Puigdemont libero, niente estradizione per ribellione

Il tribunale dello Schleswig-Holstein rilascia l’ex presidente catalano con una cauzione di 75.000 euro. La Spagna non potrà processarlo per il reato più grave

Francesco Olivo   La Stampa   05.04.2018

8e6daeca-38f4-11e8-a5f9-ac7e7227f5ac_R3IOEWJ4-21408-kWFD-U1110277581240x0-1024x576@LaStampa.it

AFP

 

 

Carles Puigdemont fuori dal carcere tedesco, la Spagna non potrà processarlo per ribellione. Lo ha deciso il Tribunale regionale superiore dello Schleswig-Holstein, in Germania, che sta valutando la richiesta di estradizione. L’ex presidente catalano sarà rilasciato con una cauzione di 75.000 euro. Puigdemont era stato arrestato in Germania lo scorso 25 marzo e condotto nel carcere di Neumuenster.

 

Ma, più che la scarcerazione (l’ex presidente dovrà firmare in tribunale una volta a settimana) la cattiva notizia per il Tribunale Supremo spagnolo è che se “l’esule” dovesse essere consegnato dalla Germania, non potrà essere processato per “ribellione”, il reato più grave contestato agli indipendentisti (pene massime di trent’anni di galera), quello intorno al quale verte tutta la maxi-inchiesta portata avanti, con particolare determinazione dal giudice Pablo Llarena. I colleghi tedeschi hanno individuato nel loro codice un reato simile, «l’alto tradimento», che però ha come requisito l’utilizzo della violenza. Llarena, con molte acrobazie giuridiche, ha allargato il concetto di «violenza fisica», per poter indagare su tutti i principali politici indipendentisti, molti dei quali sono in carcere preventivo.

 

L’estradzione di Puigdemont, quindi, ci potrebbe ancora essere, ma una volta in Spagna il presidente destituito potrà essere processato soltanto per le altri due reati contestati: la disobbedienza e la malversazione per aver organizzato un referendum proibito dal Tribunale costituzionale

con fondi pubblici.

 

http://www.lastampa.it/2018/04/05/esteri/puigdemont-libero-niente-estradizione-per-ribellione-EqV5DUTnQWlVbKVW5LBUKM/pagina.html

“Noi, cittadini di Europa, chiediamo la libertà immediata dei cittadini catalani incarcerati per le loro convinzioni politiche”

Quattro scrittori, tra i quali Erri de Luca e Daniel Pennac, denunciano in un articolo su «Le Monde» 

Le Monde   28.03.2018

A woman holds a former President Carles Puigdemont's mask during a protest against imprisonment of the Catalan separatist leaders, next to Sants train station in Barcelona

 

Erri de Luca, Jean-Marie Laclavetine, Daniel Pennac e Roberto Saviano

Noi, cittadini di Europa, chiediamo la libertà immediata dei cittadini catalani incarcerati per le loro convinzioni politiche.

Sono accusati di ribellione e sedizione e rischiano una condanna a trent’anni di reclusione, ma loro non hanno mai avuto una sola pietra in mano.

Non si tratta di posizionarsi a favore o contro l’indipendenza della Catalogna.

Per noi si tratta di difendere dei cittadini europei imprigionati per la fedeltà alle proprie parole.
Laboratorio di democrazia

Noi chiediamo la loro libertà e il ritiro del gravissimo e smisurato capo di accusa.

In quanto cittadini, noi ci sentiamo responsabili del diritto alla libertà di parola e di espressione.

Perchè ci occupiamo della Catalogna e non della Turchia? Perchè la Catalogna fa parte dell’Europa e noi pensiamo di vivere all’interno del suo laboratorio di democrazia. Perchè l’esperienza di fermare dei rappresentanti eletti dalla volontà popolare e di minacciarli con pene esemplari per le loro idee politiche, deve essere rifiutata dal laboratorio dell’Europa.
La repressione delle  minoranze non deve avere alcuna cittadinanza nel nostro spazio comune.

