Il Consiglio Regionale del Piemonte da pieno sostegno alla Catalogna

Approvato documento di sostegno alla Catalogna e di denuncia  di fronte alla repressione giudiziaria subita dai politici catalani

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http://www.cr.piemonte.it/mzodgfo/legislatura/10/atto/1615/

 

La Catalogna, l’Europa e la democrazia

A Madrid, nel cuore dell’Europa occidentale, dodici esponenti della politica e della società civile catalana sono in questi giorni sotto processo. Nove di essi si trovano in regime di detenzione preventiva, in molti casi da ben oltre un anno. I capi di imputazione sono gravissimi, con richieste di pena da parte della pubblica accusa che arrivano sino a 25 anni.
Tra i reati contestati vi è la “ribellione”: si tratta della figura criminosa utilizzata per chi, nel 1981, entrò con le armi in parlamento e portò in strada i carri armati. Il codice penale spagnolo, in effetti, richiede, nella tipizzazione del reato, l’elemento della “rivolta violenta”. L’unica violenza finora certa, per le innumerevoli immagini che la mostrano e che hanno fatto il giro del mondo, è però quella messa in atto dalle forze dell’ordine spagnole: che partono da ogni angolo del Paese per la Catalogna al grido minaccioso di “a por ellos!” (“a prenderli!”; “dategli addosso!”); che picchiano votanti e manifestanti – anche non indipendentisti – intenti a resistere pacificamente, con le braccia alzate, in difesa dei seggi; che sparano proiettili di gomma sui cittadini, nonostante il loro utilizzo sia vietato in Catalogna.
Ma la vicenda giudiziaria non si esaurisce a Madrid, innanzi al Tribunal Supremo. Altri imputati verranno giudicati (per disobbedienza e ulteriori reati) da Tribunali in Catalogna; centinaia i sindaci, gli attivisti sociali, gli artisti indagati (e in alcuni casi condannati) per aver contribuito in qualche modo alla preparazione del referendum o per aver semplicemente manifestato le loro idee (eloquente, in tal senso, l’Amnesty International Report 2017/18, pp. 339-341). Vi sono, poi, i sette politici, sia parlamentari che componenti del precedente governo catalano rifugiatisi in Belgio, Scozia e Svizzera per sfuggire all’arresto e continuare a condurre la propria azione politica dall’estero. Sono liberi cittadini in tutta Europa, visto che, anche a seguito della decisione del tribunale tedesco nel caso Puigdemont, l’autorità giudiziaria spagnola ha ritirato tutti gli ordini d’arresto europeo a loro carico. Al di là delle anomalie tecniche dei procedimenti giudiziari (evidenziate da diversi osservatori internazionali), è evidente ciò che sta accadendo: si discute, nelle aule dei tribunali, di una questione eminentemente politica, che dal campo della politica non sarebbe mai dovuta uscire. Si criminalizza un’intera classe politica, la cui responsabilità è quella di aver cercato di smuovere le istituzioni spagnole da posizioni di radicale chiusura al dialogo. Si dimentica che oltre due milioni di cittadini catalani chiedono da anni, in maniera civile e pacifica, di potersi esprimere liberamente e democraticamente sull’assetto della relazione tra la Spagna e la Catalogna.
Solo da una posizione di intransigente nazionalismo si può continuare a ritenere la questione dell’indipendenza catalana un tema su cui non può neanche essere aperta una discussione democratica; solo da una posizione illiberale si può ritenere preferibile a quella prospettiva la compressione di fondamentali diritti civili e politici.
Il silenzio dell’Europa, che liquida la vicenda come affare interno alla Spagna, è deprecabile e pericoloso. Si tratta di un segno di debolezza delle istituzioni europee, non di forza, e contribuisce alla radicalizzazione del conflitto anziché alla sua risoluzione. Se la UE accetta la criminalizzazione della protesta pacifica e della disobbedienza civile in un Paese membro della rilevanza della Spagna, ad essere minacciati sono i diritti democratici non solo dei catalani, ma degli spagnoli e degli europei tutti. E quel silenzio diviene imbarazzante allorquando il Parlamento europeo vieta ai politici catalani rifugiati all’estero di partecipare ad una conferenza organizzata nei suoi locali mentre consente, quasi contestualmente, un dibattito anti-catalanista promosso dal partito spagnolo di estrema destra Vox, dichiaratamente e programmaticamente omofobo, maschilista, xenofobo.
Preoccupa anche la scarsa attenzione di parte della stampa, dell’opinione e degli intellettuali del nostro Paese. Nello scenario descritto, crediamo invece siano necessari l’impegno e il controllo vigile di tutti coloro che hanno a cuore la protezione dei diritti, dei valori democratici e dei principi sanciti dagli stessi Trattati UE.
Chiediamo, come cittadini europei, la scarcerazione dei prigionieri catalani, il ritorno ad una situazione di normalità democratica e l’apertura di un dialogo politico sulla questione, unica strada che possa condurre ad una risoluzione della stessa coerente con i valori della democrazia.
Il destino della Catalogna è anche il nostro destino, e il destino dell’Europa intera.
LINK PER ADESIONI

