Catalogna, la proposta : “Stochiamo in Sardegna le schede del referendum”

 

Christian Solinas segretario nazionale Psd’Az invita la giunta regionale a offrire aiuto alla Generalitat

La Nuova Sardegna  21.09.2017

sardenya 2

CAGLIARI. “Stampare e stoccare qui le schede per il regolare svolgimento del referendum, con l’impegno a consegnarle a loro richiesta nei modi e nei tempi da convenirsi”. Arriva dalla Sardegna, una delle Regioni italiane con maggior radicamento di movimenti indipendentisti, l’offerta d’aiuto alla Generalitat de Catalunya.

La proposta è del segretario nazionale del Partito sardo d’Azione, Christian Solinas, che ha invitato la Giunta regionale a venire incontro alla Generalitat mettendo in sicurezza le schede.

L’esponente sardista è stato anche promotore e primo firmatario dell’ordine del giorno di vicinanza al popolo catalano approvato dal Consiglio regionale.

“Esprimo soddisfazione per il via libera unanime dell’Assemblea all’ordine del giorno per
manifestare solidarietà in questa drammatica congiuntura storica – commenta Solinas – riaffermando il diritto degli individui e dei popoli alla propria libertà ed autodeterminazione, e per garantire alla Catalogna il diritto ad esprimersi nel referendum per l’indipendenza”.

Roma , proteste per la Catalogna

 Presidio a Largo Goldoni

Catalogna-Montecitorio-720x300

Redazione  Contrpiano.org   21.09.2017

 

A Roma c’è stato Sit-in ieri pomeriggio a Piazza Montecitorio a cui hanno partecipato diverse decine di persone per protestare contro il governo centrale di Madrid che ha intrapreso la via della repressione di polizia contro la libera espressione democratica della volontà popolare in Catalogna.

«La maxi-operazione compiuta ieri dalla guardia civil spagnola nelle sedi di ministeri, partiti politici e media catalani è indegna di un paese dell’Unione europea», ha denunciato oggi uno dei partecipanti, Isabel Turull, presidente dell’Associazione Nazionale Catalana. «Alcuni dei 15 detenuti sono stati accusati al momento dell’arresto di ‘sedizione’, un vero e proprio reato politico, e incriminati per ‘disobbedienza’ e ‘prevaricazione’, fattispecie ereditate dal sistema penale franchista». Il delitto di ‘sedizione’ prevede fino a 15 anni di carcere.

Agenti in borghese sono entrati surrettiziamente in tipografie senza mandato giudiziale per compiere ispezioni e sequestri, mentre la guardia civil ha anche effettuato ispezioni presso diversi media catalani identificando giornalisti e minacciandoli con misure cautelari di cessare la pubblicazione di pubblicità a favore del referendum di indipendenza del primo ottobre. Sempre lo stesso corpo di polizia militare ha cercato di entrare senza ordine del giudice nella sede del partito politico di sinistra CUP, senza riuscirvi.

ASSEMBLEA NAZIONALE CATALANA – Secció d’Itàlia

ASSOCIAZIONE DEI CATALANI A ROMA

Catalogna : scatta la repressione di Madrid

 

Raffica di arresti, in manette i dirigenti della Generalitat
Marco Santopadre Contropiano.org  20.09.2017

Catalogna

 

Lo Stato spagnolo è passato alla fase apertamente repressiva contro gli organizzatori del referendum indipendentista, compresi membri e funzionari della Generalitat, il governo della Catalogna. E’ un esito al quale molti esponenti politici e commentatori pensavano non si sarebbe arrivati, ma gli interessi in gioco sono consistenti e di fronte alla determinazione del fronte indipendentista catalano i poteri forti di un paese che non ha mai fatto i conti con il proprio passato fascista hanno deciso di passare all’azione. La parola d’ordine è impedire la consultazione con la forza.

