Lettere per la libertà

 

“Il mondo alla rovescia”, lettera di Jaume Cabré a Raül Romeva

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Lettera dello scrittore Jaume Cabré  a Raul Romeva, che è in carcere  a Estremera dal 23 marzo · “Lettere per la libertà” è una sezione del giornale elettronico Vilaweb per esprimere solidarietà con i prigionieri ed esiliati politici, e anche , per far sapere chi sono.

Caro Raül,

dottore in relazioni internazionali, laureato in economia, Consigliere per gli Affari Esteri, Relazioni Istituzionali e Trasparenza della Generalitat, governo autonomo della Catalogna; futuro ministro degli Affari Esteri della Repubblica catalana; politico ammirato; prigioniero politico che tanto ci manca, caro amico.

I titoli ufficiali non sarebbero necessari, ma mi è venuto cosí, Raül. Soprattutto perché leggerai questa lettera, se te lo permetteranno, nella prigione di Estremera. Rileggo ciò che ho scritto e mi rendo conto che mancano ancora altri titoli onorifici; ne citerò solo uno di cui sei molto fiero: membro attivo dei Castellers de Sant Cugat, i Gausacs (torri umane popolari in Catalogna, ndt) , che, nonostante la loro giovinezza, nell’ottobre 2017 (sì, nell’ottobre 2017!) hanno completato un tre di nove (una torre di nove piani particolarmente difficile da costruire, ndt). Nessuno riuscirà a strapparti il titolo di membro attivo de I Gausacs.

Quando rivedo la tua carriera e le informazioni del tuo curriculum, capisco perché ti tengono in carcere; i politici che detengono il potere in Spagna (con la loro politica o con il loro silenzio) non raggiungono neanche la suola della tua scarpa. Sai tantissime cose; hai vissuto da vicino il conflitto dei Balcani in Bosnia Erzegovina e in Croazia. Hai lavorato aiutando i rifugiati nei campi in Croazia; sei stato responsabile del programma educativo e la promozione del programma Cultura della Pace dell’UNESCO. Sei stato, anche, il supervisore dell’OSCE per le elezioni in Bosnia Erzegovina nel 1996 e nel 1997; e, dopo tanta generosità, ti sei fatto un regalo che ami moltissimo: hai imparato a parlare il croato. Trovo molto bello che tu consideri questa incorporazione come un regalo. Forse i monolingui acerrimi non potrano mai capirlo.

C’è una cosa della quale non ti ho mai parlato: ancora non  ti conoscevo personalmente, ma mi interessò molto l’europarlamentare Raül Romeva, lavoratore instancabile, con una performance ammirevole come deputato europeo che si concreta, tra mozioni e domande, in mille seicento interventi. Considerando che n’erano e ce ne sono tuttora che passano il badge, entrano da una porta ed escono tranquillamente dall’altra… è logico che tu sia in prigione mentre i “furbi” continuano a far niente mentre approfittano di qualsiasi imbroglio politico che possa arricchirli. Il mondo alla rovescia: la tua integrità ti ha portato in prigione. Il mondo è capovolto? Oppure no: è la rivoluzione degli integri: tua e quella degli altri prigionieri politici e politici in esilio. Ora che i WhatsApp proliferano come funghi, mentre ti scrivevo, me ne è arrivato  uno che dice che ci fanno vivere in un paese dove uno stupro di gruppo è solo un  abuso, o che una rissa in un bar è terrorismo. E i neo-nazisti con le armi sono assolti come patrioti. In un paese in cui l’uccisione di un toro è una celebrazione culturale; dove i nonni, i coraggiosi, gli eroi, sono stati malmenati dai manganelli per difendere i seggi; dove i rapper vanno  in prigione per le loro critiche, dove gli insegnanti che fanno discutere in classe delle questioni che stiamo vivendo sono accusati d’”incitamento all’odio” … Come dice il professore di diritto penale di una università catalana, attualmente Il regno di Spagna è “uno stato di perversione del diritto”. E ce ne ricorderemo.

Revenons à nos moutons: riferendomi al tuo lavoro come eurodeputato,  voglio dirti qualcosa che molta gente pensa dei nostri prigionieri ed esuli :  davanti  a tanta ignoranza, inettitudine e cattiveria, vedere che persone preparate, con una profonda esperienza di vita riguardo l’Europa, sono  imprigionate o esiliate, fa sembrare di vivere in un mondo alla rovescia.