PRIMI FIRMATARI

Maurizio Acerbo, segretario nazionale PRC-Sinistra Europea, Roma
Luigi Agostini, saggista, Roma
Matteo Angioli, Partito Radicale, Roma
Vando Borghi, Università di Bologna
Bojan Brezigar, giornalista, Trieste
Luca Cassiani, Consigliere PD Regione Piemonte, Torino
Luciano Caveri, giornalista e politico, Aosta
Lluís Cabasés, giornalista, Alba
Massimo Cacciari, filosofo, Venezia
Duccio Campagnoli, ex Assessore Emilia-Romagna, Bologna
Elisa Castellano, Fondazione Di Vittorio, Roma
Pietro Cataldi, Rettore dell’Università per stranieri di Siena
Nancy de Benedetto, Presidente Associazione italiana di studi catalani, Università di Bari
Luigi de Magistris, sindaco di Napoli
Piero Di Siena, giornalista, Roma
Fausto Durante, Resp. politiche internazionali ed europee Cgil, Roma
Paolo Ferrero, vice presidente del Partito della Sinistra Europea, Torino
Gennaro Ferraiuolo, Università di Napoli Federico II
Luigi Foffani, Università di Modena e Reggio Emilia
Eleonora Forenza, Parlamentare europea GUE/Ngl, Rifondazione comunista, Bari
Laura Harth, Rappresentante alle Nazioni Unite del Partito Radicale, Roma
Rafael Hidalgo, insegnante, Ràdio Catalunya Itàlia, Roma
Andrea Maestri, Avvocato per i diritti umani, Ravenna
Fabio Marcelli, ISGI CNR, Associazione giuristi democratici, Roma
Maria Grazia Meriggi, Università di Bergamo
Sandro Mezzadra, Università di Bologna
Cesare Minghini, sindacalista CGIL, Bologna
Tomaso Montanari, Università di Siena, Firenze
Simone Oggionni, Responsabile Forum Europa MDP-Articolo 1, Roma
Fiorella Prodi, segreteria regionale Cgil Emilia-Romagna, Modena
Roberto Rampi, senatore PD, Vimercate (MB)
Patrizio Rigobon, Università Ca’ Foscari di Venezia
Simonetta Rubinato, avvocato, ex senatrice e deputata, Treviso
Emilio Santoro, Università di Firenze, Centro di documentazione “L’altro diritto”
Rossella Selmini, Università del Minnesota, Minneapolis-Bologna
Barbara Spinelli, giornalista e Parlamentare europea GUE/Ngl, Roma
Massimo Torelli, coordinatore nazionale di Altra Europa Con Tsipras, Firenze
Gianni Vernetti, ex senatore e sottosegretario agli Affari esteri, Torino
Walter Vitali, Direttore esecutivo Urban@it – Centro nazionale studi politiche urbane, Bologna

SOTTOSCRIVONO:

