Catalogna : il nuovo governo ha giurato

 

da Euronews

02/06/2018

 

Da un lato c’è Madrid, dove il leader socialista Pedro Sánchez ha giurato da premier, dall’altro c’è Barcellona dove, contemporaneamente, questo sabato, ha prestato giuramento anche il nuovo governo della Catalogna durante una cerimonia solenne e piena di simboli.

Tra i nomi di spicco del nuovo esecutivo c’è la fedelissima di Carles Puigdemont, Elsa Artadi, vicepresidente della Generalitat e sua portavoce.

Il presidente Quim Torra ha rivolto un appello al dialogo al neopremier spagnolo: “Assumiamoci entrambi dei rischi – ha detto – sediamoci a un tavolo e parliamo, da governo a governo”

http://it.euronews.com/2018/06/02/catalogna-il-nuovo-governo-ha-giurato

Non hanno paura del presidente Torra

“Il regime pensa che incarcerando Puigdemont, il problema finirà”

 

El Mon – Opinió  Gemma Aguilera  02/06/2018gemma_aguilera_468711

 

Pedro Sánchez è ormai presidente della Spagna grazie ai voti dell’indipendentismo catalano, un movimento che, secondo l’opinione del PSOE, e anche del PP e di C’s, è violento e xenofobo, per cui i suoi leader politici e sociali meritano di vivere tre decadi di carcere e di esilio. E’ caduto Rajoy e anche l’articolo 155 (il commissariamento della Regione). Ma non è caduto il regime del ’78. Per ora, è stato sostituito il nazionalismo estremo e ultrà di un partito corrotto con il giacobinismo mimetizzato talvolta di federalismo. Non è poco, ma in nessuna di queste due Spagne può trovare spazio una Catalogna sovrana, moderna e profondamente democratica. Pedro Sánchez ha offerto dialogo al presidente Quim Torra ed è sperabile un certo disgelo, ma il PSOE, come il PP, soltanto conosce una sovranità.

 

Loro non hanno paura del nuovo Presidente catalano Torra. La Generalitat non avrà la chiave della Repubblica, perché i margini di manovra saranno scarsi e l’ombra di una nuova applicazione del 155 sorvolerà su ogni azione dell’esecutivo e ogni parola dei consiglieri catalani. Il PSOE, sotto la pressione di C’s e del PP, non potrà mostrarsi “debole” con la Catalogna trovandosi alle porte da nuove elezioni. E il Parlamento, il Tribunale Costituzionale esamineranno ogni movimento per sterminare qualsiasi avanzamento sociale significativo in materia legislativa.

 

Hanno paura del presidente in esilio. Puigdemont è incontrollabile se  libero. Capace di internazionalizzare a grande velocità la causa catalana e di mettere in evidenza i deficit democratici della giustizia spagnola e dello Stato. Una voce libera in Europa, e quello che è più terrificante per la Spagna, con un ascendente molto evidente su tutto l’indipendentismo aldilà delle sigle politiche. Da qui parte il fatto che il regime pensi che se riuscirà a portare Puigdemont in carcere a Estremera, il problema finirà. Il pezzo di caccia grossa sarà tra le sbarre per molti anni e i catalani avranno capito la punizione  esemplare. Umiliati, si arrenderanno e torneranno a essere buoni spagnoli. Errore gravissimo di interpretazione: altri leader politici prenderebbero il testimone dell’internazionalizzazione e il simbolismo che supporrebbe l’avere un presidente in carcere provocherebbe ancora più mobilitazioni popolari.

 

Quando venerdì scorso molti media di comunicazione diffondevano la notizia falsa che la giustizia tedesca avrebbe consegnato il presidente catalano alla Spagna per essere processato per ribellione, diversi giornalisti che si trovavano al Congresso informando sulla mozione di censura, hanno applaudito e celebrato come un gol della nazionale. Nella rete Quattro, giornalisti e ospiti erano euforici mentre annunciavano la grande novella a un deputato catalano del PDeCAT rimasto attonito. A quanto pare, celebravano la putrefazione assoluta della democrazia e della giustizia spagnole, che pretende di incarcerare dei politici per la loro ideologia. Ideologia indipendentista, perché il fascismo è legale in Spagna; ed è anche sovvenzionato.

traduzione  Àngels Fita-ANC Italia

http://elmon.cat/opinio/30507/no-es-el-president-torra-qui-els-fa-por

Aamer Anwar accusa il sistema giudiziario spagnolo.

