Dalla Bocconi alla Generalitat. Elsa alla guida della Catalogna

 

L’economista Artadi potrebbe essere eletta presidente alla fine di febbraio. Ma Puigdemont avrà una carica simbolica dall’esilio a Bruxelles

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Elsa Artadi, 42 anni, (a destra) con Puigdemont a Barcellona, è un’economista ed ex professoressa della Bocconi

 

 

Francesco Olivo   La Stampa  9.02.2018

Un presidente a Bruxelles e una presidentessa a Barcellona. La prossima leader della Catalogna potrebbe essere Elsa Artadi, economista di 42 anni, fedelissima di Puigdemont ed ex professoressa della Bocconi. Con lei al comando, la regione ribelle potrebbe uscire dalla paralisi istituzionale, generata dall’impossibilità di nominare presidente Carles Puigdemont, in Belgio da oltre 100 giorni con un mandato di cattura emesso dai giudici spagnoli. La soluzione sul tavolo dei partiti indipendentisti però non escluderebbe il leader. Puigdemont, infatti, avrebbe ottenuto di essere investito ufficiosamente a Bruxelles da un «Consiglio della Repubblica» formato dai deputati indipendentisti, una carica simbolica senza effetti legali, per sfuggire alle certe conseguenze penali della giustizia di Madrid.

 

Artadi è stato il volto della campagna elettorale vittoriosa di Junts per Catalunya, la lista voluta da Puigdemont, che nelle urne, lo scorso dicembre, ha superato Esquerra Republicana e ha garantito la maggioranza assoluta ai separatisti. Professoressa di Macroeconomia, Artadi ha un curriculum molto solido, con studi ad Harvard, consulenze alla Banca mondiale e una cattedra alla Bocconi, (contratto firmato da Mario Monti, allora rettore dell’Ateneo), «insegnavo in inglese, il mio italiano non è così buono», raccontava dopo un comizio lo scorso dicembre.

 

Nel 2009 l’allora governo catalano la chiama a dirigere un dipartimento economico della Generalitat. Il profilo tecnico si fa politico soltanto negli ultimi mesi, quando Puigdemont la vuole a capo della nuova formazione. L’obiettivo dell’esule è di smarcarsi dai due grandi partiti del nazionalismo catalano, Esquerra republicana e il PDeCat, quest’ultimo macchiato da sentenze per casi di corruzione. Sin dagli ultimi drammatici giorni del suo governo infatti, Puigdemont si muove con un piccolo cerchio di fedelissimi, nessuno dei quali (Artadi inclusa) con una marcata connotazione partitica.

 

Se l’accordo tra le diverse anime dell’indipendentismo sarà confermato, Artadi potrebbe essere eletta a fine febbraio dal Parlamento catalano. Prima, però, ci sarebbero due passaggi da completare. Il primo dovrebbe essere un voto della Camera di Barcellona per riconoscere il ruolo di Puigdemont senza eleggerlo formalmente (la Corte costituzionale ha chiarito che serve la presenza fisica in aula). Seconda mossa, stando agli accordi ancora non ufficiali, sarà quella di celebrare una sorta di investitura simbolica a Bruxelles dell’ex presidente. Si tratta, come detto, di escamotage politici per non infrangere le leggi spagnole, un rischio che in molti non possono correre (specie gli ex ministri liberi su cauzione che potrebbero tornare in carcere in caso di nuove disobbedienza).

 

Nelle prigioni alle porte di Madrid sono rinchiusi da oltre tre mesi l’ex vicepresidente Oriol Junqueras, il responsabile dell’Interno Joaquim Forn e i due leader della società civile indipendentista, Jordi Cuixart e Jordi Sànchez. Misure preventive, il processo è ancora lontano, che stanno cominciando a far discutere anche all’estero. Amnesty International ha chiesto la scarcerazione di Sànchez: «La sua è una detenzione eccessiva e sproporzionata». La magistratura però va avanti e il Partito popolare, guidato dal premier Rajoy, propone una legge per escludere anche in futuro qualsiasi ipotesi di amnistia.

 

http://www.lastampa.it/2018/02/09/esteri/dalla-bocconi-alla-generalitat-elsa-alla-guida-della-catalogna-s0S7Zn7EGAeBUVkUpBeBHP/pagina.html

“Madrid non ci piegherà i catalani vogliono ancora Puigdemont”

 

 

Di cosa stiamo parlando.

Il 21 dicembre la Catalogna è andata alle urne per scegliere la nuova Assemblea regionale. La precedente era stata sciolta da Madrid dopo la dichiarazione unilaterale di indipendenza. Fra gli eletti c’è Carles Puigdemont, presidente della precedente Assemblea. Gli indipendentisti lo vogliono alla guida del governo, ma Madrid ne vieta l’elezione.

