipazione di nessun altro.

Chi in realtà sta minacciando di far saltare l’accordo è lo stesso PSOE, il partito al governo. Infatti, per la prima volta da quando si è iniziato a parlare di questa “manovra del popolo” Isabel Celaá, portavoce del governo, ha ammesso che il PSOE potrebbe non presentare la finanziaria se le negoziazioni non arrivano a buon fine e se non ottengono l’appoggio della Camera. La cosa porterebbe a due scenari, entrambi complessi: le elezioni anticipate, che potrebbero segnare una nuova vittoria della destra (considerando come sono andate le ultime elezioni del 2016, ripetute, con il PP che manteneva saldo il potere) o una proroga della finanziaria del 2018, fatta anch’essa dal PP e non modificata dal PSOE. Tutto il contrario della manovra del popolo.

Questo scenario non può essere semplificato al punto di non far cenno al tatticismo del PSOE. E invece si cerca un nemico. Se non si può dare la colpa al PP, perché è all’opposizione, ci sono sempre i catalani, i nemici perfetti. Per anni il movimento indipendentista è stato descritto, dalle stesse penne che osannano lo pseudo-riformismo socialista, come un movimento borghese, egoista, nemico del popolo. Si è negato il fatto che sia un movimento interclassista e intergenerazionale, trasversale e animato da molte persone di sinistra, forse più del retorico movimento repubblicano spagnolo, quasi totalmente assente nello scenario politico. E si afferma così che il governo di Sánchez ha compiuto molti sforzi per risolvere il conflitto catalano, menzionando anche un possibile referendum, forse sull’autogoverno, ma non certo sull’autodeterminazione. L’idea del referendum “condiviso” è una proposta riciclata dal PSC (partito socialista catalano), legata a una possibile riforma federale, che sarebbe la ripetizione esatta dello scenario del 2007, quando i protagonisti erano Zapatero e Maragall. Si attribuiscono a Rajoy le decisioni della Procura sui processi che vedono i leader politici catalani accusati di sedizione e disobbedienza per avere organizzato il referendum sull’autodeterminazione del primo ottobre 2017. Salvo affermare, en passant, che la magistratura è indipendente e che quindi Sanchez non può influire sullo svolgimento dei processi in corso. Inoltre, in questi giorni la Commissione europea ha assicurato che questa finanziaria è “fuori rotta” rispetto ai criteri stabiliti da Bruxelles. Ancora una volta, si costruisce una narrazione in cui il PSOE è la panacea per tutti i problemi della Spagna. Cosa che, alla prova dei fatti, non regge.

In questa narrazione manca il punto centrale dell’analisi sullo stato spagnolo. Qui il “progresso” dipende dagli indipendentismi, mentre le ondate repressive-retrograde funzionano in tutto il territorio grazie al PP, Cs e Vox. Non solo a livello parlamentare ma proprio per quel che riguarda concetti democratici come libertà, sovranità popolare e diritti civili. Solo per fare alcuni esempi: la PAH, la Piattaforma per le persone colpite da ipoteca, organizzazione simbolo della lotta per la casa sin dalla crisi del 2008, prende forma in Catalogna; la proibizione delle corride viene approvata dal parlamento catalano a maggioranza indipendentista; i proiettili di gomma, che hanno mutilato molti attivisti dei movimenti sociali, sono stati proibiti dal parlamento catalano (mentre sono tuttora utilizzati nel resto della Spagna). Ovviamente la Catalogna non è una terra promessa, ma risulta difficile negare il fatto che le spinte progressiste che hanno dato forza anche a Podemos si sono sviluppate lì. Basti vedere i risultati delle elezioni del 2016, quando proprio i territori dove la questione nazionale è molto sentita hanno mostrato una chiara opposizione al governo del PP. Ma non solo. Tanto questi risultati, come l’evoluzione dei partiti politici riformisti, mostrano come questi progetti “di cambiamento” siano incapaci di superare il tetto di cristallo della struttura stessa dello stato spagnolo. Allora perché non utilizzare questi indipendentismi come chiave di rottura nazionale e riforma sociale, invece di additarli sistematicamente come nemici del popolo, manipolando la realtà con omissioni, distorsioni e interpretazioni di parte? (victor serri)

http://napolimonitor.it/dagli-al-catalano-le-fragilita-del-riformismo-spagnolo-capro-espiatorio-dellindipendentismo/

