L’ultimatum della Catalogna : o referendum o indipendenza

Silvia Gernini  per   L’Unità.tv   22.05.2017  EXTRA10F3_3144895F1_1698_20120916211937_HE10_20120918_MGTHUMB-INTERNA

Secondo un’anticipazione del País, il governo catalano ha preparato una bozza di legge che prevede l’indipendenza della regione autonoma nel caso in cui il governo di Madrid non accetti la consultazione referendaria

O si va a referendum oppure sarà indipendenza in ogni caso. È l’ultimatum della regione autonoma della Catalogna che ha pronta una bozza di una legge che invita il governo centrale ad autorizzare la consultazione referendaria. L’anticipazione arriva dal quotidiano spagnolo El País che ha avuto accesso al testo in cui si specifica che nel caso in cui l’esecutivo a guida Rajoy non concederà al popolo catalano di esprimersi alle urne, scatterà automaticamente la secessione dalla Spagna. Il documento – spiega il giornalista Rafa De Miguel – è una legge di transizione giuridica (Ley de Transitoriedad Jurídica), conosciuta come la legge di rottura, che funzionerebbe, appunto, come Costituzione catalana provvisoria per il periodo di due mesi durante i quali il Parlamento regionale avvii il processo costituente della Repubblica parlamentare della Catalogna.

“Se lo Stato spagnolo dovesse impedire la celebrazione del referendum, questa legge entrerà in vigore non appena il Parlamento prenda atto dell’impedimento“, si legge nella bozza alla quale ha avuto accesso il quotidiano spagnolo.

Il referendum, che non prevede il quorum, dovrebbe tenersi dopo l’estate – tra il 24 settembre e il primo ottobre – e avrebbe un’unica domanda: Vuole che la Catalogna sia uno Stato indipendente dalla Spagna (¿Quiere que Cataluña sea un Estado independiente de España?). Voterebbero tutti i catalani con diritto di voto nelle elezioni parlamentari locali e i catalani residenti all’estero e che si siano iscritti nel registro degli elettori.

Gli autori della bozza – scrive ancora De Miguel – danno per scontati atti e realtà giuridiche e materiali di enorme trascendenza e complessità: la nuova repubblica, ad esempio, continuerebbe a far parte dell’Unione europea, le prestazioni sociali come la disoccupazione o le pensioni sarebbero garantite e tutte le tasse e le conseguenti sanzioni in caso di inadempienza passerebbero tutte nelle mani del governo catalano. Nessuna di queste disposizioni infrange la legge perché come si legge nel secondo articolo della bozza di legge “la sovranità nazionale è radicata nel popolo catalano, da cui provengono tutti i poteri dello Stato”.

Catalogna : “Subito referendum sull’indipendenza”

  • Catalogna:”Subito referendum sull’indipendenza. Rajoy:”E’ un ricatto”
  • euronews     23.05.201710arenas2-inyt-articlelarge

Suona come un ultimatum quello della regione autonoma della Catalogna al governo spagnolo. O si va alle urne per il referendum o sarà comunque indipendenza. Secondo indiscrezioni di stampa sarebbe pronta una bozza di una legge che invita il governo centrale ad autorizzare la consultazione referendaria oppure scatterà automaticamente la secessione dalla Spagna.
Lo ha ribadito il presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, determinato a convocare in ogni caso la consultazione referendaria: “Non ci fermeremo finchè i catalani non potranno votare per il loro futuro, il futuro politico della Catalogna.
E succederà nonostante il governo spagnolo dica no a qualunque cosa. Nonostante tutti gli ostacoli che potremo incontrare dobbiamo portare a termine il nostro mandato.”
Il premier spagnolo, Mariano Rajoy, accusa Puidgemont di ricattare la Spagna e si dice pronto ad impedire il referendum ad oagni costo, anche con l’uso della forza:
“Nel Partito Popolare noi crediamo nella funzione della democrazia. I ricatti e le minacce che sono stati messi sul tavolo sono intollerabili e posso dire al popolo spagnolo che non verranno mai messi in pratica. La sovranità nazionale continuerà ad essere la sovranità nazionale perchè la maggior parte degli spagnoli vogliono che sia così”.
Fra i grandi partiti spagnoli solo Podemos è favorevole al referendum catalano. Dopo la sua elezione nel 2015 Puigdemont aveva promesso di portare la Catalogna all’indipendenza per fine 2017

 

Il Barça si schiera: “Referendum per l’indipendenza della Catalogna”

Il motto della casa, més que un club, è noto

 

 

Francesco Olivo    LaStampa
   6.05.2017
Il Barça è molto più che una società sportiva, le prove nella sua storia sono state molte. L’ultima è arrivata a poche ore dalla partita di campionato con il Villarreal: il Fútbol Club Barcelona si è schierato ufficialmente a fianco del “patto del referendum”, ovvero la mobilitazione guidata dalla Generalitat per chiedere al governo spagnolo di poter votare sul futuro della Catalogna, indipendenza o no?