Aamer Anwar accusa il sistema giudiziario spagnolo di non essere indipendente: “C’è persecuzione política.”

 

Durante lo scorso mese di ottobre 2017 vari membri del Governo catalano decisero di abbandonare la Catalogna ed autoesiliarsi per paura della repressione che lo stato spagnolo avrebbe potuto esercitare su di loro per aver proclamato l’indipendenza dopo un referendum di autodeterminazione nel quale votarono più di 2 milioni di persone. Pochi giorni dopo il loro esilio, altri membri del Governo catalano vennero incarcerati. Molti di loro si trovano ancora in prigione. Su Clara Ponsatì pende un ordine europeo di cattura per reati di ribellione e malversazione, fatto che potrebbe comportare una pena di 30 anni.

Aawer Anwar, rettore della Università di Glasgow, è anche l’avvocato di Clara Ponsatì, membro del governo della Generalitat ed attualmente esiliata in Scozia.

Aamer Anwar

Aamer Anwar, rettore della Università di Glasgow

E’ avvocato di prestigio e fermo difensore dei diritti umani, protagonista di campagne contro il razzismo nel regno unito ed ha formato parte di enti come “Stop the war” e di benvenuto ai rifugiati.

Anwar, intervistato dalla televisione pubblica catalana (TV3), nel programma “Preguntes freqüents”, lo scorso 12 maggio, ha criticato duramente la repressione esercitata dallo stato spagnolo, criticando il sistema giudiziario spagnolo, accusandolo di non essere indipendente e di propiziare una “persecuzione politica” non solo verso Ponsatì, ma anche nei confronti degli altri membri del governo esiliati o incarcerati.

Una questione di diritti umani

Per Anwar è una questione di diritti umani, per tre motivi concreti. Il primo, il cui caso è in carico al tribunale supremo, così da impedire qualsiasi tipo di ricorso, fatto inaccetabile, dato che si sta parlando di pene superiori ai 30 anni di prigione, che nei confronti di una persona di 60 anni come Ponsatì equivale ad una “pena di morte”; in secondo luogo perché il carcere preventivo si può allungare fino a 4 anni prima del processo, con le famiglie lontane centinaia di chilometri dai centri penitenziari, ed in terzo luogo, perché non c’è la garanzia di un procedimento giusto e non si può garantire la sicurezza dei prigionieri dato che sono reclusi in carceri spagnole, tenendo conto del comportamento ricevuto dalla società catalana il primo di ottobre.

Di fatto Anwar si è mostrato molto critico col ruolo delle forze di sicurezza dello stato, “unici responsabili” della violenza vissuta in Catalogna, usata contro gente pacifica che voleva solo esercitare il proprio diritto al voto il 1 di ottobre.
Anwar ha confessato che se domani Sturgeon volesse organizzare un voto per l’indipendenza e Theresa May inviasse 7000 poliziotti per esercitare la violenza, in 24 ore la Scozia diverrebbe indipendenti.”Questo non è uno stato di diritto ma è oppressione, colonialismo: è dittatura”.

L’avvocato scozzese ha sottolineato l’arroganza del governo spagnolo in tutto il processo dell’ordine europeo di arresto, perché intendevano che tutti i paesi che hanno appoggiato la Spagna avrebbero, automaticamente, estradato Ponsatì ed i restanti membri del governo in esilio.”Così non è stato, hanno perso, perché in Europa vige un principio superiore: la giustizia ed i diritti umani”, così ha dichiarato.

Inoltre ha qualificato l’ordine europeo di arresto come un modo per “criminalizzare le aspirazioni di diritto al voto” dei catalani.

Un incastro di reati

Per questo Anwar si è mostrato perplesso nel modo in cui lo stato spagnolo ha cercato di incastrare i reati come se si trattasse di tessere di un puzzle, il che dimostra che sono sempre più disperati e che cambiano le regole del gioco intenzionalmente, Ha fatto l’esempio di come abbiano incluso nell’ordine europeo di arresto il reato di malversazione proprio quando il governo spagnolo lo ha negato. Inoltre ha avvisato che in Scozia non esistono reati di ribellione e di sedizione, con quest’ultimo il giudice Llarena cerca di riprendere nel caso non funzioni col primo.

