Non hanno paura del presidente Torra

“Il regime pensa che incarcerando Puigdemont, il problema finirà”

 

El Mon – Opinió  Gemma Aguilera  02/06/2018gemma_aguilera_468711

 

Pedro Sánchez è ormai presidente della Spagna grazie ai voti dell’indipendentismo catalano, un movimento che, secondo l’opinione del PSOE, e anche del PP e di C’s, è violento e xenofobo, per cui i suoi leader politici e sociali meritano di vivere tre decadi di carcere e di esilio. E’ caduto Rajoy e anche l’articolo 155 (il commissariamento della Regione). Ma non è caduto il regime del ’78. Per ora, è stato sostituito il nazionalismo estremo e ultrà di un partito corrotto con il giacobinismo mimetizzato talvolta di federalismo. Non è poco, ma in nessuna di queste due Spagne può trovare spazio una Catalogna sovrana, moderna e profondamente democratica. Pedro Sánchez ha offerto dialogo al presidente Quim Torra ed è sperabile un certo disgelo, ma il PSOE, come il PP, soltanto conosce una sovranità.

 

Loro non hanno paura del nuovo Presidente catalano Torra. La Generalitat non avrà la chiave della Repubblica, perché i margini di manovra saranno scarsi e l’ombra di una nuova applicazione del 155 sorvolerà su ogni azione dell’esecutivo e ogni parola dei consiglieri catalani. Il PSOE, sotto la pressione di C’s e del PP, non potrà mostrarsi “debole” con la Catalogna trovandosi alle porte da nuove elezioni. E il Parlamento, il Tribunale Costituzionale esamineranno ogni movimento per sterminare qualsiasi avanzamento sociale significativo in materia legislativa.

 

Hanno paura del presidente in esilio. Puigdemont è incontrollabile se  libero. Capace di internazionalizzare a grande velocità la causa catalana e di mettere in evidenza i deficit democratici della giustizia spagnola e dello Stato. Una voce libera in Europa, e quello che è più terrificante per la Spagna, con un ascendente molto evidente su tutto l’indipendentismo aldilà delle sigle politiche. Da qui parte il fatto che il regime pensi che se riuscirà a portare Puigdemont in carcere a Estremera, il problema finirà. Il pezzo di caccia grossa sarà tra le sbarre per molti anni e i catalani avranno capito la punizione  esemplare. Umiliati, si arrenderanno e torneranno a essere buoni spagnoli. Errore gravissimo di interpretazione: altri leader politici prenderebbero il testimone dell’internazionalizzazione e il simbolismo che supporrebbe l’avere un presidente in carcere provocherebbe ancora più mobilitazioni popolari.

 

Quando venerdì scorso molti media di comunicazione diffondevano la notizia falsa che la giustizia tedesca avrebbe consegnato il presidente catalano alla Spagna per essere processato per ribellione, diversi giornalisti che si trovavano al Congresso informando sulla mozione di censura, hanno applaudito e celebrato come un gol della nazionale. Nella rete Quattro, giornalisti e ospiti erano euforici mentre annunciavano la grande novella a un deputato catalano del PDeCAT rimasto attonito. A quanto pare, celebravano la putrefazione assoluta della democrazia e della giustizia spagnole, che pretende di incarcerare dei politici per la loro ideologia. Ideologia indipendentista, perché il fascismo è legale in Spagna; ed è anche sovvenzionato.

traduzione  Àngels Fita-ANC Italia

http://elmon.cat/opinio/30507/no-es-el-president-torra-qui-els-fa-por

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