Alcuni mesi fa abbiamo parlato di letteratura; e abbiamo parlato dei tuoi libri, dei tuoi romanzi. Ora mi prende una specie di pudore; trovo sia troppo personale riferirmici in questa lettera che scrivo in privato ma che sarà resa pubblica. Ma una cosa posso dirti: mi stupisce che, con tutta l’attività frenetica che hai vissuto, tu abbia conservato l’umore, tempo, energia ed entusiasmo di scrivere, di tanto in tanto, un romanzo.

Lasciami fare riferimento, per finire, al titolo di un saggio che hai pubblicato nel 2014: “Siamo una nazione europea (ed una cartella scomoda): la Catalogna vista dall’Europa.” Questo è il titolo completo: assolutamente esplicito; assolutamente premonitorio.

Raül: devo concludere. A quattr’occhi parleremo di altre cose, non necessariamente profonde: forse del colore di quella rosa. O forse staremmo zitti per un po’, senza dover fare commenti intelligenti e necessari: semplicemente, stando. Come vorrei che fosse possibile! E lo sarà, perché la Storia, se fa un passo indietro, dopo ne fa due avanti ; è capricciosa, d’accordo: ma non si ferma.

Grazie per la tua generosità, per la vostra generosità e coraggio.

Tuo, Vostro

Jaume Cabré

https://www.vilaweb.cat/noticies/el-mon-a-linreves-carta-de-jaume-cabre-a-raul-romeva/

 

“Sono convinto dell’importanza della cultura per costruire (una) repubblica “(*), lettera di Raül Romeva a Jaume Cabré.

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 Raül Romeva, che si trova nel carcere di Estremera dal 23 marzo, risponde alla lettera inviata da Jaume Cabré attraverso questa sezione. “Lettere per la libertà” è uno spazio di VilaWeb per esprimere solidarietà con i prigionieri politici ed esiliati e, allo stesso tempo, per sapere chi sono     

 

Caro Jaume Cabré,

Ancora una volta, devo ringraziarti per le tue parole di sostegno e per l’incoraggiamento che ci hai fatto raggiungere in modo collettivo con la tua “Lettera per la libertà”. La verità è che siamo molto onorati e, allo stesso tempo, fortunati, ricevere tanti segni di affetto e solidarietà, e questo ci fa credere che, prima o poi, prevarrà il buon senso.

La nostra determinazione repubblicana, sempre pacifica e democratica, è il riflesso del fallimento di uno Stato che non ha saputo ascoltare, gestire ne canalizzare le proprie diversità. Ma è anche l’espressione di diverse generazioni che, a prescindere dalle origini di ciascuno, sono chiare che vogliono costruire un progetto giusto, etico, solidale e inclusivo.

È anche fondamentale che la cultura sia uno dei pilastri di questo progetto. E in questo senso, faccio mie le parole di Joan Manuel Tresserras, quando dice che non dovremmo partire dalla volontà di dominio ma dall’opposizione frontale a tutte le forme di dominio, e non dobbiamo partire dall’economia e la politica per pensare il nostro modello sociale e di potere, ma, al contrario, dobbiamo iniziare dalla cultura, se necessario, per usare strumentalmente l’economia e la politica al fine di raggiungere i nostri obiettivi.

Ecco perché sono così convinto dell’importanza della cultura, in tutte le sue dimensioni, per costruire legami, società e repubblica (*)

Grazie, Jaume, per il tuo impegno personale a favore di un progetto entusiasta e integrante.

Continueremo a lavorare, ognuno dal nostro spazio, per condividere questo futuro. Ed è che, prima o poi, il bene trionferà. Ne sono convinto.

Un grande abbraccio!

Raül

[In questo scritto Raül Romeva risponde alla lettera inviata a lui da Jaume Cabré nel progetto VilaWeb ‘Lettere per la libertà’]

https://www.vilaweb.cat/noticies/cartes-per-la-lliberta-raul-romeva-jaume-cabre/

 

traduzione Margherita Ravera-ANC Italia

(*) Nota della traduttrice: Romeva usa il termino repubblica come lo usiamo in Catalogna; diciamo che “facciamo repubblica”  in un parallelismo col termino “facciamo strada”, coscienti che la meta è “la repubblica” però, per il momento “facciamo repubblica” cioè prepariamo la strada verso la repubblica.  Ogni passo verso la futura repubblica indipendente catalana è un “fare repubblica”.

 

 

 

La Spagna, un paese incantato che esiste solo in Italia.

 

La Spagna, un paese incantato che esiste solo in Italia. Da Viva Zapatero! al «bel gesto» sull’#Aquarius

Sanchez

L’abbagliante Pedro Sanchez,nuovo premier socialista

 

di Victor Serri *       Pubblicato il 14.06.2018 Wu Ming

Ancora una volta la Spagna riempie le prime pagine italiane. La mozione di sfiducia al conservatore Rajoy ha fatto diventare premier il socialista Pedro Sánchez e così per Left «la Spagna vede rosso», mentre per Il manifesto è semplicemente «Cambio».

