Aikido

Ramon Cotarelo   cotarelo.blogspot.com    24.08.2018

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Quando le destre, incendiate e incendiarie, esigevano al presidente Sánchez una forte risposta alle dichiarazioni del presidente della Generalitat su “attaccare l’ingiusto Stato spagnolo” solo pensavano allo Stato spagnolo e soprassedevano sul fatto dell’ingustizia. A sua volta, il presidente Quim Torra sottolineava l’ingiustizia, facendo capire che, se lo Stato non fosse ingiusto, non ci sarebbe attacco.

 

Questa prima intuizione della tattica della Generalitat si avvicina allo spirito dell’Aikido. L’attacco di Torra è sempre un contrattacco, approfittando lo slancio dell’aggressione originaria dell’avversario. Non ha esitato a pretendere dal ministro dell’Interno, Grande-Marlaska, spiegazioni esaurienti sui conflitti dove erano coinvolti alcuni elementi della guardia civil e della polizia nazionale fuori servizio (in linea di principio), anche se non fuori servizio della militanza nazionale-spagnola.

 

Attacchi, contrattacchi; aspetti propri di un arte marziale. L’Aikido, con una base religioso-filosofica scintoista e zen, è un’arte non violenta e assolutamente pacifica e illustra il carattere pacifico e non violento della rivoluzione catalana.

 

Questa è la tattica. E la strategia? E’ anche Aikido, in quanto il fine ultimo è la realizzazione dell’individuo, il proprio equilibrio tra l’aspetto fisico e quello spirituale. Leggere con attenzione le dichiarazioni di Torra nella cittadina di Prades: il nostro scopo finale, al quale la generazione attuale di catalani si sente chiamata, è la Repubblica Catalana. (…)

 

La cosa importante, qui e ora, è la volontà dei catalani di realizzarsi come nazione, protetta da uno Stato (proprio). E questa è la base della legittimità di Torra, quella che gli permette di contrattaccare di nuovo annunciando che nell’imminente processo all’indipendentismo per il referendum del 1 di ottobre, l’indipendentismo non andrà a difendersi, ma ad attaccare. Aproffitterà della forza bruta di una farsa politico-giudiziaria per il consumo interno spagnolo che la giustizia internazionale ha già smontato con un bel manrovescio.

 

Aikido: il giudice Llarena, incapace di frenare in tempo, guidato dalla sua fertile immaginazione e sensazione di impunità, si è scontrato contro la giustiza belga. E, insieme con il giudice, anche il Consiglio  Generale del Potere Giudiziario (CGPJ) che è stata una parte estremamente beligerante in questo pasticcio agli occhi dell’intera Europa. E con il CGPJ (già in discussione per altre questioni) anche l’amministrazione di giustizia in Spagna e, deduttivamente, anche il proprio Stato inteso come Stato di diritto.

 

Quelli che pensavano di aver dato una lezione in Catalogna e “decapitato” il movimento indipendentista, hanno ottenuto l’effetto  contrario: ri-legittimare il movimento; convertirlo in un “perpetuum mobile”; dare una causa addizionale a quella dell’indipendenza: la liberazione dei prigionieri/e politici; rinforzare la solidarietà interna dell’indipendentismo e la sua unità di azione. Un successo. Forse per questo l’attuale governo spagnolo li ha condecorato.

 

L’argomento di Torra è quello del “Donec Perficiam” (seguire fino alla fine).

 

E questo è il territorio nel quale lo Stato spagnolo dovrebbe prendere in considerazione di trovare una proposta di trattativa che l’altra parte potesse accettare. Ogni altra opzione equivarrebbe alla rottura del principio basico dello Stato di diritto del governo per consenso in Catalogna e, lontano dal risolvere il conflitto, servirebbe soltanto a intensificarlo.

traduzione  Àngels Fita-AncItalia

https://cotarelo.blogspot.com/2018/08/aikido.html

Il racconto dell’inesistente

Iu Forn   ElNacional.cat   19.08.2018

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Oggi sta girando questo link:

https://videos.telesurtv.net/video/736030/reportajes-telesur-736030/

Riguarda un servizio andato in onda ieri per la prima volta dal titolo “El relato de lo inexistente” (il racconto dell’inesistente) realizzato dalla catena televisiva sudamericana Telesur. Durante 25 minuti si narrano i fatti accaduti in Catalogna dal 20 settembre dell’anno scorso in poi e di come lo Stato abbia cercato di creare il discorso della violenza.