Stamattina centinaia di agenti della Guardia Civil hanno fatto irruzione negli uffici di molti dipartimenti della Generalitat e in quelli di due imprese private sequestrando materiale considerato illegale in quanto collegato al referendum del 1 ottobre. La ‘Benemerita’ ha operato finora 14 arresti, per la maggior parte di funzionari e dirigenti dell’amministrazione regionale catalana, tra i quali ci sono anche due stretti collaboratori del numero due della Generalitat, Oriol Junqueras, esponente di Esquerra Republicana. Si tratta di Josep Maria Jové e di Lluís Salvadó, entrambi responsabili del Dipartimento Economia e Finanze, accusato dalla magistratura e dal governo spagnolo di stornare illegalmente fondi pubblici per coprire le spese di organizzazione della consultazione popolare che dovrebbe sancire la fondazione di una Repubblica Catalana indipendente. Le perquisizioni e gli arresti sono avvenuti all’interno delle sedi dei dipartimenti Economia e Finanze, Esteri, Lavoro e Affari Sociali, e all’interno di enti dipendenti dalla nuova Agenzia Tributaria della Catalogna, organismo creato dal governo catalano nei mesi scorsi proprio in previsione di un processo di disconnessione e disobbedienza nei confronti delle istituzioni centrali spagnole. Tra gli arrestati figurano anche alcuni dei responsabili del governo catalano per il voto elettronico, per le telecomunicazioni e per il settore informatico. Anche l’azienda privata Fundaciò.cat, incaricata di gestire il dominio internet ‘.cat’ è sta oggetto di una perquisizione.

proteste-barcellona

Da mesi il giudice Juan Antonio Ramírez Suñer guida una speciale task force che in segreto ha preparato un’operazione repressiva su vasta scala volta a impedire l’organizzazione del referendum dichiarato illegale dal Tribunale Costituzionale all’inizio di settembre.
L’accentramento nelle mani del giudice Ramírez Suñer, realizzato con consistente anticipo rispetto agli eventi ed evidentemente su input del governo di Madrid, ha generato il malumore dei giudici del Tribunale Superiore di Giustizia della Catalogna, di grado superiore e formalmente incaricati di ‘seguire il caso’. Di fatto Ramírez Suñer ha scavalcato la giudice del TSJC, Mercedes Armas, che giorni fa aveva respinto le richieste del procuratore che chiedeva di poter ordinare alla polizia una raffica di perquisizioni e di arresti a carico dei responsabili del governo catalano.
Già prima dell’estate, il magistrato aveva ordinato alla Guardia Civil di interrogare vari dirigenti della Generalitat oltre al leader del “Coordinamento per un referendum pattuito con lo Stato”, il socialista catalano Joan Ignasi Elena.

Sequestrate le schede elettorali per il referendum

Sempre stamattina, la Guardia Civil ha effettuato un altro blitz, stavolta a bordo di una nave privata nella località di Bigues i Riells, arrestando altre due persone e sequestrando dieci milioni di schede elettorali e vario materiale informativo sulla consultazione del 1 ottobre. Nei giorni scorsi la polizia di Madrid aveva già sequestrato circa un milione e mezzo di cartelli, manifesti e volantini in varie parti della Catalogna. Ieri la polizia militarizzata aveva perquisito la sede della società di posta privata Unipost, sequestrando l’80% delle notifiche di convocazione ai seggi destinate agli elettori.

Il presidente del Partito Popolare in Catalogna, Xavier García Albiol, si è immediatamente congratulato con le forze di sicurezza. Su twitter l’esponente della destra nazionalista spagnola ha scritto, dicendosi orgoglioso dello ‘stato di diritto’ e del premier Mariano Rajoy: “Qualcuno credeva che separare la Catalogna dal resto della Spagna non avrebbe comportato conseguenze”. Incredibilmente, il Ministro degli Esteri spagnolo, Alfonso Dastis, ha accusato gli indipendentisti catalani di utilizzare ‘metodi nazisti’ per imporre il referendum.