OMERO CIAI   La Repubblica   22.01.2018

“Non c’è alcuna soluzione diversa dal ritorno di Puigdemont alla guida della Generalitat. Ha vinto le elezioni e abbiamo la maggioranza assoluta nel nuovo Parlamento”. Elsa

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Elsa Artadi, 41 anni, economista, bocconiana, è braccio destro del leader catalano esiliato a Bruxelles

Artadi, economista, 41 anni, un recente passato di docente alla Bocconi di Milano e alla Banca Mondiale, è diventata negli ultimi mesi la deputata di “Junts per Catalunya” più vicina all’ex presidente catalano esiliato a Bruxelles. Portavoce, consigliera, ma soprattutto sua stratega in patria. A sorpresa, anche grazie a lei che dirige la campagna per le elezioni del 21 dicembre, “Junts per Catalunya”, la cosidetta “lista del presidente”, ha vinto la guerra interna nel fronte indipendentista superando “Esquerra Republicana” di Oriol Junqueras, il vice di Puigdemont in carcere con l’accusa di “ribellione” per la dichiarazione unilaterale di indipendenza del 27 ottobre scorso. E grazie a quella vittoria ora detta l’agenda dei nazionalisti catalani che, entro il 31 gennaio, devono eleggere il nuovo presidente della Generalitat commissariata tre mesi fa.

Rivedremmo presto l’ex presidente Puigdemont alla guida della Generalitat?

“Senza dubbio è il nostro candidato e abbiamo la maggioranza per eleggerlo”

Ma sia i partiti catalani unionisti che il premier Rajoy vi hanno già avvisato che bloccheranno la nomina ricorrendo al tribunale costituzionale perché contro di lui c’è un ordine di cattura e non sarà presente alla seduta di insediamento.

“Gli unionisti vogliono utilizzare tattiche improprie che ritengo aberrazioni democratiche perché sperano di alterare il risultato elettorale. Se gli unionisti vogliono la maggioranza in Parlamento bene, facciano meglio alle prossime elezioni ma non usino ora tecniche antidemocratiche”

L’impossibilità di rieleggere Puigdemont sarebbe un atto antidemocratico?

“Assolutamente. Non c’è nulla che impedisce la sua rielezione”

Ma non può essere presente, governerà dall’esilio?

“Questo è un altro tema decisivo. Puigdemont, come tutti i deputati eletti gode dell’immunità e, nel codice spagnolo, potrebbe essere arrestato soltanto se commette un reato in flagrante (un furto o un omicidi). L’immunità dei deputati è un diritto fondamentale perché garantisce la rappresentazione dei cittadini. Mi chiedo se il governo centrale vorrà essere antidemocratico fino a questo punto.

Questo vuol dire aprire uno scontro frontale con Madrid?

“Se per loro uno scontro frontale è che noi applichiamo il risultato delle elezioni del 21 dicembre hanno un problema molto più grave di quel che sembra. Sarebbe la constatazione che il governo Rajoy non accetta il risultato di elezioni che hanno convocato e organizzato loro. Noi non possiamo accettare che sia Rajoy a decidere chi sarà il prossimo presidente della Generalitat”

Contestano l’insediamento a distanza …

“Ma non c’è una base giuridica per contestarlo. Capisco che non gli piaccia Puigdemont ma che vogliamo fare?”

Fu un errore la dichiarazione d’indipendenza?

“Fu solo un atto simbolico inevitabile dopo il referendum del primo ottobre. Ma sarebbe rimasto simbolica. A Madrid invece decisero che bisognava dare alla Catalogna una lezione esemplare affinché nessuno pensasse mai più di fare lo stesso.

Ora il problema è che il governo centrale è stato molto sorpreso dai risultati elettorali. Non s’immaginavano che gli elettori riaffermassero con tanta forza la prospettiva indipendentista”

Sperate ancora in un negoziato con il governo spagnolo?

“Prima o poi accadrà. Che altro possono fare se non negoziare, eliminarci? ”

 

 

La Corte suprema spagnola respinge la richiesta di arresto di Puigdemont

 

 Euronews   22.01.20128

 

La procura aveva chiesto al Tribunale supremo di riattivare il mandato d’arresto europeo contro l’indipendentista catalano

Puigdemont a Copenhagen

 

Puigdemont non verrà arrestato durante la sua visita in Danimarca. Lo ha deciso il giudice della Corte Suprema spagnola Pablo LLarena respingendo la richiesta della procura. di Madrid. Una richiesta che il giudice ritiene formalmente ragionevole, ma da rinviare.