 

L’Organizzazione Mondiale Contro la Tortura richiede l’immediato rilascio dei “Jordi”*

 

Gerald Staberock, segretario generale dell’OMCT, ha indirizzato una lettera aperta al Presidente della Spagna, Pedro Sánchez, al Procuratore generale dello Stato, María José Segarra e al Difensore civico, Francisco Fernández Marugán

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Jordi Cuixart – Jordi Sànchez

 

La lettera nella sua versione originale può essere consultata alla fine di questo pezzo. Successivamente, una traduzione:

 

Ginevra, 22 novembre 2018L’Organizzazione mondiale contro la tortura (OMCT), che è la più grande rete di organizzazioni non governative che lottano contro la tortura, le esecuzioni sommarie, le sparizioni forzate, le detenzioni arbitrarie, così come contro qualsiasi altra punizione crudele, inumana o degradante, fornendo un sistema completo di sostegno e protezione per i difensori dei diritti umani in tutto il mondo, le sta scrivendo per esprimere una seria preoccupazione per la detenzione arbitraria di Jordi Cuixart i Navarro, presidente dell’organizzazione non governativa Òmnium Cultural.

Òmnium Cultural è un’organizzazione senza scopo di lucro, fondata nel 1961 sotto la dittatura di Franco per promuovere l’uso della lingua catalana, che era stata soppressa e ridotta all’uso della famiglia e all’ambito  della cultura. Nel corso degli anni, l’ONG ha ampliato le sue aree di lavoro. Nel 2015 ha condotto una campagna contro l’impunità per i crimini commessi durante la dittatura di Franco e la campagna “lotte condivise” che aveva lo scopo di commemorare i 50 anni di impegno comune tra le organizzazioni della società civile che lavorano per i diritti di lavoratori, non discriminazione di genere e di origini o il diritto alla casa. Nel 2018  ha anche lanciato una campagna “Domani potrebbe essere lei”, volto a denunciare la Legge Organica sulla tutela della pubblica sicurezza (nota come “legge bavaglio”) e la riforma del codice penale, che sono stati ampiamente criticati perché impongono gravi limitazioni ai diritti di libertà, di riunione e di espressione. L’OMCT ricorda che il signor Jordi Cuixart è in carcere dal 16 ottobre 2017, con l’accusa di “sedizione” (articolo 544 del codice penale spagnolo). Il 21 marzo 2018, Cuixart è stato anche accusato di “ribellione” (articolo 473, paragrafo 1 del codice penale). Il 2 novembre 2018, il ministro pubblico ha richiesto 17 anni di prigione per il Sr. Cuixart. Nell’accusa, Cuixart è designato come responsabile per avere il ruolo principale nella mobilitazione di 40.000 dimostranti. Il 20 settembre 2017, coloro che si sono incontrati alle porte del Ministero dell’Economia (catalano), mentre una commissione giudiziaria, composta da 25 agenti della Guardia Civile, stava indagando all’interno delle strutture, lo hanno fatto per protestare contro i raid, le ricerche e gli arresti di diversi funzionari catalani effettuati dalla polizia spagnola volti a fermare il referendum per l’indipendenza catalana, che fu organizzato il 1 ° ottobre 2017, e che la Corte costituzionale spagnola aveva dichiarato illegale.

OMCT è anche seriamente disturbata per la detenzione preventiva del signor Jordi Sánchez I Picanyol, ex Presidente dell’Assemblea Nazionale della Catalogna (ANC)  organizzazione di circa 80.000 membri a sostengno dell’indipendenza, è stato privato della libertà e perseguito con le stesse accuse, e per gli stessi fatti che il signor Jordi Cuixart. L’OMCT ricorda che la libertà di riunione sancisce la libertà di incontrarsi per discutere e parlare di preoccupazioni condivise, purché gli organizzatori della riunione abbiano intenzioni pacifiche (…) Il 4 ottobre 2017, OMCT ha anche criticato l’uso indiscriminato e eccessivo della forza da parte della Polizia in Catalogna durante il referendum organizzato il 1° ottobre 2017 e ha chiesto un’indagine immediata, approfondita e imparziale sugli interventi della polizia che potrebbero costituire un delitto di  tortura. Così come un trattamento crudele, inumano o degradante.