 

Il comunicato della società blaugrana non può sorprendere, il movimento “soberanista” catalano è sempre stato supportato apertamente dal club di Messi e Neymar, ma la scelta non è certo neutra: il governo di Barcellona ha appena annunciato l’acquisto delle urne per un referendum che la Spagna ha già detto di non voler consentire, ma che le autorità locali hanno annunciato per Il prossimo settembre. Le possibilità che si voti non sono molte, certo avere Messi dalla propria parte non guasta.

Dalla Catalogna, l’ultima impresa di San Giorgio: la giornata mondiale del libro

Michela Rovelli   Luoghineilibri   24.04.2017

San Giorgio, Miguel de Cervantes, William Shakespeare e Inca Garcilaso de la Vega. Leggende e grandi scrittori si incontrano il 23 aprile ogni anno per ricordare al mondo l’importanza della lettura. Con una rosa in mano. Se quest’anno Milano è stata incoronata capitale del libro perché vetrina internazionale del 2015, grazie a Expo, il vero centro letterario della giornata mondiale del libro è in realtà Barcellona.

Correva l’anno 303 quando il leggendario condottiero San Giorgio – o Sant Jordi in lingua catalana – moriva dopo una vita di imprese e conquista. Dal Medioevo, ogni 23 aprile, la Catalogna ricorda l’uomo che salvò da un terribile drago la principessa del piccolo villaggio di Montblanc. Dal sangue del drago morente spuntò un roseto. Il cavaliere scese dal suo cavallo bianco, colse una rosa e la donò alla  figlia del re. Ancora oggi, a Barcellona e in tutta la regione, migliaia di rose vengono regalate a bambine, donne e ragazze, ricordando il gesto del santo patrono. La rosa, rigorosamente rossa, simboleggia l’esclusività dell’amore, la passione e la fecondità. Dal giorno successivo, la primavera può iniziare.

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Una vignetta che ricorda l’impresa di Sant Jordi da cui deriva l’importante festa catalana del 23 aprile

E i libri che c’entrano? Un piccolo libraio di Barcellona, Vincent Clavel Andrés, nel 1923, pensando a come promuovere la vendita dei suoi libri, unì la morte di due grandi scrittori internazionali, avvenuta lo stesso giorno, il 23 aprile 1616. Miguel de Cervantes e William Shakespeare, due nomi per ricordare che quello non era solo un giorno per festeggiare l’amore, ma anche la letteratura. O l’amore per la letteratura. Da allora, la Diada de Sant Jordi è quasi festa nazionale per la Generalitat. Gli uomini regalano una rosa. Le donne rispondono con un libro.

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Una rosa e un libro. I doni della Diada de Sant Jordi, festa nazionale della Catalogna

Dalla Catalogna al mondo. Nel 1930 la 28a sessione della conferenza generale dell’Unesco decide di portare a livello internazionale l’idea del piccolo librario Vincent Clavel Andrés. Nasce la Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore. L’impresa da portare a termine non è più sconfiggere un drago e regalare una rosa all’innamorata. Si combatte per conquistare nuovi lettori, per non fare morire il libro. L’Unesco aggiunge altri nomi all’elenco di scrittori legati alla data del 23 aprile. Oltre a Cervantes e Shakespeare, anche Inca Garcilaso de la Vega è morto quel giorno, nello stesso anno, il 1616. Il catalano Josep Pia scompare invece molti anni dopo, nel 1981. Se ci spostiamo nel XX secolo, ci sono anche alcune nascite da festeggiare. quella del francese Maurice Druon, del russo Vladimir Nabokov, del colombiano Manuel Mejía Vallejo e del premio nobel islandese Halldór Laxness.

