In Catalogna, i processi che la Spagna non può vincere

I processi giudiziari che si apriranno contro gli indipendentisti catalani tra poche settimane semplicemente non possono essere vinti da «Madrid», per lo meno in termini di immagine.

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LeTemps  Editoriale  16.12.2018

Tra poche settimane saranno processati i leader indipendentisti in carcere da più di un anno. Nel frattempo, la puzza è diventata sempre più rancida.

Gli spagnoli celebrano in questi giorni i 40 anni della loro Costituzione. Quarant’anni di consolidamento de la democrazia, di ammodernamento completo e di piena integrazione del loro paese in Europa e nel mondo… La festa è stata, tuttavia, rovinata da una forte puzza rancida. Scomparsa durante questi quattro decenni, l’estrema destra è tornata immprovvisamente, alimentata in particolare da una crisi catalana lungi dall’essere risolta. Le settimane e i mesi a venire saranno particolarmente delicati per la Spagna. E gli auspici non sono buoni.

E quindi, ecco l’irruzione del partito Vox, una settimana fa, durante le elezioni in Andalusia. Intorno ai nostalgici della dittatura del generale Franco si è agglutinata la rabbia di chi è rimasto indietro dalla globalizzazione, un fenomeno ormai diventato quasi banale ovunque in Europa. Ma sarebbe necessario essere ciechi per non vedere, in questa rinascita del “patriottismo disinibito” in Spagna, il risultato del lungo deterioramento della crisi di indipendenza catalana e, soprattutto, della cattiva risposta data dalla classe politica e dal Governo spagnolo.

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Tutti aspettavano un incontro faccia a faccia tra Madrid e Barcellona. Ma il fuoco covava, in realtà, altrove. Nelle regioni che, come l’Andalusia, credono che il gioco dei secessionisti sia durato abbastanza e che oramai sia ora di «ristabilire l’ordine» nel paese, anche se ciò significa trasformare la Spagna in una caricatura di Stato autoritario e centralizzato.

Le autorità spagnole non possono sottrarsi alle loro responsabilità: utilizzando in Catalogna i manganelli contro una folla pacifica, accusando i sovranisti catalani di «sedizione» e trasformandoli in golpisti, il governo di Madrid ha abusato di atteggiamenti (ultra) nazionalisti che appartengono a un’altra època, sia per calcolo politico che per convinzione. In tal modo, ha aperto le porte sulle quali si sono precipitati gli estremisti.

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Oggi, agendo come vittime, i detenuti catalani (come Jordi Cuixart, che Le Temps ha incontrato in carcere) riescono a glissare sulla loro folle corsa indipendentista. Malgrado la finta ingenuità che mostrano, anche loro hanno contribuito alle pericolose tensioni attuali. Ma i separatisti catalani lo sanno bene: i processi che si apriranno contro di loro tra poche settimane, semplicemente non potranno essere vinti da «Madrid», quanto meno in termini di immagine. La «questione catalana» è arrivata qui per restare.

Al centro di questa tempesta, che in gran parte ha solo ereditato, il primo ministro Pedro Sanchez, naviga a vista. L’arrivo di Vox, se si conferma su scala nazionale, accrescerà ancora di più la frammentazione, ma anche la polarizzazione delle forze politiche. Il socialista fa finta di essere ben saldo. Ma potrebbe essere trascinato via in qualsiasi momento, come una piccola canna al vento, senza aver risolto nulla.

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