Gli Stati Uniti dibattono sull’indipendenza della Catalogna

 

Gli Stati Uniti devono difendere “strade legali” e “democratiche” verso l’indipendenza nei confronti dei movimenti di autodeterminazione e devono prendere in considerazione un cambiamento nella loro politica attuale che “soltanto enfatizza la stabilità e lo status quo delle frontiere”  tenendo semplicemente conto degli “interessi dello stato originario”, e adottare un’altra politica che consideri anche le conseguenze della secessione.

mon.cat per ACN  -Agenzia Catalana di Notizie-  15 marzo 2016

 

Questa è l’opinione dei tre esperti che, martedì 15 marzo, si sono presentati davanti al “House Committee of Foreign Affairs” del Congresso americano, concretamente al “Subcommittee on Europe, Eurasia, and Emerging Threats”, in un dibattito sulla politica nordamericana nei confronti dei movimenti nazionali di autodeterminazione. Il presidente e cofondatore del “Public International Law and Policy GroupPaul R. Williams, il professore del Dartmouth College Jason Sorens e il vicepresidente del “German Marshall Fund” degli Stati Uniti Ivan Vejvoda, hanno raccomandato un cambiamento nella politica nordamericana verso i processi di indipendenza.

 

Nel suo intervento Williams ha detto che “per promuovere la pace e la stabilità a lungo termine è imperativo, nel far fronte all’autodeterminazione, che gli Stati Uniti operino un cambiamento sulla politica che soltanto enfatizza la stabilità e lo status quo delle frontiere già esistenti invece di una sovranità acquisita e maturata“. Secondo questo esperto, ciò offrirà agli USA “una maggiore flessibilità” per gestire “le aspirazioni dei movimenti di autodeterminazione nazionale” e ridurrà “la potenziale violenza e inestabilità politica ed economica“. Paul R. Williams definisce questo modello come la “restituzione progressiva e condizionale di poteri sovrani e di autorità da uno stato a un’altro ente substatale sotto la supervisione internazionale“. Indicando che fu questo il sistema adottato per Montenegro e Serbia, ad esempio.

 

Nel caso della Catalogna, Williams ha asserito che se finalmente si arriva alla decisione di intraprendere l’indipendenza, i catalani “cercheranno il riconoscimento internazionale come stato basandosi sulla volontà della cittadinanza e non sulle disposizioni della Costituzione Spagnola“. Questo esperto ha difeso che il caso del Kosovo dimostra che non esiste alcun “divieto legale contro la dichiarazione di indipendenza di un ente substatale“. (vedi nota* finale).

Williams ha indicato che l’Unione Europea, non avendo una politica chiara sulla questione indipendentista, si è collocata in una posizione “impossibile”. In questo senso, ha assicurato che un riconoscimento della Catalogna darebbe forza ai movimenti indipendentisti del Belgio, Cipro, Slovacchia o Romania, ma che la mancanza di riconoscimento provocherebbe “un conflitto economico congelato nel cuore dell’Europa” che “toglierebbe capitale economico e politico ad una Spagna fragile“.

Inoltre, si verrebbe a creare uno stato catalano che “manterrebbe l’euro come moneta e dove sette milioni di cittadini potrebbero mantenere la cittadinanza europea pur essendo fuori dall’UE“. “Il non-riconoscimento verrebbe percepito come antidemocratico. E sarebbe estremamente difficile da giustificare, tenendo conto che circa 3 dozzine di stati hanno raggiunto il riconoscimento dell’unione europea negli ultimi 25 anni“, ha detto.

 

Per Ivan Vejvoda, del German Marshall Fund americano, “una strategia democratica e con regole in cui le parti siano capaci di trovare una soluzione pacifica è sempre la più desiderabile“. Vejvoda ha assicurato durante l’intervento che la Spagna è “un paese da tenere sotto osservazione“. L’esperto ha indicato che malgrado l’interesse iniziale fosse puntato sul Paese Basco, oggi è “il desiderio d’indipendenza della Catalogna a essere sotto gli occhi di tutti“.

Come ha detto, gli ultimi risultati elettorali in Catalogna “dimostrano che esiste un’ondata crescente di una buona parte delle élite politiche catalane e della società che vogliono l’indipendenza“. Vejvoda ha esposto che, anche nel caso si offrissero più poteri da Madrid, pur ammettendo che si tratta di una possibilità che non è confermata, non è chiaro che ciò riesca a fermare il movimento indipendentista catalano, in particolare perchè sono “i giovani” a darle più forza.

Il professore del Dartmouth College e collaboratore del Centre Maurits Coppieters Jason Sorens ha spiegato che “una strada legale verso l’indipendenza può aiutare a promuovere la pace nel costringere i movimenti secessionisti e i governi centrali a raggiungere i propri obiettivi in accordo con dei mezzi elettorali e legislativi“. Con una strada legale per l’indipendenza, ha detto Sorens a Washington, “i secessionisti non avranno delle scuse per l’uso della violenza”. Sorens ha sottolineato anche che il governo centrale “spesso non si può impegnare al rispetto di un contratto regionale di autonomia senza concedere anche il diritto di secessione“.

Sorens ha evidenziato che è normale che nei casi di indipendenza gli Stati Uniti cerchino di rimanere al margine per non disturbare lo stato in questione, ma ha indicato che “una volta esiste la dichiarazione d’indipendenza, il governo degli Stati Uniti non ha alternative e deve rispondere“. “In questo caso, il governo degli Stati Uniti potrebbe considerare non soltanto gli interessi dello stato originale, ma anche gli interessi dello stato che si separa e gli effetti della secessione nella stabilità della regione interessata“, ha detto. “Normalmente, cambiare un rapporto da “stato-versus-nazione” a uno di “stato-versus-stato” riduce la violenza“, ha concluso.

 

 

Nota *

Sentenza del 22 luglio del 2010 – Tribunale Internazionale di Giustizia dell’Aja:

“Dichiariamo che non esiste nel Diritto Internazionale nessuna norma che vieti le dichiarazioni unilaterali d’indipendenza.

Dichiariamo che quando esiste contraddizione tra la legalità costituzionale di uno Stato e la volontà democratica, prevale la seconda, e dichiariamo che in una società democratica, a differenza di una dittatura, non è la Legge a determinare la volontà dei cittadini ma è quest’ultima a creare e modificare quando necessario, la legalità vigente.”

 

traduzione   Àngels Fita – ANC Italia

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