Catalogna : l’insostenibile follia dello status quo

Alessandro Sahebi   Affaritaliani.it   08.11.2017

repressió Bcn

Cinismo e pugno di ferro. La ricetta di Mariano Rajoy per la Catalogna sembrerebbe, agli occhi di un osservatore esterno, avere avuto i suoi effetti: l’incarcerazione di sette ministri e la ritirata strategica di Carles Puigdemont in Belgio appaiono infatti ai più come il tramonto di una vicenda che per qualche giorno ha tenuto con il fiato sospeso l’intera Europa e i suoi assetti. Ciò nonostante la strategia del governo centrale spagnolo tutto può rivelarsi fuorché il frutto di un abile ingegno diplomatico e quella che sul campo di battaglia sembrerebbe poter essere letta come una travolgente vittoria potrebbe trasformarsi, in poco meno di due mesi, in un temibile autogol.

Da una parte ci siamo noi, che osserviamo. Ridiamo, confezioniamo meme e ci godiamo i quotidiani sviluppi di una storia che sembra essere stata scritta sul copione di una tragi- commedia politica di serie B. Dall’altra, tuttavia, c’è un popolo. Un popolo che l’1 ottobre ha visto la ragion di Stato trasformarsi in abuso (come ammesso dallo stesso governo spagnolo), un popolo che vede i suoi rappresentanti incarcerati ed esiliati, ricordati come i numerosi eroi politici catalani di epoca franchista. C’è un popolo che ha vissuto sulla propria pelle la pressoché totale ottusità di Madrid e dei suoi rappresentanti, il furto della propria autonomia. Le aziende non fuggono dalla Catalogna, lo sanno bene i catalani. Scappano le sedi centrali ma qualsiasi buon economista sa che il capitalismo globalizzato, oggi, non ha confini se si tratta di profitti. E lo sa bene l’Europa, silenziosamente imbarazzata i primi giorni delle violenze a Barcellona, ben più decisa nelle settimane successive.

Una presa di posizione fedele alla Spagna che a Bruxelles sanno bene di non poter tenere ciecamente se dalle urne, il 21 dicembre, i movimenti indipendentisti avranno la meglio. Mitizzazione del leader politico Puigdemont, assenza di ascolto e pugno di ferro in cabina elettorale potrebbero essere dei veri e propri boomerang per Mariano Rajoy e potrebbero riconfermare, nonostante tutto, le istanze indipendentiste dei catalani. A quel punto il nostro cinismo, la nostra ironia e il nostro pragmatismo non potranno fare altro che i conti con la loro volontà.

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La follia dello status quo sta nell’ignorare totalmente il cambiamento. Lo Stato è un concetto pre-democratico messo in discussione dalle spinte locali da una parte, dall’europeismo dall’altra. Ripensare gli assetti non è una pazzia, la pazzia è pensare che non siano soggetti al corso della storia. In questa ottica essere in grado di assorbire gli shock senza chiudersi in una cieca visione ancorata al passato è una sfida che, soprattutto in quest’epoca di sconvolgimenti politici e sociali, l’Europa deve affrontare con coraggio e con la consapevolezza che nel corso della sua storia, lunga o corta che sia, ne incontrerà con certezza in continuazione.

La risposta, darwiniana se volete, è sapersi evolvere. Se non teniamo aperta la porta del cambiamento ci chiudiamo nello stagno delle nostre sicurezze. A quel punto i casi sono due: o la porta chiusa verrà sfondata, travolgendoci, o diventeremo stagno. E nello stagno tutto muore.

http://www.affaritaliani.it/esteri/catalogna-l-insostenibile-follia-dello-status-quo-508630.html

Esperto indipendente delle N.U. sollecita il Governo spagnolo a ribaltare la decisione di sospendere l’autonomia in Catalogna

UNITED NATIONS

HUMAN RIGHTS

office of the high commissioner

Considero deplorevole la decisione del Governo spagnolo di sospendere l’autonomia catalana. Questa azione costituisce una battuta d’arresto nella tutela dei diritti umani, incompatibile con gli articoli 1, 19, 25 e 27 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (PIDCP). Conformemente agli articoli 10 (2) e 96 della Costituzione spagnola, i trattati internazionali costituiscono la legge del territorio e, pertanto, la legge spagnola deve essere interpretata in conformità ai trattati internazionali.

