La Catalogna va avanti e annuncia apertura delegazione a Roma

Il governo catalano aprirà nei prossimi mesi una propria delegazione a Roma, per sensibilizzare l’opinione pubblica italiana sul processo di indipendenza avviato nei confronti della Spagna dalla Catalogna. Lo ha annunciato oggi, durante una conferenza all’Università di Roma Tre, Francesc Homs, consigliere della presidenza catalana e portavoce del governo di Barcellona.

IMG_0023La ‘Generalitat’ ha già sue rappresentanze a Bruxelles, presso la Ue, in Germania, in Francia, in Gran Bretagna e Stati Uniti. Dopo la consultazione popolare del 9 novembre scorso, vinta dagli indipendentisti, Homs ha ribadito la volontà di andare avanti. “Come politici catalani – ha osservato – stiamo tentando di dare una risposta all’enorme e pacifica domanda di autodeterminazione”. Da parte spagnola, vi è però solo un atteggiamento di chiusura totale. “Come conseguenza della consultazione – ha spiegato il rappresentante della Generalitat – i procuratori spagnoli hanno aperto un procedimento penale contro il governo catalano per avere osato chiedere il parere della propria gente”. Se, anche in future elezioni, la popolazione catalana ribadirà la propria volontà di staccarsi dalla Spagna, “si dovrà per forza aprire un confronto con Madrid”, ha aggiunto, osservando come altri paesi, a partire dalla Gran Bretagna con le richieste scozzesi, si siano comportati in maniera ben diversa rispetto alla linea di scontro frontale adottata da Madrid.

“In questo senso – ha indicato – la Danimarca rappresenta un vero modello. Copenaghen non ha mai usato la propria costituzione per impedire la volontà indipendentista della Groelandia e delle isole Faroe”. Con quasi otto milioni di abitanti (tra cui un milione di recente immigrazione), la Catalogna rappresenta il 15% della popolazione spagnola, il 20% del PIL nazionale e il 26% del commercio con l’estero. Pur non essendo la regione piu’ ricca della Spagna (in ordine e’ la quarta dopo Paesi Baschi, Navarra e provincia di Madrid), e’ costretta a trasferire circa l’8 per cento del suo prodotto interno lordo nella capitale spagnola; le tasse raccolte da Barcellona ammontano ad oltre il 19% delle entrate totali dell’erario del Regno, ma dallo stato spagnolo la Catalogna riceve solo il 14% delle intere spese, una percentuale inferiore persino al peso della sua popolazione.

Il problema – spiegano i catalani – non è però solo una questione di trasferimenti di soldi dalle casse di Barcellona a quelle della capitale spagnola. In Catalogna vi è la volontà di decidere il proprio futuro anche perchè – è la critica fatta qualche tempo fa dal ministro delle Finanze catalano Andreu Mas-Colell – “il modello di governo centralizzato di Madrid non funziona piu’ nel mercato globale” ed e’ “un peso che affonda l’economia spagnola, oltre che la nostra”.

Oggi, a Roma, il portavoce del governo catalano ha ricordato che l’indipendenza della Catalogna “è nata 650 anni fa e non con la decentralizzazione spagnola del 1978”. Una futura separazione da Madrid, ha assicurato, non significherà un allontanamento dall’Unione Europea. Al contrario. “Sappiamo tutti – ha concluso Francesc Homs – che l’europeismo non sta vivendo un buon momento. Ma vi possiamo assicurare che noi siamo chiaramente pro-Unione Europea”.

(Notizia di ANSAmed, 4 dicembre 2014)

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