Il parlamento catalano sfida la Spagna

Avanti con le leggi per l’indipendenza
Rajoy reagisce: “Tutti i partiti uniti contro l’illegalità”

27/07/2016
Francesco Oindependèncialivo   La Stampa

Il processo di indipendenza della Catalogna non si ferma e una nuova sfida è lanciata. Il parlamento di Barcellona, disobbedendo esplicitamente al Tribunale costituzionale spagnolo, ha approvato la relazione finale della commissione costituente, ovvero il nucleo di quello che sarà, nelle intenzioni dei secessionisti, la base sulla quale fondare un nuovo Stato. “Il parlamento di Catalognasi legge nella risoluzione votata oggi è legittimato per cominciare un processo costituente, che sarà formato da tre fasi: processo partecipativo, disconnessione dallo Stato spagnolo e referendum”.

La maggioranza del parlamento catalano ha, così, stabilito i prossimi passi da seguire in vista della disconnessione unilaterale dalla Spagna. I partiti “sovranisti” già dallo scorso gennaio stanno portando avanti delle leggi per “costruire il nuovo Stato”, una agenzia delle entrate, un ministero del welfare, e una legge “di transitorietà giuridica”, che tenterà di evitare vuoti legislativi, durante il processo d’indipendenza. Tutti questi provvedimenti sono stati bocciati dal Tribunale Costituzionale spagnolo. La sfida quindi è sempre più aperta.

L’opposizione, sebbene divisa al suo interno (dalla destra del Partito Popolare, a Podemos), prepara nuovi ricorsi. “E’ un colpo di Stato” dice il leader dei popolari catalani Xavier Garcia Albiol. Mentre il presidente della Generalitat, Carles Puigdemont ribadisce l’obiettivo di una repubblica nel 2017. Secondo un recente sondaggio il 48% della popolazione catalana oggi è favorevole all’indipendenza contro il 43% di contrari.

Il governo di Mariano Rajoy, in un momento politico molto incerto, chiama a raccolta gli altri partiti per una risposta unitaria dello Stato, contro la violazioni delle leggi: “Abbiamo dato mandato all’avvocatura dello Stato di presentare un ricorso per bloccare questa risoluzione”, spiega l’esecutivo in una nota.

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