Ed ora Lei forse mi dirà:

“Ovvio, Telesur…. non c’è bisogno di aggiungere altro. È una catena finanziata dal Venezuela e che gode del sostegno di diversi paesi ostili all’Occidente e populisti come Cuba, Nicaragua o l’Ecuador. Quello che questi possano raccontare è già noto a tutti noi, manipolazione contro la Spagna e voglia di destabilizzare.”

Bene, se Lei ha pensato questo è anche probabile che pensi che TV3 (televisione pubblica della Catalogna) sia una catena che bisogna chiudere in quanto golpista, manipolatrice, indottrinatrice, eccetera, eccetera. Quindi, con questo stesso ragionamento, si deduce che Lei ritiene il servizio di Telesur sulla situazione in Catalogna ed i servizi andati in onda in TV3 sulla stessa questione puramente propagandistici e, di conseguenza, lei intenda ignorarli completamente. Perfetto.

A questo punto, mi permetta di farle una domanda: Lei crede nella libertà di espressione?  Se la risposta è no, io e lei non abbiamo nient’altro di cui parlare su questa questione. Se invece la sua risposta è sì, mi permette di condividere con lei una riflessione?

Grazie.

Questo servizio di Telesur forse sarà un semplice “pamphlet”, o forse spiega i fatti con una squisita equidistanza, forse può aiutare a comprendere alcune cose, o semplicemente può essere utile per avere una visione diversa da quella raccontata dai media spagnoli che, guarda caso, difendono sempre il solito racconto ufficiale. In ogni caso, Lei e gli altri essere umani potranno conoscere cosa racconta questo servizio e come lo racconta, e cosa e come lo raccontano i documentari trasmessi da TV3 solo dopo averli visti. Mai prima.

La differenza, per niente trascurabile, è che qui si possono vedere tutti i documentari, notiziari, programmi e puntate speciali che emettono le catene televisive spagnole.  Per contro, nessuna catena spagnola ha voluto trasmettere nemmeno uno dei servizi e documentari qui prodotti. E non solo quelli di TV3, ma neppure quelli di Mediapro (gruppo leader nel settore audiovisivo europeo). Né quelli di nessun’altro. Né sui fatti dell’1 di ottobre o quelli del 21 settembre, né sulle fogne dello stato, né altro. Nulla. Fuggono da tutto quello che sia al di fuori dal loro copione ufficiale.

Se fossero davvero così sicuri che la loro versione corrisponda alla verità assoluta, per quale motivo dovrebbero quindi negare ai loro cittadini la possibilità di potere ricevere altre versioni?  Anche trasmettendole definendole “pamphlet” ed organizzando dibattiti a seguire con la partecipazione dei soliti dicendo le solite cose. Naturalmente contro.

Perché questo silenzio, però? Come mai questa censura? Perché questa paura della discrepanza? Perché questa negazione prestabilita di qualsiasi altra opinione che non sia quella ufficiale?  Come mai quest’uniformità, questo totalitarismo comunicativo?  Da cosa si nascondono?

Forse qualcuno potrebbe fare un servizio parlando di questo tema. Un servizio che di sicuro non sarebbe trasmesso nella Spagna che ha assolutamente ragione. Perché, come qui dice una battuta: “Perché mai? Per fare dei casini?”

traduzione Esther Sagrera-AncItalia

https://www.elnacional.cat/ca/opinio/iu-forn-relat-de-inexistent_297543_102.html

 

“Facciamo la Repubblica Catalana”

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L’ANC convoca quest’anno Diada della Catalogna con lo slogan “Facciamo la Repubblica Catalana”

Sono già in atto i preparativi per il grande corteo che l’Assemblea Nazionale Catalana sta organizzando per la Giornata Nazionale della Catalogna, l’11 settembre. Quest’anno in un momento politicamente molto complesso.

Dopo il referendum sull’indipendenza del 1 ottobre, in cui oltre 2,2 milioni di persone hanno votato e il 90% ha votato per l’indipendenza, la Spagna ha intensificato una campagna repressiva senza precedenti contro la cittadinanza e contro il movimento indipendentista. Innanzitutto, con l’applicazione dell’articolo 155, che ha liquidato l’autogoverno catalano e sospeso il parlamento catalano. Dopo la persecuzione, l’esilio e la reclusione di leader politici e civili, alcuni dei quali sono stati imprigionati per oltre 10 mesi in attesa di processo, in un processo di istruzione pieno di irregolarità e senza garanzie. A fronte dell’atteggiamento pacifico e democratico della società catalana, il governo spagnolo ha risposto solo con la repressione.