Rispetto ai prigionieri politici, Anwar ha predetto che il processo sarà lungo, ma che ci sarà solo due uscite possibili: il tribunale di strasburgo e una “negoziazione politica” con lo stato spagnolo, questo sì previa libertà dei carcerati, senza condizioni, di fatto Anwar ha valutato come una trappola la strategia del governo spagnolo che vuole un governo in Catalogna perché in questo modo gli esiliati e la repressione cadono in secondo piano e la popolazione catalana finisce frustrata.

traduzione  Alessandro Gamberini-ANC Italia

http://www.ccma.cat/tv3/alacarta/preguntes-frequents/aamer-anwar-a-europa-ja-no-es-respecta-el-dret-espanyol/video/5765644/

 

E’ la Spagna un Paese democratico ?

 

Bye bye Catalogna

Scritto da Elena Fieschi il 21 maggio 2018.

Carles Puigdemont

Carles Puigdemont

È la Spagna un Paese democratico? (In)giustizia e repressione. In questo momento continuano ad essere in prigione preventiva accusati di sedizione e ribellione violenta i rappresentanti di associazioni civili Jordi Sánchez e Jordi Cuixart, e i rappresentanti politici eletti al Parlamento Catalano: Oriol Junqueras, Joaquim Forn, Carme Forcadell, Dolors Bassa, Jordi Turull, Josep Rull e Raül Romeva. Si trovano in carcere nella Comunidad de Madrid, a piú di 600 km da casa, alcuni di loro da più di sei mesi. Intanto Carles Puigdemont, Toni Comín, Clara Ponsatí, Meritxell Serret, Lluís Puig, Marta Rovira e Anna Gabriel sono in esilio in diversi paesi europei. Non voglio però parlare di questo, adesso. Voglio solo ricordare i loro nomi. Portare il nastro giallo per ricordarli è considerato ‘offensivo’ dal ministro di giustizia spagnolo, Rafael Català.

Vorrei toccare altri aspetti, collegati a questa situazione, della ‘giustizia’ spagnola. Negli ultimi mesi diverse persone, implicate in qualche modo nel processo catalano per l’indipendenza, si sono viste accusate e a volte incriminate per “delitti d’odio” o di terrorismo. Ogni giorno ci sono nuovi accusati.

Jordi Passarodona

Jordi Passarodona

Jordi Pessarodona, consigliere comunale di un paese della Catalunya centrale, clown di professione, per aver sostato con un naso da clown accanto a un membro della guardia civil durante la perquisizione al Dipartimento di economia il 20 settembre (alla manifestazione pacifica che è costata l’imputazione e il carcere ai due Jordi), è accusato di un delitto d’odio. In seguito lui e la sua famiglia hanno ricevuto minacce di morte (non considerate, fino ad ora, come delitti d’odio).

Il cantante di rap Hasél, è accusato di apologia del terrorismo e ingiurie contro la corona per le parole di una canzone contro l’ex re Juan Carlos I, contro la polizia spagnola e la guardia civil.
Sono accusati di terrorismo i Comitati di Difesa della Repubblica (movimento indipendentista cittadino) per avere interrotto (senza violenza) delle strade come azione di protesta. L’esposizione di fotografie intitolata “Prigionieri politici nella Spagna contemporanea”, che tra molti altri conteneva i ritratti di quattro politici catalani indipendentisti, è stata ritirata dalla fiera d’arte Arco, realizzata a Madrid, su richiesta del governo di questa comunità autonoma..
Nove giovani coinvolti in una violenta lite in un bar di Pamplona con agenti della guardia civil in borghese, nel 2015, sono adesso sotto processo per terrorismo, dopo due anni di prigione preventiva, con una richiesta di fino a 30 anni di carcere.

Dodici insegnanti della scuola secondaria El Palau di un paese della zona di Barcellona, sono accusati di un delitto d’odio per i commenti fatti in classe sulla violenza della polizia il primo di ottobre. Nella loro classe ci sono alunni figli di guardia civiles, i cui genitori dicono di essersi sentiti offesi o feriti dal dibattito della classe.
Anche un meccanico di Reus che, dopo i fatti dell’1 Ottobre, si era rifiutato di aggiustare la macchina di un guardia civil è accusato di un delitto d’odio.
Un giovane di Tenerife (Isole Canarie) è stato arrestato e accusato d’ odio e ingiurie per aver scritto sul suo muro di Facebook “Borbones a los tiburones” (ai pescecani).

