Un anno di prigione Jordi Sànchez e Jordi Cuixart

       Assemblea_Logo_web-300x97         Comunicato stampa       16.10.2018

 

1 anno di prigione di Jordi Sànchez e Jordi Cuixart: 1 anno di ingiustizia

 

Oggi, 16 ottobre, ricorre un anno da quando Jordi Sànchez, allora presidente dell’Assemblea Nazionale Catalana (ANC), e Jordi Cuixart, presidente di Òmnium Cultural (ÒC), sono stati arrestati preventivamente, accusati di ribellione e sedizione per aver difeso la libertà e la democrazia e aver esercitato diritti fondamentali come quello di manifestazione.

 

Sànchez e Cuixart sono coinvolti in una causa legale viziata e con innumerevoli irregolarità nell’istruzione. In effetti, la custodia cautelare, applicata con un chiaro desiderio di spaventare la cittadinanza, rappresenta un’anomalia, dal momento che può essere utilizzata solo come ultima risorsa, e nonostante ciò sono in prigione da un anno, prima nel carcere di Soto del Real, a Madrid, e da luglio nella prigione di Lledoners, vicino a Barcellona.

 

Proprio ieri, Amnesty International ha pubblicato un comunicato nel quale insiste nella richiesta di messa in libertà “immediata” di Jordi Sànchez e Jordi Cuixart, in quanto trova “ingiustificato” il fatto che siano ancora sotto custodia cautelare, visto che tutti i due avevano il diritto di “organizzare e promuovere ritrovi pacifici in supporto al referendum e all’indipendenza della Catalogna”.

 

Un falso impianto accusatorio

 

La causa si basa su una violenza inventata ed incidenti inesistenti attribuiti a Sànchez e Cuixart durante la giornata del 20 settembre 2017, quando le forze di sicurezza dello Stato spagnolo fecero irruzione nel Dipartimento dell’Economia della Generalitat e altri dipartimenti del governo catalano. Migliaia di manifestanti si concentrarono pacificamente durante tutto il giorno per protestare.

 

Anche se l’atteggiamento del popolo era stato non violento, lo Stato ha costruito una storia inventata che si smonta facilmente attraverso video, immagini e testimonianze di quella giornata, che sono stati raccolti in alcuni documentari che mostrano come i due leader della società civile perfino hanno negoziato con la Guardia Civil il modo in cui il personale giudiziario poteva lasciare l’edificio senza alcun incidente.

 

Nonostante ciò, l’istruttoria si è basata su questa storia falsa, facendo diventare giudiziario un problema politico e lasciando ben chiaro che nello Stato spagnolo non vi è alcuna separazione dei poteri, mettendo così in discussione la qualità della democrazia spagnola e facendo riapparire il concetto di prigionieri politici nell’Europa del XXI secolo.

 

La cittadinanza è ancora una volta mobilitata

 

L’ANC chiede nuovamente l’annullamento della causa che detiene in carcere Jordi Sànchez e Jordi Cuixart. Per mostrare ed evidenziare questa ingiustizia, la cittadinanza tornerà a manifestare oggi. Le associazioni indipendentiste Assemblea nacional catalana e Òmnium cultural hanno organizzato diverse manifestazioni. La concentrazione che si prevede più importante si svolgerà in Plaça Catalunya, nel cuore di Barcellona, alle ore 20:00.

 

 

L’Assemblea promuove la strada legale verso le Nazioni Unite

Assemblea_Logo_web-300x97                                                                                                           10.10.2018

L’Assemblea promuove la strada legale verso le Nazioni Unite per denunciare la violazione dei diritti dei deputati imputati.

Care, cari,

L’Assemblea Nacional Catalana ha deciso di promuovere e sostenere un ricorso che i cittadini, in quanto elettori, presenteranno presso la Corte costituzionale spagnola per la sospensione dei deputati imputati, in esilio o in carcere. Questo ricorso è un passo necessario ed essenziale per seguire i percorsi legali previsti e così poter raggiungere il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, con la volontà di cercare misure cautelari per la violazione dei diritti politici, così come si pronunciò di recente nei casi simili di Jordi Sànchez e dell’ex presidente Lula.