Esigere il mandato del referendum dello scorso 1 ° ottobre

L’ANC ha spiegato che l’obiettivo del corteo di quest’anno sarà quello di rivendicare il mandato del 1 ottobre e difendere la dichiarazione di indipendenza fatta dal Parlamento della Catalogna il 27 ottobre 2017, che non è stata resa effettiva.

A Barcellona, si prevede che centinaia di migliaia di persone escano per rivendicare l’indipendenza della Catalogna sotto lo slogan “Facciamo la Repubblica”. Sarà il settimo anno consecutivo che l’ANC organizza una massiccia dimostrazione per rivendicare il diritto all’autodeterminazione della Catalogna. Dal 2012, ad ogni convocazione, più di 1 milione di persone si sono radunate, sempre pacificamente e civilmente. Quest’anno si prevede una nuova grande marcia, soprattutto dopo la vittoria del sì nel referendum del 1 ottobre e la successiva repressione.

Il corteo riempirà la Diagonal di Barcellona, una delle arterie della città. Le persone si concentreranno lungo il grande corso e, a partire dalle 17:14, inizierà una onda sonora da parte dei partecipanti che percorrerà la manifestazione da un capo all’altro. I manifestanti esibiranno i loro propri manifesti dando così voce ai cittadini affinché si esprimano e, in questo modo, facciano cadere tutti i muri che impediscono l’attuazione della Repubblica catalana.

Le assemblee estere, in marcia

Barcellona non sarà l’unica città a celebrare la Diada per rivendicare il mandato del referendum. Le assemblee estere dell’ANC si stanno già organizzando e preparando per uscire nelle strade durante il giorno della Diada nelle principali città europee e in tutto il mondo.

L’Assemblea ha preparato un video promozionale, tradotto in 7 lingue, che si può vedere qui, dove si sottolinea il ruolo cruciale dei cittadini nell’intero processo per l’indipendenza. Un ruolo importante che ci ha permesso di renderlo possibile il 1° ottobre e che si dovrà continuare a mantenere da adesso in avanti fino al raggiungimento dell’indipendenza.

https://assemblea.cat/index.php/notizie/lanc-convoca-questanno-diada-della-catalogna-con-lo-slogan-facciamo-la-repubblica-catalana/?lang=en

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Questo non è piaciuto per niente al governo spagnolo e avrà delle conseguenze

Joaquim Forn     Carcere di Lledoners   16 agosto 2018

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Il 17 agosto 2017 è una data che rimarrà nella memoria di molte persone e anche nella mia. Una data che incorporeremo nella nostra memoria collettiva e personale. Ricorderemo sempre dove eravamo quel giorno e cosa  stavamo facendo. È una data che tutti i catalani assoceranno a diverse popolazioni del nostro paese: Alcanar, Barcellona, ​​Cambrils, Ripoll e Subirats.

 

Il destino voleva che vivessi quei tristi fatti dal Ministero dell’ Interno. Solo 33 giorni prima era stato nominato Consigliere(Ministro). Sapevamo che Barcellona e la Catalogna potevano essere oggetto di un attacco terroristico jihadista. Vorrei ricordare che dal 2015 il livello di minaccia terroristica in Catalogna era di 4 su 5. Che questa minaccia era una priorità per il nostro governo, si dimostra dal fatto che il 35% delle ore di pattugliamento in Catalogna e il 40% a Barcellona erano destinate a impedirlo nell’ambito del Piano Operativo Specifico Antiterroristico.

 

Ricordo che uno dei primi incontri che ho avuto a luglio è stato proprio con l’Ufficio di Coordinamento Antiterrorismo. Quel giorno, il maggiore Trapero e altri agenti di polizia mi mostrarono gli ultimi miglioramenti introdotti nel Piano Antiterroristico. Non potevo pensare che i nomi del piano Cronos e dell’operazione Gabbia mi sarebbero divenuti così familiari qualche settimana dopo.

