La questione catalana nel 2017 non è più questione di nazionalismo

Aureliana Sorrento   Contropiano.org  11.10.2017

Catalogna-bella-foto-didascalica

 

L’ho già scritto altre volte, ma siccome su Facebook noto che l’informazione sulla questione catalana in Italia è praticamente nulla, e siccome ogni volta che la leggo mi incazzo seriamente a sentire la storiella dei ricchi catalani che vogliono tenersi i loro soldi, ripeto qui per l’ennesima volta in lungo e largo: La questione catalana non è una questione nazionalista, non oggi, nel 2017.

La Catalogna ha davvero quasi il 20% del PIL spagnolo, nel senso che lo produce, ma tutti i ricavati delle tasse vengono mandati a Madrid, perché il PP di Rajoy ha di fatto sospeso l’autonomia dal 2006, quando ha bloccato una riforma costituzionale che doveva dare maggiore autonomia alle regioni. Il governo centrale non ridistribuisce questi soldi in base ad un criterio generale uguale per tutte le regioni, ma secondo chi piace a Rayoj e ai suoi accoliti, figli e nipoti di Franco, e chi no.

E siccome la Catalogna da qualche anno i soldi li vuol spendere per limitare i disastri sociali provocati dalla politica di “austerità”, chiamiamola così, alla Catalogna non arrivano quasi più soldi da Madrid, nonostante sia la regione con il Pil maggiore della Spagna.

Oltre ai soldi c’è un problema di leggi: Tra le leggi che il governo catalano aveva fatto c’era uno stop degli sfratti, che hanno colpito masse di popolazione grazie alla speculazione, a contratti truffaldini appioppati dalle banche a cittadini ignari e a leggi assurde fatte dal PP in favore di costruttori e banche. Bene, questa legge del parlamento catalano come altre leggi sociali è stata annullata dal governo centrale del PP. Col risultato che nella regione che ha il maggior PIL di tutta la Spagna ci sono masse di senzatetto. Gente che lavora, che ha sempre lavorato, che é stata con figli e nonni, semplicemente truffata dalle banche. Protette dal PP. Voi non v’incazzereste?

Chi produce la ricchezza di un paese o di un’impresa non s’incazza se il ricavato gli viene totalmente tolto? Il movimento operaio da cosa partiva se non dalla consapevolezza che la ricchezza prodotta dall’operaio gli veniva tolta totalmente o quasi?

Lo scoppio della bolla immobiliare in Spagna ha fatto finire sulla strada milioni di persone.

Dopodiché è nato il movimento delle PAH, Piattaforma delle vittime dell’ipoteca, che fa una vera e seria e ben organizzata resistenza alle banche costringendole – con occupazioni di case e azioni plateali come la visita in massa delle filiali delle banche in accompagnamento di persone che dovrebbero essere sfrattate o lo sono state – a trattare, a non sfrattare la gente o a dare gli appartamenti vuoti a un affitto sociale a chi è già sulla strada.

Una delle fondatrici di questo movimento è Ada Colau, oggi sindaco di Barcelona.

A qualcuno squillano i campanelli nelle orecchie?

Ada Colau ha scritto un libro fenomenale sulle ragioni della bolla immobiliare, su come i cittadini sono stati presi per i fondelli da una politica che rendeva impossibile l’affitto delle case e costringeva anche chi non se lo poteva permettere a comprare casa con contratti di mutuo cole nei quali la truffa non si vedeva ma c’era ed era enorme.

Ada Colau non ha spinto, ha anzi cercato di frenare il movimento verso l’indipendenza, perché si rendeva e si rende conto che si andava a sbattere la testa contro il muro e le armi di una masnada di fascisti. Ma la richiesta d’indipendenza in Catalogna è nata dalla constatazione che una politica autonoma, anche una politica sociale autonoma, con il governo del PP, che gli spagnoli hanno confermato nonostante abbia applicato la politica di austerità nel modo peggiore per la maggior parte della popolazione, che una politica diversa con questi al potere non è possibile. Che tra l’altro, essendo i diretti eredi di Franco, pretendono “obediencia”. E in tutti questi anni hanno rimarcato la pretesa di obediencia con attacchi spaventosi ai manifestanti contro la politica di austerità e di tagli sociali.

A cominciare da chi manifestava a Barcellona, dove le pallottole di gomma la Guardia Civil non le ha usate la prima volta lo scorso 1. ottobre, ma molto molto prima.

Manifestanti di Barcellona sono stati accecati con i gas, non per la prima volta, lo scorso primo ottobre. La Guardia Civil ha arrestato attivisti, portati in carceri segrete e rilasciati dopo tre quattro giorni di torture. E questo dal 2011 in poi, non il 1. ottobre 2017. A un certo punto la gente ha detto basta. La parola d’ordine in Catalogna non è “Vogliamo i nostri soldi, Madrid ladrona”, ma libertà.

Gli indipendentisti non sono razzisti, sono gli stessi che hanno fatto manifestazioni con cartelli “refugees welcome”, contro la politica di rifiuto dei profughi da parte della UE.

Questo movimento con la Lega non ha nulla a che fare. E il governo catalano ha cercato dal 2006 fino a dopo il referendum di trattare col governo centrale per una maggiore autonomia e per poter fare delle politiche diverse da quelle imposte da Rajoy. La risposta sono state botte, arresti, repressione. Manca solo, finora, il morto.

Concludendo: chi si professa di sinistra ma accusa il movimento indipendentista catalano di tirchieria, o di nazionalismo, di aver qualcosa a che fare con la Lega Nord; chi si professa di sinistra ma non si indigna per il fatto che la UE tollera una costituzione – e sulla costituzione spagnola bisognerebbe fare un altro lungo discorso – che prevede il reato di “ribellione”, e appoggia fascisti come Rajoy e le sue squadracce fasciste della Guardia Civil che hanno ferito 800 persone in un giorno, tra cui vecchi e persone in carrozzella; chi ancora mi fa i discorsi “Ma il separatismo oggi…roba di destra, retrogrado, etc.”, non solo non è di sinistra, non solo non ha capito dove oggi suona la campana dei movimenti sociali, ma – scusatemi tanto, me l’avete proprio tirata – è un coglione.

Chi è di sinistra oggi dovrebbe andare in piazza in tutte le città d’Europa a chiedere che i politici catalani arrestati vengano rilasciati subito. Chi è di sinistra dovrebbe oggi pretendere che la EU sanzioni il governo Rajoy per violazione di diritti umani e civili anziché appoggiarlo. Ok, scusate la solfa, prometto che al prossimo che paragona gli indipendentisti catalani con i leghisti dico/scrivo semplicemente che è un coglione….”

Aureliana Sorrento giornalista, reporter, autrice tra l’altro di un reportage sulle vittime delle ipoteche bancarie a Barcellona

http://contropiano.org/interventi/2017/11/10/la-questione-catalana-oggi-nel-2017-non-piu-questione-nazionalismo-097510

 

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