Cristina Accardi, studentessa, Salemi (TP)
Carla Acocella, Università Suor Orsola Benincasa di Napoli
Ivana Aiello, avvocato, Avellino
Rosalba Altopiedi, Università del Piemonte Orientale
Anna Amat, CNR Perugia
Umberto Amato, IMM CNR Napoli
Luciana Ambrosino, copywriter, Napoli
Giso Amendola, Università di Salerno
Virginia Amorosi, avvocato, Lecce.
Daniele Amoroso, Università di Cagliari
Giorgio Andreoli, psicologo, Milano
Simona Anichini, traduttrice, Firenze
Sara Antoniazzi, Università Ca’ Foscari di Venezia
Francesco Ardolino, Universitat de Barcelona
Gennaro Avallone, Università di Salerno
Edoardo Balletta, Università di Bologna.
Danilo Barbi, sindacalista Cgil, Bologna
Giuliano Barbolini, ex senatore PD, Modena
Albert Barreda, pittore, Savona
Ursula Bedogni, traduttrice, Barcelona
Marzia Bertazzoni, impiegata, Parma
Gabriele Bettelli, responsabile MDP, Modena
Imma Boixadós, agente immobiliare, Bra (CN)
Mirka Bonomi, pensionata, Ostia (Roma)
Enric Bou, Università Ca’ Foscari di Venezia
Mario Bravi, presidente IRES Umbria, Terni
Stefania Buosi Moncunill, insegnante, Trieste
Rosa Maria Caballé, dipendente pubblico, Bologna
Marco Calaresu, Università di Sassari
Domenico Caminiti, ingegnere, Torino
Stefano Campus, funzionario amministrativo, Presidente Òmnium Cultural de L’Alguer
Fulvio Capitanio, economista, Aiguafreda (Barcellona)
Flora Cappelluti, giornalista, Milano
Lìdia Carol, Università di Verona
Maria Carreras Goicochea, Università di Catania
Imma Caruso, Napoli, ISSM-CNR
Sergio Caserta, attivista e blogger, Bologna
Giovanni Castagno, insegnante, Roma
Giovanni C. Cattini, Università di Barcellona
Ivan Cecchini, dirigente pubblico, Bellaria-Igea Marina
Giulio Ceci, libero professionista, Roma
Giovanni Cherubini, ingegnere, Gilching (Germania)
Federico Chicchi, Università di Bologna
Claudia Ciavatta, dipendente pubblico, Roma
Adriano Cirulli, Università La Sapienza di Roma
Elena Coccia, Napoli, consigliere comunale Napoli, Sinistra in comune
Maria Teresa Colarossi, insegnante, Tivoli (Roma)
Gemma Teresa Colesanti, ISEM CNR Napoli
Maria Cristina Coliva, pensionata, Bologna
Mauro Colombarini, sindacalista Spi-CGIL, Bologna
Anna Maria Compagna, Università di Napoli Federico II
Michele Conia, Sindaco di Cinquefrondi (RC)
Roberto Cornelli, Università di Milano Bicocca
Giacomo Comincini, studente, Pavia
Enrico Curti, imprenditore, Riomaggiore (SP)
Salvatore D’Acunto, Seconda Università di Napoli.
Ettore D’Agostino, insegnante, Torino
Francesco D’Agresta, coordinatore provinciale MDP Pescara
Patrizia D’Antonio, insegnante, Roma
Elisa D’Ugo, studentessa, Roma
Pasquale D’Ugo, agente di commercio, Roma
Gaspare Dalia, Università di Salerno
Gaetano Damiano, bibliotecario, Archivio di Stato di Napoli
Alessandro De Giorgi, San Josè State University (USA)
Maurizio Del Bufalo, coordinatore Festival del Cinema dei Diritti Umani, Napoli
Claudia della Ragione, studentessa, Napoli
Gabriele de Martino, Università Suor Orsola Benincasa di Napoli
Matteo de Notaris, neurochirurgo, Benevento
Gioacchino de Padova, Consevatorio Piccinni di Bari
Luisa Derosa, Università Aldo Moro di Bari
Giuliana De Vivo, giornalista, Milano
Ebe Diaferia, impiegata, Caserta
Cristina Di Domizio, pensionata, Bologna
Pietro Umberto Dini, Università di Pisa
Anna di Ronco, Università di Essex
Francesco Donato, insegnante, Torino
Eugenio Donise, ex senatore, Napoli
Mercedes Escribano Ferre, operatore sanitario, Parma
Marco Esposito, giornalista, Napoli
Maurizio Fabbri, Spi Cgil Nazionale, Bologna
Simona Fabbris, insegnante, Pisa
Anita Fabiani, Università di Catania
Andrea Fabbri Cossarini, sindacalista Cgil, Bologna
Chiara Fagone, studentessa, Milano
Federico Fenaroli, Università di Oslo
