Scozia e Catalogna nuovi stati d’Europa? Lasciamoli scegliere

sturgeon_masPiercamillo Falasca   Strade   14.03.2017

Nella giornata di ieri, sono accaduti due fatti distinti eppure fortemente connessi: uno in Scozia e l’altro in Catalogna.

In Scozia, la first minister Nicola Sturgeon ha annunciato l’intenzione di sottoporre al parlamento britannico la richiesta di un secondo referendum per l’indipendenza della Scozia dal Regno Unito, dopo quello svolto nel 2014. La tesi del governo di Edimburgo è che, a seguito del voto per la Brexit, sono radicalmente cambiate le condizioni della “convivenza” tra le nazioni britanniche e dunque gli scozzesi (in maggioranza pro-UE) hanno il diritto di esprimersi nuovamente sulla loro partecipazione a un Regno Unito, anche alla luce dell’indisponibilità del governo May a discutere e concordare con la Scozia i termini del negoziato con Bruxelles.

Al momento, non sappiamo se la richiesta della Sturgeon sarà accettata e a quali condizioni. Possiamo presumere, però, che il confronto avverrà nei binari della consolidata democrazia britannica, che ha già dimostrato col precedente referendum di riconoscere pienamente il diritto all’autodeterminazione del popolo scozzese.

Non si può dire lo stesso della democrazia spagnola, certo più giovane e meno matura. Sempre ieri, infatti, l’ex presidente della Generalitat de Catalunya Artur Mas è stato condannato a due anni di interdizione dai pubblici uffici per aver organizzato nel 2014 una consultazione popolare non vincolante per l’indipendenza della Catalogna. Il voto si tenne nonostante la bocciatura del Parlamento spagnolo e soprattutto della Corte Costituzionale, ma si svolse in un clima pienamente pacifico con la partecipazione di 2,3 milioni di elettori (su 7,5 milioni di abitanti).

Ai cittadini vennero poste due domande: se ritenevano che la Catalogna dovesse diventare uno Stato e, in caso affermativo, se dovesse essere uno Stato indipendente. Il 90% rispose sì alla prima domanda e l’80% anche alla seconda. La gran parte della popolazione contraria all’indipendenza disertò le urne, ma certo la robusta partecipazione (circa il 40% degli aventi diritto) suggerisce come il sentimento autonomista e indipendentista sia ampiamente radicato a Barcellona e in Catalogna, tanto da rendere la condanna di Mas un pericoloso fattore di tensione. Madrid continua a negare qualsiasi apertura, il governo Rajoy si rifiuta di considerare l’ipotesi di un referendum per l’indipendenza della Catalogna o per una sua maggiore autonomia in un quadro confederale, e questo ha indotto l’attuale governo catalano (presieduto da Carles Puigdemont) a dichiarare che un referendum si farà “sì o sì” entro il 2017 e che saranno gli elettori a “indultare” Artur Mas. Le tensioni, insomma, aumenteranno e non poco.

Un tratto comune degli indipendentisti scozzesi e catalani è il loro “europeismo”: per convenienza se non per convinzione, immaginano il futuro delle loro piccole nazioni dentro e non fuori l’Unione Europea, al cui spazio comune di apertura, diritti, sicurezza e libertà vogliono continuare a partecipare e alla quale riconoscono una maggiore capacità di tutela delle loro specificità rispetto agli Stati di cui oggi fanno parte.

Sono questi ultimi, semmai, a minare le fondamenta della costruzione europea, in nome di un equivoco sovranismo e dell’illusione di poter tornare ai fasti imperiali di un tempo. Oggi “l’Europa che non funziona” è quella rappresentata dagli Stati sovrani in perenne contenzioso tra loro. L’Europa anti-democratica non è quella di qualche supposto tecnocrate, e di certo non è il Parlamento Europeo, ma è quella del Consiglio Europeo, dove non si fanno gli interessi dei cittadini europei, ma dei governi nazionali e delle loro esigenze di consenso di breve periodo. Non saranno mai Scozia e Catalogna ad arrestare l’integrazione europea, ma potrebbero essere la Francia, la Spagna, l’Italia, la Polonia o la stessa Germania.

Anche per questo, se si ha a cuore il futuro della democrazia e di un’Europa pacifica e resa forte anche dalla “debolezza” delle sue parti costituenti, bisogna lasciare che scozzesi e catalani votino liberamente e scelgano se essere o meno cittadini di due nuovi piccoli e pacifici stati d’Europa (e dell’Unione Europea).

 

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