Puigdemont rivendica la via unilaterale

Puigdemont rivendica la via unilaterale di fronte al rifiuto di Sánchez

Vilaweb –Redazione – 13. 2.2018

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Il presidente Carles Puigdemont è uscito nuovamente fuori dal Belgio per proseguire il lavoro di denunzia che esercita da quando iniziò l’esilio nel mese di ottobre del 2017. Oggi, a Londra, ha fatto una conferenza nella sede del Frontline Club, un’entità proiettata al giornalismo di guerra e indipendente. Ha visitato anche il parlamento britannico.

 

Puigdemont ha avvertito il presidente spagnolo, Pedro Sánchez, che ‘il tempo è quasi scaduto’ per proporre una soluzione politica per la Catalogna. Ha criticato il discorso di Sánchez nel congresso spagnolo: ‘Non ha messo sul tavolo alcuna buona idea’. Data la mancanza di proposte, il presidente ha rivendicato la via unilaterale, alla quale l’indipendentismo non rinuncerà mai.

 

Durante la conferenza, Puigdemont ha parlato della situazione dei prigionieri politici. Erano presenti la ministra catalana in esilio Clara Ponsatí e Laura Masvidal, moglie del ministro catalano Joaquim Forn, ora in carcere e al 11 giorno di sciopero della fame, che ha ricevuto un grande applauso quando il presidente ne ha parlato.

Prima della conferenza, nelle dichiarazioni ai media, Puigdemont ha qualificato come una ‘chiara provocazione’ la riunione del consiglio di ministri prevista per il 21 dicembre a Barcellona e ha ritenuto che sia normale che l’indipendentismo esca in piazza per mostrare il suo rifiuto. Tuttavia, ha chiamato a ‘resistere alle provocazioni’ nella protesta: ‘Abbiamo modi molto geniali, fantasiosi, sempre pacifici, civili e democratici per esprimere il nostro diritto alla protesta.’

 

Inoltre, ha detto che la visita dell’esecutivo di Pedro Sánchez a Barcellona è un’‘opportunità’ per un incontro tra i due governi.

 

traduzione  Àngels Fita – AncItalia

https://www.vilaweb.cat/noticies/video-conferencia-de-puigdemont-des-de-londres/

 

 

Comme può, l’indipendentismo, superare il 50% dei voti senza fare un referendum?

 

Vilaweb.cat – Pere Martí – 13.11.2018

Junqueras-Puigdemont

 

Analizzare il presidente Carles Puigdemont con i parametri della normale politica è un errore. Se fosse un politico come gli altri, al momento avrebbe finito il suo secondo mandato come sindaco di Girona e si avrebbe preparato il ritorno alla vita professionale. Invece, è esiliato in Belgio. Puigdemont è un politico imprevedibile, intuitivo, che non si è mai lasciato coinvolgere nelle discipline degli apparati di partito. Oggi ha fatto una proposta sulle elezioni europee di maggio che ha riacceso il dibattito: essere il secondo di Oriol Junqueras in una lista unitaria indipendente in cui Anna Gabriel potrebbe essere terza. La proposta mira a tre obiettivi:

 

  • Rompere il tetto del 50% dei voti. Uno degli argomenti più utilizzati del racconto unionista è che l’indipendentismo non ha una maggioranza perché nelle elezioni regionali non superava il 50% dei voti. Quelli che dicono questo sono quelli che non hanno mai voluto contare i voti mediante un referendum. Nelle elezioni regionali, i tre partiti indipendentisti raggiunsero il 47,9% dei voti. La proposta di Puigdemont è di trasformare le europee in un referendum. È una proposta che conosceva solo il nucleo di collaboratori più vicini a “Junts per Catalunya”. L’analisi che ne fanno è che la partecipazione per le elezioni europee non sarà tanto alta quanto quella delle elezioni regionali dello scorso 21 dicembre, che raggiunse il 80%. Anche se coincidono con le amministrative, la partecipazione sarà inferiore e sono convinti che una candidatura unitaria supererebbe il 50% e seppellirebbe definitivamente il dibattito sulla questione della maggioranza indipendentista in Catalogna.

 

  • L’Europa è l’unica via d’uscita per la Catalogna. In Spagna non c’è niente da fare. Forse nemmeno in Europa, ma il Parlamento europeo è un magnifico altoparlante per denunciare la repressione, e una lista con Junqueras, Puigdemont e Gabriel sarebbe un messaggio forte, soprattutto se è sostenuto da oltre il 50% dei voti. Dopo la riforma dei vertici giudiziari, concordata tra il PP e il PSOE questa settimana, le prospettive di risoluzione del conflitto catalano in Spagna, se mai ce fossero state, sono completamente svanite. La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sarà probabilmente favorevole ai leader indipendentisti, ma ci vorrà tempo per leggere la sentenza e, se arriverà, la Spagna cercherà di sottovalutarla e disdegnarla, come ha fatto con tutte le sentenze della CEDU. Essere in Europa è importante. La giustizia tedesca, belga, svizzera e scozzese hanno sconfessato il sistema giudiziario spagnolo. Ciò che è stato fatto con la giustizia, ora deve essere fatto nell’arena politica e il Parlamento Europeo è uno degli scenari chiave per denunciare la repressione.