Immediate manifestazioni di protesta in tutta la Catalogna

A pochi minuti dall’inizio delle perquisizioni prima centinaia e poi decine di migliaia di manifestanti, convocati dal tam tam telefonico e dei social, hanno iniziato a protestare nel centro di Barcellona davanti alle sedi del governo catalano occupate dagli agenti della Guardia Civil e davanti alla sede del governo spagnolo. I manifestanti gridano slogan – “Voteremo”, “Non abbiamo paura”, “No pasaran”, “No al colpo di stato”, “Dov’è l’Europa?”, “Sciopero generale!” – cantano ‘El Segadors’ (l’inno catalano) ed espongono garofani rossi e gialli (i colori della senyera, la bandiera catalana). Alle proteste organizzate dalle associazioni culturali Omnium Cultural e Associazione Nazionale Catalana, oltre ai militanti dei partiti indipendentisti – PDeCat, ERC e Cup – partecipano anche i lavoratori del sindacato Comisiones Obreras, la cui sede si trova a pochi passi da uno dei “ministeri” presi di mira dalla Polizia.

Migliaia di manifestanti hanno anche bloccato il traffico nelle centrali Via Laietana e Gran Via, esponendo cartelli e striscioni per l’indipendenza, e si sono vissuti attimi di tensione con le forze dell’ordine.
Una manifestazione organizzata fuori dalla sede centrale di Barcellona della Cup per impedire l’accesso agli uffici da parte degli agenti della Policia Nacional è sfociata in scontri di lieve entità: i dimostranti hanno gridato “non siete soli” all’indirizzo dei loro compagni all’interno dell’edificio e “fuori le forze di occupazione” contro gli agenti in tenuta antisommossa. Stessa scena quando i poliziotti, tentando di uscire dall’edificio con alcune scatole di documenti sequestrati, sono stati accolti dai dimostranti che nel frattempo si erano seduti per terra a centinaia.

Catalogna: in migliaia protestano a Barcellona

A Sabadell, una delle più popolose città della Catalogna, la folla che protestava contro la repressione si è brevemente scontrata con gli agenti di polizia. Questo mentre i media hanno diffuso la notizia che le Direzioni Generali della Guardia Civil e della Policia Nacional hanno sospeso le ferie e i permessi di tutti gli agenti coinvolti nel dispositivo varato per impedire il referendum catalano.

A Catalunya Radio, il vicepresidente del Govern e Conseller dell’Economia, Oriol Junqueras, ha definito l’accaduto una “dimostrazione dello stato di polizia”. “Entrano nella sede del Govern come se fosse un’azienda qualsiasi” ha denunciato l’esponente della Sinistra Repubblicana.

Convocata riunione straordinaria della Generalitat

Dopo le perquisizioni e gli arresti, il presidente della Generalitat, Carles Puigdemont, ha convocato una riunione straordinaria del Govern seguita da una conferenza stampa. Il suo portavoce Jordi Turull sui social ha chiesto agli indipendentisti di mantenere la calma e ha ribadito che il processo di disconnessione dallo Stato Spagnolo andrà avanti: “Molta calma e serenità di fronte allo stato d’emergenza e di polizia. Il nostro impegno continua e con più ragioni ogni ora che passa”.

La deputata e dirigente della CUP – sinistra radicale indipendentista – Anna Gabriel ha chiesto al governo di Barcellona di garantire ad ogni costo la consultazione popolare prevista il 1 ottobre nonostante il ‘colpo di stato’ in corso. “Non ci può essere nessun passo indietro. E’ impensabile che il 1 ottobre non si voti, in caso contrario vorrà dire che il colpo di Stato ha vinto”.

La sindaca di Barcellona Ada Colau ha definito ‘uno scandalo democratico’ gli arresti per motivi politici avvenuti questa mattina, mentre i parlamentari statali di En Comùn, Erc e PDeCat abbandonavano la seduta del Parlamento di Madrid in corso.

