Ma come è finita in Catalogna ?

 

Fra due settimane il voto più anomalo: Puigdemont in Belgio e Junqueras in carcere. Gli indipendentisti sono a un seggio dalla maggioranza assolut

 

FRANCESCO OLIVO   La Stampa   4.12.2017

Resta alta la tensione in Catalogna. A poco più di due settimane dalle elezioni, non arriva il segno di distensione che in molti si aspettavano. Il Tribunal Supremo di Madrid ha deciso di lasciare in carcere il vicepresidente decaduto della Generalitat Oriol Junqueras, detenuto nella capitale spagnola dal 2 novembre scorso con l’accusa di sedizione, ribellione e malversazione. Domani inizia una campagna elettorale che è poco definire anomala, visto che due dei protagonisti principali non vi potranno prendere parte: Carles Puigdemont in Belgio e il suo vice Junqueras in prigione.

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Le elezioni

Il 21 dicembre si vota in Catalogna. Si tratta di normali elezioni per il parlamento regionale, il quale poi troverà un presidente. L’anomalia però sta nella convocazione: a indire il voto è stato infatti il governo spagnolo di Mariano Rajoy e non, come vuole lo statuto catalano, il presidente della Generalitat. L’esecutivo di Madrid ha convocato le elezioni in virtù dell’articolo 155 che sospende l’autonomia regionale.

 

 

I sondaggi

Secondo l’ultimo sondaggio, quello del Cis, l’istuto ufficiale spagnolo, le tre liste indipendentiste catalane otterrebbero 67 seggi su 135 . I secessionisti, a differenza del 2015, si presentano separati, da una parte Junts per Catalunya guidata dall’esilio da Carles Puigdemont, dall’altra Esquerra republicana, il cui leader Oriol Junqueras è in carcere.

Il primo partito, secondo i sondaggi, potrebbe essere Ciudadanos, i centristi di Ines Arrimadas, i più duri oppositori dell’indipendentismo (31-32 seggi) . In ripresa anche i socialisti di Miquel Iceta. Ma la somma dei cosiddetti “costituzionalisti” non raggiunge la maggioranza assoluta dei seggi. Decisivi saranno a quel punto i deputati di Ada Colau, la sindaca di Barcellona, che con la sua Catalunya en Comú (alleati di Podemos) non si schiera né con i secessionisti di Puigdemont né con gli avversari.

 

 

I ministri

I componenti del governo Puigdemont, destituiti dalla Spagna dopo la dichiarazione d’indipendenza della Catalogna, sono da oggi sparsi in tre gruppi. L’ex president si trova in Belgio, sul suo capo pende un mandato di cattura europeo su richiesta della giustizia spagnola, ma i magistrati belgi hanno ancora una volta rinviato la decisione. La prossima udienza, che probabilmente non sarà l’ultima, è stata fissata per il 14 dicembre. Con Puigdemont ci sono quattro “ministri”.

Un secondo gruppo è formato dai membri dell’esecutivo indipendentista scarcerati ieri, dietro pagamento di una carissima cauzione (100.000 euro) e con il ritiro del passaporto. Si tratta di Carles Mundó, Raul Romeva, Jordi Turul, Josep Rull, Dolors Bassa e Meritxell Borrás.

 

In carcere a Madrid restano invece Oriol Junqueras, ex vicepresidente e Joaquim Forn, ex ministro degli Interni. Stesso destino per i due leader delle associazioni della società civile indipendentista Jordi Cuixart e Jordi Sànchez. Si tratta, secondo i giudici, del nucleo duro dell’indipendentismo.

 

 

http://www.lastampa.it/2017/12/04/esteri/ma-come-finita-in-catalogna-2xUuaS16NaT9miQ1np2pRN/pagina.html

 

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