Come ottant’anni fa i politici catalani alla sbarra

 

Quel pullman di prigionieri politici che imbarazza la Spagna e l’Europa

ASSOCIATED PRESS

 

Una lunga colonna di blindati scorta un pullman di prigionieri, guardie civili fanno inni di scherno mentre ali di folla saluta ed incoraggia lungo la strada i deportati con cori e bandiere. E’ la fotografia del grattacapo spagnolo che affronta non senza imbarazzi il primo processo in Europa ad un gruppo politico che ha cercato, senza ottenerla, l’autodeterminazione della Catalogna e nelle prossime settimane si appresta a subire il giudizio del Tribunale Supremo Spagnolo che dovrà costatarne se nei loro atti politici del mese che va dal Settembre all’Ottobre del 2017 vi furono commessi reati di sedizione e ribellione per i quali l’accusa ha già domandato diecine di anni di prigione.

È la prima volta che nel continente europeo nel dopoguerra che un intera classe dirigente finisce alla sbarra per reati da considerare “politici”

Il gruppo di testa dell’indipendentismo che rappresenta la destra e la sinistra dello schieramento parlamentare della Catalogna non è, a differenza dei movimenti baschi, una cupola di terroristi anzi in tutta la parabola del cosiddetto “procés” la linea perseguita è stata innanzitutto quella pacifica e democratica per giungere all’auto-determinazione della regione del Nord che confina con la Francia che non dimentichiamo rappresenta uno dei territori più produttivi dell’intera Europa.

Non è mai accaduto nel nostro continente che un intero gruppo dirigente politico finisse alla sbarra ( una parte di esso, l’ex Presidente della Generalitat Puigdemont in testa è a piede libero nel suo esilio belga nella cittadina Waterloo..), però esattamente ottantatré anni e nove mesi fa accadde la stessa cosa : Sul banco degli accusati nel Maggio del 1935 c’erano il Presidente Lluis Companys ( che poi finì fucilato dai franchisti) assieme a suoi membri del Governo processati per gli stessi “fatti di Ottobre”, ma è la sola analogia perché a differenza di allora oggi i politici potranno essere difesi da un’avvocatura catalana e si può sperare ed immaginare che lo Stato di Diritto Spagnolo possa avere fatto dei passi in avanti da allora.

La sentenza del primo caso li condannò a 30 anni per ribellione, sebbene avesse il voto discrepante di cinque magistrati che erano favorevoli all’assoluzione: Essi ritenevano che non vi fosse alcun crimine perché in ogni caso era stato perpetrato un colpo di stato che non era stato criminalizzato nel codice penale

Il 6 Ottobre del 1934 Companys proclamò lo Stato Catalano della Repubblica Federale Spagnola mentre nel 2017 venne approvato un documento dalla metà del Parlamento di Barcellona dichiarando la nascita di una “Repubblica Catalana, come Stato Indipendente di diritto, democratico e sociale”

Nel 1934 i tumulti di piazza provocarono delle vittime, nel 2017 per fortuna no, nonostante la reazione violenta dello Stato Spagnolo al fine di impedire lo svolgimento del Referendum sull’autodeterminazione il 1° Ottobre.

Dopo le condanne i politici catalani vennero amnistiati e solo successivamente con l’ascesa di Franco vennero eliminati.

E’ nel ricordo di questa tragedia politica di meno di un secolo fa che l’approccio politico alle vicende della secessione Catalana porta il Governo Socialista di Pedro Sanchez ad un atteggiamento certamente rispettoso del proprio Stato di diritto ma sostanzialmente aperto a soluzioni negoziate di carattere politico nonostante la crescente pressione della parte più reazionaria dell’opinione pubblica spagnola orientata ad una punizione esemplare verso l’ala del secessionismo catalano.

La nuova formazione di ultradestra spagnola, un preoccupante mix di neo-falangismo e di xenofobia violenta, si è costituita parte civile, i lavori di questo processo avranno un grande impatto mediatico che finirà per rinfocolare delle passioni che in questi mesi pazientemente erano state sopite nella ricerca di un dialogo politico e soprattutto incoraggiate dal cambio della guida del governo alla Moncloa.

I Leader dell’indipendentismo, politici della nuova formazione di destra nazionale promossa da Puigdemont e della Sinistra Repubblicana (ERC) guidati dal cattolicissimo Junqueras, assieme a quelli della Società Civile chiedono solidarietà, predicano non violenza ed anche mobilitazione permanente ai confini della disobbedienza civile; Il Presidente della Generalitat Quim Torra ha affermato solennemente che “siamo alla vigilia di un giudizio che cambierà per sempre il nostro paese e la sua relazione con il Regno di Spagna”, egli ha sospeso ogni attività parlamentare ed ha predisposto una presenza permanente al fianco dei politici processati a Madrid, nonché ha dato vita ad un nuovo corpo speciale della polizia locale, i mossos d’escuadra, per la protezione sua e degli ex Presidenti, decisione questa molto criticata che fa intravedere la volontà di opporsi alla cattura dell’esiliato Puigdemont in caso di una condanna in contumacia e di una cattura internazionale che di fronte alla richiesta spagnola potrebbe divenire inevitabile.

E’ chiaro l’imbarazzo del Governo perché ogni sua mossa in direzione del dialogo e di una soluzione politica alla questione catalana alimenta lo spazio dell’opposizione di destra desiderosa di una rivincita e di bissare il successo andaluso dove per la prima volta di fatto tre destre di segno diverso (popolare, liberale ed ultra-nazionalista) hanno stipulato un esplicito patto di governo che potrebbero in teoria replicare in caso di voto anticipato.

La rottura democratica catalana d’altronde potrebbe addirittura essere agevolata dal giudizio politico che in queste ore la comunità europea si è affrettata a dare all’auto-proclamazione del Presidente Venezuelano Guaidò, una vistosa forzatura istituzionale, giustificata dall’oppressione del Regime di Maduro, che tuttavia segnala la possibilità di adoperare un doppio standard per regolare le legittimità istituzionali.

Un vero rompicapo perché l’Europa presto o tardi solleciterà quantomeno la determinazione a rimuovere la questione Catalana dall’Agenda optando per una soluzione che scongiuri la rottura territoriale spagnola ma che contempli inevitabilmente un definitivo passaggio elettorale sulla questione.

Sullo sfondo il doppio voto attende alla prova tutti i partiti, gli Unionisti divisi nello schieramento nazionale Spagnolo e gli Indipendentisti divisi e concorrenti alle amministrative per la leadership del processo; A Barcellona la sfida simbolicamente decisiva, è la Capitale della nazione Catalana ed è una delle grandi Capitali Europee ma senza Stato.

Chi ha osato pensare che lo potesse diventare è rimasto chiuso in una galera per più di un anno ed ora mestamente viaggia su un cellulare verso un Tribunale del Regno. Come accadeva secoli fa.

https://m.huffingtonpost.it/bobo-craxi/quel-pullman-di-prigionieri-politici-che-imbarazza-la-spagna-e-l-europa_a_23660100/