L’Europa sta scoprendo che la diplomazia spagnola ha mentito

Tremosa: “L’Europa sta scoprendo che la diplomazia spagnola ha mentito”

Victor Costa / Anna Punsoda    El Nacional.cat   Bruxelles  03.07.2017

Ramon TREMOSA I BALCELLS - 8th Parliamentary term
Ramon Tremosa (Barcelona, 30 giugno 1965) è un europarlamentare del PDeCAT e coordinatore di economia di ALDE nel Parlamento Europeo.  Nella cornice di una visita   organizzata dalla piattaforma “Catalans Lliures”, ci riceve nel suo ufficio di Bruxelles. Prima di entrarci, ci fermiamo di fronte ad un cartello dove possiamo leggere, tra le altre cose che “il catalano è la 19° lingua più utilizzata su Twitter”. Questo non è una curiosità ma una criticità visto che, malgrado le promesse, non è permesso di utilizzare il catalano nella camera Europea. Poco più giù, troviamo un collage di marchi catalani. Entriamo in ufficio e troviamo dei poster sulle manifestazioni imponenti dell’11 di settembre e anche libri impilati come Victus o Incerta gloria. In tutte le lingue,  regalati o da regalare. Iniziamo subito con la visione che le istituzioni europee hanno sul processo catalano.

L’argomento catalano non è sull’agenda politica europea. Ma almeno c’è nei corridoi?

Eccome! In parte per i tanti anni di manifestazioni moltitudinarie, interclassiste, intergenerazionali e festive. Abbiamo turismo politico —potrei citarvi molti europarlamentari che vengono ogni 11 di settembre perché vogliono esserci  nelle “one million march” (‘marcia del milione’). E, in parte, perché vedono che negli ultimi quattro anni e mezzo sono state fatte 6 elezioni in Catalogna, e i partiti indipendentisti le hanno vinte tutte, mentre i partiti spagnoli in Catalogna sono ai minimi storici.

E i tentativi frustrati di votare, come li vedono?

Guarda, a me chiedono cosa faremo a medio termine, si non ci riusciamo adesso, e io sempre mostro i sondaggi del CIS. Il voto giovane ha una grande preferenza per l’indipendenza. Il voto con più livello culturale, anche. E ancora: faccio vedere i sondaggi sulla preferenza del modello territoriale diviso per regioni/autonomie e loro vedono che nel resto dello Stato vogliono più centralizzazione.

La sociologia rende molto difficile che un leader spagnolo forte possa dire: “Vi darò uno stato federale forte come la Germania in cambio della rinuncia all’indipendenza”. L’Europa sta scoprendo piano piano che la diplomazia spagnola ha mentito. Dicevano che sarebbe arrivata la violenza man mano che il processo andava avanti ed è falso. Dicevano che quando avesse votato l’80% del censo avrebbero vinto e anche ciò si è rivelato falso.

Ma si spostano dall’informazione al posizionamento?

No. Pensate che la diplomazia spagnola è molto aggressiva. Un esempio su tutti: quando la Croazia entrò nell’UE, doveva essere modificato il trattato affinché il croato fosse ufficiale ed io introdussi una modifica per aggiungere anche il catalano. Per formalizzarla mi chiesero 25 deputati della commissione –fu molto strano, perché non si chiede mai una cosa del genere. Ma comunque la dichiararono illegale. Vytautas Landsbergis, ex-presidente della Lituania durante l’indipendenza, non volle firmare. Mi disse: “Con tutta la simpatia, ma se vuoi parlare catalano qui, questo è un club di stati e dovrai trovare la soluzione nel tuo paese. Conosco gli spagnoli che sono come i russi. Non voglio che la Lituania subisca delle rappresaglie per colpa di questo mio supporto”.

 

Realpolitik dappertutto.Tremosa Víctor Costa_15_630x420

Chiaro. Ma piano piano la situazione sta prendendo nuove strade. Nel dibattito del  presidente Puigdemont in questa sede, arrivarono 40 deputati a petto scoperto. Esteban González Pons diceva che sarebbero venuti solo deputati del Front National e dei 5 Stelle. E invece no, ci furono molti deputati dei gruppi maggioritari. Anche se molti altri inviarono i loro assistenti perché avevano ricevuto delle mail dove si chiedeva di non andare.

E malgrado i tranelli, fu un grande successo. L’hasthag #catalanreferendum ebbe sei milioni di visualizzazioni. Per questo, dopo 36 ore, la stampa unionista tirò fuori il caso Vidal per cambiare “il racconto”.

Cosa possiamo sperare dai diversi paesi?

Nel 2014 il PP organizzò un dibattito per neutralizzare quello che avevamo organizzato in ottobre sul referendum. Erano circa trenta persone e tutti spagnoli —PP, PSOE, Cs y UPD. Allora Luis de Grandes disse: “Stiamo perdendo la battaglia dell’opinione pubblica internazionale”. E l’editoriale del The New York Times o il reportage del Financial Times ce lo hanno appena confermato, perché “il racconto” che “el referendum è un golpe ed è illegale” non prende più. Stanno dicendo che esiste un problema democratico, i catalani sono maltrattati e Rajoy negozia in mala fede. Il fatto che lo dica anche il NYT è una bomba.

