Catalogna : la “maggioranza silenziosa” parla castigliano ?

La via per l’indipendenza catalana passa anche per la lingua

Gianmarco Cenci   L’Indro   19 ottobre 2017

catalano

Perché è vero signor Puigdemont, in Catalogna non c’è una maggioranza silenziosa: c’è una maggioranza silenziata”.

 Inés Arrimadas, leader dell’opposizione al Parlamento di Catalogna e membro di Ciutadans (Ciudadanos, in castigliano), si rivolgeva così all’ormai famoso discorso del Presidente della Generalitat catalana Carles Puigdemont, in cui quest’ultimo dichiarò l’indipendenza catalana, per poi sospenderla poco dopo, esprimendo la sua volontà di aprire un dialogo con lo Stato centrale. La giovane deputata si riferiva, parlando in lingua castigliana (laddove Puigdemont parlava in catalano, passando al castigliano solo nella parte del suo discorso rivolta al Re), a quei vasti strati della popolazione catalana che avrebbero visto oppressi il proprio sentimento, la propria cultura e la propria lingua spagnola, messi a tacere da anni di politiche, per così dire, ‘castiglianofobe’.

Come c’era da aspettarsi, queste parole non hanno lasciato indifferenti molti attivisti e simpatizzanti dell’indipendentismo catalano che abbiamo raggiunto e hanno espresso il loro argomentato parere. “Né ‘silenziata’, né ‘silenziosa’, né ‘maggioranza’”, sostiene Ramòn Cotarelo, giornalista, politologo e professore emerito di Scienze Politiche dell’Amministrazione presso la UNED. Il suo parere ha un peso specifico notevole, non essendo egli catalano.
Cotarelo ci fornisce un po’ di dati: “I catalani autoctoni sono tutti bilingue quasi al 100% in castigliano e in catalano. I figli degli immigrati di prima generazione scolarizzati in Catalogna sono bilingue al 100%, però con diversa seconda lingua, a seconda della loro provenienza. I figli degli immigrati ispanofoni (andalusi, estremegni galleghi, peruviani, argentini, colombiani, etc) sono bilingui al 100% castigliano/catalano. I figli di immigrati di altra provenienza (marocchini, nigeriani, indiani, afgani) sono bilingui in catalano e nella loro lingua materna al 100%. Inoltre, molti di loro sviluppano anche una certa competenza in castigliano”.

 

Oscar Escuder i de la Torre è presidente di Plataforma per la Llengua, un’associazione con più di 14.000 iscritti che opera per la difesa della lingua catalana. La sua risposta all’affermazione di Arrimadas è altrettanto veemente: “Basta semplicemente gettare uno sguardo agli ultimi risultati elettorali in Catalogna -con la più alta partecipazione di sempre, il 77% dell’elettorato- per vedere che il partito che questa persona guida ha solo 25 parlamentari al Parlamento di Catalogna (quelli a favore dell’indipendenza ne hanno 72). Ciutadans non ha un solo sindaco sui 984 che ci sono in Catalogna. La gente può essere diversa su molti aspetti e la pluralità è un fatto positivo, ma Arrimadas non può dire di rappresentare nessun tipo di maggioranza in Catalogna. In realtà, Ciutadans ha dimostrato più volte di essere una minoranza”. “Non sono una maggioranza”, gli fa eco Cotarelo, “sono una minoranza, ma di voti”.

Uno dei cavalli di battaglia di chi si oppone all’indipendenza e di chi parla apertamente di discriminazione della lingua castigliana in Catalogna riguarda l’uso del catalano nei luoghi pubblici. Da anni, per favorire l’apprendimento di una lingua che è stata in passato indubbiamente perseguitata, in Catalogna si ricorre al sistema di apprendimento della cosiddetta ‘immersione linguistica’ (immersiò, in catalano), lodato a livello internazionale per i suoi risultati. Ce ne parla de la Torre. “Il sistema dell’’immersione linguistica’ è applicato anche in posti come il Canada o il Belgio. Permette agli studenti di imparare due lingue ufficiali alla perfezione. L’uso dello spagnolo è diffuso in tutte le zone in cui si parla catalano -con l’eccezione di Alghero in Sardegna e di Roussillon in Francia- quindi l’insegnamento di tutte le materie in catalano non inficia l’apprendimento dello spagnolo, che è anche insegnato a scuola. Ciò che fa il sistema dell’immersione è permettere agli studenti che hanno avuto poco contatto con il catalano (perlopiù immigrati) di imparare la lingua e di integrarsi. In realtà, lo spagnolo è così presente nella nostra società -la Catalogna ha ricevuto grandi ondate di immigrati di castiglianofoni nello scorso secolo- che il catalano ha bisogno di essere di primaria importanza a scuola per assicurare a tutti di saper parlare entrambe le lingue”.

art.2

 D’altronde, il catalano è un punto fondamentale dell’identità catalana e si capisce l’importanza che essa riveste all’interno del dibattito politico spagnolo e catalano: “La lingua catalana è uno dei punti fondamentali, il più importante, ma non l’unico. E ha una lunga tradizione scritta ininterrotta, con opere anteriori a quelle castigliane o italiane. Lo parlano praticamente tutti. Intorno al 97%. La lingua veicolare è il catalano tanto nella sfera privata, quanto nella pubblica (quando non è vietato), ma si può passare al castigliano quando serve o quando la buona educazione (per esempio, in presenza di persone che non parlano catalano) lo indica”, incalza Cotarelo.