Nino Ferraiuolo, pensionato, Napoli
Beppe Fiorelli, pensionato, Bologna
Giorgio Fontana, Università di Reggio Calabria
Emanuela Forgetta, Università di Sassari
Fabio Fraccaroli, imprenditore, Verona
Alberto Franchi, pensionato, Bologna
Marisa Fugazza, pensionata, Crema (CR)
Àngels Fumadó Abad, Università Suor Orsola Benincasa di Napoli
Maria Grazia Galli, pensionata, Bologna
Luciano Gallinari, ISEM CNR Cagliari
Alessandro Gamberini, avvocato, Bologna
Alessandro Gamberini, agente di commercio, Bologna
Emanuele Gamberini, agente di commercio, Bologna
Daniel Gamper, Universitat Autonoma de Barcelona, visiting Università Suor Orsola Benincasa di Napoli
Cristiano Garavini dipendente pubblico, S.Giorgio Piano (BO)
Angela Gargano, Istituto Nazionale Fisica Nucleare, Napoli
Andrea Garofani, pensionato, Bologna
Roberto Gastaldo, attivista e scrittore, Torino
Teresa Garrofer, insegnante, Barcellona
Gabriella Gavagnin, Universitat de Barcelona
Margherita Gavagnin, ICB CNR, Napoli
Andrea Geniola, CEDID, Universitat Autónoma de Barcelona
Gabriele Gesso, progettista sociale e attivista, Segretario provinciale PRC Napoli
Gladys Ghini, dipendente pubblica, Castelmaggiore (Bo)
Carlo Gianuzzi, Radio Onda d’urto, Brescia
Marco Giralucci, Architetto, Barcellona
Elena Giustozzi, sindacalista, Bologna
Adriano Gizzi, giornalista, Roma
Giuseppe Grilli, Università Roma 3
Daniela Grossi, impegata, Roma
Maria Grossmann, Università dell’Aquila
Nuria Gonzalez, impiegata, Genova
Noemi Antonella Guadagno, Università di Oslo
Paolo Guarino, consulente di comunicazione, Roma
Maria Hernandez, guida turistica, Roma
Simona Iaquinto, Architetto Barcellona
Annalisa Insardà, attrice, Roma
Esther Jiménez García, Export Manager, Legnano
Giacomo Landi, consigliere comunale S.Lazzaro (Bo)
Giagu Ledda, medico, Barcellona
Iban Leon Llop, Università di Sassari
Vincenzo Leonbruno, libero professionista, Barcellona
Antonio Landro, insegnante, Torino
Teresa Lapis, Insegnante, San Donà di Piave (Ve)
Maria Liguori, impiegata, Bologna
Debora Lombardi, docente, Napoli
Sara Longobardi, Università Suor Orsola Benincasa di Napoli
María Jesús López Montalbán, insegnante, Torino
Alexandre Madurell, attivista, Milano
Carlo Magnani, Università Carlo Bo di Urbino
Maria Luisa Malossi, pensionata, Bologna
Fabiola Mancinelli, antropologa
Annalena Marcacci, pensionata, Bologna
Azzurra Margiotta, Università di Oslo.
Giovanni Marsico Caggiano, artista, Bari
Esther Martí, ISEM CNR Cagliari
Lourdes Martinez Catalan, lettrice universitaria, Siena
Adriano Martufi, dottore di ricerca, Università di Ferrara
Teresa Masciopinto, economista, Bari
Bernardo Massari, magistrato, Bologna
Maria Grazia Masulli, impiegata, Pianoro (BO)
Maria Assunta Matteucci, pensionata, Bologna
Cesare Melloni, sindacalista Cgil, Bologna
Dario Melossi, Università di Bologna
Eva Mendoza, impiegata, Torino
Andrea Merola, giornalista, Vercelli
Marina Milella, insegnante, Napoli
Claudia Minghini, pensionata, Roma
Federico Minghini, DJ, Bologna
Vito Mocella, IMM CNR Napoli
Judit Molina, dipendente amministrativo, Firenze
Walter Molino, studente, Napoli
Giovanni Montanari, pensionato, Bologna
Albert Morales, Università Ca’ Foscari di Venezia
Sandro Moretto, pensionato, Bologna
Maxi Morgante, impiegato, Roma
Giuseppe Mosconi, Università di Padova
Sandra Muraretto, educatrice, Padova
Salvatore Musto, Università di Napoli Federico II
Cèlia Nadal, Università per stranieri di Siena
Gabriella Napolitano, Fotografa, Barcellona
Alina Narciso, regista teatrale, Napoli
Nicola Nesta, insegnante, Bari
Michele Novaga, giornalista, Milano
Dolors Obregón Nogués, psicologa, Riomaggiore (SP)
Veronica Orazi, Università di Torino
Toni Orpinell, artigiano, Roma
Alessandro Ottaviano, dipendente, Roma
