“Non può essere che l’Italia e l’Europa non facciano nulla contro questo processo vergognoso”

Intervista a Luca Cassiani, deputato del Partito Democratico nel Consiglio Regionale del Piemonte, promotore della risoluzione che chiede all’Italia e all’Unione europea di intervenire in Catalogna e che i prigionieri siano liberati

di: Roger Cassany – Giornalista         mercoledì 3 aprile 2019

Pubblicato originariamente sul sito web catalano VilaWeb.cat

 

Il Consiglio Regionale del Piemonte ha approvato una risoluzione che chiede la libertà dei prigionieri politici catalani. Non è una mozione qualunque, perché oltre ad essere approvata quasi all’unanimità (un solo deputato dell’estrema destra ha votato contro), chiede anche all’Italia e all’Unione Europea di intervenire in Catalogna. Il promotore di questa mozione è Luca Cassiani, deputato del Partito Democratico, che era a Barcellona nel giorno del referendum e rimase scioccato quando vide la polizia sbattere contro i cittadini che volevano votare. “È incredibile, dove si è visto? Questo è vero per i regimi autoritari e basta”. Quando apprese che i membri del governo catalano erano accusati di ribellione e che potevano essere condannati a più di vent’anni di carcere per aver convocato il referendum, semplicemente non poteva crederci . “Questo processo non è solo un’aggressione a un gruppo di politici e al popolo catalano, che ha scelto un governo ora processato, ma è un’aggressione a tutti i cittadini europei, ai diritti europei”, spiega.

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Luca Cassiani

Ecco perché, non appena pubblicato il manifesto degli intellettuali e dei politici italiani chiedendo la libertà dei prigionieri*, di cui Cassiani è uno dei primi firmatari, è passato all’azione e ha presentato questa mozione al consiglio regionale piemontese . Allo stesso tempo, ha chiesto a più consigli regionali italiani di sottoporre al voto la stesa mozione. Parliamo di questa risoluzione, delle implicazioni che può avere in Italia e in Europa e di come la repressione contro la Catalogna venga vissuta in Italia.

  • Hai promosso ed è stata approvata nel Consiglio Regionale del Piemonte di cui sei membro una mozione che chiede la libertà dei prigionieri politici e l’intervento dell’Italia e dell’Unione europea in Catalogna. Non è questione di poco …

– Partiamo dalla base, nessuno dovrebbe andare in prigione per aver fatto un referendum. Nel giorno del referendum ero a Barcellona, dove ho dei buoni amici. Ho visto gli anziani e i nipoti in fila per ore per andare a votare. Ho visto le emozioni e un atteggiamento assolutamente pacifico. Come può essere inviata la polizia contro queste persone? È vergognoso. Ho foto e video. Mi hanno intervistato, sia per la televisione catalana che per i media italiani, alcuni in diretta. Colpire le persone che votano … È incredibile, dove si è visto? È soltanto proprio di regimi autoritari. Seguo molto questo argomento ed è per questo che ho deciso di promuovere questa risoluzione che ora abbiamo approvato, perché è incredibile che la democrazia sia negata in questo modo in Europa.

  • Chi ha votato a favore della risoluzione del Consiglio?

-Tutti i gruppi. Il Partito Democratico, che è il mio; il 5 stelle; Liberi Uguali; Forza Italia; e anche la Lega. Ha votato solo contro un deputato, dall’estrema destra, dall’Alleanza Nazionale-Fratelli d’Italia, un gruppo che ora è chiamato il Movimento nazionale per la sovranità, e che nella vostra casa sarebbe equivalente a Vox. Quando abbiamo fatto il dibattito nel Consiglio, ha fatto un discorso con una forte difesa dell’unità di Spagna, ma ho risposto che abbiamo chiesto una soluzione diplomatica e un intervento delle istituzioni italiane ed europee sulla situazione che si vive in Catalogna, oltre alla libertà dei prigionieri, che l’unica cosa che hanno fatto era applicare la democrazia. Rimase solo lui a votare contro. È più che ovvio che le persone non possano essere imprigionate per opinioni politiche e idee. In Europa non può succedere che un politico eletto dai cittadini europei possa passare vent’anni in prigione per avere permesso ai suoi cittadini esprimersi democraticamente. L’Europa non può tollerare che ciò accada nel suo territorio. Mi sembra di base.

  • È stato il tuo partito, il PD, la sinistra italiana, che ha firmato questa risoluzione …

– Sì, ho molte relazioni con Gianni Vernetti, ex senatore ed ex segretario agli Esteri del governo Prodi. È stato con lui che ho parlato per la prima volta. Abbiamo entrambi firmato il manifesto italiano a sostegno dei prigionieri. E infatti avrei portato questa risoluzione all’assemblea, al Consiglio, prima, un mese o due fa, ma parlando con lui, abbiamo visto che per quello che ci dicevano i giornalisti era più conveniente farlo dopo aver pubblicato il manifesto. Ed è per questo che lo abbiamo fatto ora, all’ultimo atto del Consiglio, perché ora è quasi fermo fino alle elezioni del 26 maggio, amo elezioni regionali.quando, oltre a quelle europee, facci

  • La risoluzione richiede che il governo italiano si manifesti …

– Sì, a fini politici il Consiglio regionale piemontese chiede che il Governo italiano faccia quanto necessario per consentire alle istituzioni europee di concentrarsi sulla Catalogna, agire e intervenire.