OMCT ricorda che Cuixart  ha presentato diverse istanze per essere rilasciato, senza successo, davanti alla Sezione Penale della Suprema Corte spagnola e alla Corte costituzionale. Il pubblico ministero e le corti affermano che esiste il rischio di recidiva se viene rilasciato, sostenendo che potrebbe condurre dimostrazioni di massa che favoriscono una rivolta sociale poiché appartiene a un gruppo organizzato che promuove l’indipendenza catalana attraverso mezzi esterni al quadro giuridico spagnolo.

L’OMCT ricorda anche che, come misura che influisce sul diritto alla libertà personale, per essere compatibile con le norme internazionali e la presunzione di innocenza, la detenzione preventiva dovrebbe essere applicata solo come ultima risorsa. L’OMCT condanna la detenzione arbitraria e la persecuzione giudiziaria nei confronti del Sr Jordi Cuixart e Jordi Sánchez, che costituiscono una restrizione sproporzionata dei loro diritti fondamentali. Diritti di libera espressione, pacifica riunione e libertà personale. L’OMCT ritiene inoltre che le accuse a suo carico siano infondate e debbano pertanto essere ritirate.

L’OMCT è inoltre particolarmente preoccupata per il fatto che il Sr Cuixart e il Sr. Sánchez siano giudicati dalla Corte suprema, il più alto organo giudiziario le cui decisioni non sono soggette ad appello, invece di essere processati dal  giudice ordinario. Inoltre, l’OMCT è preoccupata che i giudici della Corte suprema siano nominati dal Consiglio Superiore della Magistratura spagnolo (CGPJ), l’organo eletto dal parlamento spagnolo, in un processo che è stato messo questione a causa di interferenze politiche che possono compromettere l’indipendenza degli alti ranghi della magistratura, in particolare nei casi politicamente sensibili. La natura altamente politica dei procedimenti penali in corso è evidenziata dal fatto che il partito politico di estrema destra VOX è stato accettato come accusa privata nel processo dalla Procura della Repubblica. Di conseguenza, OMCT esorta rispettosamente a :

i. Rilasciare immediatamente e incondizionatamente il signor Jordi Cuixart e il signor Jordi Sánchez, perchè la loro detenzione preventiva è arbitraria.

ii. porre fine a tutti gli atti persecutori, anche a livello giudiziario, contro di loro e garantire loro il diritto a un processo equo, in particolare:- ordinando che i fatti siano esaminati dal loro giudice naturale, in applicazione del diritto di uguaglianza dinanzi ai tribunali, trasferendo il fascicolo a un tribunale ordinario e competente per giudicare gli eventi che hanno avuto luogo in Catalogna;- assicurando che i signori Jordi Cuixart e Jordi Sánchez possano beneficiare di un doppio livello di giurisdizione.

iii. Rispettare tutti gli obblighi internazionali relativi al rispetto dell’esercizio dei diritti e delle libertà dei cittadini, come la libertà di espressione, la libertà di associazione e di riunione, come stabilito nella Convenzione Internazionale del Patto sui Diritti Civili e Politici (ICCPR) , in particolare negli articoli 19.2 e 21, in particolare:• modificando  la legge sulla sicurezza dei cittadini e del codice penale al fine di garantire i più elevati standard internazionali in materia di diritti umani in relazione al diritto alla protesta sociale.

iv. Garantire in ogni circostanza il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali in conformità con le norme internazionali sui diritti umani e gli strumenti internazionali ratificati dalla Spagna. Con la speranza che le preoccupazioni espresse in questa lettera ricevano l’attenzione che meritano, rimaniamo a vostra disposizione per qualsiasi ulteriore informazione. Cordialmente, Gerald Staberock, Segretario Generale dell’OMCT

* Jordi (Giorgio) è il nome dei due attivisti in prigione Jordi Sánchez e Jordi Cuixart.

traduzione  Margherita Ravera – AncItalia

 

Screenshot_2018-12-01 La Organización Mundial contra la Tortura exige a España la inmediata puesta en libertad de Los Jordi[...]