Scompare la questione catalana, già passata di moda, e si torna alla visione idilliaca della Spagna pre-crisi del 2008. Dai mille feriti del referendum dell’1 ottobre ci separa meno di un anno, e sembra che tutto si sia già risolto con un nuovo governo. È chiaramente una narrazione distorta, che nega la complessità dei processi politici, istituzionali e di movimento.

Quest’idea della «Spagna felice» ha cominciato a formarsi una quindicina di anni fa.

Fino ai primissimi anni del nuovo secolo la Spagna era vista come un paese economico per andarci in vacanza, leggermente esotico. Se ne sapeva poco e, al di là di un interesse politico per il conflitto basco, solo pochi specialisti ne parlavano. Era la terra del flamenco, delle spiagge, delle belle vacanze.

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Ma nel 2002 esce un film, intitolato L’appartamento spagnolo. Parla di studenti Erasmus, di una vita di amori e viaggi, della ricerca di una realtà aperta in una Barcellona aperta, soleggiata, gioiosa. In Italia sono gli anni dell’editto bulgaro di Berlusconi, della legge Biagi, del dibattito sul conflitto d’interessi. C’è appena stato il G8 di Genova e si respira repressione, mentre la sinistra istituzionale comincia ad annaspare.

Proprio l’editto di Sofia è uno dei presupposti del documentario Viva Zapatero! di Sabina Guzzanti, del 2004. Vi si parla ancora dell’Italia e della Spagna, comparandole, con una visione bianco vs. nero. José Luis Rodríguez Zapatero, il leader socialista spagnolo, diventa l’esempio a seguire. Lui, capace di trasformare un paese, affermando una reale libertà d’espressione nelle televisioni nazionali, è l’antitesi di Berlusconi. Si ritorna a guardare alla Spagna, ma la visione ora è cambiata: è una terra di democrazia e libertà.

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Inseriamo questi nuovi elementi nel tradizionale immaginario collettivo italiano sulla Spagna: un paese dove si mangia la paella, c’è il sole, il mare, sesso facile, divertimento a prezzi modici.

Un immaginario in parte costruito durante il franchismo per dar vita a una industria turistica, ma che ha svolto anche una seconda funzione: imporre l’immagine di una nazione unica e omogenea. La Spagna non si è mai sentita così, neppure negli anni neri della dittatura.

In quel momento si forma in Italia un’idea: quella della fuga. Fuga «dei cervelli», o per cercare un posto migliore dove vivere. Anche dove vivere a sinistra, cosa che in Italia sembra sempre meno possibile. Detto fatto. Inizia la migrazione verso la Spagna.

Nel giro di pochi anni, quella italiana diventa la prima comunità di stranieri a Barcellona, e il flusso migratorio è costante, sostenuto anche dai media italiani: Il Fatto Quotidiano apre addirittura una sezione in cui si raccolgono le testimonianze dei «cervelli» che hanno deciso di emigrare, principalmente nella penisola iberica. La narrazione è abbastanza semplice e ripetitiva: un giovane italiano, formato e preparato, non riesce a vivere nel Belpaese, quindi decide di andare all’estero e la sua vita diventa un successo.


[Aggiungiamo che  nel 2006 MTV Italia manda in onda Italo… Spagnolo, programma in ben 27 puntate presentato da Fabio Volo in un appartamento molto fico sulla Ramba di Barcellona, N.d.R.]


Con tutto questo background culturale, è quasi ovvio che si veda in modo distorto questo nuovo governo spagnolo, negandone tutte le criticità.

Sánchez diventa un nuovo condottiero delle sinistre abituate alla sconfitta: batte Rajoy e le destre, annulla la corruzione, è progressista, porta il sole dell’avvenire. Un insieme di elementi perfetto e impossibile.

Governo Sánchez: un reale cambiamento?

Per rendere epico il racconto bisogna parlare di una grande vittoria. Che in realtà non c’è stata. Infatti Sánchez è riuscito a vincere la mozione di sfiducia unendo partiti molto diversi tra loro: i socialisti e Podemos sono fortemente unionisti, ma a permettere loro di ottenere la maggioranza dei voti sono stati gli indipendentisti baschi e catalani. Non c’è una vittoria alle urne, né una maggioranza nelle due camere, ma una convergenza su un solo punto e molto fragile, che renderà difficile legiferare.

Inoltre, per poter ottenere il sostegno del Partito Nazionalista Basco (PNV), Sánchez ha dovuto accettare di non toccare la legge finanziaria appena approvata dal governo Rajoy, soprattutto nella parte inerente al finanziamento a Euskadi.

