Parliamo di Democrazia

 

Beatriz Talegón   Diario16.com    6.11.2017

davant TSJC

Non era necessario cercare di impedire con qualsiasi mezzo una consultazione in Catalogna sull’opinione pubblica in materia di indipendenza. Niente di meglio sapere cosa pensa la popolazione su una questione storica e che è stata per molte persone una ragione di lotta instancabile. Il governo spagnolo avrebbe potuto stabilire i parametri per garantire che tutti avessero una voce, che la consultazione fosse fatta con tutte le garanzie, anche concordando sul fatto che non fosse vincolante, ma uno strumento di conoscenza di una realtà sociale; avrebbero potuto parlare di tante questioni importanti …e come il Partito popolare è preoccupato nell’”avvolgersi”  (ed avvolgerlo tutto, ovviamente) nella bandiera spagnola, così il PSOE avrebbe potuto frenare questo processo prima che si arrivasse a questa situazione così deplorevole.
Il PSOE avrebbe potuto mettere il PP al muro, fare opposizione e fare il partito di sinistra (perché dice continuamente di esserlo, peraltro). E così, porre al governo spagnolo il problema che, o garantiva una consultazione pacifica, con tutte le garanzie, per poter ascoltare una società catalana disattesa su molte questioni negli ultimi anni, o avrebbe posto una mozione di censura.
Non era irragionevole già a metà settembre pensare che il partito popolare avrebbe spazzato via tutto ciò che poteva, che assomigliasse alla rumba catalana.
Già allora Pedro Sanchez ricevette messaggi espliciti che lo avvisavano di quello che sarebbe successo se non si fosse allontanato dai Popolari.
Glielo dissero in molti. Sanchez preferì rimanere in silenzio, farsi da parte, mentre negli incontri tenuti dal suo partito con membri del governo erano convinti che non sarebbe successo nulla il 1 ° ottobre a Barcellona.
Chiarisco: quando dissero ai socialisti che “nulla sarebbe successo” intendevano dire che non ci sarebbero stati urne, voti o niente di niente.
Senza dubbio ce ne fu. Ci fu molto.Molte bastonate, molta violenza, molto dolore. E molta dignità, molto coraggio e molta cultura democratica da parte delle persone che vollero esprimersi.
Perché ricordo che, nonostante non ci fossero garanzie per poter considerare quel voto come una fotografia di un’opinione di massa, ci furono voti (il minimo) che dissero NO. E anche a quella gente ruppero la faccia.
Le bastonate furono contro quelli che semplicemente volevano esprimere il proprio pensiero. E questa è una ragione sufficiente per proporre al governo di Rajoy una mozione di censura in piena regola. Come se fosse poco, l’aggressività verbale, dei mezzi d’informazione e da qualsiasi mezzo possibile da parte del governo spagnolo è andato aumentando. Ha mentito, diffamato, umiliato un sacco di gente.
Non solo la popolazione catalana, ma anche quelli di noi che leggono giornali spagnoli, consumano televisione e radio.
Abbiamo visto la quantità di bugie che sono state pubblicate e alla quale la stragrande maggioranza non è stata in grado di reagire, perché molti non sanno nemmeno in queste terre che, ad esempio, “i Jordis” salirono su quell’auto della Guardia Civil avendo chiesto il permesso in precedenza agli agenti.
Qui pochissimi sanno che, saliti su quella macchina, con il megafono in mano, chiesero a tutti di comportarsi con calma, pacificamente, di lasciare che la giustizia svolgesse le loro indagini, di lasciare lavorare i poliziotti, e di andarsene a casa senza organizzare alcun tipo di alterco. Sì, quelli che li si vide sopra un furgone pieno di adesivi, quando volevano farci credere che erano persone violente che in realtà stavano arringando la folla perché rubassero le armi del veicolo ed altre barbarie, in realtà stavano facendo il contrario.
Per inciso, si presume che stessero mobilitando le masse per organizzare raduni tumultuosi, dove tra l’altro, si rubarono armi da un’auto della polizia.
Questo è stato detto fino alla nausea.
E non c’è stata una sola prova di tali affermazioni.
Di fatto, a nessun poliziotto è mancata alcuna arma alla fine della giornata.
Non una singola relazione della polizia venne redatta in quella manifestazione.
Niente.
Dovette chiedere il Procuratore Generale che a sua volta il giudice Lamela ordinasse di redigere dei rapporti per poterli incorporare nella causa contro ” i Jordis”.
Lo sapevi questo?

jordi's
Bene, quindi inizia a dubitare di molte delle cose che ci stanno raccontando.

Non era necessario imprigionare “i Jordis”.

Non era necessario imprigionare nessun politico. Né ammanettarlo, né incarcerarlo. Nemmeno umiliare nessuno. Nemmeno insultarli.
Non era necessario, ma qui molte persone, molti politici, molti giornalisti, lo stanno facendo spesso.
Come giustificano qualsiasi questione senza valutare le voci più sagge su questi temi. Non è necessario generare tanta confusione e rumore.

Oppure lo è?
Se la Spagna vuole vantarsi di democrazia dovrebbe, in primo luogo, pianificare la propria immagine da mostrare. Come si comportano i suoi principali leader politici.
Considerare che la mancanza di rispetto, l’aggressione verbale nei confronti di chi la pensa diversamente da loro, suppongono un importante declino democratico.
La popolazione, forse, potrebbe considerare cosa significhi appendere  bandiere ai balconi perché questo è quello che chiede un governo (attraverso i suoi portavoce), segnalato per corruzione, dove il partito al vertice risulta il più corrotto in tutta Europa.
Giungono già voci “esterne” che non trovano ostacoli nel dire a Rajoy che il suo comportamento è “come quello di un autoritario franchista” (ex primo ministro belga); o che sta andando troppo lontano (vice primo ministro belga e ministro dell’interno); o che stanno violando i diritti fondamentali sanciti nella Carta europea (Varoufakis insieme a un centinaio di firme di riconosciuto prestigio internazionale). Ci sono già molte voci che chiedono all’Unione europea di intervenire. Che prenda nota a riguardo. E lo dicono dal punto di vista del fatto che Rajoy e i suoi stanno calpestando la democrazia ed i diritti umani.
Non considerano nemmeno di difendere una posizione indipendentista; no. Si parla di democrazia. Null’altro.
E di ciò ne parliamo molti. Che non siamo indipendenti, ma che comprendiamo che difendere il movimento indipendentista o qualsiasi altra questione che interessi la popolazione(comprensibile quando abbiamo un sistema territoriale che può dar luogo a considerarlo), in un modo pacifico e costruttivo, dovrebbe avere rispetto e garanzie di venire considerato in un ambito dove nessuno debba temere per le proprie idee.
E questo deve essere garantito dallo Stato.
Smettiamo di parlare da “costituzionalisti” per parlare da “democratici”.

È ora di rimuovere le maschere.

traduzione: Alessandro Gamberini-ANC Italia

http://diario16.com/hablemos-de-democracia/

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