L’esponente catalano di Podemos, Xavier Domènech, ha affermato che tutte le linee rosse sono ormai state superate. Dura la condanna del leader di Unidos Podemos, Pablo Iglesias, secondo il quale è intollerabile “che in Spagna ci siano prigionieri politici mentre un governo corrotto occupa le istituzioni”. Il segretario generale di Podemos ha però insistito di nuovo sulla necessità di un accordo tra Catalogna e Stato Spagnolo che permetta un referendum convocato di comune accordo, una eventualità allo stato impossibile a maggior ragione dopo gli arresti di stamattina.

Questa mattina, dopo una riunione tra i dirigenti spagnoli del Partito Popolare e del Partito Socialista (quest’ultimo, teoricamente, all’opposizione) il Ministro delle Finanze Cristóbal Montoro ha ordinato il commissariamento di tutte le entità economiche e finanziarie finora dipendenti dalla Generalitat e il blocco dei conti bancari del Govern.

Di fatto una applicazione, seppur non dichiarata, dell’articolo 155 della Costituzione Spagnola, che consente a Madrid di sospendere gli Statuti di Autonomia dei territori ribelli.

Marco Santopadre

 

 

 

Svolta in Catalogna, la polizia irrompe nelle sedi della Generalitat

Dodici arresti per impedire il referendum sull’indipendenza, la gente in piazza contro il blitz. Il presidente Puigdemont: “Vergogna democratica, la Spagna è uno stato totalitario

Francesco Olivo  La Stampa  20.09.2017scorcoll g.c (1)

Tensione alle stelle a Barcellona a dieci giorni dal referendum indipendentista considerato illegale dal tribunale costituzionale di Madrid. La polizia spagnola è entrata per la prima volta in nove sedi della Generalitat catalana e ha arrestato 12 alti funzionari del settore economico.

L’obiettivo della Guardia Civil, agli ordini della magistratura, è impedire in tutti i modi la realizzazione della consultazione del primo ottobre, in particolare sono state requisite (già in un’operazione di ieri) le lettere con le quali venivano convocati scrutatori e presidenti di seggi. Le perquisizioni, in corso sin dalle prima ore della mattina, provocano la forte reazione degli indipendentisti che hanno convocato manifestazioni in tutta la città: “Voteremo” si grida nelle piazze.

In carcere è finito anche Josep Maria Jové, numero due del leader di Esquerra Republicana de Catalunya, Oriol Junqueras, uomo forte del movimento indipendentista e vicepresidente del governo.

Migliaia di persone stanno scendendo in piazza contro gli arresti: un gruppo di manifestanti ha anche circondato un’auto della Guardia Civil urlando «fuori le forze di occupazione». La tensione è altissima. In alcune facoltà di Barcellona sono state sospese le lezioni per protesta, in tutte le città catalane sono stati convocati cortei e sit in. Anche a Madrid c’è chi contesta: Podemos ha organizzato una concentrazione alla Puerta del Sol. I socialisti, in evidente imbarazzo, cominciano a smarcarsi dal governo: «Ma la giustizia è indipendente» ha chiarito il dirigente José Luís Abalos, smolto vicino al segretario Pedro Sanchez. Mariano Rajoy ha convocato il leader socialista per una riunione urgente.

Il presidente della Generalitat Carles Puigdemont commenta con toni durissimi le operazioni di stamattina: «Rifiutiamo lo spirito totalitario dello Stato spagnolo. È una vergogna democratica. Siamo stati oggetti di un’azione del ministero dell’Interno per non far votare i catalani». Sul referendum non si torna indietro: «L’unica arma che abbiamo – prosegue Puigdemont – è la risposta pacifica della nostra gente. Il primo ottobre usciremo di casa e porteremo una scheda. Hanno vulnerato lo stato di diritto e hanno sospeso le libertà politiche. Hanno bloccato i poteri dell’autonomia. Le irruzioni, gli arresti, le intimidazioni, le violazioni del segreto postale generano una situazione inaccettabile in democrazia. La Spagna ha superato il confine che la divideva da uno Stato autoritario».