Con la presentazione del ricorso che si terrà nei prossimi giorni si desidera denunciare ed evidenziare la flagrante violazione dei diritti attuata dalla Spagna, dalla mano del giudice Pablo Llarena, così come difendere i diritti degli elettori, violati dallo Stato spagnolo e messi in evidenza durante questa settimana nel Parlamento della Catalogna.

Dall’Assemblea, si invita il Parlamento e i gruppi indipendentisti a non accettare questa ingerenza senza alcuna base ne fondamento legale che rappresenta la sospensione temporanea dei deputati.

Segretariato nazionale
Assemblea Nacional Catalana

L’Assemblea Nacional Catalana riafferma la sua scommessa per l’unilateralità

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Posted on 09/10/2018

Chiede al Governo catalano di allinearsi con questa strategia e di tracciare un piano per rendere effettiva la Repubblica catalana

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La Segreteria Nazionale dell’Assemblea Nacional Catalana (ANC) si è riunita lo scorso sabato 7 di ottobre, in sessione straordinaria, nella sede nazionale dell’Assemblea. Nella giornata sono stati approvati tre documenti di grande importanza strategica per il movimento indipendentista: «Facciamo la Repubblica catalana. Racconto di quanto ci è capitato», «Bilancio dell’azione di Governo della Generalitat della Catalogna» e «Facciamo la Repubblica catalana. Strategia di futuro». I tre documenti sono stati approvati con una chiara maggioranza, tra il 71 e il 88 per cento.

Il primo documento raccoglie un’analisi degli eventi, dalla sentenza del 2010 della Corte Costituzionale spagnola contro il nuovo Statuto della Catalogna fino ad arrivare al mese di ottobre del 2017 identificando i punti di forza e le debolezze accumulate. L’ANC identifica come grandi punti di forza del movimento: la maggioranza sociale dell’indipendentismo, la maggioranza assoluta dei partiti politici indipendentisti nel Parlamento della Catalogna, una cittadinanza mobilitata come movimento pacifico, un conflitto internazionalizzato e una situazione di debolezza dello Stato spagnolo in termini di governabilità e di incapacità evidente di offrire un progetto degno per la Catalogna all’interno della Spagna.

Le principali debolezze in questo momento, d’altra parte, sono state concretizzate nel documento di Bilancio dell’azione del Governo catalano. Così, l’ANC constata che il Governo catalano destituito per l’applicazione dell’articolo 155 non è stato restituito e, ne il Parlamento ne il Governo attuale sono disposti alla disobbedienza necessaria per far rispettare la sovranità del Parlamento, per avanzare verso la proclamazione effettiva della Repubblica catalana.

Di fronte a questa situazione di mancanza di concrezione e di evidente mancanza di strategia condivisa del Governo, l’ANC chiede al presidente della Generalitat e a tutto il Governo della Catalogna di recuperare l’unità di azione, di mettere in moto a Waterloo l’annunciato Consiglio della Repubblica e di presentarne la struttura e le funzioni al più presto. Si chiede anche al Governo catalano che, prima del prossimo 21 dicembre, fissi una unica e nitida strategia di governo per impiantare la Repubblica catalana. E che la condivida e la coordini tatticamente con tutti gli attori politici ed enti impegnati con la messa in opera effettiva della Repubblica, peraltro già dichiarata lo scorso 27 Ottobre del 2017.

Se, dopo il 21 dicembre, il Governo persiste in questa disparità evidente e sconcertante sui criteri strategici di futuro e seguita a utilizzare un linguaggio infuocato nelle forme che non trova corrispondenza con una azione di governo che persiste nel rimanere nell’autonomismo legittimando l’azione repressiva dello Stato spagnolo, l’ANC non accompagnerà più al Governo e sarà critica ed estremamente esigente spronandolo a dedicarsi al compimento del suo mandato, con mobilitazioni orientate in tal senso.

Chiederemo al Governo che, se qualcuno non se la sente di continuare con un processo nitido di azioni di governo che conduca verso la proclamazione effettiva della Repubblica catalana, faccia un passo indietro e lasci il posto a persone disposte ad agire più decisamente, assumendo i rischi propri della disobbedienza.