Si fanno paragoni tra il governo del Partido Popular, conservatore e corrotto, e il nuovo governo di Sanchez, che ne esce come progressista e “pulito”. Ma proviamo a vedere chi sono i ministri.

Teresa Ribera, ministra dell’energia e dell’ambiente, avallò il disastroso Progetto Castor, grande deposito di gas nel golfo di Valencia, a 1750 metri di profondità. Nel 2009 fu denunciata per «prevaricazione ambientale».

Josep Borrell pronuncia la conferencia "El futuro del euro"

Josep Borrell, ministro degli esteri

 

Josep Borrell, ministro degli esteri, venne indagato per il falso in bilancio dell’impresa Abegoa. Non venne processato, perché la magistratura imputò soltanto il presidente della compagnia, archiviando una querela all’intero consiglio d’amministrazione. Riferendosi alla situazione catalana Borrell ha utilizzato espressioni non molto tranquillizzanti. Una su tutte: «Ci sono ferite nella società catalana e, sì, bisogna cucire le ferite, ma prima bisogna disinfettare». Ha partecipato anche alla famosa manifestazione contro l’indipendenza del 29 ottobre, manifestazione in cui socialisti, popolari e il partito neoliberista Ciudadanos hanno marciato insieme senza grossi problemi. [Per la cronaca, quel giorno si è registrata un’aggressione a un giornalista e a un tassista Sikh da parte di alcuni partecipanti al corteo.]

Maria José Montero, ministra delle finanze, dal 2004 al 2013 è stata assessora alla sanità in Andalusia, regione amministrata dai socialisti fin dal 1980. Il suo mandato corrisponde agli anni in cui nel governo locale si sviluppò, secondo le indagini del Tribunale di Siviglia, una complessa trama di corruzione basata su prepensionamenti fraudolenti, sovvenzioni false e mazzette a consulenti esterni. Lo scandalo è noto come «caso ERE». Si parla di una truffa alle casse della regione per almeno 160 milioni di euro. Le indagini sono ancora in corso.

Isabel Celaá, ministra dell’istruzione e della formazione, impose un sistema «trilingue» nelle scuole basche per ridurre l’uso della lingua basca. Una lingua già perseguitata durante la dittatura, che si sta cercando di difendere come elemento culturale di chi vive in Euskal Herria.

Grande-Marlaska

Fernando Grande-Marlaska

Il ministro più emblematico è Fernando Grande-Marlaska. Viene descritto come un magistrato-simbolo nella lotta contro la corruzione, ma non si specifica in che tribunale operava: era giudice dell’Audiencia Nacional, il tribunale d’eccezione dello stato spagnolo, erede diretto del Tribunale dell’Ordine Pubblico franchista.

È il tribunale che di recente ha condannato diversi rapper per «apologia del terrorismo» e «ingiurie alla corona». [In loro solidarietà un vero e proprio battaglione di artisti ha inciso la canzone Los Borbones sonos unos ladrones, che proponiamo qui sotto con sottotitoli in italiano, N.d.R.]


È il tribunale che ha condannato una studentessa colpevole di aver twittato una battuta su Luis Carrero Blanco, braccio destro del dittatore Franco ucciso da un commando di ETA nel 1973.

È il tribunale che ha avviato i processi contro gli indipendentisti catalani e si è occupato per anni di giudicare ETA e i suoi militanti. Grande-Marlaska entrò all’Audiencia Nacional mentre cambiava la dottrina giuridica e si imponeva la parola d’ordine «Todo es ETA». Con «todo» si intendono organizzazioni politiche, partiti, giornali di sinistra e indipendentisti baschi. Il nuovo giudice imparò in fretta la lezione e nascose molti casi di tortura: dei 9 casi per cui il Tribunale Europeo dei Diritti Umani ha condannato la Spagna, 6 erano di sua competenza.

È il tribunale che colpì anche il movimento degli Indignados del 15M, processando gli attivisti che avevano accerchiato il parlamento per non permettere ai politici della destra catalana di votare i tagli sociali.