Le opinioni e le convinzioni si discutono, non si mettono in carcere.

traduzione  Àngels Fita Coll – ANC Italia

http://www.lemonde.fr/idees/article/2018/03/28/nous-citoyens-d-europe-demandons-la-liberte-immediate-des-citoyens-catalans-incarceres-pour-leurs-convictions-politiques_5277419_3232.html#l0ob8hiB4vwAkcgo.99

La Germania divisa tra etica e diritto

È giusto considerare Puigdemont alla stregua di un terrorista o di un ladro, perché di questo si tratta, consegnandolo nelle braccia di un sistema che potrebbe condannarlo a 30 anni di carcere?

di Paolo Valentino  IlCorrieredellaSera   26.03.2018

Carles Puigdemont

Puigdemont (foto Epa)

 

È una classica contraddizione weberiana, tra etica dei valori e etica della responsabilità, quella che si trova a fronteggiare la Germania, con l’arresto del leader catalano Puigdemont, in esecuzione di un mandato di cattura europeo emesso dalle autorità spagnole. La Repubblica federale, come tutti i Paesi della Ue, ha sottoscritto un meccanismo basato sulla reciproca fiducia, in grado di rendere più semplici le procedure di estradizione all’interno dello spazio comunitario. Come spiega oggi nell’intervista al Corriere il professor Martin Heger, il mandato di cattura europeo implica che ogni Paese si fidi dello Stato di diritto di un altro e viceversa. Per questo, quando viene emesso per una delle 32 categorie di reati gravi previste, comporta una procedura squisitamente giuridica, priva cioè di influenze politiche.

Responsabilità dei giudici dello Schleswig-Hollstein, il Land dove il leader secessionista è stato intercettato su segnalazione dei servizi spagnoli e fermato, è dunque di verificare che i reati contestati dai colleghi madrileni a Puigdemont siano compatibili con quelli previsti dal codice penale tedesco e se del caso concedere l’estradizione. È poco probabile però, secondo gli esperti, che questa venga decisa sulla base dell’accusa di ribellione, visto che il reato analogo in Germania, quello di «alto tradimento», è legato indissolubilmente alla violenza o all’incitazione alla violenza. Puigdemont non ha mai lanciato alcun appello alle armi, a meno di non considerare tale l’appello al voto. È invece più verosimile, ancorché ugualmente controverso, che l’accusa buona per estradarlo si riveli alla fine quella di appropriazione indebita di denaro pubblico, usato dall’ex presidente catalano per organizzare una consultazione considerata illegale e in violazione dell’ordine costituzionale spagnolo.

Fin qui l’etica della responsabilità, appunto, cui difficilmente la Germania potrà sottrarsi nel rispetto delle regole europee liberamente sottoscritte e della fiducia dovuta ai partner. «La Spagna è uno Stato di diritto», ha ribadito ieri il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert. I valori sono un’altra cosa, specialmente per un Paese ad altissima sensibilità democratica e garantista come in ragione della sua storia è la Repubblica Federale. Forse con una punta di esagerazione, la Sueddeutsche Zeitung ha toccato il nervo scoperto di questa vicenda, definendo Puigdemont il «primo prigioniero politico» della Germania.

Sarà possibile per il governo tedesco ignorare questa semplice verità e trincerarsi dietro la procedura tecnica? È giusto considerare Puigdemont alla stregua di un terrorista o di un ladro, perché di questo si tratta, consegnandolo nelle braccia di un sistema che potrebbe condannarlo a 30 anni di carcere? «Il mandato di cattura europeo non è uno strumento per regolare questioni di politica interna con l’aiuto di pubblici ministeri stranieri», commenta Wolfgang Janisch sul giornale bavarese. Né la fiducia reciproca su cui si fonda l’intero costrutto può essere cieca, ignorando il sospetto di persecuzione politica che accompagna l’azione delle autorità centrali spagnole contro i leader del movimento catalano. Perché se è vero che la secessione catalana non è legale, né costituzionale, è difficile per la Germania come per ogni altro Paese accettare che Madrid tenti di sconfiggere un movimento di massa democratico solo con la forza o il codice penale esteso all’intero territorio comunitario grazie al mandato di cattura europeo. Quanto sia sanabile la contraddizione weberiana tra responsabilità e principi è impossibile dire. Forse non lo è. E questo pone il nuovo governo tedesco in una posizione molto complicata, tanto più alla luce degli ottimi rapporti da sempre intercorsi tra Angela Merkel e Mariano Rajoy. Il caso è già politico. I Verdi suggeriscono che Berlino promuova un negoziato tra il governo di Madrid e i leader catalani, affidando la mediazione alla Commissione europea.