Piano strategico
Sulla base dei punti di forza e delle debolezze identificate e nell’attuale contesto, l’ANC ha tracciato un piano strategico basato su diversi scenari. Così, ha identificato soltanto tre possibili scenari che ci porterebbero all’indipendenza effettiva: un referendum concordato con lo Stato spagnolo come risultato di una trattativa diretta bilaterale; un referendum concordato con lo Stato spagnolo costretto da un organismo internazionale; e la strada unilaterale.

L’ANC ha voluto evidenziare che l’allargamento della base sociale non è uno scenario di per sé. Anche se fossimo l’80 % non ci darebbero l’indipendenza, dovremmo sempre in ogni caso collocarci in uno dei tre scenari di cui sopra. Inoltre, l’ANC intende che pretendere la distensione e la normalizzazione nell’attuale contesto è dilatorio e smobilizzante, e non è effettivo per raggiungere l’obiettivo.

In riferimento allo scenario del referendum concordato con lo Stato spagnolo, l’ANC considera che tutte le manifestazioni del Governo del PSOE, così come della maggioranza politica, sociale ed elettorale dello Stato spagnolo, indicano che questa strada è sfortunatamente impossibile. In riferimento allo scenario di un referendum concordato per costrizione da parte di un organismo internazionale, viene considerato poco probabile visti i fatti del mese di ottobre 2017, anche se l’ANC crede che esista un limite massimo di vulnerabilità dei diritti o di instabilità economica che potrebbe provocare che questo scenario si avverasse. Pertanto, l’ANC considera la via unilaterale come lo scenario più probabile e l’unico che dipende da noi stessi e che ci permette di essere proattivi, tenuto conto dell’incapacità del Governo spagnolo di offrire assolutamente nulla e di rinunciare all’immagine più repressiva, così come le sue debolezze riguardanti la governabilità. Tuttavia, l’ANC sarebbe disposta a rinunciare all’unilateralità se, nei prossimi sei mesi, qualsiasi dei due primi scenari diventassero delle realtà tangibili e dichiarate senza alcun margine di ambiguità da parte degli attori implicati (Governo catalano, Governo spagnolo, potenziale mediatore).

Dunque, l’ANC considera che, affinché  la via unilaterale si svolga con successo, bisogna idealmente allineare gli attori chiave seguenti: Governo catalano, Parlamento catalano, istituzioni e cittadinanza mobilitata. Una volta allineati, bisogna riconvalidare la dichiarazione d’indipendenza in Parlamento e pubblicarla nel DOGC (Gazzetta Ufficiale del Governo Catalano), fare una proclamazione solenne della Repubblica catalana di fronte al mondo e chiedere il riconoscimento internazionale dell’indipendenza della Catalogna –costituendosi in Stato−, togliere la bandiera spagnola dal Palau della Generalitat e dal Parlament, pubblicare i decreti di attuazione della Legge di transitorietà giuridica, liberare i prigionieri e prigioniere politici organizzando anche il ritorno degli esiliati ed esiliate.

Per andare avanti nello sviluppo della via unilaterale, l’ANC lavorerà su dodici linee di attuazione chiave prioritarie. Una delle linee è l’ambito internazionale, dove seguiranno quattro azioni chiave: denuncia davanti agli organismi internazionali delle lesioni dei diritti politici e civili dei cittadini catalani, stabilire vincoli di fiducia con attori della comunità internazionale, generare e diffondere contenuti di comunicazione per spiegare la situazione e le aspirazioni del popolo catalano, e incoraggiare la partecipazione e la mobilitazione dei cittadini catalani residenti all’estero nella difesa del diritto di autodeterminazione dei catalani.

Sul fronte istituzionale, l’ANC chiede al Governo catalano, al Parlamento catalano e ai partiti indipendentisti che esercitino una guida chiara ed effettiva senza messaggi contraddittori tra quello che si dice e quello che si fa realmente. Inoltre, chiede al Governo catalano di prepararsi per la via unilaterale senza più dilazioni e di lavorare su quelli aspetti che devono essere rafforzati per garantire la proclamazione e il funzionamento iniziale della Repubblica.

L’ANC ha inviato questo messaggio a tutto l’indipendentismo certa che, se i tre attori −Governo, Parlamento e società civile− si preparano con responsabilità e rigore allo scenario dell’unilateralità, raggiungeremo l’obiettivo di rendere effettiva la Repubblica catalana, così come diventò realtà il referendum del 1 di ottobre del 2017 nelle più avverse condizioni.

