Llibertat per Catalunya !

HomeBlogluciano’s blog

Luciano Caveri   13 February, 2019

barcellona_tribunal_supremo

Tribunale Supremo

La tesi ormai prevalente in Europa, che si scontra con il buonsenso e con quanto avvenuto, ad esempio, con la fine della ex Jugoslavia, per non dire della separazione avvenuta dalla vecchia Cecoslovacchia o con la nascita del Jura in Svizzera, è che l’autodeterminazione dei popoli sia qualcosa di valido solo per i Paesi ex coloniali. Così casi come quello della Catalogna sono ascrivibili per troppi ad una sorta di anomalia e l’Europa fa come le famose tre scimmiette: “non vedo, non sento e non parlo”.
Si riflette, in questo, l’atteggiamento degli Stati membri, molti dei quali hanno regionalismi al limitare dell’indipendentismo o semplicemente il riflesso statalista di tenere duro sul feticcio del vecchio “Stato Nazione” rosicchiato dall’alto dall’Europa e dalle Istituzioni internazionali e dal basso da quel ribollire di istanze federaliste che evocano modelli di rafforzamento delle democrazie locali. Una sorta di cortocircuito che non mi piace affatto e non per ragioni ideologiche, ma perché ho sempre apprezzato la presenza di un “europeismo buono”, imbevuto – almeno pareva – dal principio di sussidiarietà. Così la Catalogna era a Bruxelles additato come un modello interessante di un’Autonomia valida ed efficace. Ma quando i catalani hanno chiesto prima un allargamento dei poteri costituzionali e poi hanno avviato un processo pacifico di indipendenza, sono finiti sul banco dei cattivi, meritevoli di un silenzio ostile e va detto con chiarezza – il caso italiano è esemplare – dopo un’iniziale simpatia sono diventati antipatici a chi non conosce la situazione e giornali e televisioni hanno partecipato all’orchestrazione di questa campagna ostile.
Dopo il terribile spiegamento di forze per spostare i prigionieri politici catalani da Barcellona a Madrid, è iniziato ieri nella Capitale spagnola il processo ai leader indipendentisti accusati di ribellione contro lo Stato spagnolo per aver organizzato il referendum sulla secessione (nell’ottobre del 2017) e per essere poi arrivati alla proclamazione unilaterale della Repubblica indipendente. Sono dodici gli imputati davanti al “Tribunal Supremo” e nove di loro sono in carcere da sedici mesi in attesa del giudizio. Altri sei esponenti del fronte indipendentista verranno invece processati per disobbedienza dal “Tribunal Superior de Justicia de Cataluña”. Una situazione grave e scandalosa che ha scosso l’animo di un numero piuttosto ristretto di quegli stessi intellettuali che firmano appelli per questioni risibili rispetto alla gravità di questa persecuzione poliziesca e giudiziaria.
La situazione politica resta, intanto, assai ambigua in questa Spagna dai tratti franchisti. Il premier socialista Pedro Sanchez, pur mostrandosi apparentemente più aperto al dialogo del predecessore, il conservatore Mariano Rajoy, non ha fatto concessioni alle rivendicazioni catalane, negando ogni possibilità di referendum sull’indipendenza ed aprendo – senza che se ne capisse la portata – alla modifica dello statuto giuridico della Comunità autonoma che dia più garanzie all’Autonomia.
Ma le vicende giudiziarie della Catalogna si intrecciano con le difficoltà politiche della Spagna e lo stesso governo di Sanchez sembra infatti avere ormai i giorni contati ed in caso di elezioni – in queste ore ormai date per scontate – ci potrebbe essere una svolta a destra, peggiorativa per la Catalogna.
Una situazione bloccata ma con il dramma di persone incarcerate ed ora sotto processo
Commentava mesi fa Massimo Cacciari, fra i pochi federalisti sulla scena: «questa è una grande occasione persa dall’Unione Europea. L’occasione di proporsi come quell’Europa dei Popoli che tutti noi vorremmo, capace di ergersi a mediatore e garante delle esigenze di tutte le anime che la compongono. Invece, hanno dimostrato totale ignoranza riguardo al dossier spagnolo, lasciando, con il loro colpevole silenzio, che una semplice consultazione si trasformasse in uno scontro così violento».
Condivido anche un’altra analisi di Cacciari, che riguarda l’unico vero orizzonte per uscire dal centralismo degli Stati e persino di Bruxelles, che è un vero federalismo, rispettoso dei diversi livelli di governo in una sovranità condivisa: «Il futuro non sono certo gli staterelli sovrani, ma le grandi repubbliche federali. O l’Europa riesce a costruire i suoi Stati Uniti, oppure – necessariamente – ci sarà un susseguirsi di istanze autonomistiche: oggi la Catalogna, domani la Scozia o i fiamminghi. E’ inevitabile: laddove non si creano grandi unità federali si riproducono necessariamente i nazionalismi localistici. E’ una legge fisica, non politica».
Naturalmente in assenza di questa prospettiva i catalani in maggioranza hanno scelto la strada della libertà con l’uso di un referendum partecipato. Ma certo la logica federalista sarebbe un passaggio più maturo, cui la Spagna giustizialista di oggi è purtroppo distantissima, sprofondando nella violazione di elementari diritti civili e costituzionali.
Resta in termini generali la certezza che il federalismo è la scelta del futuro, che deve mettere assieme l’Autonomia spiccata dentro Stati che mantengono poche competenze (in Italia la controriforma statalista avanza da anni, purtroppo) e il ruolo su grandi materie dell’Europa unita che deve farsi valere sul piano mondiale. Se non si costruiscono sistemi come questi monteranno come la panna il nazionalismo cattivo ed il sovranismo autarchico, mentre la pacifica protesta dei catalani resterà una perla rara nella escalation della violenza di un’Unione europea che si romperà in mille pezzi come un cristallo.