Rifiutare a un popolo il diritto di esprimersi sulla questione dell’autodeterminazione, negando la legittimità di un referendum, utilizzare la forza per evitare lo svolgimento di un referendum e annullare l’autonomia limitata di un popolo come punizione, costituisce una violazione dell’articolo 1 del PIDCP e del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali. In alternativa, affrontare l’aspirazione dei popoli all’autodeterminazione in modo tempestivo è una misura importante per la prevenzione di conflitti, come dimostrano le innumerevoli guerre verificatesi dal 1945 che hanno avuto la loro causa nel rifiuto dell’autodeterminazione. Dobbiamo incoraggiare il dialogo e la negoziazione politica per prevenire la violenza.

Il governo spagnolo sembra invocare il principio dell’integrità territoriale per giustificare i tentativi energici di silenziare il dissenso politico e e le aspirazioni di autodeterminazione. Sebbene il principio dell’integrità territoriale è importante, come si intende in molte Risoluzioni delle Nazioni Unite, incluse le Risoluzioni 2625 e 3314 dell’Assemblea Generale, esso è destinato ad essere applicato esternamente per vietare minacce o incursioni straniere nell’intergrità territoriale degli Stati sovrani.

Questo principio non può essere invocato per calmare il diritto di tutte le persone, garantite dall’articolo 1 dei Patti Internazionali sui Diritti dell’uomo, a esprimere il loro desiderio di controllare il proprio futuro. Il diritto alla libera determinazione è un diritto dei popoli e non una prerrogativa degli Stati da concedere o rifiutare. In caso di conflitto tra il principio di integrità territoriale e il diritto umano all’autodeterminazione, è quest’ultimo a prevalere.

Naturalmente, ci sono molti popoli in tutto il mondo che aspirano all’autodeterminazione, sia interna in forma di autonomia o esterna, in forma di indipendenza. E, sebbene la realizzazione dell’autodeterminazione non sia automatica o auto-esecutiva, è un diritto umano fondamentale che la comunità internazionale dovrebbe aiutare ad implementare.

Il diritto internazionale per l’autodeterminazione è progredito ed è andato ben oltre la semplice decolonizzazione. Applicando i 15 criteri contenuti nel mio rapporto del 2014 (paragrafi 63-77), è evidente che nessun Stato può utilizare il principio dell’integrità territoriale per negare il diritto di autodeterminazione e che gli argomenti sulla legalità delle azioni intraprese dal parlamento eletto della Catalogna sono immateriali. Dette argomentazioni non annullano il carattere “ius cogens” dell’autodeterminazione.
L’unica soluzione democratica, allo stato attuale, è quella di sospendere le misure repressive e organizzare un referendum per determinare i veri desideri della popolazione in questione. Detto referendum dovrebbe essere sorvegliato dall’UE, dall’OSCE e da osservatori privati, incluso il Centro Carter.

Alfred de Zayas.

traduzione  Àngels Fita-ANC Italia            Fonte : http://www.ohchr.org

Michela Murgiamichela murgia

Ieri la magistratura spagnola ha arrestato i membri dell’esecutivo catalano con accuse da regime totalitario: sedizione, ribellione e la ridicola malversazione. Da ieri 7 ministri catalani e il vicepresidente Oriol Junqueras sono prigionieri politici e forse adesso, alla luce del delirio giustizialista spagnolo, magari qualche commentatore locale capirà meglio perché il presidente Carles Puigdemont i Casamajó ha scelto di garantire ai catalani anche una rappresentanza senza manette a Brusselles. Queste le sue parole di oggi, dritte al cuore di un’Europa che per convenienza sta girando la faccia dall’altra parte. Mentre le pronunciava, un tribunale spagnolo spiccava il mandato di arresto anche per lui. Non chiudiamo gli occhi davanti a questa repressione.

