I catalani fanno delle cose

IGNASI ARAGAY         ARA.cat         20/02/2016

Da tempo sono ossessionato da una frase rivelatrice pronunciata qualche tempo fa da Rajoy : “I catalani fanno delle cose”. Come se fossimo degli spagnoli peculiari, eccentrici. Non perchè parliamo un’altra lingua, ma perchè siamo attivi. Facciamo delle cose! Si tratta di una frase che, soprattutto, parla molto da chi l’ha detta: pare che per uno spagnolo quello che sarebbe normale è non fare troppe cose, fare il minimo. Saremmo l’altra faccia di una normalità inattiva. Lui stesso, ancora per poco inquilino del palazzo della Moncloa, è il paradigma di questa passività secolare, così interiorizzata da sgorgarle dal profondo un elogio a quelli che la contradicono.

Egli ha il “non-fare” ben radicato. Lo abbiamo ancora verificato quando ha rinunciato all’investitura. Ha ceduto tutta l’iniziativa ai rivali. E’ rimasto in attesa, immutabile alle critiche, perfino a quelle dei suoi. Lo avevano beccato dicendo che aveva un sacco di tempo libero. Ce lo possiamo immaginare in ufficio, ozioso, fumando un sigaro mentre legge il Marca (giornale sportivo). Come un “hidalgo” che accetta la fatalità del destino, incapace di mettersi al lavoro per cambiarlo. Prima o poi verranno da me, io ho vinto… Io ho scoperto l’America: si, il galiziano Rajoy incarna perfettamente quel topico che dice che l’oro americano rovinò la Castiglia.

E intanto, i catalani facemmo la Rivoluzione Industriale e la “Renaixença” (movimento di rinascita culturale nel 800), e ancora oggi facciamo delle cose perchè sappiamo che nessuno, nè da Madrid nè da Bruxelles, ci regalerà nulla. Durante due secoli tentammo di riformare, di riattivare, di modernizzare quella Spagna paralizzata nel tempo, addormentata, dominata da un gruppo d’impassibili signori Rajoy, ben insediati sulla povertà degli altri. Finché ci siamo stancati di fare delle cose per gli altri e adesso le vogliamo fare per noi. Per noi, non contro qualcuno. Non siamo più la sveglia della Spagna. Siamo e ci sentiamo europei, di certo molto più consciamente europei rispetto a molti altri. Semplicemente ci siamo svegliati dall’incubo di Sisifo, sempre caricando con la pietra riformista peninsolare, una pietra che finiva sempre per schiacciarci con una guerra, una dittatura o una sentenza del Tribunale Costituzionale.

Los catalanes hacen cosas”. Ebbene sì, e continueremo a farle. Fare è il nostro modo di essere. Abbiamo uno spirito più laborioso che speculatore. Il filosofo catalano Josep Ferrater Mora, lui stesso uno speculatore molto laborioso –pensate soltanto al suo unipersonale e ingente Diccionario de filosofía -, definiva tre forme di vita catalana: el buon senso, la misura e l’ironia. Ecco: un pragmatismo amabile. Come direbbe Gaziel nel suo libro Quina mena de gent som (che tipo di gente siamo), siamo più Sancho Panza che Chisciotte. Ci attira irresistibilmente tutto ciò che è “ragionato, saggio, pratico, produttivo e pacifico”. E adesso non vogliamo essere, tutt’a un tratto, un popolo trainante, conquistatore, eroico. Il processo per l’indipendenza non è un impeto chisciottesco. Anzi: è un attacco di realismo. Abbiamo deciso di non lasciarci più trascinare nella Spagna chisciottesca ancorata in una paralizzante e immaginaria grandezza, attualmente fatta da innumerevoli TAVs. Perchè il problema non è quo vadis, Catalonia?, ma…. quo vadis, Hispania?. Va avanti o va indietro la Spagna? Tornerà a chiudersi nell’unitarismo castrante o accetterà una volta per tutte la propria diversità creatrice? Tutto punta, ahimè, verso l’indietro. E la Catalogna questa volta non la seguirà, scenderà dal carretto malconcio.

Infine, fantasticando un pò, converrebbe che gli spagnoli abbandonassero il secolare e pantofolaio rajoyismo del non fare e il non lasciare fare e si mettesero anche loro a fare delle cose, invece di continuare con l’ossessione di dire quello che i catalani devono fare, quello che possiamo e quello che non possiamo fare. Ànima inquisitoriale. Vietare, non premiare.

Quando rivendichiamo il diritto a decidere stiamo chiedendo che ci lascino fare, senza imposizioni. In sintesi, il diritto ad essere per poter fare. Ma guarda un pò! signor Rajoy, i catalani vogliamo fare ancora più cose.

traduzione Àngels Fita – ANC Italia

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