http://www.lastampa.it/2017/09/20/esteri/svolta-in-catalogna-la-polizia-irrompe-nelle-sedi-della-generalitat-ZBIsZ5VT4zA7nrHV0zH8AP/pagina.html

La questione catalana è una questione politica europea

di Alessandro Giberti            12.09.2017    24ilmagazine.ilsole24ore.com

Lo scontro tra Madrid e Barcelona è al suo culmine: i catalani vanno avanti verso il referendum del 1° ottobre mentre Madrid promette che la consulta «non si celebrerà». All’orizzonte un conflitto ancora più fosco, dove tutto è possibile, che fa sorgere più di qualche domanda

laDiada '17-1

Le forze politiche dormienti di Madrid si sono accorte ieri l’altro che la Catalunya vuole decidere se dividersi dal resto di Spagna.

Dopo l’approvazione ufficiale per parte catalana del referendum del 1° ottobre prossimo (1-O) e l’immediata sua sospensione da parte del tribunale Costituzionale di Madrid, sono arrivate le denunce dalla Procura generale per il presidente della Generalitat de Catalunya Carles Puigdemont e tutti i membri del suo Governo e per la presidente del Parlamento catalano Carme Forcadell. I catalani hanno tirato dritto approvando la “Ley de Transitorietad”, con la quale si fissano i termini della cosiddetta “disconnessione” della Catalunya dal Regno di Spagna e le basi della successiva fondazione della Repubblica catalana in caso di vittoria del sì al referendum. In mezzo abbiamo visto tentativi di sequestri da parte della Guardia Civil spagnola di urne e schede elettorali dell’1-O con irruzioni in tipografie e stamperie considerate “vicine” al Governo catalano e la solita imponente Diada di ieri, che sarebbe la festa nazionale catalana, cioè di tutti i catalani, ma che è ormai interamente consacrata alle ragioni del referendum.

Lasciando perdere la cronaca – al momento non si sa nemmeno se si voterà, figurarsi con quali garanzie e in quale clima – quel che importa è capire se quello che sta succedendo tra Madrid e Barcelona sia ancora circoscrivibile in termini di scontro politico locale o se sia legittimo chiedersi se questa vicenda catalana non sia un po’ più larga, ovvero se non sia una questione che intacchi i principi democratici generali, ovvero se non sia una questione politica europea.

laDiada '17-2

Dovessimo trattare la vicenda dal primo punto di vista, non ci sarebbero dubbi: forzando la mano, Barcelona sta minacciando l’ordine costituzionale di un Paese membro dell’Unione europea. Di conseguenza le ragioni di Madrid prevarrebbero su quelle catalane e lo Stato spagnolo sarebbe pienamente autorizzato a contrastare, da ogni punto di vista, le minacce al proprio ordine costituito.

Però il milione di persone scese in piazza ieri a Barcelona, per la sesta Diada multitudinaria consecutiva (fino al 2011 a celebrare la giornata della Catalunya erano sì e no 15mila persone), non sono figlie del caso. Non credo si possa più fingere che piazza e Governo non siano originate dal medesimo movimento politico-ideale, maggioritario in Catalunya, che chiede a gran voce di essere ascoltato: quello del “derecho a decidir”, cioè del voto.

Il problema qui è far calare il costituzionalismo sull’80 per cento dei catalani favorevoli al voto – queste le stime – come fosse l’ultima istanza di una traiettoria che ha viste esplorate tutte le altre opzioni possibili. Ma non è così: ci sono stati anni di sviluppi politico-elettorali e infinite possibilità di mettere in marcia risposte che avrebbero attutito il colpo e magari anche indirizzato il procés fuori dal vicolo cieco referendario, ma si è deciso di non fare nulla che non fosse frustrare le aspirazioni di un’intera comunità politica, fino farla diventare maggioritaria.