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Il 2017 è l’anno di Milano. La città sarà capitale del libro e propone moltissimi appuntamenti dedicati alla lettura. Il 23 aprile lo ha festeggiato con due appuntamenti. In piazza Gae Aulenti si è conclusa la manifestazione #ioleggoperché. Da qualche mese i volontari – definiti “messaggeri” – si aggirano per piazza e carrozze dei treni per convincere i non lettori ad entrare nel magico mondo della letteratura, regalando un romanzo simbolico. L’Hangar Bicocca ha invece ospitato un grande evento, presentato da Pierfrancesco Favino, in cui sono intervenuti grandi scrittori, giornalisti e cantanti.

Dieci lezioni sul Brexit che la Catalogna dovrebbe saper sfruttare

Vicent Partal      Vilaweb.cat    30.03.2017

Ieri è stata una triste giornata per quelli che, come me, sempre hanno creduto nell’idea di un’Europa fonte di ricchezza collettiva, democrazia, stabilità política e progresso sociale. Il ritiro del Regno Unito è uno dei colpi più duri che abbia mai ricevuto il progetto europeista. Ma, come succede tante volte, perfino in un caso come questo ci sono lezioni importanti che possono essere utili. Ve ne commento dieci: sono dieci punti che la Catalogna dovrebbe tenere sempre presenti, come un precedente per spiegare, a chi abbia bisogno di spiegazioni, come si fanno le cose.

Brexit

  1. Un referendum non vincolante ha delle conseguenze polítiche. Bisogna ricordarlo: il referendum sul Brexit non era vincolante in termini legali, ma lo era, ovviamente, in termini polítici. La qual cosa è stata accettata senza dubitarne dal Regno Unito e dall’Unione Europea, Spagna inclusa. Nessuno ne discute la validità.
  2. La decisione di andarsene è stata adottata con soltanto il 51,8% dei voti a favore. Il Regno Unito ha 61 milioni di abitanti. Il censo elettorale è di 46 milioni. Nel referendum hanno partecipato 33 milioni. E il voto a favore dell’uscita fu introdotto nelle urne da 17 milioni. Qualcuno potrebbe dire la cavolata che i sostenitori dell’uscita rappresentano soltanto un 27% della popolazione. Ma nei paesi democratici il voto è sacro e non è oggetto di manipolazioni. E nessuno parla di maggioranze strane o esoteriche: è il 50% dei voti + 1.
  3. Soltanto hanno votato i cittadini britannici. Malgrado la decisione ci coinvolga –e tanto–, la Spagna non ha protestato nè chiesto che, siccome viviamo sotto le stesse leggi, dovevamo decidere tutti. Vota chi presenta un’iniziativa política per chiarire le cose e gli altri rispettano il voto.
  4. Non ci sono precedenti, ma non succede nulla: il precedente si crea. C’erano tre casi di territori che avevano smesso di essere parte dell’Unione Europea: l’Algeria, la Groenlandia e Saint Barthélemy. Ma non c’erano precedenti di ritiro di uno stato membro. Ebbene, adesso ce n’è uno. Non ci sono precedenti fino a quando qualcuno non fa il primo passo, ma ora tutti sapranno cosa bisogna fare per uscire dall’Unione Europea. Come succederà dopo l’indipendenza della Catalogna, tutti sapranno come si può diventare indipendenti nell’Europa del XXI° secolo.
  5. Nei paesi democratici, gli affari polítici si negoziano. Poche cose sono tanto dolorose per l’Unione Europea come l’uscita del Regno Unito. Poche cose sono tanto gravi e tanto complesse da gestire. Ma a nessuno è passato per la testa di risolvere questo conflitto in un altro modo tranne che questo, la trattativa si usa per risolvere i conflitti in democrazia. Prima si vota e quando si sa qual è la decisione dei cittadini, si tratta. Duramente, se necessario, ma si tratta. Con la volontà che, alla fine, la situazione sia la migliore possibile per tutti, benchè una delle parti non avrebbe mai voluto che questo succedesse. E i tribunali non fanno política.
  6. Il Regno Unito approverà una legge di transitorietà come meccanismo giurídico per ordinare il passaggio da una legalità a un’altra. La sequenza tecnica, dunque, sarà la stessa che propone il governo catalano. Prima un referendum per conoscere la decisione della popolazione. Dopo la decisione unilaterale –nel caso britannico, quella del ritiro. E finalmente una legge di transitorietà come strumento giuridico che rende praticabile la manovra. Questa legge dovrà riordinare le 20.833 leggi, decreti e direttive che regolano la vida quotidiana degli europei. Esattamente come succederà da noi.
  7. Nessuno vaga per lo spazio siderale e ancora meno in forma automatica nè rapida. Quello spauracchio che ci voleva far credere che subito dopo la proclamazione dell’indipendenza si sarebbero scatenate reazioni drastiche è falso, come ora si è visto. I britannici votarono il 23 giugno del 2016. L’articolo 50 è stato invocato il 29 marzo del 2017. La trattativa inizierà il prossimo mese di giugno. La data finale per arrivare a un accordo sarà l’ottobre del 2018. E fino al 29 marzo del 2019 il Regno Unito non se ne andrà ufficialmente dall’Unione Europea. Perchè? Perchè la trattativa è così complessa e colpisce tanti diritti acquisiti che nessuno osa fare passi impetuosi nè vuole far del male ai cittadini con decisioni frettolose.
  8. Quando la situazione è inevitabile, tutti vogliono che il risultato della decisione sia il più possibile favorevole per la gente. Tutti hanno cercato di scoraggiare i britannici e molti li minacciarono per cercare di influenzare il voto. Ma, una volta presa la decisione, nessuno l’ha messa in discussione e da allora, la trattativa si fa in buona fede. Con la volontà, tanto da parte britannica come da parte europea, di causare il minor numero di problemi alla popolazione, specialmente su elementi così determinanti come il possesso della cittadinanza europea.
  9. In Europa tutte le idee sono accettabili e nessuno pone limiti all’immaginazione nel proporre possibili soluzioni. Attenti all’Irlanda. L’immaginazione política che verrà messa in pratica sarà degna delle grandi sfide che fino a oggi ha affrontato con successo l’Unione Europea. Come la digestione della Repubblica Democratica Tedesca dalla Repubblica Federale. Come l’ascesa di un Cipro diviso in due stati, uno membro e l’altro che non poteva non esserlo. E’ molto possibile che la Scozia, prima della fine delle trattative, voti la propria indipendenza. E, se è il caso, io non ho alcun dubbio che rimarrà nell’UE. Ma è più sicuro ancora che tra il sud e il nord dell’Irlanda non riapparirà la frontiera. Come faranno? Non lo sanno nemmeno loro ma non abbiate dubbi che sarà così.