Giovanni Paglia, ex deputato, Sinistra italiana, Ravenna
Giovanni Palladino, Direttore agenzia di servizi editoriali, Bari
Stefania Pallini, libera professionista, Livorno
Claudio Paltrinieri, pensionato, S. Giorgio Di Piano (Bo)
Mimmo Palumbo, impiegato di banca, Mugnano di Napoli
Vanna Palumbo, giornalista, Roma
Matteo Panarello, commerciante, Pieve ligure (GE)
Gina Panicucci, pensionata, Bologna
Raffaella Paolessi, docente e giornalista, Roma
Susana Pérez Civit, poetessa e insegnante, Napoli
Giulia Perretti, impiegata, Napoli
Fabrizio Perrone Capano, Avvocato, Napoli
Enzo Parziale, Presidente Ass. Europa Mediterraneo Campania, Napoli
Bruno Patierno, Gruppo Atlantide, Milano
Andrea Pica, Scientist EMBL Grenoble, France
Adelina Picone, Università di Napoli Federico II
Diego Pietrafesa, libero professionista, Napoli
Elena Pistolesi, Università per stranieri di Perugia
Ciro Pizzo, Università Suor Orsola Benincasa di Napoli
Lourdes Planas, art director, Parma
Elena Platania, conservation scientist, Oslo
Ida Porfido, Università di Bari
Giada Porretta, assessora comunale di Cinquefrondi (RC)
Olga Porta Arenas, infermiera, Chiavari
Stefano Portelli, Università di Leicester (UK)
Osiride Pozzilli, pensionato, Roma
Diego Praino, Università metropolitana di Oslo
Nuria Puigdevall, Università di Napoli Federico II
Natale Raco, giornalista, Roma
Valentina Ripa, Università di Salerno
Enrico Rivella, impiegato,Torino
Anton Roca, artista, Cesena
Maurizio Ronga, operaio, Varese
Montserrat Ros, insegnante, Oggiona con S. Stefano (VA)
Francesco Rotondo, Università di Napoli Federico II
Laura Rubino, architetto, Bari
Angélica Teresa Ruiz Oseguera, insegnante, Napoli
Pasquale Ruzza, pensionato, Roma
Antonio Sacchi, Cavaliere della Repubblica, Pavia
Esther Sagrera Cardet, perito contabile, Parma
Silvia Sànchez, insegnante e traduttrice, Londra
Marco Santopadre, giornalista, Sant’Antioco
Mirella Santi, pensionata, Bologna
Simone Sari, Universitat de Barcelona
Vincenzo Sarnataro, lettore di italiano, Barcellona
Adriana Savarese, insegnante, Napoli
Luciana Savarese, Marketing e content manager, Milano
Amaranta Sbardella, traduttrice e docente, Torino
Vincenzo Scalia, Università di Winchester (UK)
Alberto Scarinci, bibliotecario, Bologna
Alessandro Scarsella, Università Ca’ Foscari Venezia
Francesco Schiaffo, Università di Salerno
Gianluca Schiavon, Responsabile nazionale Giustizia PRC/SE, Venezia
Sonia Serra, consigliera comunale di Budrio (BO)
Victor Serri, fotoreporter, Barcelona
Mirella Signoris, sindacalista SPI-CGIL, Bologna
Pinuccia F. Simbula, Università di Sassari
Fabiana Simeoli, studentessa, Napoli
Neus Soler, insegnante, Barcellona
Piero Soldini, Cgil Nazionale, Roma
Francesca Sorrentino, insegnante, Napoli
Sabrina Sorrentino, architetto, Napoli
Alessandro Speranza, artigiano, Napoli
Antonella Speranza, Traduttrice, Barcellona
Fra’ Agnello Stoia, francescano, convento dei Santi Apostoli di Roma
Giorgio Tassinari, Università di Bologna
Ciro Tarantino, Università della Calabria
Rita Tavolazzi, pensionata, Bologna
Raffaele Tecce, ex senatore, segreteria nazionale PRC SE, Napoli
Fiamma Terenghi, Università di Trento
Michael Tonry, Università del Minnesota, Minneapolis-Bologna
Sergio Trematerra, Direttore tecnico aziendale, Napoli
Isabel Turull, Università La Sapienza di Roma
Valeria Vanella, architetto, Napoli
Carla Valentino, traduttrice e insegnante, vicepresidente Òmnium Cultural de L’Alguer
Pau Vidal, scrittore e traduttore, Barcellona
Alessandro Vitale, Università di Milano
Lello Voce, poeta, Treviso
Teresa Yague, assistente familiare, Genova
Elena Zaccherini, esperta di cooperazione internazionale, Bologna
Marco Zavaglia, agente di commercio, Chiavari (GE)