 

  • Rifare l’unità strategica dell’indipendentismo. Un anno dopo gli eventi di ottobre, l’indipendentismo deve trovare un accordo su una strategia comune che vada oltre l’attesa, inerti e con le mani incrociate, della sentenza del processo in Spagna, e dovrebbe tradurre questa strategia in una piena vittoria elettorale. Non è una proposta per costringere ERC a dire di no. Puigdemont cede la leadership a Junqueras nelle elezioni dove l’unità è più facile perché nessuno di loro rischia nulla, parlando in chiave di potere. Puigdemont tenta di rompere le inerzie partigiane che stanno paralizzando l’indipendentismo da mesi.
    Puigdemont e Junqueras hanno un canale di comunicazione aperto mediante terzi e questa proposta dovrebbe essere accordata con il leader di ERC. Vedendo la prima reazione dei repubblicani, sembra che non è ben accetta. Ma Puigdemont non ha informato nemmeno il PDECat -che teoricamente è il suo partito-, né la CUP. Il dibattito non dovrebbe riguardare le forme, ma la sostanza: il fatto importante non è se egli abbia o meno avvertito, ma se una candidatura unitaria in Europa sia positiva per l’indipendentismo. Molto spesso le cose che non piacciono ai dirigenti dei partiti, piacciono invece alle basi dei partiti e agli elettori. L’unità è una. Bisogna solo ascoltare quello che gridano tutti nelle concentrazioni di fronte al carcere di Lledoners, al di là dei partiti che, di volta in volta, le convocano.

 

traduzione  Àngels Fita -AncItalia-

 

https://www.vilaweb.cat/noticies/com-pot-superar-lindependentisme-el-50-dels-vots-sense-fer-un-referendum/

L’ex presidente catalano Carles Puigdemont è tornato in Belgio

sabato 28 luglio 2018    IlPost

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L’ex presidente catalano Carles Puigdemont è tornato in Belgio sabato mattina dopo essere stato per quattro mesi in Germania, dove era stato arrestato lo scorso 25 marzo. Puigdemont, che continua a essere uno dei leader più importanti del movimento indipendentista catalano, aveva già espresso la sua volontà di tornare a Bruxelles se e quando avesse riacquistato la libertà di movimento in Europa, e così è successo.

Lo scorso 19 luglio, infatti, il Tribunale supremo spagnolo aveva ritirato il mandato di arresto europeo per Puigdemont, dopo che un tribunale tedesco aveva accettato la puigdemont a watrloorichiesta di estradizione avanzata dalla Spagna ma solo per il reato di malversazione (uso irregolare di fondi pubblici), e non anche per quello ben più grave di ribellione, che prevede fino a 30 anni di carcere. Il risultato è stato che Puigdemont d’ora in avanti potrà muoversi liberamente ovunque voglia, ad eccezione della Spagna: se dovesse rimettere piede in territorio spagnolo, verrebbe immediatamente arrestato e incriminato per diversi reati, tra cui quello di ribellione.

https://www.ilpost.it/2018/07/28/carles-puigdemont-catalogna-tornato-bruxelles/

 

 

Puigdemont presto a Bruxelles

Puigdemont : “Ho un mandato da rispettare”

25/07/2018  Euronews

Archiviato il procedimento per l’estradizione, nel fine settimana Carles Puigdemont lascerà la Germania per tornare in Belgio e riprendere la sua attività politica. Ad annunciarlo è stato lo stesso leader separatista catalano nel corso di una conferenza stampa a Berlino. A Bruxelles, ha detto Puigdemont, intendo “continuare a lavorare su quanto è stato messo in marcia con il referendum del primo ottobre”

“Ho un mandato dal popolo che intendo rispettare ed esercitare – ha detto -. Poi voglio continuare a lavorare per i colleghi che sono finiti in prigione ingiustamente. E, per finire, voglio un ritorno alla normalità, anche per quanto riguarda la mia vita”.

Puigdemont ha garantito che il nuovo movimento separatista da lui creato, Crida Nacional per la República, entrerà in azione molto presto. Cariche e organizzazione sono ancora da stabilire, ma si sa già che del movimento faranno parte l’attuale presidente della Catalogna Quim Torra e Jordie Sanchez.

L’ex presidente della Generalitat ha avuto parole concilianti per il nuovo premier Pedro Sanchez. “Il cambio del governo spagnolo ha portato una modifica dello stile, del clima e del linguaggio – ha detto Puigdemont – ma ora è il momento dei fatti. Abbiamo sempre avuto una predisposizione al dialogo e l’avremo sempre ma ora è necessario vedere l’essenziale del dialogo e cioè la relazione tra Spagna e Catalogna”.

http://it.euronews.com/amp/2018/07/25/puigdemont-presto-a-bruxelles-ho-un-mandato-da-rispettare-?__twitter_impression=true

 

La figuraccia di Llarena vista con gli occhi di von Clausewitz

 

Vilaweb. Cat Vicent Partal  – 19.07.2018  22:00

 
Dopo la decisione del Tribunale di Slesvig-Holstein, il giudice Llarena e il Tribunale Supremo spagnolo dovevano scegliere tra accettare la consegna del presidente Puigdemont soltanto per un reato di malversazione –consegna che apriva la porta alla presidenza della Generalitat– oppure fare una figuraccia. E hanno scelto la figuraccia, dando priorità ancora una volta al fare politica invece di impartire giustizia.