Huerta

Maxim Huerta

Infine, una nota di colore: il ministro della cultura, che è durato meno di una settimana. Era Maxim Huerta, scrittore e giornalista, divenuto celebre come opinionista in un talk show della tv spagnola. Ha definito «provinciale» la richiesta dello statuto catalano e mandato «affanculo» gli indipendentisti. Non solo: ha fatto tweet con tinte razziste sulla percentuale della popolazione nera in Francia. Ma non sono state queste le ragioni del suo brevissimo mandato. A costringerlo a dimettersi è stato un articolo del Confidencial in cui si ricordava che tra il 2006 e il 2008 Huerta aveva evaso il fisco spagnolo per più di duecentomila euro tramite una società a responsabilità limitata di cui era l’unico azionista e amministratore. Una evasione sanzionata nel maggio 2017 dal Tribunale di Madrid, che ha condannato Huerta per frode fiscale, costringendolo a pagare un’ammenda di 366.000 euro. Nella conferenza stampa in cui annunciava le dimissioni Huerta si è dichiarato vittima di una «caccia alle streghe» e ha detto di non aver fatto nulla di male, semplicemente è stato ingannato dai suoi consulenti fiscali.

Insomma, risulta difficile ritenere questo governo progressista e pulito. Ma basta poco per costruire la narrazione in cui la Spagna è un paese che sta cambiando: basta nascondere tutti gli elementi conservatori e legarsi stretti a un concetto: socialista è di sinistra, a prescindere.

La cosa risulta ancora più curiosa se si osserva il caso catalano. Fu il partito socialista ad accettare e appoggiare con zelo l’applicazione dell’articolo 155, ossia il commissariamento della regione Catalana, con sospensione della sua autonomia, scioglimento del parlamento e indizione di nuove elezioni.

In questi giorni, a Badalona (la quarta città più popolata della Catalogna), il partito socialista è alleato del PP e del partito di destra Ciudadanos per cacciare un governo di coalizione di sinistra. Parliamo di un governo che unisce aree politiche tanto di Podemos quanto della sinistra anticapitalista della CUP, con una forte direzione di cambiamento sociale nel comune.

Aquarius, i muri di Ceuta e Melilla e i CIE

L’idea del «cambiamento targato Sanchez» viene rafforzata dalla vicenda dell’Aquarius, la notizia con cui si è aperta la settimana informativa tanto in Italia come nello stato spagnolo.

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La nave Aquarius

Lunedì 11 giugno arriva la notizia: una nave che ha soccorso più di 600 migranti nel mediterraneo non trova un porto dove farli sbarcare e metterli al sicuro. Il ministro degli interni italiano Salvini si oppone, rimbalza le responsabilità a Malta, la quale se ne lava le mani. Aquarius resta in mezzo al mare, tra Italia e Malta, in attesa di ricevere ordini dai centri di salvataggio marittimo.

I giornali ne parlano, i social network si infiammano, fino a quando esce un comunicato del governo spagnolo che sblocca la situzione: Aquarius potrà attraccare al porto di Valencia.

La richiesta viene principalmente da Ximo Puig, socialista presidente della Generalitat Valenziana, sostenuta dai partiti di sinistra come Compromis (una formazione valenciana legata a Podemos). La notizia arriva poche ore dopo quella sul Partido Popolar Valenciano condannato per finanziamento illecito. L’immagine del cambio.

Sembra una situazione in cui tutti vincono: Salvini celebra la vittoria, il governo di Malta pure, e la vicepresidente della Generalitat Valenciana Monica Oltra, la sindaca di Barcellona Ada Colau e i socialisti si fanno forti del bel gesto. Tutti contenti insomma. Il governo Sanchez ha già mostrato un cambiamento di direzione importante: accoglie i rifugiati e istantaneamente si rafforza l’ideale della Spagna come paese fantastico che dà «lezioni di umanità», accoglie i migranti, è solidale. Ancora una volta si guarda alla Spagna con ammirazione.

È il segnale di un cambiamento nelle politiche dello stato spagnolo sull’immigrazione?

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La frontiera tra Marocco e Melilla

Finora non c’è stata nessuna dichiarazione ufficiale al riguardo. Le barriere di Ceuta e Melilla restano li, a difendere le énclaves spagnole nel territorio marocchino, per impedire l’arrivo dei migranti. Parliamo di barriere di 8 e 12 km rispettivamente, composte da tre reti parallele, con filo spinato tagliente, costruite durante il governo di Aznar. Inizialmente il progetto prevedeva una rete di tre metri di altezza, ma con il tempo si è trasformata in una sorta di «muro tecnologico». Sensori sotterrati nella vicinanza della rete captano il movimento di chi si avvicina, camere di sorveglianza controllano il perimetro 24 ore su 24. Nel 2005, in pieno governo Zapatero, la rete passò da 3 a 12 metri di altezza.

Il fatto più oscuro è la tragedia del Tarajal. Il 4 febbraio 2014 quindici migranti annegarono mentre cercavano di aggirare la barriera via mare, nuotando verso la spiaggia di Ceuta. Facevano parte di un gruppo di duecento-trecento persone che cercava di raggiungere a nuoto la costa spagnola. Mentre nuotavano, 56 agenti della Guardia civil cercarono di impedirne l’arrivo, scaricando sul gruppo 145 proiettili di gomma. Solo 23 arrivarono sulla spiaggia, ma per poco tempo. Vennero catturati e riportati istantaneamente in territorio marocchino.