https://www.caveri.it/blog/2019/02/13/llibertat-catalunya

 

Un processo contro una nazione intera : oggi processano tutti noi

 

Vilaweb.cat – Vicent Partal – Editoriale –  12.02.2019

H_3452613-604x270

 

Oggi il Tribunale Supremo della Spagna processa, con l’accusa di ribellione e sedizione, l’Onorevole Presidente del Parlamento della Catalogna Sig.ra Carme Forcadell, l’Onorevole Sig. Oriol Junqueras, Vice-presidente del Governo della Catalogna, gli Onorevoli Ministri catalani Sigg.ri Raul Romeva, Quim Forn, Jordi Turull, Josep Rull, Dolors Bassa, Carles Mundó, Meritxell Borràs e Santi Vila insieme ai presidenti dell’associazione culturale Òmnium, Sig. Jordi Cuixart, e dell’Assemblea Nacional Catalana, Sig. Jordi Sànchez.

Ma, in realtà, oggi il Tribunale Supremo della Spagna processerà tutti noi. Le pene, già scritte prima di cominciare la farsa giuridica che inizia oggi a Madrid, cadranno su di loro e contro di loro, che avranno sempre la nostra solidarietà e il nostro supporto incondizionati. Ma questo processo, in verità, lo fanno contro una società intera, contro una nazione.

Fine modulo

Perché oggi il Tribunale Supremo della Spagna processa la democrazia, il rispetto della volontà popolare e la capacità di decisione dei cittadini.

Oggi il Tribunale Supremo della Spagna processa e vuole condannare milioni di cittadini che avevamo deciso che i limiti imposti alla fine del franchismo per avviare la transizione, non dovevano essere eterni. Il Tribunale Supremo della Spagna processa e vuole condannare la capacità della cittadinanza di avere autonomia di pensiero e di decidere, in base a ciò che crede sia meglio per la società.

 

Questo processo è un processo contro il Primo di Ottobre e contro quello che rappresentò il referendum di autodeterminazione. Il Tribunale Supremo della Spagna processa i votanti che diedero la vittoria ai partiti “Junts pel Sí” e alla “CUP”, affinché non riscaldassero le sedie del parlamento ma cambiassero le nostre vite. Processa i parlamentari catalani che lottarono per rendere possibile il progetto politico della maggioranza della Catalogna.