  • Lo farà questo, il governo italiano?

– Avviamo fatto la richiesta formale perché questo accada e il governo italiano, almeno, deve dare una risposta. Ma tieni presente che, sfortunatamente, il ritmo dell’amministrazione è lento e che prima non arrivi a Roma e il governo faccia qualcosa, ci possono volere molti giorni. E qui in Catalogna qual è la situazione?

  • Siamo a pochi giorni dall’inizio della campagna elettorale e, soprattutto, nel bel mezzo del processo ai prigionieri politici … Segui il processo in Italia?

– Sì, lo seguo un po’, quando posso, ma qui, in Italia, c’è un relativo interesse in questo. C’è molto bisogno di pedagogia, perché se venisse spiegato ciò che è accaduto in Catalogna, un sacco di gente, la maggioranza, capirebbe che questo processo non è solo un attacco a un gruppo di politici e al popolo catalano, che eleggono un governo che è ora processato, ma è un’aggressione per tutti i cittadini europei, perché è un attacco ai diritti degli europei, ai diritti di tutti noi. Non può essere che l’Italia e le istituzioni europee non facciano nulla contro questo vergognoso processo. Il popolo italiano non ha capito che i catalani chiedono soltanto democrazia. E deve anche capire che la Catalogna è una nazione che ha una lingua e una cultura che esiste da secoli. Questa è una nazione che si sente oppressa. E deve capirlo. Questo è il motivo per cui abbiamo fatto la risoluzione.

  • In Italia, spesso la sovranità e l’indipendenza sono legate all’estrema destra …

– Certo. È difficile spiegare che in Catalogna i movimenti indipendentisti non sono di estrema destra, ma viceversa. In Spagna esiste ancora un franchismo culturale che vuole mantenere, a la forza, il paese unito. Invece la sinistra lotta da anni per una maggiore autonomia e federalismo. In Italia questo è difficile da capire.

  • Infatti, la politica italiana è sempre stata molto complessa e molto particolare. E ora con Salvini …

– Penso che gli elettori di Salvini si stancheranno in fretta perché Salvini nasce come indipendentista della Padania e ora, al momento di votare fa come Vox, utilizza gli immigrati. Entro un anno o due penso che l’era di Salvini sarà finita, per fortuna. Inoltre, i 5 stelle sono diventate come Salvini e succederanno a loro lo stesso.

  • La risoluzione chiede anche agli altri Consigli Regionali d’Italia di votare …

– Sì, è vero, ma tieni presente che la maggior parte dei consigli regionali italiani in questo momento sono un po ‘bloccati perché il 26 maggio ci sono le elezioni regionali. Pertanto, è difficile votare la risoluzione prima delle elezioni.

  • E dopo lo faranno? Si deve tener conto che è una risoluzione proposta dal PD, che ha molti deputati in tutti i consigli.

– Certo, ma questo dipende già da ogni Consiglio. O, piuttosto, della sensibilità dei deputati, perché la portino ai rispettivi consigli. Non posso imporre nulla su di loro. Ora, è vero che i catalani in Italia, o gli italiani sensibili alla Catalogna, ce ne sono molti, fanno un ottimo lavoro. Essi, infatti, hanno promosso il manifesto degli intellettuali, accademici, politici, alcuni dei quali parlamentare e artisti, di cui io sono uno dei primi firmatari, come alcuni dei miei parlamentari del partito e il sindaco di Napoli. E questo manifesto sta diventando enorme. Inoltre, da quando abbiamo approvato questa risoluzione in Piemonte, molti di loro mi hanno ringraziato, mi hanno invitato qua e là e hanno parlato con i social network. Qui inizia un certo movimento.

  • Sei ottimista riguardo al ruolo dell’Italia rispetto alla Catalogna?

– Devo essere onesto: mi risulta difficile essere ottimisti perché, come ho detto, è un argomento che non appare abbastanza nei media e non fa parte del dibattito politico. Dopo aver approvato questa risoluzione in Piemonte sì ho notato qualcosa di più interessante. Ora speriamo che cresca. È necessario perché ci riguarda tutti. Ma pensa che politicamente costa molto per qualcuno prendere posizione contro la Spagna. Non è affatto facile. Anche così, ciò che abbiamo fatto è importante perché il Piemonte non è una regione qualsiasi in Europa, è una regione importante. Sono sicuro che non liè piaciuto che il Consiglio Piemonte, quasi all’unanimità, abbia approvato questa risoluzione. E se lo facessero più regioni italiane, se il governo italiano si manifestasse, se l’Europa finalmente agisse, ecc, avremo fatto qualcosa, perché questa situazione è intollerabile e vergognosa. Cioè, lasciando da parte l’indipendenza, che è un obiettivo logicamente complesso, deve esserci un dibattito politico. Se la Spagna continua a non permettere questo dibattito in un tavolo, in un referendum o in un parlamento… quale alternativa c’è? Semplicemente non può essere che ciò accada in Europa.

traduzione : Elliot Fernàndez

 

https://www.vilaweb.cat/noticies/entrevista-luca-cassiani-piemont-italia-europa-judici/

*   https://ancitalia.org/2019/03/20/la-catalogna-leuropa-e-la-democrazia/