Crisi catalana : posticipata l’investitura di Puigdemont

 Euronews     30/01/2018

Rinviata l’investitura di Carles Puigdemont a capo del governo regionale.

Roger Torrent president parlament

Roger Torrent, presidente del parlamento

Crisi catalana: la sessione che doveva ufficializzare l’investitura di Carles Puigdemont a capo del governo regionale è stata posticipata, ha annunciato il presidente del parlamento catalano. Ma a detta di Roger Torrent ll leader catalano in esilio a Bruxelles mantiene comunque il diritto alla nomina, non ci saranno altri candidati

 

“Madrid non ci piegherà i catalani vogliono ancora Puigdemont”

 

 

Di cosa stiamo parlando.

Il 21 dicembre la Catalogna è andata alle urne per scegliere la nuova Assemblea regionale. La precedente era stata sciolta da Madrid dopo la dichiarazione unilaterale di indipendenza. Fra gli eletti c’è Carles Puigdemont, presidente della precedente Assemblea. Gli indipendentisti lo vogliono alla guida del governo, ma Madrid ne vieta l’elezione.

OMERO CIAI   La Repubblica   22.01.2018

“Non c’è alcuna soluzione diversa dal ritorno di Puigdemont alla guida della Generalitat. Ha vinto le elezioni e abbiamo la maggioranza assoluta nel nuovo Parlamento”. Elsa

elsa artadi

Elsa Artadi, 41 anni, economista, bocconiana, è braccio destro del leader catalano esiliato a Bruxelles

Artadi, economista, 41 anni, un recente passato di docente alla Bocconi di Milano e alla Banca Mondiale, è diventata negli ultimi mesi la deputata di “Junts per Catalunya” più vicina all’ex presidente catalano esiliato a Bruxelles. Portavoce, consigliera, ma soprattutto sua stratega in patria. A sorpresa, anche grazie a lei che dirige la campagna per le elezioni del 21 dicembre, “Junts per Catalunya”, la cosidetta “lista del presidente”, ha vinto la guerra interna nel fronte indipendentista superando “Esquerra Republicana” di Oriol Junqueras, il vice di Puigdemont in carcere con l’accusa di “ribellione” per la dichiarazione unilaterale di indipendenza del 27 ottobre scorso. E grazie a quella vittoria ora detta l’agenda dei nazionalisti catalani che, entro il 31 gennaio, devono eleggere il nuovo presidente della Generalitat commissariata tre mesi fa.

Rivedremmo presto l’ex presidente Puigdemont alla guida della Generalitat?

“Senza dubbio è il nostro candidato e abbiamo la maggioranza per eleggerlo”

Ma sia i partiti catalani unionisti che il premier Rajoy vi hanno già avvisato che bloccheranno la nomina ricorrendo al tribunale costituzionale perché contro di lui c’è un ordine di cattura e non sarà presente alla seduta di insediamento.

“Gli unionisti vogliono utilizzare tattiche improprie che ritengo aberrazioni democratiche perché sperano di alterare il risultato elettorale. Se gli unionisti vogliono la maggioranza in Parlamento bene, facciano meglio alle prossime elezioni ma non usino ora tecniche antidemocratiche”

L’impossibilità di rieleggere Puigdemont sarebbe un atto antidemocratico?

“Assolutamente. Non c’è nulla che impedisce la sua rielezione”

Ma non può essere presente, governerà dall’esilio?

“Questo è un altro tema decisivo. Puigdemont, come tutti i deputati eletti gode dell’immunità e, nel codice spagnolo, potrebbe essere arrestato soltanto se commette un reato in flagrante (un furto o un omicidi). L’immunità dei deputati è un diritto fondamentale perché garantisce la rappresentazione dei cittadini. Mi chiedo se il governo centrale vorrà essere antidemocratico fino a questo punto.

Questo vuol dire aprire uno scontro frontale con Madrid?

“Se per loro uno scontro frontale è che noi applichiamo il risultato delle elezioni del 21 dicembre hanno un problema molto più grave di quel che sembra. Sarebbe la constatazione che il governo Rajoy non accetta il risultato di elezioni che hanno convocato e organizzato loro. Noi non possiamo accettare che sia Rajoy a decidere chi sarà il prossimo presidente della Generalitat”

Contestano l’insediamento a distanza …

“Ma non c’è una base giuridica per contestarlo. Capisco che non gli piaccia Puigdemont ma che vogliamo fare?”