Intanto il neo eletto presidente dell’assemblea catalana avanza la candidatura di Puigdemont alla presidenza della Generalitat

“Proporro’ alla Camera la candidatura del signor Carles Puidgemont i Casamajo alla presidenza della Generalitat – ha dichiarato il Presidente del Parlamento Catalano, Roger Torrent (nella foto) – Sono consapevole della situazone personale e giudiziaria del signor Puigdemont e dei carichi pendenti sulla sua testa, ma sono ugualmente consapevole della assoluta legittimità della sua candidatura”.

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Una situazione complessa dal punto di vista giuridico, quella dell’ex presidente della Generalitat. Secondo alcuni il giudice avrebbe rimandato l’arresto per non consentire a Puigdemont di richiedere il voto delegato per il parlamento di Barcellona in quanto impossibilitato a essere presente alle sedute.

Puidgemont era arrivato stamane a Copenhagen per una conferenza. Dovrebbe far ritorno a Bruxelles martedi o mercoledi prossimo.

 

Catalonga, indipendentisti conquistano la maggioranza assoluta.

 Ma gli unionisti di Ciudadanos sono il primo partito

Il Fatto Quotidiano   21.12.2017Catalogna-elezioni-Parlamento-2-675

“Junts per Cat” dell’ex presidente Carles Puigdemont, “Erc” del vicepresidente Oriol Junqueras e “Cup” ottengono 70 seggi sui 135 del Parlament. Sonoro schiaffo politico al premier spagnolo Mariano Rajoy. Il cui Partito Popolare è crollato. Affluenza a quota 82%, il valore più alto mai registrato, 7 punti in più rispetto alle consultazioni del 2015

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Il fronte indipendentista vince le elezioni in Catalogna. Con oltre il 96% delle schede scrutinate, i tre partiti Junts per Cat dell’ex presidente Carles Puigdemont, Erc del vicepresidente Oriol Junqueras e Cup ottengono 70 seggi sui 135 del Parlament. A meno di due mesi dalla proclamazione della Repubblica e dall’immediata decapitazione da parte di Madrid delle istituzioni catalane, la regione ribelle ha votato di nuovo oggi per le forze autonomista infliggendo un sonoro schiaffo politico al premier spagnolo Mariano Rajoy. Il cui Partito Popolare è crollato. Affluenza a quota 82%, il valore più alto mai registrato, 7 punti in più rispetto alle consultazioni del 2015, quando la partecipazione fu del 74,95%.

L’altro grande dato politico è il successo di Ciudadanos, il partito più duramente unionista, che diventa la prima formazione catalana vampirizzando il Partido Popular di Rajoy. La lista di Inés Arrimada, capitalizzando sulla crescita del nazionalismo spagnolo anche in Catalogna, ottiene 36 seggi, e arriva prima in voti. JxCat del President ‘in esiliò Carles Puigdemont è secondo con 34 seggi, davanti a Erc del ‘detenuto politicò Junqueras con 32. Il terzo partito indipendentista, la Cup, si ferma a 4 seggi. Nel campo unionista arrivano secondi i socialisti di Miquel Iceta con 17 deputati, mentre il Pp crolla dagli 11 seggi uscenti a 4, e al 4% dei voti.

Per il potere spagnolo è una chiara disfatta. Il candidato di Rajoy in Catalogna Xavier Albiol aveva promesso di spazzare via gli indipendentisti. Nonostante le incriminazioni di tutti i suoi leader, dieci dei quali sono finiti in carcere – quattro lo sono tuttora – l’’esiliò in Belgio di Puigdemont e di altri 4 suoi ministri inseguiti da mandati di cattura spagnoli, il fronte della secessione ha vinto di nuovo. In voti incassa il 48% contro il 43,5% ai tre partiti unionisti.

Il travaso di voti registrato in Catalogna fra i due partiti unionisti di destra, Cs e Pp, a danno del partito del premier, è un segnale d’allarme per Rajoy. Potrebbe spingere il giovane e ambizioso leader di Ciudadanos, il catalano Albert Rivera, a tentare di accelerare l’uscita di scena dell’attuale premier, che da un anno governa in fragile minoranza a Madrid. La vittoria degli indipendentisti è ancora più bruciante per il governo centrale in quanto è stata ottenuta in elezioni che hanno registrato un’affluenza senza precedenti, attorno all’82%, che danno una ancora maggiore legittimità popolare al destituito Puigdemont.

Gli scenari delle prossime settimane si fanno ora complicati. Il principale candidato alla presidenza della Catalogna, Puigdemont, si trova in Belgio. Se rimette piede in terra spagnola sarà arrestato. Il suo vicepresidente, Junqueras, capo del secondo partito indipendentista, è in carcere. Puigdemont chiede che il governo destituito venga ‘restituito’ al paese, e che tutti i ‘detenuti politici’ siano liberati. Altri due nuovi deputati sono in carcere a Madrid, due ‘in esilioì a Bruxelles.