E adesso cosa “prende”?

Che votare è utile, in Europa, lo vediamo tutti i giorni. Mentre i catalani votavano partiti spagnoli non succedeva nulla. Ma ora che una maggioranza dei catalani vuole cambiare la cornice legale, ora dicono: il tuo voto non vale. Il post-franchismo è questo. E non esiste un contesto internazionale che possa accettare questo. La Scozia vota per l’indipendenza, Olanda e Francia rifiutano la Commissione Europea, la Svezia rifiuta di entrare nell’eurozona due volte… e non succede nulla. Perfino c’è un deputato liberale finlandese, del Central Party, che fa conferenze continuamente contro l’euro, per tornare alla moneta finlandese,  argomentando che “non vogliono pagare i salvataggi che arriveranno dal sud europeo e che alla Svezia le va meglio fuori dall’euro”.  L’eredità democratica dell’Europa è questa.

Inoltre, il risultato elettorale catalano del 27-S ebbe i suoi effetti. Il partito Nuova Alleanza Fiamminga disse “questo governo salta se non riconoscerà la Catalogna”. Questo fu una bomba. Ma siccome in Catalogna il dibattito politico è sequestrato da quello che dettano a Madrid, quasi nessuno se ne fece eco.

Nella sede della Fondazione Liberale tedesca, hanno parlato molto del rispetto della legalità

In Germania sono molto squadrati su questo. Per loro, le guerre e le frontiere sono un trauma totale. Non vogliono guai e hanno già abbastanza problemi con l’unione bancaria. Tuttavia, un anno e mezzo fa,  una delegazione del Bundestag andò al Parlamento della Catalogna per assistere a delle riunioni, prendere nota e intervistarsi con tutti.

Hanno paura dell’effetto contagio?

Sanno che tutto questo rimbalza sul Paese Basco, le Fiandre, la Scozia, il Veneto… Si apre una scatola di pandora che non è piacevole. Per ciò, ci chiederanno maggioranze molto alte e votazioni consistenti. Ci sarà questo “stress test” perché, se la Catalogna salta l’asticella, non possano venire dopo tutti gli altri. Vogliono vedere se tutto questo è un bluff o se veramente vogliamo l’indipendenza. Vogliono vedere come reagiscono i catalani quando lo Stato spagnolo fa guerra sporca. L’indipendenza bisogna meritarsela.

L’Europa agirà prima o dopo il 1 ottobre?Tremosa-Puigdemont

Dopo. La partecipazione sarà molto importante. Se vota un milione e mezzo è un conto. Invece se votano tre milioni e mezzo e c’è maggioranza del censo è un altro conto ben diverso.

Cosa implica?

Il secondo scenario che ho detto sarebbe un risultato molto avverso per la Spagna perché dona legittimità ad una DUI del giorno dopo. Perché la DUI (dichiarazione unilaterale d’indipendenza), che dispone già di un mandato democratico nel Parlamento catalano, ne uscirebbe rafforzata dal RUI (referendum unilaterale d’indipendenza) del giorno prima.

E lo Stato spagnolo?

Se lo Stato spagnolo non avesse paura, farebbe come nella consultazione che facemmo il 9-N del 2014: “Sarà una scampagnata e voteranno in 500.000 e qui finirà il processo”. Questo fu il calcolo di Madrid. Ma votarono 2,3 milioni di persone. Il 9-N aprì la porta alla maggioranza del 27-S del 2015 perché rende naturale la convinzione che è possibile un progetto indipendentista. Era una consultazione non vincolante. Ora, il presidente Puigdemont e l’associazione Omnium dicono che il risultato sarà applicato. Il governo spagnolo sa che, se non fa nulla, tutto questo gli sfugge di mano.

Non vorrà che si ripeta un altro 9-N…

Lo dicono da mesi perché sanno che qui perdono loro. Non hanno argomenti e Mariano Rajoy è molto impopolare in Catalogna. Quello che sta facendo saltare tutti gli allarmi è il votante di Podemos che si sta spostando in massa verso il “sí”. E questo nello scorso 9-N non successe. Prima, Pablo Iglesias ancora diceva “lo cambieremo noi, io vincerò, non vi preoccupate e votate per me perché con me ancora c’è la speranza del federalismo”. Ora abbiamo visto che “ni se puede, ni se ha podido ni se podrà”. E’ stato articolato un tripartito pro-statu quo PSOE, PP e Ciutadans.

Per esempio?

Avere più Spagna vuol dire avere l’energia più cara, meno ferrovie per i pendolari, più cattive politiche pubbliche, più giustizia discrezionale, peggior mercato del lavoro, più difesa e spesa militare, anche quando tutto questo suppone tritare le politiche pubbliche, regionali e locali…..Tutti hanno visto cosa è successo a Madrid, come è stato decapitato il PSOE di Pedro Sánchez, come si è preparata l’operazione anti-cambiamento di governo, come il PP è blindatissimo fin dentro il midollo dello Stato e nella funzione pubblica, come il sistema elettorale permette al PP di governare pur avendo avuto solo il 28% dei voti…

Allora, la chiave del voto è Podemos?