Fu un errore la dichiarazione d’indipendenza?

“Fu solo un atto simbolico inevitabile dopo il referendum del primo ottobre. Ma sarebbe rimasto simbolica. A Madrid invece decisero che bisognava dare alla Catalogna una lezione esemplare affinché nessuno pensasse mai più di fare lo stesso.

Ora il problema è che il governo centrale è stato molto sorpreso dai risultati elettorali. Non s’immaginavano che gli elettori riaffermassero con tanta forza la prospettiva indipendentista”

Sperate ancora in un negoziato con il governo spagnolo?

“Prima o poi accadrà. Che altro possono fare se non negoziare, eliminarci? ”

 

 

La Corte suprema spagnola respinge la richiesta di arresto di Puigdemont

 

 Euronews   22.01.20128

 

La procura aveva chiesto al Tribunale supremo di riattivare il mandato d’arresto europeo contro l’indipendentista catalano

Puigdemont a Copenhagen

 

Puigdemont non verrà arrestato durante la sua visita in Danimarca. Lo ha deciso il giudice della Corte Suprema spagnola Pablo LLarena respingendo la richiesta della procura. di Madrid. Una richiesta che il giudice ritiene formalmente ragionevole, ma da rinviare.

Intanto il neo eletto presidente dell’assemblea catalana avanza la candidatura di Puigdemont alla presidenza della Generalitat

“Proporro’ alla Camera la candidatura del signor Carles Puidgemont i Casamajo alla presidenza della Generalitat – ha dichiarato il Presidente del Parlamento Catalano, Roger Torrent (nella foto) – Sono consapevole della situazone personale e giudiziaria del signor Puigdemont e dei carichi pendenti sulla sua testa, ma sono ugualmente consapevole della assoluta legittimità della sua candidatura”.

Roger Torrent president parlament

Una situazione complessa dal punto di vista giuridico, quella dell’ex presidente della Generalitat. Secondo alcuni il giudice avrebbe rimandato l’arresto per non consentire a Puigdemont di richiedere il voto delegato per il parlamento di Barcellona in quanto impossibilitato a essere presente alle sedute.

Puidgemont era arrivato stamane a Copenhagen per una conferenza. Dovrebbe far ritorno a Bruxelles martedi o mercoledi prossimo.

 

Catalogna, oggi s’insedia il nuovo Parlamento: Roger Torrent è il nuovo presidente

Il Messaggero     17.01.2018

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Roger Torrent, dei repubblicani catalani di sinistra (Erc), è stato eletto presidente del Parlamento catalano durante la sessione costitutiva della Camera catalana. Torrent ha ottenuto 65 voti a favore e 56 contrari, nella seconda votazione con maggioranza semplice. Assenti otto deputati secessionisti detenuti o in esilio volontario a Bruxelles, tra cui Carles Puigdemont, deposto da Madrid. Il premier spagnolo Mariano Rajoy aveva minacciato ricorso alla Corte Costituzionale se Puigdemont avesse votato dall’esilio.

Eletto il 21 dicembre, il nuovo parlamento della Catalogna s’insedia oggi, in una situazione densa di incognite.
Il presidente catalano uscente Carles Puigdemont e gli altri quattro dirigenti indipendentisti in esilio a Bruxelles hanno rinunciato a chiedere il voto delegato nella seduta costitutiva del nuovo Parlament. Il premier spagnolo Mariano Rajoy aveva minacciato un immediato ricorso alla corte costituzionale se Puigdemont avesse potuto votare dall’esilio. La presidenza provvisoria ha invece accettato il voto delegato dei tre deputati indipendentisti in carcere, Oriol Junqueras, Joaquim Forn e Jordi Sanchez.