 

La mattina tra il 16 e il 17 agosto, tornavo a casa dopo l’una. Prima di andare a letto ho ricevuto una chiamata del direttore dei Servizi Territoriali dell’Interno alle Terres de l’Ebre (contea a sud della Catalogna) che mi informava che c’era stata un’esplosione e un incendio ad Alcanar e che i pompieri e la polizia catalana stavano lavorando per determinare l’origine della deflagrazione. A prime ore del mattino del  17 agosto mi è stato comunicata l’entità dell’esplosione e che si procedeva alla bonifica del luogo e con le indagini della polizia. Nessuna ipotesi era stata esclusa, ma non c’era alcuna indicazione che l’esplosione potesse avere un’origine terroristica.

 

Il 17 agosto, verso le 15, sono andato a visitare una mostra al Saló del Tinell sulla Riforma in Europa, Immagini da credere. Ci sono andato con il suo commissario. Alle cinque del pomeriggio  ci siamo congedati e la mia macchina mi è venuta a prendere in Plaça de Sant Jaume. Quando andavo verso il ministero, ho notato un movimento di veicoli della polizia e dei vigili urbani. Immediatamente ho ricevuto una chiamata che mi riferiva che alcune persone erano state investite sulla Rambla. La prima informazione era che un furgone aveva investito un numero imprecisato di pedoni, ma in nessun caso si pensava che avesse qualcosa a che fare con un attacco terroristico. Non è stato fino a dopo pochi minuti che questa ipotesi ha guadagnato peso.

 

“La prima informazione era che un furgone aveva investito un numero imprecisato di pedoni, ma in nessun caso si pensava che avesse qualcosa a che fare con un attacco terroristico”

 

Ho parlato con il maggiore Trapero, che era già a conoscenza dei fatti e che si stava recando a Barcellona. Abbiamo concordato di convocare il CECOR (Centro di Coordinamento). Immediatamente ho informato il Presidente Puigdemont e il delegato del governo spagnolo dell’attivazione del CECOR nel Dipartimento degli Interni e ho invitato a partecipare il CNP (polizia statale)  e la Guardia Civil.

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Poco dopo le 18 ore, avevamo formato il CECOR e avevamo fatto la prima apparizione informativa ai media con il maggiore Trapero. Abbiamo capito immediatamente che l’informazione al pubblico sarebbe stata un elemento chiave nella gestione della crisi. Era necessario trasmettere serenità, sicurezza e massima trasparenza, evitando allo stesso tempo le speculazioni e di fornire delle informazioni che rendessero difficile il lavoro di polizia. Voglio sottolineare a questo proposito il grande lavoro della responsabile della comunicazione del Corpo di Mossos d’Esquadra (CME) , Patrizia Plaja.plaja-trapero-forn

 

Non mi dilungherò nella storia dei fatti, che sono già ben noti. Citerò alcuni momenti importanti da un punto di vista politico o di polizia, i momenti vissuti con più preoccupazione, come quando ci annunciano che un veicolo è sfuggito al controllo della polizia e ha ferito tre agenti a Sant Just Desvern , oltre a trovare una persona morta all’interno del veicolo; quando cominciano ad avere evidenza di una possibile relazione tra l’esplosione di Alcanar e l’investimento della Rambla; quando riceviamo la notizia che sul lungomare di Cambrils, un veicolo ha investito una pattuglia di Mossos d’Esquadra (polizia catalana) e ha ferito un agente; quando a Cambrils c’è una sparatoria che termina con la morte di cinque sospetti terroristi; quando cominciano  le perquisizioni dei domicili di Ripoll … Mentre le ore passano, vediamo che l’azione della Rambla non è un evento isolato, che siamo di fronte a un importante atto terroristico, con un gruppo organizzato e una grande capacità di azione.

 

Il giorno successivo all’attacco, si svolge in Plaça de Catalunya un atto in memoria delle vittime. Partecipano il governo catalano, la sindaco di Barcellona, ​​il governo spagnolo e il capo dello stato. È una dimostrazione energica, un grido della cittadinanza contro la violenza e in favore della pace. Una volta concluso l’evento, il presidente Puigdemont chiede di incontrare i rappresentanti del governo spagnolo per essere in grado di informarli delle indagini e dei procedimenti in corso. L’incontro si svolge nel Dipartimento degli Interni. Oltre ai presidenti Puigdemont e Rajoy partecipano, tra gli altri, i loro consiglieri e ministri, la sindaco Colau, i rappresentanti della polizia, la Protezione civile e del Servizio Medico di Emergenza. In questo incontro, è chiaro che l’intervento dello Stato nella crisi è quasi testimoniale. Alla fine dell’incontro, ho commentato con alcuni poliziotti che questo non è piaciuto niente al governo spagnolo e questo avrà le sue conseguenze. Non mi sono sbagliato.