 

https://assemblea.cat/index.php/2018/10/09/lassemblea-nacional-catalana-riafferma-la-sua-scommessa-per-lunilateralita/?lang=en

 

 

“Facciamo la Repubblica Catalana”

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L’ANC convoca quest’anno Diada della Catalogna con lo slogan “Facciamo la Repubblica Catalana”

Sono già in atto i preparativi per il grande corteo che l’Assemblea Nazionale Catalana sta organizzando per la Giornata Nazionale della Catalogna, l’11 settembre. Quest’anno in un momento politicamente molto complesso.

Dopo il referendum sull’indipendenza del 1 ottobre, in cui oltre 2,2 milioni di persone hanno votato e il 90% ha votato per l’indipendenza, la Spagna ha intensificato una campagna repressiva senza precedenti contro la cittadinanza e contro il movimento indipendentista. Innanzitutto, con l’applicazione dell’articolo 155, che ha liquidato l’autogoverno catalano e sospeso il parlamento catalano. Dopo la persecuzione, l’esilio e la reclusione di leader politici e civili, alcuni dei quali sono stati imprigionati per oltre 10 mesi in attesa di processo, in un processo di istruzione pieno di irregolarità e senza garanzie. A fronte dell’atteggiamento pacifico e democratico della società catalana, il governo spagnolo ha risposto solo con la repressione.

Esigere il mandato del referendum dello scorso 1 ° ottobre

L’ANC ha spiegato che l’obiettivo del corteo di quest’anno sarà quello di rivendicare il mandato del 1 ottobre e difendere la dichiarazione di indipendenza fatta dal Parlamento della Catalogna il 27 ottobre 2017, che non è stata resa effettiva.

A Barcellona, si prevede che centinaia di migliaia di persone escano per rivendicare l’indipendenza della Catalogna sotto lo slogan “Facciamo la Repubblica”. Sarà il settimo anno consecutivo che l’ANC organizza una massiccia dimostrazione per rivendicare il diritto all’autodeterminazione della Catalogna. Dal 2012, ad ogni convocazione, più di 1 milione di persone si sono radunate, sempre pacificamente e civilmente. Quest’anno si prevede una nuova grande marcia, soprattutto dopo la vittoria del sì nel referendum del 1 ottobre e la successiva repressione.

Il corteo riempirà la Diagonal di Barcellona, una delle arterie della città. Le persone si concentreranno lungo il grande corso e, a partire dalle 17:14, inizierà una onda sonora da parte dei partecipanti che percorrerà la manifestazione da un capo all’altro. I manifestanti esibiranno i loro propri manifesti dando così voce ai cittadini affinché si esprimano e, in questo modo, facciano cadere tutti i muri che impediscono l’attuazione della Repubblica catalana.

Le assemblee estere, in marcia

Barcellona non sarà l’unica città a celebrare la Diada per rivendicare il mandato del referendum. Le assemblee estere dell’ANC si stanno già organizzando e preparando per uscire nelle strade durante il giorno della Diada nelle principali città europee e in tutto il mondo.

L’Assemblea ha preparato un video promozionale, tradotto in 7 lingue, che si può vedere qui, dove si sottolinea il ruolo cruciale dei cittadini nell’intero processo per l’indipendenza. Un ruolo importante che ci ha permesso di renderlo possibile il 1° ottobre e che si dovrà continuare a mantenere da adesso in avanti fino al raggiungimento dell’indipendenza.

https://assemblea.cat/index.php/notizie/lanc-convoca-questanno-diada-della-catalogna-con-lo-slogan-facciamo-la-repubblica-catalana/?lang=en

La giustizia tedesca non accetta i delitti di ribellione e di sedizione

I prigionieri politici catalani devono essere liberati immediatamente!

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L’ANC ha convocato oggi manifestazioni davanti ai principali consolati spagnoli con lo slogan: “La giustizia spagnola, vergogna d’Europa. Liberate i prigionieri!”.