Al momento sembra molto difficile possano occupare il loro nuovo scranno in Parlamento e partecipare all’elezione del President. La sessione costitutiva dell’assemblea catalana dovrà tenersi entro il 23 gennaio, il primo turno dell’elezione del President per il 10 febbraio. Se per aprile non sarà stato possibile eleggere il nuovo presidente scatterà lo scioglimento automatico dell’assemblea con nuove elezioni a fine maggio. E non è chiaro se Rajoy accetterà ora, come aveva promesso, di restituire alla Catalogna la sua piena autonomia politica e istituzionale. La crisi catalana è pronta a riesplodere.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/12/21/catalogna-indipendentisti-conquistano-la-maggioranza-assoluta-ma-gli-unionisti-di-ciudadanos-sono-il-primo-partito/4054249/

 

50 mila in piazza a Bruxelles

 

50mila in piazza a Bruxelles a sostegno di Puigdemont: “L’Ue ci ascolti”

Il Fatto Quotidiano   7.12.2017

 

Un fiume di bandiere gialle, rosse e blu, di palloncini e sciarpe gialle ha invaso pacificamente le vie della capitale dell’Unione Europea per abbracciare il ‘president’, il deposto Carles Puigdemont auto-esiliatosi in Belgio

 

 

Sono arrivati quasi in 50mila dalla Catalogna a Bruxelles per fare sentire il proprio grido di ‘llibertat‘ a un’Ue “che non dà risposte“. Un fiume di bandiere gialle, rosse e blu, di palloncini e sciarpe gialle ha invaso pacificamente le vie della capitale dell’Unione Europea per abbracciare il ‘president‘, il deposto Carles Puigdemont auto-esiliatosi in Belgio dopo la bufera politica seguita al referendume per l’indipendenza. Oltre al leader indipendentista, erano presenti anche i ministri Lluis Puig GordiClara PonsatiMeritxell Serret e Antoni Comin, con lui in Belgio. La manifestazione ha preso avvio in mattinata dal parco del Cinquantenario, a due passi dai palazzi delle istituzioni europee.

La manifestazione indipendentista è stata convocata dalle associazioni catalane Anc e Omnium Cultural e in prima fila c’erano il numero due di ErcMarta Rovira, i leader di Anc e Omnium Cultural Marcel Mauri e Agustí Alcoberro, e anche il portavoce di Erc al Congresso dei deputati, Gabriel Rufian. Il corteo si è snodato per quasi quattro ore nelle strade del quartiere europeo, malgrado la pioggia e il freddo. Con una lunga pausa davanti al Palazzo Berlaymont, sede della Commissione Ue: sotto le finestre di Jean-Claude Juncker, i manifestanti hanno cantato a squarciagola l’inno catalano ‘Els segadors’. Ma ad attenderli, in piazza Jean Rey, c’era Carles Puigdemont, che dal palco ha dichiarato: “L’Ue ascolti i cittadini – ha arringato dal palco il leader deposto -. L’Europa non dovrebbe avere paura di difendere i valori democratici fondamentali. La Catalogna vuole rimanere un Paese democratico“. Puigdemont ha rimproverato all’Ue il fatto di avere “dato sostegno” al premier spagnolo Mariano Rajoy e si è appellato direttamente al presidente della Commissione Ue Juncker, affinché “l‘Europa si renda conto che ancora può giocare un ruolo” nella crisi catalana.

La mobilitazione, con l’hashtag #WakeUpEurope (Europa, svegliati) su Twitter ha visto affluire nella capitale belga moltissimi manifestanti, arrivati dalla Catalogna in autobus, in aereo, in treno, in auto, con o senza roulotte, o in camper (moltissimi erano parcheggiati stamani al Parco del Cinquantenario, da dove è partito il corteo), per sostenere Puigdemont in vista delle elezioni che si terranno in Catalogna il prossimo 21 dicembre. Il tam tam iniziato nei giorni scorsi ha dunque funzionato, anche grazie all’organizzazione portata avanti da associazioni come l’Anc, nazionalisti catalani: 250 i pullman noleggiati per portare la gente, cinque i voli charter. “La nostra vocazione è europeista – spiega Joan Grau, un manifestante arrivato da Fonollosa, vicino a Barcellona – ma l’atteggiamento della Commissione europea ci ha deluso. Dopo il referendum ci aspettavamo una risposta che non è arrivata”. Accanto alle bandiere catalane, ovviamente la maggior parte, ha sventolato anche qualche stendardo fiammingo e qualche bandiera corsa

 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/12/07/catalogna-50mila-in-piazza-a-bruxelles-a-sostegno-di-puigdemont-lue-ci-ascolti/4025923/