 

“In una riunione del giorno successivo è chiaro che l’intervento dello Stato nella crisi è quasi testimoniale”

 

I giorni seguenti gli sforzi della polizia si concentrano sulla ricerca del presunto autista e autore materiale degli investimenti della Rambla. Ricordo che eravamo ad una riunione dell’Ufficio di coordinamento antiterroristico quando fummo informati che una persona era stata abbattuta dalla polizia a Subirats. Tutto indica che si trattava di Younes Abouyaaqoub. Una volta confermata la sua identificazione, ci trasferimmo con il maggiore Trapero nel Palazzo della Generalitat per informare il presidente della disarticolazione della cellula terroristica.

 

Sono passati alcuni giorni con tanta tensione, giorni intensi. Il successo della polizia non può farci dimenticare che c’erano 16 morti e un gran numero di feriti. Troppe famiglie distrutte, che non potranno mai dimenticare quel tragico 17 agosto 2017. Il mio ricordo va a tutti loro.

 

Nel settore della polizia, si è dimostrata la capacità tecnica e professionale della polizia della Generalitat – Mossos d’Esquadra (CME). Il mio riconoscimento per i 17.000 agenti e comandi. Un riconoscimento molto speciale per il maggiore Josep Lluís Trapero. Senza di lui, senza la sua professionalità e capacità di comando, non saremmo stati in grado di affrontare una simile crisi. Questo successo è il risultato di molti anni di lavoro, di molte persone del CME e dei responsabili politici che hanno sempre creduto che la Catalogna avrebbe dovuto disporre di strumenti propri per garantire la sua sicurezza.

 

“Il mio riconoscimento per i 17.000 agenti e comandi. Un riconoscimento molto speciale per il maggiore Josep Lluís Trapero

 

Non posso non menzionare il grande lavoro svolto dai responsabili dei servizi di protezione civile, del dipartimento dei servizi di emergenza, dei vigili del fuoco, dei servizi sociali del Comune di Barcellona, della Guàrdia Urbana, delle forze di polizia locali di Cambrils, Ripoll e Alcanar, dalle associazioni professionali, ecc., Da così tante persone che, fin dall’inizio, si sono messi al servizio dell’ amministrazione, cioè al servizio della gente.

 

Infine, grazie a tutti i cittadini della Catalogna, alla solidarietà che abbiamo ricevuto da ogni parte dello Stato e dal mondo. Dai cittadini che gridavano “Non ho paura” per dimostrare che nel nostro paese il bene più prezioso è la convivenza e che non ci arrenderemo mai né alle minacce né alla paura.

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Joaquim Forn i Chiariello

ExMinistro dell’interno della Generalitat della Catalogna

 

traduzione Margherita Ravera-AncItalia

 

https://www.elnacional.cat/ca/opinio/joaquim-forn-opinio-atemptat-17a_296649_102_amp.html?__twitter_impression=true

 

Nel paese occupato

– Il Re si recherà in quella Catalogna depurata, o “disinfettata” come dicono e ripetono alcuni dirigenti socialisti come Borrell e Garcia Page, protetto dai corpi di polizia e del CNI (servizi di intelligence)

– E presiedierà cerimonie di Stato in un paese dove la maggioranza della popolazione si dichiara repubblicana e contraria a qualsiasi  monarchia, compresa quella dei  borboni.

Suso de Toro  ElDiario.es   08.08.2018

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manifestazione in solidarietà alle vittime dell’attentato del 17.08.2017

 

Un anno dopo questo Re viaggia a Barcellona, ma il Presidente della Generalitat quest’anno non potrà essere nella Plaça de Catalunya perché questo stato, il Regno di Spagna, lo perseguita per incarcerarlo e lui rimane in esilio e, sempre questo stato, il Regno di Spagna, trattiene in carcere il Vicepresidente. E il maggiore dei Mossos (la polizia catalana), Trapero, è indagato ed imputato. Il Re arriva otto mesi dopo che un capo della polizia antisommossa, al grido di “Io sono il cazzo di legge qua!”, aggredisse alcuni camerieri italiani pensando che gli stessero parlando in catalano a tuttora senza  notizie di alcuna indagine o sanzione. Però il Re come Capo dello Stato presiederà qualche cerimonia con il consenso del Governo e l’appoggio dei quattro grandi partiti su base nazionale, PP, Ciudadanos, PSOE e Podemos.