LINK PER ADESIONI

https://left.it/2019/03/20/la-catalogna-leuropa-e-la-democrazia/

Lettera aperta a Enrico Mentana

Vi invitiamo a leggere la lettera aperta e sottoscriverla. Mandate un e-mail a   italia@assemblea.cat con nome e cognome e qualifica, grazie.

 

 

Gentile dott. Mentana,

il processo che si svolge in questi giorni a Madrid, come senz’altro saprà, solleva molti dubbi e – a nostro avviso – ha risvolti importanti non solo per i catalani ma anche per la democrazia spagnola ed europea. A sedere sul banco degli imputati sono numerosi esponenti politici e i leader delle due principali associazioni civili della Catalogna, privi di cariche istituzionali; quasi tutti si trovano in regime di detenzione preventiva, in molti casi da ben oltre un anno. Le accuse loro rivolte sono gravissime, con richieste di pena che arrivano sino a 25 anni. Tra i reati contestati vi è la “ribellione”: si tratta, per capirci, della stessa figura criminosa utilizzata per chi, nel 1981, entrò con le armi in Parlamento e portò in strada i carri armati. Nella tipizzazione di tale reato, il codice penale spagnolo richiede l’elemento della “rivolta violenta”.

Le immagini trasmesse da La7 il 27 febbraio, in un servizio del telegiornale che dirige, ci sono apparse in tal senso fuorvianti. Associare il video degli scontri tra polizia e gruppi di estrema destra nel “Día de la hispanidad” (12 ottobre) al referendum catalano (primo ottobre) significa alimentare una narrazione dei fatti che appare assurda a tanti: a tanti catalani, indipendentisti e non; a tanti spagnoli; a tanti media e osservatori internazionali; a tanti di coloro che conoscono – più o meno direttamente – il carattere civile, pacifico e democratico del movimento indipendentista.

Le immagini di violenza del primo ottobre 2017 senz’altro esistono, e sono innumerevoli. Si tratta però della violenza messa in atto dalle forze dell’ordine: che partono da ogni angolo della Spagna per la Catalogna al grido minaccioso di “a por ellos”; che picchiano votanti e manifestanti intenti a resistere pacificamente, con le braccia alzate, in difesa dei seggi; che sparano proiettili di gomma e usano spray tossici sui cittadini. 

È vero: delle immagini equivoche, nel quadro di un generalizzato disinteresse dei media italiani per la vicenda della Catalogna, sono forse poca cosa. Sarebbe stato utile, ad esempio, parlare del processo – iniziato oramai da tre settimane – non tanto in occasione della (surreale) testimonianza di Mariano Rajoy, ma fin dai primi interrogatori degli imputati. Dichiarazioni come quelle di Raül Romeva e Jordi Cuixart, il riconoscimento, nelle loro parole, della traiettoria politica, culturale, umana degli imputati, interrogherebbero – le assicuriamo – la coscienza di qualsiasi persona che abbia a cuore la democrazia e i diritti. Chiedere questo significherebbe però sindacare scelte che, come ovvio, ineriscono esclusivamente alla testata che dirige. Una selezione più meditata delle immagini da associare ad un pezzo di giornalismo riteniamo attenga invece ad esigenze di genuinità dell’informazione.

Per tale ragione ci siamo permessi di segnalare i fraintendimenti che quel servizio rischia di generare e alimentare; certi, peraltro, che non fosse questo l’intento, dato il modo in cui in passato si è sempre posto di fronte alla complessità della questione catalana.

 

 

Anna Amat, CNR Perugia – Daniele Amoroso, Università di Cagliari – Matteo Angioli, Partito Radicale

Sara Antoniazzi, Università Ca Foscari di Venezia – Francesco Ardolino, Universitat de Barcelona – Silvia Bel, attrice

Enric Bou, Università Ca Foscari di Venezia – Marco Calaresu, Università di Sassari – Sergio Caserta, attivista e blogger

Pietro Cataldi, Rettore Università per stranieri di Siena – Adriano Cirulli, Università La Sapienza – Gemma Teresa Colesanti, ISEM CNR

Alessandro Corda, Queen’s University, Belfast – Gaetano Damiano, bibliotecario presso l’Archivio di Stato di Napoli

Nancy de Benedetto, Presidente Associazione italiana di studi catalani, Università di Bari – Federico Fenaroli, Università di Oslo

Gennaro Ferraiuolo, Università di Napoli Federico II – Luigi Foffani, Università di Modena e Reggio Emilia

Gabriella Gavagnin, Universitat de Barcelona – Cesare Minghini, sindacalista CGIL – Cèlia Nadal, Università per stranieri di Siena

Elena Pistolesi, Università per stranieri di Perugia – Nuria Puigdevall, Università di Napoli Federico II

Patrizio Rigobon, Università Ca Foscari di Venezia – Simone Sari, Universitat de Barcelona