Trascrivo questi casi – ce ne sono altri – perché mostrano l’attacco alla libertà di espressione, alla scuola e alla cultura. I “Delitti di incitazione all’odio”, secondo il dottor Dopico, professore di Diritto Penale, hanno come obiettivo la protezione di gruppi o minoranze vulnerabili o discriminati. L’attacco deve essere motivato da ragioni di tipo razzista o riferiti all’ideologia, alle credenze, all’identità sessuale, ecc.

Secondo questo professore, non si danno queste circostanze nei casi citati. Si sono dichiarati d’accordo numerosi altri giuristi che hanno sottolineato che la critica all’azione della polizia è legittima e forma parte del dibattito democratico. Infatti non si tratta di una critica per il fatto di essere poliziotti o spagnoli, ma per la repressione.
I delitti di incitazione all’odio e di terrorismo sono stati creati soprattutto in funzione della lotta contro ETA e vengono adesso indiscriminatamente usati per combattere l’indipendentismo catalano, che si è sempre espresso con mezzi pacifici.

Mi ricordo che da ragazzina avevo ascoltato delle canzoni con testi rivoluzionari o anarchici, senza essermi mai sentita una terrorista, senza aver sentito odio per nessuno. Per esempio, la canzone Raffaele, di Dario Baraldi: …Mamma dimmi è proprio male impiccare un generale, uno solo a testa in giú e non chiedere di piú… Oppure l’Inno a Oberdan, di cui ricordo l’inizio: Le bombe, le bombe all’Orsini il pugnale, il pugnale alla mano. A morte l’austriaco sovrano! E noi vogliamo la libertà! Per non parlare di Contessa: …Voi gente per bene che pace cercate, la pace per far quello che voi volete, ma se questo per il prezzo vogliamo la guerra, vogliamo vedervi finire sotto terra!

E la Marsigliese, o Ça ira? (les aristocrates à la lanterne…). E tanti altri canti di protesta e rivoluzionari, che forse oggi non sono tanto di moda, ma che sono almeno impressi nella memoria di tutta la sinistra italiana e non solo. In epoche recenti non c’è stata persecuzione per le parole di una canzone, che io ricordi. Per questo mi sento sconcertata e preoccupata per quello che sta succedendo nel paese in cui vivo. Intanto associazioni come la Fundación Francisco Franco esercitano liberamente l’apologia del franchismo e della dittatura. Le donazioni a questa fondazione e ad altre associazioni dell’estrema destra sono beneficiate da una deduzione fiscale. Intanto il governo di Rajoy ha lasciato senza nessuna sovvenzione la Legge della Memoria Storica. Ci si lamenta che tutto questo non è proprio di un paese democratico. Ma viene da chiedersi se la Spagna sia davvero un paese democratico.

Last but not least, la sentenza della Manada (Il Branco). Sembra che non c’entri con i fatti della politica catalana. Ma è pertinente quando parliamo della situazione della giustizia spagnola. Credo che tutti ormai conoscano la sentenza (abuso e non violazione) e in particolare le parole di uno dei giudici, che avrebbe voluto l’assoluzione degli stupratori, che dice di non vedere nei video (registrati dagli accusati, tra cui un guardia civil e un militare) altro che una “cruda e disinibita relazione sessuale tra cinque uomini e una donna” (una ragazza di 18 anni). Aggiunge che non si può dimostrare che la denunciante (immobile e con gli occhi chiusi) si trovasse in uno stato di shock che le impedisse di manifestare il suo disaccordo. La mentalità di questo giudice è lontana dal senso di rispetto e civismo propio di una società democratica.

http://www.7per24.it/2018/05/21/bye-bye-catalognae-la-spagna-un-paese-democratico/

Denuncia del comunicato dello stato spagnolo

Denuncia del comunicato dello stato spagnolo

 

Ieri lo stato spagnolo ha emesso un comunicato nel quale manifestava l’intenzione di non pubblicare nell’omologo della nostra Gazzetta Ufficiale, cioè il diario oficial della Generalitat de Catalunya (DOGC) il decreto di nomina dei ministri che formano parte del governo della Generalitat e di studiarne la fattibilità, nonostante tutti i ministri conservino intatti i propri pieni diritti politici.