“Questo arresto rompe i principi basilari della democrazia. Invece di scommettere sul dialogo scommettono sulla repressione. Le elezioni (del 21 dicembre, ndr.) si celebreranno in un clima di repressione e arresti. Chiedo la libertà dei ministri e di Junqueras. Chiedo la fine della repressione politica. Ci aspetta una repressione lunga e feroce. Non possiamo sbagliare. Dobbiamo combattere senza violenza, con la pace e il rispetto. Dietro le sbarre il governo legittimo di Catalogna è più degno dei suoi illusi carcerieri”.

 

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10155197761474370&id=39003049369

 

Sulla Catalogna

gd                 Redazione 22 ottobre 2017 16:48

Comunicato del 20 ottobre 2017

L’Associazione Nazionale Giuristi Democratici esprime la propria netta condanna per la politica repressiva del governo spagnolo, cui si è accompagnata l’improvvida decisione dell’Audencia Nacional che ha deciso negli ultimi giorni l’arresto di alcuni esponenti di associazioni culturali e politiche legate all’indipendentismo catalano.
Questo inaccettabile attacco alla libertà di espressione e di organizzazione democratica si aggiunge alla brutale repressione da parte della polizia spagnola che abbiamo visto all’opera il giorno del referendum di domenica 1 ottobre, manganellando selvaggiamente pacifici e inermi cittadini che volevano solo esercitare il proprio diritto di voto.

Al di là del giudizio di merito sull’indipendentismo, la questione catalana pone un forte ed aperto, non solo in Spagna, problema di partecipazione democratica e identificazione con Stati sempre più lontani dalle esigenze popolari e succubi di politiche neoliberiste. Spicca in questo quadro l’assoluta inadeguatezza dell’attuale Presidente del Governo Mariano Rajoy, che costituisce il vero pericolo per la stabilità democratica del Paese e le cui dimissioni sono perciò vivamente auspicabili.
Inaccettabile appare altresì la mancanza di iniziativa da parte dell’Unione europea, schierata completamente dalla parte del governo spagnolo e delle sue posizioni neofranchiste.

Occorre invece promuovere una soluzione pacifica, concordata e democratica del problema catalano, così come delle altre questioni nazionali tuttora aperte in Spagna, promuovendo un dialogo che punti al superamento del quadro oramai obsoleto e asfittico della Costituzione del 1978, raggiungendo nuovi equilibri istituzionali che attingano alle esperienze oggi più avanzate esistenti a livello mondiale.

20 ottobre 2017

ASSOCIAZIONE NAZIONALE GIURISTI DEMOCRATICI

 

Per contattarci
info@giuristidemocratici.it
Associazione Nazionale Giuristi Democratici
Vicolo Buonarroti, 2 – 35132 Padova
C.F. 91239960379

 

http://www.giuristidemocratici.it/Comunicati/post/20171022164937

 

Dichiarazione di Friburgo sulla crisi politica e costituzionale in Catalogna

L’Associazione Internazionale dei Centri per gli Studi Federali (IACFS)

  • rappresentando 26 centri di ricerca indipendenti, provenienti da 16 paesi in cinque continenti, dedicati allo studio del federalismo come meccanismo, tra l’altro, per accomodare la diversità e risolvere i conflitti;
  • esprime profonda preoccupazione per l’attuale situazione politica in Catalogna e in Spagna;
  • mostra profonda preoccupazione per il fatto che uno dei suoi centri membri in Catalogna è attualmente sotto investigazione e perquisizione, non tenendo conto della necessità di rispettare la libertà accademica;
  • rifiuta la violenza e promuove il dialogo;
  • si rammarica che la Catalogna non sia stata in grado di trovare una collocazione adeguata all’interno della Spagna;
  • ritiene pertanto che i governi di Spagna e Catalogna debbano aprire ai negoziati per considerare e discutere tutte le opzioni ragionevoli;
  • ricorda a tutte le parti che il federalismo mira ad accomodare la diversità attraverso negoziazioni ed accordi per prevenire, gestire e risolvere i conflitti.

L’IACFS è un’associazione interdisciplinare di centri e istituti in tutto il mondo con interessi di ricerca e pubblicazione indipendenti su temi politici, costituzionali, giuridici, amministrativi, fiscali, economici, storici e filosofici pertinenti ai sistemi politici con caratteristiche federali. L’Associazione cerca di approfondire lo studio e la comprensione dei principi e dei modelli federali in tutta la loro diversità. Vedi http://iacfs.org/

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