 

 

La Corte dello Schleswig-Holstein, ha iniziato oggi le pratiche per l’estradizione del presidente Carles Puigdemont per il reato di malversazione a danno dello stato.  D’altra parte, quelli di ribellione e sedizione sono stati scartati, perché la Corte ha ritenuto che la violenza non possa essere provata nei fatti per i quali si è chiesta l’estradizione, e perché il reato di sedizione non è riconosciuto nell’ordinamento giuridico tedesco. Inoltre, la Corte ha lasciato il presidente Puigdemont in libertà provvisoria in attesa di eventuali ricorsi da parte degli avvocati difensori e della Procura tedesca.

È per questo che le Assemblee dell’ANC (Assemblea Nazionale Catalana) all’estero hanno convocato oggi manifestazioni davanti ai principali consolati spagnoli con lo slogan: “La giustizia spagnola, vergogna d’Europa. Liberate i prigionieri!”.

Anche se sono stati esclusi i delitti di ribellione e sedizione, la giustizia dello Schleswig-Holstein ha considerato che potrebbe esserci malversazione a danno dello stato. Va ricordato che mentre il giudice Llarena e la Guardia Civil ritengono che il referendum dell’ 1 ottobre sia stato finanziato con risorse pubbliche, Cristóbal Montoro, ministro delle finanze fino a poco tempo fa, ha riconosciuto pubblicamente più volte che nemmeno un euro è stato dedicato a finanziarlo.

 

Questa decisione, sommata alla decisione presa a maggio dalla giustizia Belga che ha respinto il mandato d’arresto europeo (MAE) rappresenta un serio rovescio per il giudice Llarena e la giustizia spagnola, malgrado l’estradizione, poiché, nonostante l’estradizione, mostra che non c’è stato delitto di ribellione, né di sedizione. Va ricordato che il carcere per malversazione può essere da 2 a 6 anni, molto meno dei 15 o 30 anni per i delitti di sedizione e ribellione, rispettivamente. Tra pochi giorni sarà anche conosciuta la risoluzione della giustizia scozzese, che deciderà se estradare o meno la consigliera Clara Ponsatí.  Ad ogni modo, la signora Ponsatí non è stata imprigionata in modo preventivo, il che rivela ancora una volta la mancanza d’imparzialità e l’ingiustificata asprezza della giustizia spagnola, che non solo accusa i nove prigionieri politici catalani di crimini che né la Germania né il Belgio considerano, ma è l’unico dei quattro tribunali europei che li tiene imprigionati preventivamente.Per un delitto (ribellione) che secondo la giustizia tedesca non esiste, abbiamo 9 leader politici e sociali in prigione da mesi e si vuole sospendere 6 deputati pervertendo i risultati delle elezioni del 21 dicembre. Chiediamo che i prigionieri vengano rilasciati immediatamente e le accuse ritirate.L’istruzione di Llarena è anche contraria alle dichiarazioni e le affermazioni che organismi e organizzazioni internazionali hanno fatto riguardo al carcere preventivo. Infatti, sia Amnesty International che il Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite hanno denunciato la regressione dei diritti umani in Spagna e hanno raccomandato il dialogo per risolvere un conflitto politico.

Un processo complesso che può durare da 6 a 9 mesi

Il presidente Carles Puigdemont fu arrestato il 25 marzo nello SchleswigHolstein mediante un mandato d’arresto europeo che il giudice Llarena aveva riattivato giorni prima, mettendo la Germania e l’Europa al centro del dibattito politico sul conflitto che si vive in Catalogna.

Oggi inizia la via di risoluzione, di un processo che sarà lungo, con una decisione contundente: né ribellione, né sedizione, sulla scia della giustizia belga.  Anche se il giudice ha deciso di estradarlo per il reato di malversazione a danno dello stato, non ha ritenuto necessaria la custodia preventiva, cosicché, sempre in contrasto con la giustizia spagnola, potrebbe rimanere libero in Germania fino a quando saranno risolti i possibili ricorsi che il procuratore generale o la difesa del presidente Puigdemont possono presentare contro la decisione, prima al tribunale federale e, successivamente, alla corte costituzionale tedesca. Un processo che può durare tra 6 e 9 mesi.

traduzione: Margherita Ravera-ANC Italia

 

testo originale

La justícia alemanya descarta rebel·lió i sedició. Cal alliberar immediatament els presos polítics catalans!

 

L’ANC convoca als consolats d’Espanya a Europa avui sota el lema “Justícia espanyola, la vergonya d’Europa. Allibereu els presos polítics catalans!”

