Perchè, malgrado aver ceduto, la decisione di Puigdemont è un passo avanti?

Vilaweb.cat – –Vicent Partal – 01.03.2018

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Il presidente Puigdemont ieri ha annunciato l’inizio dell’istituzionalizzazione della Repubblica Catalana, dal cosiddetto spazio libero di Bruxelles, cinque mesi dopo i referendum di autodeterminazione dell’1 di Ottobre. Ha anche detto che è arrivata l’ora di agire, annunciando una denuncia davanti all’ONU contro il Regno della Spagna. E ha posto sul tavolo una formula per sbloccare la gestione autonomica con la rinuncia alla carica di presidente della Generalitat, affermando che si tratta di una rinuncia provvisoria. Da ieri (dopo il voto del Parlamento Catalano che considera legittimo il governo destituito per l’applicazione dell’articolo 155), il suo lavoro sarà proprio quello di mettere in piedi le istituzioni che daranno forma alla Repubblica proclamata lo scorso 27 d’ottobre. E tutto questo dalla libertà che l’Europa offre ai catalani, in contrasto con la tirannia critarchica spagnola.

 

Precisamente la sessione di ieri nel Parlament de Catalunya fu un grande esempio per capire cosa ci aspetta se continuiamo sotto questo ‘governo dei giudici’, sotto questo governo falsato che rende possibile delle scene surreali, indegne di una democrazia, come le minacce penali al Parlament (un parlamento non può essere punito penalmente) per il semplice fatto di dibattere non una mozione, ma solo una transazione verso una mozione.

 

Il blocco del 155 (partiti unionisti) non cederà un solo pollice di terreno riguardo alla repressione verso le istituzioni autonomiche catalane. Pertanto, le instituzioni nazionali catalane –che sembrano la stessa cosa, ma non lo sono– necessitano di una strategia per mantenere la pressione sulla Spagna e sulla comunità internazionale al di là della gestione dell’autonomia. Che possa coniugare l’attuazione politica di grande respiro con il “farsi carico di una burocrazia minore” sul territorio, come diceva Julià de Jòdar. E per fare questo, sono necessarie delle istituzioni che non siano soffocate, che siano libere e possano agire in piena libertà.

 

Questo è il senso del passo avanti annunciato ieri dal presidente Puigdemont. La Repubblica Catalana non è un’entelechia, per quanto alcuni se ne facciano beffe. Fu proclamata dal Parlament de Catalunya, legalmente. Ha la maggioranza del parlament attuale a favore. Ha appena finito di annunciare come inizierà ad istituzionalizzarsi e quali istituzioni intende dispiegare. Dispone già di un palazzo dal quale opera, a Waterloo, e di gente che vi lavora. Ha dei politici, iniziando da Puigdemont, che la rappresentano e che rappresentano, così, lo scontro con lo stato spagnolo. E, sopra ogni altra cosa, ci sono due milioni di cittadini che la possono far diventare, se lo vogliono, l’ariete della difesa della democrazia e delle libertà personali e nazionali.

 

E’ logico e normale che il PP e l’unionismo tentino di ridurre la complessità di tutto questo che ho spiegato a un semplice ‘passo indietro’ del presidente Puigdemont. Che lo è, certo. Perchè il parlament ha avuto paura di proclamarlo e ha ceduto alla pressione spagnola. Ho già ribadito in questi giorni che penso che cedere non ci fa vincere nulla e che è una cattiva strategia. Però questa è stata la decisione del blocco indipendentista nel parlament, dei tre partiti insieme, e non possiamo fare molto altro.

 

Ora, se la decisione del parlament è stata di cedere, quella di Puigdemont annunciata nel suo discorso è molto più complessa. Include la cessione perchè, in definitiva, se lui avesse voluto avrebbe potuto provocare delle nuove elezioni. Ma non è soltanto –nè soprattutto- una cessione.

 

…….

La Spagna voleva, e il Financial Times ne parlava ieri in un articolo molto interessante, un ‘colpo chirurgico’ che le permettesse di dire che questa storia della Catalogna era già sistemata, che era finita la proposta di rottura e che la Regione era una placida autonomia. Ma questo non è successo e, invece, da ieri si trova con l’attivazione di queste istituzioni che, sfortunatamente per noi, non furono attivate quando ne avevamo più bisogno, subito dopo la proclamazione. Non c’è Repubblica, come l’avremmo voluta, ma non esiste più la Catalogna autonomica che loro vorrebbero. Il confronto resta aperto. E possiamo andare avanti solo se capiamo che questo è un confronto.

 

Ci sono tre cose che fanno paura alla Spagna. La prima, e principale, è quella che ha rovinato il piano e l’ha portata alla crisi dove ora si trova arenata: il voto dei cittadini catalani. La seconda è questo simbolo della libertà dei catalani, e del diritto di essere persone libere, che è diventata la Repubblica. Perchè il semplice fatto di esistere le porta via della leggitimità come stato e la costringe –come vediamo– a portare la repressione al limite. E, infine, ha paura che qualcuno più potente, da fuori, finisca per imporle una trattativa. Ma senza un referente libero ciò sarebbe impossibile: trattare con chi? Con un parlamento che non può decidere nemmeno chi è il candidato alla presidenza? Il governo autonomico e il parlamento autonomico, come abbiamo visto ieri non potranno difendere liberamente alcuna proposta per la Catalogna. Ma il Consiglio della Repubblica e l’Assemblea di Rappresentanti lo possono fare.

 

E questo è il grande cambiamento di scenario e questo sarà il suo compito più urgente. Da qui arriva il primo gesto: una denuncia davanti all’ONU.

 

Puigdemont ieri ha detto che non si ritira nè rinuncia. Capisco la frustrazione di molta gente che vorrebbe delle istituzioni, anche sul territorio, più risolutive. Ma so anche che alcuni non vogliono nè vorranno che leggiamo le frasi del discorso di Puigdemont per non frantumare la realtà parallela nella quale vogliono collocarci. Questa realtà parallela che dice che non ci furono cariche della polizia il primo di ottobre, che non ci fu alcun referendum, che la Repubblica non è stata proclamata, che il re fu ben accolto domenica scorsa e che le pentolate che rissuonavano in tutte le strade erano per salutarlo affettuosamente. Chi voglia credere a questo, può farlo. Ma la realtà ha dimostrato in questi ultimi anni che è molto testarda di fronte agli entusiasti titoli della stampa del regime.

 

Come Mariano Rajoy può comprovare ogni giorno quando si alza dal letto, dopo quattro mesi dal colpo di stato perpetrato contro la Catalogna, che il popolo giallo si mantiene fermo. O quando si rende conto che il presidente Puigdemont, il cittadino @KRLS, continua a lavorare affinchè il suo progetto politico diventi realtà e, per la precisione, si colloca in un binario dove non può subire pressioni da nessuno.

 

traduzione  Àngels Fita – ANC Italia

 

https://www.vilaweb.cat/noticies/per-que-la-decisio-de-puigdemont-es-un-pas-endavant-editorial-vicent-partal/

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