P.Llarena

 

Perché il giudice Pablo Llarena non ha ritirato soltanto l’euro-ordine di estradizione contro il presidente, che sarebbe la conseguenza logica della decisione tedesca, ma le ha ritirare tutte. TUTTE. E ha rinunciato anche a quella cosa tanto chisciottesca di portare il caso al Tribunale dell’Unione Europea. La lettura evidente di tutto questo è che il giudice Llarena ammette di trovarsi isolato come lo fu la Spagna di Franco e che non otterrà alcuna comprensione per la terribile finzione giuridica creata nè in Germania, nè in Scozia, nè in Belgio, nè in Svizzera. In nessun luogo. Per questo motivo ha scelto, di fatto, una ritirata. La ritirata entro i confini del proprio stato, sognando l’autarchia, là dove la giustizia è una pura entelechia senza base legale, per poterla manipolare a propria convenienza. Là dove tutto è permesso, sempre che sia al servizio del potere.

 

Ma il risultato dell’espedizione giudiziaria di Llarena non può essere più disastroso per la Spagna: in forma empirica tutti hanno constatato che è excentrica e che si è collocata fuori dall’Unione Europea. E se osano andare avanti con il giudizio (dei prigionieri politici), ciò sarà ancora più evidente. Per la Spagna, è stata una sconfitta in tutta regola. Meritata, per aver posto nelle mani di un piromane –e di un ignorante su come funziona il mondo, visti i fatti– la gestione della crisi politica più grande che ha vissuto lo stato da decenni. Mettere il processo politico catalano in una pendenza ferroviaria, allontanandolo dal dibattito politico per metterlo in un binario giudiziario, poteva portare soltanto al punto dove ora ci troviamo, con un treno impazzito che corre giù a valle senza che il macchinista sappia cosa fare per prevenire la catastrofe che si avvicina. Avevamo avvisato di questo in molti.

 

In queste condizioni, nel prossimo autunno, osare portare ai tribunali la presidentessa del Parlament Carme Forcadell, il vice-presidente della Generalitat Oriol Junqueras, i consiglieri del governo e i leader dei movimenti popolari ANC e Omnium (i Jordis), come se non ci trovassimo nello spazio europeo e come se la Spagna fosse completamente fuori dall’Unione e dalle norme giuridiche internazionali, è un passo azzardato in avanti che non può finire bene per loro. Pedro Sánchez, se fosse il dirigente che non è, dovrebbe chiudere definitivamente questo spettacolo deplorevole iniziato da Mariano Rajoy, lasciare in libertà i prigionieri e ricondurre la situazione. In queste condizioni, il processo giuridico non ha senso: il ritiro degli euro-ordini con lo stesso giudice istruttore riconoscendo che non c’è reato. Purtroppo, ieri abbiamo già capito che non possiamo aspettarci niente da Sanchez, nemmeno regalandogli i voti.

 

Tra pochi giorni, dunque, Carles Puigdemont tornerà a Waterloo e darà impulso al Consiglio della Repubblica catalana. La storiografia spagnola, per dei motivi che non ho mai capito, preferisce disegnare Waterloo come la sconffitta di Napoleone, invece di presentarla come la vittoria di Wellington, quello che fu veramente. Oggi non posso non ricordare –e chiedo scusa ai lettori– due dettagli collegati con questa battaglia che penso siano interessanti.

 

Il primo è quello di constatare che Wellington vinse quando ebbe il supporto dei prussiani –già allora. E il secondo è la trascrizione di un frammento del racconto che l’ammirevole autore di “Della guerra”, Claus von Clausewitz, fece del comportamento di Napoleone in battaglia, nella quale egli stesso vi partecipò come giovane colonnello delle truppe prussiane.

 

Dice Von Clausewitz: ‘Bonaparte e i suoi seguaci vogliono sempre dimostrare che il motivo delle loro sconfitte è legato soltanto alla fortuna. Vogliono far credere ai suoi che loro hanno una sapienza infinita e una energia straordinaria che gli permette di avanzare con grande fiducia verso la vittoria, ma succede che quando questa vittoria è vicina, appare sempre qualche incidente, o la cattiva sorte, che distrugge tutto. Nè lui nè i suoi seguaci non possono e non vogliono ammettere mai che gli errori monumentali, il lavoro mal fatto e soprattutto l’ambizione smisurata che sottovaluta sempre la realtà, sono la causa vera dei loro fallimenti.’

 

Era il 18 giugno del 1815 ma non mi negherete che, particolarmente oggi, queste parole suonano molto vicine e attuali.

 

traduzione  Àngels Fita-AncItalia

 

https://www.vilaweb.cat/noticies/el-ridicul-de-llarena-vist-amb-els-ulls-de-von-clausewitz-editorial-vicent-partal/