“Noi, catalani in carcere, indipendentisti contro sovranisti di destra”

Vanessa Vidano    LaStampa    4.11.2018

 Jordi Cuixart. Per lui la procura chiede 17 anni: ho paura, ma vado avanti

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Jordi Cuixart, 43 anni

 

È passato più di un anno da quando Jordi Cuixart, presidente dell’associazione della società civile, ÒmniumCultural, è stato arrestato con l’accusa di ribellione. Quasi un anno nel carcere di Soto del Real a Madrid, poi il traferimento a Lledoners, in Catalogna. Cuixart, Jordi Sànchez, presidente dell’Assemblea Nazionale Catalana, e altri 7 membri dell’ex governo Puigdemont ora attendono il processo, che si aprirà nel 2019. Amnesty International ha protestato per la sua detenzione.

Jordi Cuixart, la procura spagnola ha chiesto la sua condanna a 17 anni di carcere. Si aspetta di passare così tanto tempo in questo carcere?

“Ho paura ma vado avanti con dignità e se così fosse, continuerò la mia battaglia dalla prigione. Faremo ricorso alla Corte di Giustizia europea e alle Nazione Unite se necessario”.

Come ha vissuto gli avvenimenti politici dell’ultimo anno?

“La repressione del governo Rajoy ha avuto l’effetto di ampliare il consenso dell’indipendentismo ma, allo stesso tempo di dividere i partiti politici che ora sono al governo in Catalogna”.

Queste divisioni si rispecchiano nella società?

“No, la base sociale ora è più ampia di prima: anche chi è contrario all’indipendenza, vole che il governo ci dia il diritto di votare. Qui, in carcere, mi arrivano molte lettere che iniziano così: “Non sono a favore dell’indipendenza, ma mi oppongo alla vostra incarcerazione””.

Mentre lei era in carcere in Spagna è cambiato il governo. Con i socialisti al potere l’indipendentismo avrà vita più semplice?

“Il cambio di governo non significa che la strada sia in discesa per noi. Popolari e Psoe non hanno mai voluto parlare di referendum”

Chiederete ancora il referendum?

“Certo, la storia non si può fermare”.

Lei è qui in carcere, mentre Puigdemont è libero in Belgio: è giusto?

“Molti lo hanno criticato per essere andato in esilio, però io penso che lui sia più utile fuori dal carcere che dentro e anche il nuovo Consiglio della Repubblica aiuterà a sensibilizzare l’Ue sulla nostra causa”.

A proposito di Europa, in molti hanno criticato la vostra mancanza di appoggio nell’Ue.

“L’Unione Europea non ha mai sostenuto il movimento indipendentista, questo è vero, ma non lo ha nemmeno mai apertamente osteggiato. Quando il 1° ottobre del 2017 la polizia spagnola ha represso con la forza le persone che andavano a votare nessun politico europeo si è espresso a favore di Rajoy. E quando Puigdemont è scappato in esilio non l’hanno fermato. Io credo che il cammino sia verso un appoggio al referendum”.

Sì, ma l’Ue in questo momento è alle prese con altri sovranismi nazionalisti e li teme. In cosa è diverso il sovranismo catalano?

“Preferirei si usasse la parola catalanismo allora. È più corretta. Il catalanismo indipendentista poggia le sue basi culturali sull’apertura alla diversità e sull’accoglienza. La società catalana è composta per il 70% da persone che vengono da ogni parte del mondo. Il catalanismo vuole una società fondata sulla pace e sul rispetto dei diritti di tutti. Non chiuderemmo mai porti, ne distruggeremo ponti. Ci contrapponiamo ai populismi di destra”.

Come sta dopo più di un anno in carcere?

“Sono entrato in cella che mio figlio era appena nato e ora ha quasi un anno e mezzo. Sono rammaricato di non potergli dare il mio tempo, ma faccio in modo che ad ogni visita lui senta tutto il mio amore. In questo anno ho riflettuto molto, ho iniziato a fare meditazione e yoga. Mi sto rendendo conto che non sono semplicemente un uomo in carcere, ma che sono portavoce di una battaglia che va al di là della Catalogna: siamo davanti a una grave violazione delle libertà civili in un Paese che si definisce democratico”.

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manifestazione per la libertà dei prigionieri politici

 

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