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http://cmp.smartadserver.mgr.consensu.org/consentStorage.html

 

 

 

 

 

 

 

Parlamentari di tutta Europa si uniscono per denunciare la repressione dello stato spagnolo

 

El Nacional.CAT – Foto: @EUCat_Dialogue – Barcelona 27 novembre 2018

 

Membri dei parlamenti delle Fiandre, Regno Unito, Estonia e Danimarca hanno creato, insieme alla Piattaforma “Dialogo UE-Catalunya” del Parlamento Europeo, una Rete Parlamentare dei Gruppi di Amicizia con la Catalogna. L’obiettivo della nuova rete è di “unire le voci” che finora lavoravano nei rispettivi paesi separatamente e di “coordinarsi” in caso di future azioni di denuncia.

Piattaforma Dialogo UE-Catalunya

Piattaforma “Dialogo UE-Catalunya” del Parlamento Europeo

 

Lo hanno spiegato durante una conferenza stampa nel Parlamento Europeo, alcuni rappresentanti dei diversi gruppi esistenti attualmente in vari parlamenti stranieri. In un manifesto firmato nel Parlamento Europeo, i rappresentanti rivendicano il rilascio dei prigionieri indipendentisti, “la necessità urgente di trovare una soluzione politica” e chiamano l’Unione Europea a “mediare”. Inoltre, si sono congiurati per denunciare la “repressione” in Spagna e chiedono il rispetto del diritto di autodeterminazione attraverso un referendum concordato e vincolante.

 

Durante la conferenza stampa, Hywell Williams (Regno Unito) ha affermato che il manifesto è “estremamente importante” e ha assicurato che la democrazia “preoccupa tutti”. D’altra parte, Magni Arge (Danimarca) ha condiviso e sottolineato che la creazione della nuova rete come il manifesto sono molto “necessari” ora che si avvicina il processo presso il Tribunale Supremo. Secondo lui, bisogna chiedere “un processo giusto” e ha avvertito che la situazione in Catalogna potrebbe essere anche “un problema per altri paesi europei in futuro”. “I governi europei e una parte dei media stanno guardando dall’altra parte… Abbiamo bisogno di spiegare questa storia”, ha evidenziato Arge.
Poi, ha preso la parola il parlamentare Peter Luykx (Fiandre) che ha voluto sottolineare che l’”Europa non può restare sempre in silenzio” e ha chiesto una “presa di coscienza internazionale” sulla situazione in Catalogna. “Devono rilasciare i prigionieri, è una disgrazia che si trovino alla sbarra per esprimere la propria opinione”, ha reclamato. Artur Talvik (Estonia) ha denunciato anche la situazione che stanno subendo i prigionieri e ha esortato a “continuare la lotta contro una situazione ingiusta”.

 

Secondo quanto ha spiegato l’europarlamentare di Esquerra (ERC) Jordi Solé, la Piattaforma di Dialogo UE-Catalunya del Parlamento Europeo giocherà il ruolo di “coordinatore” della nuova rete. E una delle prime azioni, ha detto l’euro-parlamentare del PDeCAT Ramon Tremosa, sarà denunciare la prigionia dell’ex-presidentessa del Parlament catalano Carme Forcadell. “Sarà una azione per informare tutti i parlamenti europei su questa chiara violazione dei principi democratici, soltanto per aver permesso un dibattito con una chiara maggioranza”, ha concluso.
Attualmente esistono in Europa sette gruppi di amicizia con la Catalogna, tre dei quali ―Svizzera, Finlandia e Irlanda― non hanno potuto assistere alla riunione di questo martedì tenutasi a Bruxelles. Comunque, è previsto che nei prossimi giorni aderiscano anche loro al manifesto e si inseriscano nella nuova rete.

 

traduzione  Àngels Fita – AncItalia

 

https://www.elnacional.cat/ca/politica/diputats-europa-repressio-estat-espanyol_329058_102.html

 

 

Museo del somaro

Se vi incontrate in Umbria per turismo, fate un salto a Gualdo Tadino, c’è il Museo del somaro         https://www.museodelsomaro.it/

La sorpresa di trovare il nostro caro somaro (ruc !)   visto e rivisitato da Anton Roca                        http://www.arteco.org/index.html

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