Di quel caso hanno parlato i movimenti sociali, tramite il documentario Tarajal. Desmuntando la impunidad en la frontera sud, che ha portato anche a un processo giudiziario per trovare tra i membri della  Guardia Civil i responsabili di quelle morti.


Non solo. Anche i CIE – Centri di Internamento per Stranieri – continuano a funzionare perfettamente. Curiosamente, quello della Zona Franca di Barcellona venne inaugurato un anno dopo l’uscita nelle sale del documentario di Sabina Guzzanti, da quel governo che tanto ammirava.

Proprio in questo CIE, nel 2012, morì Idrissa Diallo, un giovane guineano che aveva saltato la barriera di Melilla pochi mesi prima. Arrestato e portato a Barcellona, morì per negligenza medica sotto custodia dello stato. Furono sempre i movimenti sociali a scoprirlo e a raccontarlo, fino ad organizzarsi per poter reimpatriare il corpo del giovane, che era stato sepolto in una tomba anonima nel cimitero del Monjtuic.

Al giorno d’oggi continuano le pratiche di detenzione e deportazione dei migranti non regolari: recentemente è stato deportato in Marocco un giovane che richiedeva asilo per la sua condizione di omosessuale.

Se non rappresenta un reale cambiamento nelle politiche sull’immigrazione, quali sono le ragioni del “bel gesto”?

Mentre si parlava di Aquarius, nello stato spagnolo si svolgeva la prima seduta del dibattito sulla legge finanziaria al Senato. Una finanziaria fatta dal PP, che il PSOE di Sanchez ha deciso di approvare senza modificarla. Sembra paradossale: i socialisti del cambiamento che vogliono approvare una finanziaria fatta da un governo conservatore.

È una questione strategica. Considerando i complessi e fragili equilibri su cui si appoggia, il governo Sanchez non avrà la forza per fare una finanziaria nuova, e difatti ha promesso al PNV di mantenere quella attuale. Si, perché in questa legge il PP “regalava” un aumento del 30% del finanziamento statale al governo basco, che è l’ago della bilancia, in cambio del suo appoggio. Appoggio ora passato a Sanchez, che non può assolutamente farne a meno, se non vuole cadere.

La finanziaria potrebbe essere il primo grosso scoglio contro cui andrà a cozzare il giovane governo di Sanchez. Per questo, per alcuni analisti politici spagnoli – come Arturo Puente – la decisione sull’Aquarius è un modo per capitalizzare consenso elettorale ed evitare i probabili attacchi che arriveranno per l’incoerenza sulla finanziaria. Più che una decisione politica, una mossa pubblicitaria.

Ecco perché risulta difficile provare entusiasmo per un governo che probabilmente non è così reazionario come quello del PP (ad esempio sulle tematiche legate all’aborto), ma che su molti punti ne condivide la linea: su come risolvere la questione nazionale aperta dagli indipendentismi, sulla libertà d’espressione, sulle lotte sociali e forse sull’immigrazione.

* Victor Serri è fotoreporter per Directa ed è membro di Barnaut, collettivo di informazione in italiano da Barcellona. Su Twitter è @_ittos_

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video correlati     https://youtu.be/ySqxLQ-UsNo

 

 

Tra i leader catalani che leggono Gramsci nelle celle di Madrid

Di che cosa stiamo parlando

L’offensiva giudiziaria contro i dirigenti secessionisti catalani, avviata nell’ottobre scorso dalla Audiencia Nacional di Madrid (Jordi Sànchez e Jordi Cuixart i primi arrestati) è ormai da mesi nelle mani del Tribunale Supremo, massimo organo giurisdizionale spagnolo. Per i nove politici attualmente in carcere preventivo (detenuti per la maggior parte il 2 novembre e il 23 marzo scorsi), l’accusa del giudice Pablo Llarena è quella di ” ribellione”: la condanna prevista è fino a 30 anni.

Dal nostro inviato a Barcellona  Omero Ciai   21.05.2018    LaRepubblica

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L’ex vice presidente catalano Oriol Junqueras, in carcere in attesa di giudizio da sette mesi, è dimagrito, legge moltissimo, gioca a calcio e pulisce i vetri.

Quello di pulire i vetri è il compito che Junqueras si è auto assegnato perché il settore del carcere di Estremera, a Sud di Madrid, dove è rinchiuso, è autogestito dai detenuti.

Puliscono le celle, i corridoi e tutte le aree in comune.