Rossella Selmini, Università del Minnesota – Jaume Subirana, scrittore, Universitat Pompeu Fabra de Barcelona

Fiamma Terenghi, Università di Trento – Michael Tonry, Università del Minnesota – Ramon Tremosa, parlamentare europeo

Gianni Vernetti, ex sottosegretario agli Affari esteri – Pau Vidal, scrittore e traduttore

 

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Il processo contro il diritto all’autodeterminazione della Catalogna

All’inizio del 2019 si terrà a Madrid un processo contro i leader politici e civili catalani. Per mesi i rappresentanti del popolo catalano scelti democraticamente dovranno affrontare le accuse di un reato di ribellione che non hanno commesso, dal momento che l’unica violenza del processo di autodeterminazione in Catalogna è stata quella esercitata dalla polizia spagnola l’1 ottobre 2017, per reprimere il referendum di indipendenza. Le istituzioni spagnole stanno cercando di trasformare un diritto – quello di autodeterminazione – in un reato. Le società democratiche non dovrebbero tollerare la violazione dei diritti fondamentali nel cuore dell’Europa.

Autunno del 2017: eventi politici e giudiziari

  • 1 ottobre: La polizia spagnola reprime violentemente il referendum sull’autodeterminazione in Catalogna. Mille sessantasei elettori sono assistiti da servizi medici. Duecentocinquanta collegi elettorali sono chiusi. Nonostante la repressione, si celebra il referendum, con una partecipazione di 2.286.217 voti (43%), di cui il SÍ impone il 90% (2.044.038).
  • 16 ottobre: I presidenti delle due ONG catalane Jordi Sanchez, dell’Assemblea Nacional Catalana (ANC – Assemblea Nazionale Catalana), e Jordi Cuixart, dell’Òmnium Cultural, sono accusati di sedizione e imprigionati senza cauzione per l’organizzazione di una manifestazione pacifica tenutasi il 20 settembre.
  • 27 ottobre: Il Parlamento della Catalogna approva la Dichiarazione di Indipendenza con 70 deputati a favore, 10 contrari, 2 voti in bianco e 52 astensioni. Il governo spagnolo attiva l’amministrazione diretta, cessa il governo catalano, scioglie il Parlamento della Catalogna e convoca nuove elezioni.
  • 2 novembre: Il presidente Carles Puigdemont e quattro ministri si esiliano a Bruxelles. Otto ministri – la maggior parte ritornati volontariamente dal Belgio – sono imprigionati inizialmente a Madrid, senza cauzione, accusati di ribellione per aver organizzato un referendum che avrebbe portato alla risoluzione parlamentare che dichiarò l’indipendenza.
  • 21 dicembre: Elezioni al Parlamento della Catalogna. Vincono le opzioni indipendentiste. Con una quota di partecipazione del 70,09%, i partiti proindipendenza ottengono il 47,5% dei voti e 70 seggi, i partiti unionisti il 43,3% dei voti e 57 seggi, mentre una coalizione pro referendum ma ambigua nei termini di indipendenza, ottiene il 7,4% dei voti e 8 seggi.

I Processi e repressione politica

  • Luglio 2018: Un tribunale tedesco nega l’estradizione del presidente Carles Puigdemont per ribellione perché non ottiene prove che dimostrino la violenza richiesta per questo tipo di reato. Il giudice spagnolo ritira il mandato europeo d’arresto per evitare di giudicarlo unicamente per appropriazione indebita di fondi e/o perdere gli altri casi di estradizione dei ministri catalani: quelli di Clara Ponsatí – in Scozia –, Toni Comín, Lluís Puig e Meritxell Serret – in Belgio – , e quella della      leader politica Marta Rovira – in Svizzera- dove si trova in esilio anche l’ex deputata  Anna Gabriel.
  • Novembre 2018: La Procura presenta le seguenti accuse:

        -Ribellione e appropriazione indebita di fondi pubblici: per il Vicepresidente Junqueras (25 anni di carcere); Jordi Sànchez, dell’ANC, Jordi Cuixart, dell’Òmnium, e Carme Forcadell, presidente del Parlamento (17 anni di carcere); i ministri Jordi Turull, Josep Rull, Raül Romeva, Dolors Bassa e Joaquim Forn (16 anni di carcere).

-Oltraggio all’autorità e appropriazione indebita di fondi pubblici: per i ministri Carles Mundó, Meritxell Borràs e Santi Vila (7 anni di carcere).