Una cosa certa. Nella sua improbabilità, Puigdemont ha internazionalizzato la vicenda catalana, confermando che nella Ue non esistono più crisi locali, che ogni battito d’ali provoca ripercussioni profonde e che farebbe bene l’Europa a prenderne atto.

http://www.corriere.it/opinioni/18_marzo_27/germania-puigdemont-divisa-c50797ec-3120-11e8-b98c-6b7fd54f26e4.shtml

Quel silenzio dell’Europa sulla Spagna

 

L’arresto de Puigdemont

Andrea Bonanni    La Reppublica   26.03.2018

!cid_25823ec2-7b9b-4cd7-81cd-fd72a1f820c0

 

Adesso che l’Europa ha arrestato Puigdemont in nome e per conto della Spagna, si spera che farà più fatica a  voltarsi dall’altra parte e fingere ipocritamente di ignorare la questione catalana e l’uso strumentale della giustizia da parte di Madrid, come ha fato finora.

Il mandato di cattura europeo è servito a poco per combattere il terrorismo jihadista. Non è bastato per fermare la diffusione delle mafie nella Ue. Ma è stato utilizzato in modo selettivo e mirato per colpire nel modo più duro il leader di un movimento indipendentista che ha vinto prima un referendum, poi  le elezioni, e che non si è mai macchiato di alcuna violenza. Per l’immagine dell’Europa è un altro colpo che rischia di fare male. Se davvero Puigdemont fosse un criminale, i giudici spagnoli, dietro i quali si nasconde il governo a guida Pp di Madrid, avrebbero potuto, e dovuto, chiederne l’arresto quando si trovava in Belgio, o quando è andato in Finlandia, o ancora quando è passato per la Danimarca. Non lo hanno fatto perché in quei Paesi non è previsto il reato politico di “ribellione e sedizione” che loro gli contestano. E dunque, se il leader fosse stato estradato, avrebbero potuto processarlo solo per imputazioni minori, le quali non prevedono il carcere fino a trent’anni, che evidentemente vorrebbero infliggerli. Così hanno aspettato che entrasse in Germania, dove esistono figure di reati simili a quelle contemplate dal codice spagnolo, per far scattare la trappola e mettergli le manette.

Ma le manette ai polsi di Puigdemont ora sono tedesche. Tedesco è il carcere dove si trova rinchiuso. Tedeschi i giudici che dovranno decidere se concedergli asilo politico o decretarne l’estradizione sulla base di una normativa europea. La diaspora dei dirigenti catalani democraticamente eletti  e costretti a fuggire dalla repressione spagnola ha ormai toccato mezza Europa. Ieri in Scozia si è consegnata alle autorità una esponente indipendentista. Altri si trovano in Svizzera. Altri ancora in Belgio. L’Europa ha giuridicamente poche possibilità di non applicare il mandato di arresto che essa stessa ha approvato. D’altra parte, se ora saranno i giudici tedeschi, o belgi, o scozzesi, a consegnare nelle mani degli inquisitori spagnoli gli uomini politici da loro ricercati, la Ue non potrà continuare a disinteressarsi dalla loro sorte. Come non potrà continuare a ignorare che il Parlamento catalano eletto in dicembre non è in condizioni di nominare un governo perché i potenziali candidati sono tutti in carcere o ricercati. Che otto deputati catalani sono in stato di detenzione preventiva anche se non hanno commesso alcuna violenza. E che decine di sindaci, funzionari e amministratori catalani sono stati denunciati all’autorità giudiziaria per il semplice fatto di aver compiuto il loro dovere di pubblici ufficiali della Generalitat.