Junqueras vorrebbe insegnare, fare corsi di storia o filosofia e, perfino fisica quantistica, agli altri carcerati, ma la direzione non glielo ha permesso. Così pulisce i vetri. Nello stesso reparto ci sono altri due leader catalani: l’ex conseller degli esteri, Raül Romeva; e l’ex responsabile degli interni, Joaquim Forn. Romeva sta leggendo tutti i libri di Antonio Gramsci e ha ridipinto le pareti del carcere. Forn scrive un diario e risponde alle migliaia di lettere, “più di trecento al giorno”, che riceve dalla Catalogna. Voleva anche studiare inglese ma ha rinunciato quando ha scoperto che il professore era detenuto per avere ucciso la moglie. Junqueras è quello che è stato punito più spesso. L’ultima volta gli hanno negato per due settimane “l’ora d’aria” perché aveva usato i 4 minuti al giorno che ha a disposizione per fare una telefonata all’esterno del carcere per chiamare una radio di Barcellona, e parlare in diretta con un giornalista.

I leader catalani in carcere sono in tutto nove. Sei sono ex membri del governo che promosse il referendum illegale di autodeterminazione del primo ottobre 2017. Una, Carme Forcadell, è la ex presidente del Parlamento, sciolto da Madrid con il commissariamento dell’autonomia regionale. Gli ultimi due sono i presidenti dei movimenti civici indipendentisti, Jordi Sànchez e Jordi Cuixart.

Secondo i loro familiari, e i loro avvocati, questa lunga detenzione preventiva, prima di un processo sulle cui basi legali molti dubitano – sicuramente il tribunale belga e quello tedesco che frenano sull’estradizione degli esuli -, avrebbe un solo obiettivo: quello di annichilire il movimento indipendentista seminando il terrore tra gli elettori del fronte secessionista.

«Prima che arrivassero i catalani a Estremera – racconta orgogliosa Laura Masvidal, moglie di Joaquim Forn – il servizio postale del carcere era un agente in motocicletta, adesso hanno dovuto prendere un furgoncino e moltiplicare gli addetti al controllo». «A Madrid – aggiunge non hanno capito che dietro ai nove detenuti c’è un popolo. Gli scrivono lettere da ogni angolo della Catalogna, e quando inviano la risposta chi la riceve piange dall’emozione e conserva la busta come un gioiello».

La vita personale di Laura, e quella di Diana Riba, moglie di Romeva, sono state sconvolte dall’arresto dei mariti.

Diana Riba

Diana Riba

«Come entrare in una voragine», dice Laura. Adesso la loro attività principale è partecipare a tutte le manifestazioni di solidarietà.

Cene, comizi, cortei, in ogni paesino della regione. In media quindici eventi ogni giorno. E andare a visitarli in carcere. Una volta alla settimana per 40 minuti con un vetro in mezzo e, una volta al mese, per un incontro di due ore.

«Il viaggio è una crudeltà – dice Diana, che ha due figli piccoli -.

Settecento chilometri all’andata e settecento al ritorno per 40 minuti. Perché non li spostano in un carcere più vicino?». Txell Bonet, moglie di Jordi Cuixart, ha un figlio di tredici mesi. «Dal 23 ottobre sono andata a trovarlo in carcere già 32 volte. È illegale che come padre di un bimbo così piccolo mio marito debba stare rinchiuso così lontano da Barcellona in attesa del processo.

Laura Masvidal - Txell Bonet

Laura Masvidal – Txell Bonet

Il giudice sostiene che c’è ‘pericolo di fuga’ ma ci sarebbero molte altre formule. Ci sono i braccialetti elettronici o gli arresti domiciliari. Quella di Madrid è una vendetta».

Anche le spese ogni volta non sono poche. In auto è un viaggio di sette ore. Meglio treno o aereo.

Per ora i costi dei viaggi di tutte le famiglie sono coperti dalle sottoscrizioni dei 700 comuni indipendentisti catalani.

Quasi scherzando, Laura e Diana, fanno anche l’elenco delle cose positive. «Quest’anno – dice Laura – il commercialista mi ha fatto gratis la dichiarazione dei redditi». «A me – aggiunge Diana – l’ottico mi ha regalato un paio di occhiali da vista di ricambio per Raül».

«Le vicine ci portano da mangiare. Un brodo, una teglia di cannelloni, vassoi di frutta.

Perché pensano che non abbiamo più tempo né per cucinare, né per fare la spesa. Ed è proprio così».

Ma le divergenze interne al movimento indipendentista restano un tabù. Carcerati e fuggiaschi all’estero vengono descritti come due facce della stessa moneta – lo Stato repressore – perché “l’esilio è un’altra prigione”.