Il votante podemista dell’hinterland di Barcellona è la principale vittima di questo statu quo blindato e rinnovato a Madrid. E’ quello che subisce le ferrovie pendolari, l’energia, i servizi pubblici nefasti e decrescenti con le cattive politiche pubbliche spagnole. Anche se la cupola continua con la linea degli ex-comunisti di non schierarsi apertamente, questi hanno detto “io non posso permettermi altri dieci anni così, perché finirò per essere tritato io”. La domenica di Pasqua, il giornale La Vanguardia dovette fare straordinari per tirar fuori dei sondaggi contro il referendum, alzando i decibel perché la massa del “sí” si allarga inesorabilmente… La Spagna ci offre minacce, castighi e rappresaglie. Non ha alcun progetto per la Catalogna, oltre alla sconfitta. Ciò, in un referendum aperto, perde i due terzi della Catalogna.

Il riconoscimento dovrebbero farlo gli stati membri?

Saremo “in the clouds” come già successo con la Slovenia ed i paesi baltici. Cioè, se il RUI va molto bene, il giorno 2 di ottobre si fa una DUI e allora inizia il processo di riconoscimento internazionale. L’esperienza ci dice che potrebbero passare settimane o anche mesi senza riconoscimento, come capitò ai paesi baltici. Finalmente, i primi a riconoscerli furono Islanda e Norvegia. Ci fu anche un defluire quando si vide che c’era una chiara determinazione della Slovenia a difendere l’indipendenza. La Nuova Alleanza Fiamminga ci ha già detto che vuole che il Belgio ci riconosca. Questa è una carta eccezionale resa pubblica dal ministro degli interni belga Jan Jambo.

Una Catalogna Stato nell’UE?

La Catalogna è sempre più europea e, di fatto, è un core business europeo. Stiamo esportando di più in Europa che in Spagna. Barcelona è il primo aeroporto europeo per numero di voli in Europa. Questa cifra è sensazionale! Faremo 50 milioni di passeggeri quest’anno. Barcelona non potrà essere espulsa da nessuna parte. Ogni nuova azienda che viene qui crea più radici con l’Europa. La libera circolazione e il single market è sicuro, come sarà sicuro anche per la Gran Bretagna.

E la Scozia?Tremosa-Draghi

Il Parlamento scozzese si pronuncerà in base al risultato. Non possono esserci rappresaglie né economiche né finanziarie perché ci sono molti più investimenti europei a Londra e in Gran Bretagna e surplus commerciale piuttosto che all’inversa. Sarebbe mettersi la zappa sui piedi se ora boicottiamo, sanzioniamo, mettiamo tariffe e dazi. Non ha senso. La visione spagnola di “la Gran Bretagna deve uscirne perdente” è vecchia. La Germania ha un surplus commerciale e di servizi con la Gran Bretagna.

Se facciamo fantapolitica, si dice che una Catalogna Stato avrebbe 18 deputati nel Parlamento Europeo.

I piccoli paesi hanno un premio in deputati. Guarda la Bulgaria, la Danimarca o il Belgio… Con 550.000 voti, noi siamo solo in due, mentre qui ci sono partiti che hanno 500.000 voti e sono in 5 deputati.

L’assegnazione dei partiti dovrebbe essere ripensata?

In una Catalogna indipendente, ognuno sceglierà la propria famiglia politica. Ma questo non è importante. Il single market è assicurato succeda quel che succeda così come l’euro. Nel momento della verità, Tsipras ha scoperto con un sondaggio che il 70% dei greci non vuole andare via dall’euro e accetta le condizioni del terzo salvataggio. Allucinante. Succede anche in Francia. Marine Le Pen perde strepitosamente perché nell’ultima settimana ha fatto confusione con l’euro. Tra cinque anni, ti dirò che l’euro potrebbe essere una moneta pienamente consolidata.

Da chi dipende?

Dal Sud dell’Europa. Esiste un sentimento molto anti-euro in Italia, Grecia e Francia. E’ più facile dare la colpa all’euro piuttosto che alla struttura centralista della Francia o al governo inefficace e corrotto dell’Italia. E’ più facile dare la colpa alla Merkel piuttosto che guardare alla corruzione e al disastro della politica in Grecia. Nel momento della verità, non vedo che il single market o l’euro siano minacciati.

Non fa parte del dibattito?

Come mai non ci sono mai stati euroscettici in Catalogna? Iniciativa, Esquerra, Unió, PSC, PP o PDeCat sono tutti pro-euro, pro-unione bancaria e pro-Unione Europea.

traduzione :  Àngels Fita-Anc Italia

http://www.elnacional.cat/ca/politica/entrevista-ramon-tremosa-diplomacia-espanyola_169839_102.html

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...