Ma da che cosa deriva, allora, la sensazione che avrebbero alcuni di essere ‘silenziati’? Non ci sarebbe proprio niente da cui potrebbero, a ragione, sentirsi esclusi? Cotarelo prova a darci una risposta: “In realtà, non c’è discriminazione; però, se dovessi ricercare, forse nei mezzi di comunicazione. Ci sono emittenti Tv/radio in catalano e in castigliano, però i castiglianofoni non si lamentano, perché accedono liberamente a tutte le emittenti/canali del resto della Spagna. Cosa che, invece, al contrario non avviene. Quando il Partito Popolare governava a Valencia (vent’anni fa circa) non si poteva sintonizzare la TV3 in catalano. Un altro esempio: al momento, il 100% dei film stranieri in Catalogna sono doppiati in castigliano”. Sarebbe invece il contrario.

De la Torre è molto preciso a riguardo e ci cita il caso del ‘Reglament de l’usos lingüistics de l’Ajuntament de Barcelona’. Questo documento regolava gli usi delle lingue catalana e castigliana all’interno dell’Amministrazione di Barcellona e ha subito parecchie traversie. “Il ‘Reglament’ intendeva cambiare varie situazioni linguistiche ritenute ingiuste e che erano causate da precedenti istanze di dominazione politica”, ci dice il presidente di Plataforma per la Llengua. “Per esempio, oggi chi parla catalano passa al castigliano se sospetta che il suo interlocutore non parla la lingua. Il ‘Reglament’ voleva che l’Ajuntament fosse da esempio e usasse il catalano, per favorire una dinamica che incoraggiasse i catalani a non autocensurarsi. Il ‘Reglament’ rispettava inoltre il diritto dei cittadini di essere interpellati in spagnolo, se lo avessero chiesto, ma è stata comunque sospeso. La Corte ha sostenuto le argomentazioni demagogiche di alcune frange di gruppi che ritenevano questa un’istanza di discriminazione contro la lingua spagnola e non uno strumento per promuovere una lingua che era stata tradizionalmente repressa”.

 De la Torre continua: “Questo è tipico dei tribunali spagnoli, almeno dal 2010. Da allora, questi tribunali hanno sospeso o modificato molte leggi e norme in modo da, fra le altre cose, bloccare i tentativi fatti per assicurare che i pubblici ufficiali che lavorano in Catalogna dimostrassero la propria conoscenza orale del catalano (e non solo spagnolo) e che tutte le compagnie private in Catalogna si rivolgessero ai loro clienti in catalano (sono solo obbligati a essere in grado di parlare spagnolo). Ecco perché ‘Plataforma per la Llengua’ crede che non ci siano possibilità di favorire chi parla catalano dentro la Spagna: i catalani saranno in grado di svolgere politiche per la propria lingua solo quando avranno un loro stato”.

La situazione è tesa. In Catalogna le due anime hanno sempre convissuto pacificamente e il rischio che i recenti eventi, a prescindere da come andrà a finire, incrinino i rapporti c’è. Ma questo rischio non è così forte, a sentire Cotarelo: “Temo che le barbarie che si sono vissute continueranno ad aumentare, perché il Governo e l’opposizione spagnola non possono permettersi che la Catalogna si renda indipendente, altrimenti la Spagna non sopravvivrebbe. La repressione, l’arbitrarietà e la mancanza di libertà in Catalogna sicuramente saranno un fatto a partire da oggi se il governo va avanti con i suoi piani. Nonostante ciò, non credo che questo vada a intaccare molto la convivenza in Catalogna, che è una società sviluppata e tollerante. Credo che il problema di convivenza sarà fra Catalogna e Spagna e questo non potrà essere sanata. Presto o tardi, la Catalogna sarà indipendente, come già prevedeva Voltaire nel ‘Le siècle de Louis XIV’”.

Augurio, quello dell’indipendenza, a cui si unisce Oscar Escuder i de la Torre e la sua ‘Plataforma per la Llengua’: “La nostra organizzazione sostiene che si può normalizzare la Catalogna e conservarne lo status solamente se noi catalani abbiamo uno Stato indipendente. Ci consideriamo una ONG della lingua catalana e per noi questo significa difendere il diritto del popolo catalano di difendere il proprio futuro e avere la propria libertà. Il popolo catalano, la sua identità, non possono essere compresi senza la lingua catalana. Difendere una è difendere l’altra. Siamo molto preoccupati di come lo Stato spagnolo sta rispondendo alla volontà del popolo catalano, con violenza e non democraticamente. Ovviamente, siamo assolutamente contrari all’arresto dei nostri amici Jordi Cuixart e Jordi Sanchez, i leader delle organizzazioni pro-indipendenza catalana ‘Omnium cultural’ e ‘Assemblea nacional catalana’, rispettivamente. Crediamo che siano prigionieri politici, ostaggi di un regime spagnolo autoritario: la loro unica colpa è quella di aver condotto manifestazioni civili e pacifiche.

http://www.lindro.it/catalogna-la-maggioranza-silenziosa-parla-castigliano/

 

 

 

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