Ora le forze politiche dormienti di Madrid si sono messe a parlare nientemeno che di “colpo di Stato”. Un colpo di Stato passato attraverso elezioni “autonomiche” (regionali), elezioni politiche nazionali e un referendum ancorché fake. Siamo di fronte a una nuova fattispecie dottrinale: il colpo di Stato a suon di voti.

Solo pochi giorni fa, Mariano Rajoy ha dichiarato, testuale, che la «Spagna è un Paese che vive in pace da più di 40 anni». Non stupisce quindi che la questione catalana sia la peggiore gestione di un problema interno che si ricordi da quella di Eta, esattamente nei supposti quarant’anni di pace. Con «nessuno poteva immaginare di assistere a uno spettacolo così antidemocratico», vale a dire l’approvazione in un Parlamento – in un Parlamento! – di una legge ancorché contraria alla Costituzione e la successiva puntualizzazione che «in Spagna si può essere indipendentisti o qualsiasi altra cosa, quel che non si può fare è conseguirlo», Rajoy ha ridotto in un colpo solo popolo sovrano e principio democratico a forme di passatempi non cogenti. La supposta “perversione antidemocratica” del Parlamento di Catalunya, nel quale a dare «grande prova di democrazia» è una minoranza che abbandona l’emiciclo è l’ultimo ribaltamento della realtà operata da Madrid in tutta la storia recente della questione catalana. L’Aventino non può diventare il metro di giudizio ufficiale dello stato di salute di una democrazia parlamentare. Se ogni qual volta una minoranza – e la minoranza happens all the time – prende ed esce dall’aula parliamo di deficit di democrazia che ce ne facciamo del fondamento della democrazia rappresentativa e cioè del principio di maggioranza?

La risposta all’80 per cento dei catalani che chiede di votare non può più essere esclusivamente giuridica: deve essere politica. Siamo arrivati troppo in là perché si chiuda il becco a un’intera comunità brandendo solo la Carta fondamentale. Non perché non si possa, ovvio che si possa, ma perché non funziona. E non funziona perché le democrazie non funzionano contro la volontà maggioritaria di una comunità politica.

Pur non condividendo le forzature di leggi, norme e regolamenti, e riconoscendo che l’inflazionatissimo “principio di auto-determinazione dei popoli” poco c’entri in questa questione, non dimentichiamoci che siamo europei, siamo occidentali e siamo democratici. Da questa parte di mondo facciamo parlare le persone. Se l’80 per cento di un popolo vuole parlare, deve poterlo fare. Se l’idea è quella di mettere a tacere 7 milioni di persone tre settimane prima del momento culminante di una vicenda politica lunga un decennio semplicemente perché si è deciso di ignorarne l’esistenza fino all’altro ieri non si può in tutta onestà fingere che la cosa appartenga alla normale dialettica democratica (lasciando perdere in questa sede le ragioni storiche: la Generalitat è un’istituzione politica del XIV secolo, precedente a qualsiasi idea di comunità politica spagnola).

diada '17 - 21

Infine, davanti a «il referendum non si celebrerà» e «la democrazia risponderà con fermezza» ripetendo più volte «senza rinunciare a nulla», qual è il sottotesto democratico delle parole di Rajoy? Fino a che punto possiamo spingere l’immaginazione? Se i dirigenti politici catalani venissero condannati (già successo), inabilitati (già successo) e magari anche incarcerati (ancora no, ma è tecnicamente possibile) che cosa dovremmo fare come europei? L’esistenza di prigionieri politici in un Paese membro è conforme ai principi della Ue? È più grave la persecuzione politica o il mutamento democratico di un ordinamento? La legge sta sopra il popolo o emana dal popolo? Siamo sicuri che la questione catalana sia una questione meramente spagnola?

 

http://24ilmagazine.ilsole24ore.com/2017/09/la-questione-catalana-questione-politica-europea/