El Tribunal de Schleswig-Holstein ha decidit avui tramitar l’euroordre d’extradició del president Carles Puigdemont pel delicte de malversació. En canvi, els de rebel·lió i sedició s’han acabat descartant, ja que el Tribunal ha considerat que no es pot provar violència en els fets pels quals se’l volia extradir i perquè el delicte de sedició no està reconegut al codi penal alemany. A més, el Tribunal ha deixat el president Puigdemont en llibertat provisional mentre es resolen els possibles recursos per part de la defensa de Carles Puigdemont o de la Fiscalia alemanya.

Per aquest motiu, les Assemblees Exteriors de l’ANC han convocat manifestacions avui mateix, davant dels principals consolats espanyols, sota el lema: “Justícia espanyola, la vergonya d’Europa. Allibereu els presos polítics catalans!”. A Catalunya la manifestació convocada per dissabte a les 19h amb el lema “Ni presó ni exili. Us volem a casa” pren una nova dimensió. Ha de ser un clam per la llibertat i la retirada de les acusacions.

Tot i que s’han descartat els delictes de rebel·lió i sedició, la justícia de Schleswig-Holstein ha considerat que podria haver-hi malversació. Cal recordar que, si bé el jutge Llarena i la Guàrdia Civil consideren que el Referèndum de l’1 d’octubre es va finançar amb recursos públics, el fins ara ministre d’Hisenda, Cristóbal Montoro, ha reconegut públicament i diverses vegades que no es va dedicar cap euro a finançar-lo.

Aquesta decisió, juntament amb la decisió presa al maig per la justícia belga de rebutjar l’euroordre, suposa un fort revés al jutge Llarena i a la justícia espanyola, ja que, malgrat l’extradició, posa en dubte tota la instrucció feta des de Madrid i deixa en evidència que no hi ha hagut ni delicte de rebel·lió, ni de sedició. Cal recordar que les penes de presó per malversació poden ser de 2 a 6 anys de presó, molt inferiors als 15 o 30 anys pels delictes de sedició i rebel·lió, respectivament. En pocs dies se sabrà també la resolució de la justícia escocesa, que està pendent de decretar si extradeix o no la consellera Clara Ponsatí. Tot i això, la Sra. Ponsatí tampoc no ha estat empresonada preventivament, fet que torna a deixar al descobert la parcialitat i duresa injustificades de la justícia espanyola, que no només acusa els nou presos polítics catalans d’uns delictes que ni Alemanya ni Bèlgica consideren, sinó que és l’única de les quatre justícies europees que els manté empresonats preventivament.

Per un delicte (rebel·lió), que segons la justícia alemanya no existeix, tenim 9 dirigents polítics i socials a la presó des de fa mesos i es vol suspendre 6 diputats pervertint les eleccions del 21 de desembre. Exigim que s’alliberin immediatament els presos i es retirin les acusacions.

La instrucció de Llarena xoca frontalment, també, amb les declaracions i afirmacions que organismes i entitats internacionals han fet al voltant dels empresonaments preventius. Així, tant Amnistia Internacional com el Comissariat dels Drets Humans de l’ONU han denunciat la regressió dels drets humans a l’Estat espanyol i han recomanat diàleg per a solucionar un conflicte polític.

Un procés complex que encara es pot allargar de 6 a 9 mesos

El president Carles Puigdemont va ser detingut el passat 25 de març a Schleswig-Holstein per l’euroordre que el jutge Llarena havia reactivat dies abans, posant Alemanya i Europa al centre del debat polític del conflicte que pateix Catalunya. El procés, llarg, ha iniciat la seva resolució avui amb una decisió contundent: ni rebel·lió, ni sedició, seguint l’estela de la justícia belga.

Tot i que el jutge ha decidit extradir-lo pel delicte de malversació, no ha considerat necessari dictar presó provisional, de manera que, en contrast novament amb la justícia espanyola, podrà seguir lliure a Alemanya fins que es resolguin els possibles recursos que la Fiscalia o la defensa del president Puigdemont puguin presentar per recórrer la decisió, primer al Tribunal Federal, i posteriorment, al Constitucional alemany. Un procés que es pot allargar entre 6 i 9 mesos.

Assemblea Nacional Catalana