 

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/catalogna_oggi_s_insedia_nuovo_parlamento_ma_resta_incognita_deputati_in_carcere-3489495.html

Catalogna, la cura Rajoy minaccia di uccidere il malato

 

 

Fabio Marcelli   IlFattoQuotidiano   10.01.2018

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Il primo ministro spagnolo Rajoy ha inventato un nuovo sistema per ottenere la maggioranza in assemblee rappresentative che si mostrino troppo refrattarie ad accettare il verbo governativo. E’ un metodo semplice ed efficace e consiste nell’arrestare o mandare in esilio un numero di deputati della parte avversa sufficiente a farla scendere al di sotto del cinquanta per cento. Il geniale politico in questione sta applicando il metodo in Catalogna, dove il fronte indipendentista, formato da Junts per Catalunya, Esquerra Republicana e CUP ha ottenuto 70 deputati su 135 alle recenti elezioni regionali, ma per effetto della repressione in atto deve al momento rinunciare a otto seggi dato che tre deputati si trovano in galera e cinque all’estero in esilio. Risultato, un abbassamento del numero dei deputati indipendentisti da 70 a 62, al di sotto della maggioranza richiesta di 68 su 135.

La democrazia rappresentativa, autentico feticcio del mondo occidentale in questa fase storica, si trova quindi fortemente falsata e impossibilitata a funzionare e c’è il rischio che, grazie all’iperattivismo di una magistratura che sente ancora il richiamo del franchismo, il governo della Catalogna vada a finire in mano alla leader della formazione destroide neoliberista ed autoritaria Ciudadanos, che esprime la volontà di una netta minoranza della società catalana. Eppure nessuno dice niente. L’Unione europea, nonostante la massiccia manifestazione svoltasi a Bruxelles il 7 dicembre, la più grande mai tenutasi in Belgio, cui ho avuto l’onore di partecipare e di prendere la parola, continua nel suo atteggiamento omertoso. I governi degli Stati che ne fanno parte, pronti a ululare come lupi ogni volta che sotto altri cieli vengono adottate misure secondo loro liberticide, pure. Un autentico capolavoro di ipocrisia è costituito, tanto per fare un esempio, dalla dichiarazione adottata da Alfano due giorni dopo il referendum dell’8 ottobre, che si conclude riaffermando un’aprioristica quanto ingiustificata fiducia nei confronti del governo spagnolo.

Vero è infatti che quest’ultimo si è reso colpevole di gravi violazioni di fondamentali norme europee, a partire da quelle contenute nella Convenzione europea dei diritti umani e delle libertà fondamentali del 1950, perseguendo con il manganello e con la galera un movimento di massa, ben radicato all’interno della società catalana, che voleva esprimere pacificamente il proprio sacrosanto diritto all’autodeterminazione. Il comportamento tenuto dalla polizia spagnola e dai giudici che si sono prestati ad assecondare il disegno neofranchista di Rajoy ha infatti violato vari diritti fondamentali tra i quali quelli alla libertà di espressione del pensiero e di riunione e alla stessa integrità fisica (almeno ottocento feriti) delle persone aggredite come documentato in una denuncia internazionale firmata da oltre cinquecento giuristi. La magistratura continua a prestarsi al disegno repressivo negando da ultimo la libertà provvisoria al deputato Oriol Junqueras che potrebbe candidarsi a presidente della Catalogna.

La realtà è sotto gli occhi di tutti. I partiti indipendentisti chiedono al governo spagnolo un dialogo che quest’ultimo rifiuta. Eppure il quadro costituzionale uscito dagli Accordi della Moncada del 1978 si rivela ogni giorno più ammuffito e inadeguato. Se si vuole salvaguardare l’unità nazionale della Spagna l’unica strada è quella di un autentico processo costituente che vada della ridefinizione in modo adeguato delle garanzie necessarie alla convivenza. Altrimenti non ci sarà alternativa alla secessione della Catalogna e di altre regioni, a cominciare dai Paesi Baschi. Il gioco d’azzardo cui si sta dedicando Rajoy per salvaguardare le proprie poltrone e allontanare l’attenzione dalle accuse di corruzione e dai manifesti fallimenti delle sue politiche di stampo neoliberista produrrà con ogni probabilità un tale esito, non senza rischi gravissimi per la pace e la democrazia in un Paese vitale per l’Europa.

Con ogni evidenza, quindi, la cura Rajoy minaccia di uccidere il malato. E la malattia potrebbe estendersi dalla Catalogna e dalla Spagna all’insieme dell’Europa. Tutti motivi per chiedere con forza la liberazione immediata dei prigionieri politici catalani per permettere un funzionamento adeguato delle istituzioni democratiche sotto attacco.

 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/10/catalogna-la-cura-rajoy-minaccia-di-uccidere-il-malato/4073554/