Lo stato spagnolo mantiene così l’applicazione dell’articolo 155 della costituzione, che doveva venire ritirato una volta costituito il governo in Catalogna, con una totale ed assoluta mancanza di fondamento giuridico.

Per questo motivo varie associazioni di giuristi hanno emesso ieri il seguente comunicato:

 

“DENUNICA DEL COMUNICATO DELLO STATO SPAGNOLO”

 

Il governo dello stato spagnolo ha appena emesso un comunicato in cui valuta la fattibilità del governo catalano annunciato dal presidente Quim Torra; agendo così, avvisa che si considera l’unico organo competente per autorizzare la pubblicazione del decreto di approvazione.

 

 

Riguardo il suddetto comunicato, gli enti in calce vogliamo denunciare che:

 

  • questo comunicato contravviene l’articolo 152 della costituzione stessa che attribuisce al presidente della Generalitat la direzione del consiglio del governo, la sua più alta rappresentatività, compresa l’ordinaria dello stato in territorio catalano.
  • l’articolo 17 della legge 13/2008 della presidenza della Generalitat e del governo fissa come spetti al presidente o alla presidentessa della Generalitat , in base al proprio stato personale, la rappresentatività della Generalitat, ed è, nell’ambito delle proprie funzioni, che corrisponde nominare l’attribuzione o separazione dei membri del governo.
  • la pubblicazione nel DOGC delle nomine è un atto dovuto e regolato; non farlo infrange l’articolo 7 della legge 2/2007 del DOGC stesso. La nomina effettuata dal presidente deve intendersi come un atto valido, e nessuna autorità della Generalitat, nemmeno quelle precettate, possono opporsi alla sua pubblicazione ufficiale senza incorrere in responsabilità disciplinari, politiche e penali.
  • la continua ingerenza dello stato centrale nel funzionamento delle istituzioni catalane implica, al di là dell’anomalia che presuppone l’indebita applicazione dell’articolo 155 della costituzione spagnola, un’intollerabile mancanza di rispetto nei confronti della volontà democratica espressa nelle urne così come una violazione flagrante dei diritti fondamentali dei cittadini e cittadine della Catalogna

traduzione Alessandro Gamberini-AncItalia

 

 

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Report on the Spanish Government’s Communiqué

The Spanish government issued a statement today stating that the decree appointing the ministers that form the Government of the Generalitat will not be published in the Official Journal of the Generalitat de Catalunya (DOGC) and that it would study its feasibility, despite the fact that all the members of the Government enjoy their full political rights. The Spanish government retains the application of Article 155, which was to be withdrawn as soon as there was a government in Catalonia, in the total and absolute absence of legal basis.

That is why today various groups of jurists have issued the following statement:

REPORT ON THE SPANISH GOVERNMENT’S COMMUNIQUÉ

The Spanish Government has issued a statement that questions the feasibility of the Government of Catalonia announced by President Quim Torra. In doing so, it warns that it considers that it is the only body with powers to authorize the publication of the Decree that approves the appointments.

As regards this statement, the undersigned organisations wish to report:

  1. This communication contravenes Article 152 of the Spanish Constitution (SC), which determines that it is the President of the Generalitat who is responsible for the Government cabinet, is its highest representation and is even the statutory representative of the State in the territory of Catalonia.
  2. Article 17 of Law 13/2008 of the Presidency of the Generalitat and of the Government indicates that it is for the President of the Generalitat, in accordance with his personal status, to represent the Generalitat, and it is he or she, within the framework of his functions, who freely decides to the appoint and sack the members of the Government.
  3. The publication of the appointments in the DOGC is a due and regulated act, and not doing so out infringes Article 7 of Law 2/2007 on the DOGC. The appointment made by the President must be assumed to be a valid act and no authority within the Generalitat, including those that are now controlled by central government, may oppose its official publication without incurring in disciplinary, political or criminal liability.
  4. The repeated interference of the central government in the functioning of the Catalan institutions, beyond the anomaly that the improper application of article 155 SC amounts to, implies an intolerable lack of respect for the democratic will expressed at the ballot box and a flagrant violation of the fundamental rights of citizens and citizens of Catalonia.

 

May 20 2018

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