-Oltraggio: per Anna Simó, Lluís Coromines, Ramona Barrufet, Lluís Guinó e Joan-Josep Nuet, membri della segreteria di Presidenza del Parlamento; e per il deputato Mireia Boya (interdizione delle funzioni pubbliche e ammenda).

  • Gennaio 2019: La Corte Suprema inizia il processo contro dodici leader politici e leader dei movimenti sociali, accusati di ribellione e/o appropriazione indebita di fondi pubblici, mentre i cinque membri della segreteria di Presidenza del Parlamento – escludendo la presidente –, e la deputata Mireia Boya saranno processati dall’Alta Corte di Giustizia in Catalogna (TSJC) per oltraggio.

Il capo della polizia catalana, Josep-Lluís Trapero, e altri tre alti funzionari saranno processati dalla Corte Nazionale accusati di ribellione e sedizione per non aver represso violentemente il referendum.

Inoltre, settecento sindaci sono indagati, diversi insegnanti sono stati accusati di reato d’istigazione all’odio, decine di attivisti sono stati detenuti (per aver partecipato allo sciopero generale il 3 ottobre o l’8 novembre 2017, o durante le manifestazioni di protesta contro la reclusione dei leader politici). Due di loro sono stati detenuti in base alla legge anti-terrorismo e diversi rapper sono stati reclusi o sono esiliati per il contenuto politico delle loro canzoni (Pablo Hasél, Valtònyc).

Violazione dei diritti umani

1) Negare il diritto dei catalani a celebrare un referendum implica di per sé una seria negazione della democrazia. L’articolo 1 del Trattato Internazionale sui diritti civili e politici – ratificato dalla Spagna nel 1977 – riconosce il diritto di tutti i popoli all’autodeterminazione. Nel reprimere il referendum sull’autodeterminazione, lo stato spagnolo ha anche violato altri articoli del trattato:

Articolo 7 (trattamento inumano o degradante di persone da parte della polizia);

Articolo 19 (diritto alla libertà di espressione);

Articolo 21 (diritto all’assemblea pacifica);

Articolo 22 (diritto all’associazione libera);

Articolo 25 (diritto di partecipare alla direzione degli affari pubblici).

2) Abuso della carcerazione preventiva: All’inizio del processo, gli imputati avranno accumulato tra dieci e quindici mesi di carcerazione preventiva. Il giudice ha ripetutamente negato la loro libertà

sostenendo che non abbiano rinunciato alle loro convinzioni sull’indipendenza, o per la probabilità che organizzino nuove dimostrazioni.

La Corte Costituzionale ha ritardato per oltre un anno la risoluzione dei ricorsi presentati contro la carcerazione preventiva, bloccando di conseguenza l’accesso dei detenuti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Pertanto, il mancato trattamento di tali richieste aumenta il periodo di danni irreparabili causati da arresti arbitrari.

3) Il diritto a un processo equo non è garantito: La maggior parte delle citazioni per presentarsi davanti al giudice il 2 novembre sono state ricevute meno di 24 ore prima, il che costituisce derisione dei diritti fondamentali, impedendo la preparazione di una dichiarazione giudiziaria con le garanzie appropriate.

Molti degli imputati saranno processati da un tribunale (la Corte Suprema) senza poteri e ciò impedisce loro di fare appello, poiché è il più alto organo giudiziario ordinario. Gli eventi sono accaduti in Catalogna e dovrebbero essere giudicati in Catalogna. La presidente del Parlamento, che è membro di un organo collegiale, sarà processata dalla Corte Suprema, mentre i restanti membri saranno giudicati dall’Alta Corte di Giustizia in Catalogna.

La Corte Suprema ha negato ai prigionieri politici catalani il diritto di essere processati nella loro lingua, il catalano. Il partito di estrema destra Vox, che promuove la messa fuorilegge di partiti e associazioni indipendentiste, funge da accusa popolare nei processi, chiedendo condanne più lunghe di quelle richieste dall’ufficio del pubblico ministero.

4) Altri diritti politici sono stati violati: A Carles Puigdemont (presidente in esilio) e a Jordi Sànchez (ex presidente dell’ANC attualmente in carcerazione preventiva) è stato negato il diritto come deputati eletti di presentare la loro candidatura alla presidenza del governo catalano. Il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite richiese misure provvisorie per garantire i diritti politici di Jordi Sànchez, ma sono stati ignorate dal giudice spagnolo.

Carles Puigdemont, Oriol Junqueras, Jordi Sànchez, Josep Rull, Jordi Turull e Raül Romeva, membri del Parlamento della Catalogna, sono stati sospesi dalla carica prima che il processo abbia inizio.

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