I media spagnoli riportano ora quanto già communicato dai media catalani quasi un anno fa: l’imam responsabile dell’attacco terroristico manteneva contatti con il CNI (servizi di intelligence) e la Guardia Civil. I popolari e socialisti impedirono che fosse oggetto di indagine parlamentare. Quel fatto ci consente chiaramente di immaginare qualsiasi cosa, incluso il consenso all’attentato dei servizi segreti, poiché è noto che questi avevano compiuto ogni genere di operazioni legali ed illegali in territorio catalano contro i partiti e politici indipendentisti.

Così come è pubblico e non smentito, anche se nemmeno investigato, che la Policia Nacional avvertì una  cellula jihadista che aveva un mosso infiltrato, annullando in questo modo l’operazione antiterroristica  e mettendo in pericolo la vita del poliziotto.

Quello che appare incredibile è possibile nel teatro delle operazioni dello stato contro l’indipendentismo catalano. Precisamente un commissario del dipartimento che avvertì quella cellula jihadista dell’infiltrazione della polizia catalana, al grido di “Viva Franco!” ed “Evviva Spagna!” è stato l’autore di un’aggressione all’arma bianca contro un giornalista impegnato nella denuncia dell’intervento della polizia in Catalunya.

Come capita in tutti questi casi, il tale commissario non è stato allontanato, indagato o sospeso , da quanto ci risulta fino ad oggi.

Coincide con la denuncia da parte di due diputati di ERC contro un agente della Policía Nacional per gli insulti e sputi ricevuti all’interno di un commissariato. E non sappiamo nemmeno se ci sia stata un’indagine o sanzione.

Di queste cose i principali media spagnoli sicuramente non ne parlano ma la maggioranza dei catalani n’è a conoscenza. È comprensibile che buona parte della popolazione catalana consideri le polizie spagnole come forze di occupazione e che la dialettica dell’odio sia il componente principale della relazione fra poliziotti ed abitanti. Ma dovrebbe anche preoccupare a chiunque desideri uno stato ed una polizia che rispettino e proteggano i cittadini indipendentemente dalle loro opinioni.

Il Re si recherà in quella Catalunya epurata, o “disinfettata” come dicono e ripetono alcuni dirigenti socialisti come Borrell e Garcia Page, protetto da quella polizia ed il CNI.

E presiederà cerimonie dello Stato in un paese dove la grande maggioranza della popolazione si dichiara repubblicana e contraria a qualsiasi monarchia, inclusa quella dei borboni. Ed il Presidente del Governo, Pedro Sánchez, lo accompagnerà in questo paese dove il suo partito è in minoranza e dove governano quelli che chiedono di potere votare il loro rapporto con questo stato ed esigono la libertà dei loro prigionieri politici, considerati ostaggi dei loro nemici.

Le autorità catalane non hanno invitato né il Re né il Presidente del governo, questa è la realtà, e la loro presenza lì rappresenta inevitabilmente una riaffermazione di autorità dopo il 155  e quel messaggio del Re minacciando la cittadinanza che invocava libertà, il tutto avallato da Sanchez. È una riaffermazione di proprietà, “questo territorio è nostro e voi siete i nostri sudditi, che lo vogliate o meno”. Questo è quanto. Non è una visita di di cortesia, perché non c’è cortesia ne comprensione e non ce ne può essere in queste circostanze.

Se nella Corte credono che hanno già sistemato “Il problema catalano” è perché non vogliono riconoscere il “problema spagnolo” e si sentono sicuri per il risultato di un’inchiesta recente: la popolazione del territorio dello stato che si estende da Santander e comprende tutta la Meseta ed Andalucía è prevalentemente favorevole a questa monarchia. Una España monarchica e monolingue. E su questa sicurezza preferiscono continuare a fingere di  ignorare che questo sia un problema di stato. Questo problema di stato che mostra quei 181 militari in pensione che si dichiarano pubblicamente franchisti: non ci fu una rottura con lo stato franchista, bensì continuità.

E questo è ancora il problema che abbiamo di fronte.

traduzione Esther Sagrera-AncItalia

https://m.eldiario.es/zonacritica/tierra-ocupada_6_801479860.html