 

Ma noi tutti sappiamo che il Tribunale Supremo della Spagna processa malato di rabbia e ferito per le sconfitte che il popolo catalano inflisse in quelle giornate allo stato spagnolo, al regime putrefatto del 1978. Processa, cieco di rabbia, quelli che fecero circolare le urne e le schede di voto senza che i loro servizi d’intelligenza ne vedessero una. Processa le migliaia di eroi che misero i loro corpi per difendere i seggi elettorali, quelli che li aprirono, quelli che assunsero le funzioni ufficiali di rappresentazione del governo della Generalitat, quelli che diedero in prestito il wi-fi per permettere la connessione ai computer per il voto elettronico (n.d.t. continuamente bloccata dalla polizia e ripristinata da volontari catalani) e quelli che portarono cibo e bevande ai seggi. Processa il bellissimo movimento che fece possibile quel referendum di autodeterminazione, la fermezza pacifica del nostro paese contro il terrorismo di stato.

Il Tribunale Supremo della Spagna processa anche i sostenitori dell’unità della Spagna che andarono a votare no. E a quelli che il 3 di ottobre si unirono all’indignazione generalizzata per l’azione selvaggia delle forze di polizia spagnola. E contro quelli che scioperarono. Quelli che chiudemmo porte e finestre all’odio e alla violenza cieca. E a quelli che la filmarono e che hanno dato la loro testimonianza preziosissima per dimostrare quello che era successo. Il Tribunale Supremo della Spagna oggi inizia a processare i 1.066 feriti dalla brutalità della polizia, i 68 feriti che avevano più di 65 anni, i 13 che avevano più di 79 anni, i 432 che ricevettero traumatismi multipli, i 34 che subirono un traumatismo cranio-encefalico a causa dell’azione della polizia spagnola e dell’infame Guardia Civil durante il Primo di Ottobre.

 

Nella storia dei popoli ci sono dei momenti che segnano un prima e un dopo, che tracciano delle linee che restano impresse sulla pelle, marchi impossibili da cancellare. La farsa giuridica che inizia oggi a Madrid avrà questo effetto su molte generazioni di catalani. E incrementerà ancora di più il desiderio e la volontà di essere liberi, perché dimostra l’impossibilità di un accordo democratico con uno stato che potrebbe essere quello dei catalani a sud de l’Albera (n.d.t. la catalogna “spagnola”) e che, rinunciando alla democrazia e al rispetto alla pluralità, ha rinunciato a essere democratico e rispettoso.

 

Lo stato spagnolo ha avuto molte opportunità per frenare questa pazzia. Non volle farlo nell’ottobre del 2017, spinto dall’odio viscerale del monarca. Avrebbe potuto fermare la pazzia quando gli esiliati ottennero che la giustizia europea chiarisse che le accuse erano inesistenti, in particolare, quando i tribunali tedeschi lasciarono libero il presidente della Catalogna, il Molto Onorevole Carles Puigdemont, dopo aver comprovato che non potevano essere applicati –né a lui né al suo governo– le accuse di ribellione e sedizione chieste dalla Spagna. Lo stato spagnolo avrebbe potuto fermare questa pazzia quando Pedro Sánchez allontanò dal potere Mariano Rajoy, con il supporto gratuito, delle forze indipendentiste e delle sinistre.

 

Ma non hanno voluto farlo. Non hanno voluto cogliere nessuna opportunità perché, in realtà, loro sanno bene che non processano alcune poche persone, ma che tramite queste persone stanno processando tutta una nazione che ha deciso di cambiare la storia che avevano scritto altri per lei e che ha preso il futuro nelle proprie mani. Non vogliono che il Primo di Ottobre porti i suoi frutti e, soprattutto, cercano di impedire che sia un modello luminoso e alto per i baschi, i galleghi e gli spagnoli stessi.

L’esempio di dignità che il regime teme. L’esempio di coraggio, di decenza e di fiducia in sé stesso del popolo che li sconfisse il Primo di Ottobre, il 3 di ottobre, il 27 di ottobre e il 21 di dicembre, che non poterono fermare a botte e che ora non potranno fermare nemmeno con questa farsa giudiziaria credendo –ignoranti– che sarà l’ultima barriera di difesa.

* traduzione Àngels Fita – AncItalia

https://www.vilaweb.cat/noticies/judici-proces-editorial-vicent-partal/