Però Junqueras in cella cita Socrate, che accusato ingiustamente rifiutò di lasciare Atene, nonostante i suoi amici lo pregassero di farlo, affrontò il processo e la condanna a morte.

Quello del leader di Esquerra republicana con Puigdemont è un confronto sotterraneo. Si sa che non si parlano da quando il presidente catalano si esiliò a Bruxelles. E la strategia di Junqueras ormai è diversa.

Esquerra ha preso atto che proporre l’indipendenza fu un errore.

«Non c’erano le condizioni», hanno ammesso. Mentre Puigdemont testardo continua nella sfida. E il vero pericolo ora è che così si allontani «una soluzione politica» del conflitto.

Un dialogo con Madrid a favore di quelli che rischiano di passare in carcere i prossimi trent’anni, e del futuro della Catalogna.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2018/05/21/tra-i-leader-catalani-che-leggono-gramsci-nelle-celle-di-madrid12.html?ref=search

 

 

Nuovo governo in Spagna : nuove oportunità ?

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Nuovo governo in Spagna: nuove opportunità?

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Venerdì scorso, Pedro Sanchez, leader del PSOE, ha ottenuto i voti necessari per portare avanti una mozione di sfiducia e far cadere il governo di Mariano Rajoy (PP). Grazie a ciò, Sanchez è diventato il nuovo presidente del governo spagnolo, anche grazie ai voti delle forze indipendentiste.

Il voto di sfiducia risponde ad una questione di “igiene democratica”, dato che il Partito Popolare è uno dei partiti più corrotti d’Europa.

Mariano Rajoy è anche il presidente che, con l’appoggio del PSOE e di Ciudadanos, ha represso il diritto all’autodeterminazione della Catalogna con la violenza e con una giustizia politicizzata. L’ ANC (Assemblea Nazionale Catalana) non si aspetta molto dal nuovo organico di Pedro Sanchez.

Da un lato perché “il processo giudiziario non è più in mano al governo spagnolo, che è colui che l’ha iniziato, ma dei giudici del tribunale supremo spagnolo”, secondo quanto spiega la presidentessa della ANC, Elisenda Paluzie, in una recente intervista al giornale online Vilaweb. Non sono attese, pertanto, concessioni politiche in quanto il PSOE, finora, è stato condizionato, in gran misura, dall’opposizione del Partito Popolare e di Ciudadanos, che lottano per lo “spagnolismo”.

Di fatto la prima misura resa pubblica dal nuovo governo Sanchez è stata la conferma del blocco delle finanze della Generalitat, nonostante si siano seguiti scrupolosamente tutti i passi richiesti dallo stato, e di aver formato un governo autonomico in Catalogna presieduto da Quim Torra e senza alcun consigliere incarcerato o esiliato, anche se questi ultimi conservano intatti i propri diritti politici. Dunque la ANC si mostra scettica di fronte ad un partito socialista che nel mese di ottobre votò a favore, insieme al Partito Popolare ed a Ciudadanos, dell’attivazione dell’articolo 155 della costituzione, che limitava l’autogoverno della Generalitat, sciogliendo il governo ed il parlamento della Catalogna, passati direttamente sotto il controllo del governo centrale di Madrid. Finora il PSOE di Pedro Sanchez ha appoggiato tutte le iniziative di Mariano Rajoy per perseguitare, criminalizzare e reprimere il movimento indipendentista catalano.

 

Questo partito socialista è lo stesso che si è opposto alla creazione di una commissione d’inchiesta sugli attentati di Barcellona del 2017, attentati che lasciano molte questioni aperte sul ruolo dello stato e dei suoi informatori; che non ha voluto investigare le cariche della polizia del 1 di ottobre quando la comunità internazionale non solo le ha condannate ma ne ha sollecitato l’investigazione; e che nomina ministro Josep Borrell, una persona che ha ripetutamente richiesto di controllare i media pubblici catalani, chiedendo che venissero “disinfettati” ,manifestando con associazioni i cui fondatori mantengono stretti vincoli con gruppuscoli di estrema destra.

Con precedenti così recenti, dalla ANC si celebra la caduta di Rajoy e del suo governo, che hanno cercato costantemente il confronto negandosi al dialogo, ma alla vista dei fatti occorsi con riferimento alla questione catalana, non si prevedono grandi cambiamenti nell’attitudine del nuovo governo di Pedro Sanchez rispetto ai diritti dei catalani e delle catalane.

traduzione Alessandro Gamberini-ANC Italia

https://assemblea.cat/index.php/2018/06/06/nuevo-gobierno-en-espana-nuevas-oportunidades/?lang=es