Fino a quando l’Europa che mette sotto accusa la Polonia per una legge sulla nomina dei giudici costituzionali potrà fingere di non vedere quello che la Spagna sta facendo in Catalogna? Certo, il governo ultraconservatore polacco non fa parte della “grande famiglia” del Partito Popolare Europeo. Invece le sorti del Pp spagnolo di Mariano Rajoy saranno essenziali per determinare chi vincerà le prossime elezioni europee. Ma anche il modo in cui i leader popolari di mezza Europa gestiranno la crisi catalana, diventata ormai una crisi comunitaria, avrà pure una qualche influenza sugli elettori di un partito che pretende di essere una cardine della democrazia della Ue.

 

https://quotidiano.repubblica.it/edicola/catalogogenerale.jsp?ref=search

La polizia tedesca arresta il presidente catalano Puigdemont

 

 

di Marco Santopadre    Contropiano.org    25.03.20

vaga-500x310

Questa mattina la polizia tedesca ha arrestato, su segnalazione dei servizi segreti di Madrid, l’ex presidente catalano in esilio, Carles Puigdemont, mentre a bordo di un auto attraversava la frontiera tra la Danimarca e la Repubblica Federale Tedesca, diretto in Belgio.

Puigdemont era arrivato in Finlandia venerdì per realizzare incontri politici e delle conferenze sulla vicenda catalana, come aveva già fatto nelle settimane precedenti prima in Danimarca e poi in Svizzera, dove si sono nel frattempo rifugiate l’ex portavoce della CUP Anna Gabriel e la segretaria generale di ERC Marta Rovira, sulle quali grava un ordine d’arresto della magistratura spagnola.

Ma ieri aveva dovuto lasciare il paese dopo che Madrid ha chiesto l’arresto e l’estradizione del dirigente catalano riattivando l’ordine di cattura europeo spiccato mesi fa e poi sospeso per timore che la giustizia belga lo respingesse.

Il governo finlandese ha chiesto a Madrid di inviare la richiesta di arresto in inglese e non in castigliano come era avvenuto, allungando i tempi e chiarendo implicitamente che l’arresto di Puigdemont non rientrava tra le sue priorità. Al contrario Berlino si è dimostrata assai più zelante dopo aver guidato, insieme a Francia e Italia il sostegno delle istituzioni europee alla repressione spagnola contro due milioni e mezzo di cittadini catalani che il 1 ottobre hanno votato nel referendum per l’autodeterminazione sfidando i divieti di Madrid. Ora le autorità giudiziarie tedesche hanno 90 giorni per decidere se estradare o meno il dirigente catalano perseguitato dalla Spagna.

L’Assemblea Nazionale Catalana e Omnium Cultural, le maggiori associazioni indipendentiste, hanno immediatamente convocato una manifestazione alle 17 di oggi. La marcia è partita dalla sede della Commissione Europea di Barcellona per concludersi davanti al consolato tedesco.

Dal canto loro i Comitati per la Difesa della Repubblica hanno iniziato a manifestare alle 16 nel centro di Barcellona contro la repressione e per la costruzione della Repubblica, al grido di “questa Europa è una vergogna”. I CDR hanno convocato altre mobilitazioni militanti in altre località catalane davanti agli uffici delle Delegazioni del Governo spagnolo. A Girona i manifestanti hanno già occupato la sede della rappresentanza del governo spagnolo.

Tanto l’ANC e Omnium quanto i CDR chiedono ai sindacati la convocazione di un nuovo e immediato sciopero generale.

Nel pomeriggio di oggi l’organizzazione giovanile indipendentista e anticapitalista Arran ha rivendicato una scritta, tracciata davanti alla residenza del giudice Llarena a Das (Girona), in cui il magistrato viene accusato di fascismo.

 

http://contropiano.org/news/internazionale-news/2018/03/25/la-polizia-tedesca-arresta-il-presidente-catalano-puigdemont-0102225