e 10. Il popolo è sovrano e la decisione popolare non si discute. Forse la Spagna             ancora non lo sa, ma l’Unione Europea sí. E con la trattativa del Brexit ci dimostra che questo è l’elemento chiave che la muove e la muoverà sempre. L’Europa non voleva il Brexit e ha fatto tutto quello che ha potuto per evitarlo. Ma non ha fatto nè farà niente che possa violare i principi democratici, e il primo di tutti è che le cose si risolvono votando.

traduzione:  Àngels Fita – ANC Italia

 

Una grande notizia: l’Europa, per la prima volta, ha fronteggiato la Spagna

«‬Che l‭’‬organismo del Consiglio di Europa,‭ ‬che deve sorvegliare per il compimento degli affari costituzionali,‭ ‬chieda di‭ “‬riconsiderare‭”‬ ciò che fa,‭ ‬non si può interpretare se non come un avvertimento in tutta regola‭»

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Tribunale Costituzionale. Madrid

:‭ ‬Vicent Partal‭ ‬ -‭ ‬11.03.2017 ‭ ‬-‭ ‬Vilaweb.cat‭

La notizia è di quelle che segnano un prima e un dopo.‭ ‬Il Comitato di Venezia del Consiglio Europeo,‭ ‬ha adottato un duro rapporto contro la riforma del‭ ‬Tribunale Costituzionale spagnolo,‭ ‬con la quale le viene attribuito‭ ‬il potere di interdire dai pubblici uffici tutti i candidati eletti,‭ ‬e che come tutti sappiamo è stata costruita per il caso catalano.‭ ‬Con ciò,‭ ‬l‭’‬Europa‭ ‬chiarisce,‭ ‬per‭ ‬la‭ ‬prima volta,‭ ‬che la Spagna ha attraversato un linea rossa che non è tollerabile‬.

Anche se l’intervento dello stato spagnolo nelle ultime ore sembra di essere riuscito ad abbassare il tono iniziale del documento,‭ ‬le critiche del testo‭ ‬finale son tanto efficaci quanto dure e impossibili da nascondere.‭ ‬Il rapporto dice che non ci sono degli‭ ‬standard europei in materia,‭ ‬argomento al quale si attacherà la Spagna come a un chiodo rovente,‭ ‬ma allo stesso tempo sottolinea che‭ ‬l‭’‬intervento spagnolo è eccezionalmente‭ ‬unico.‭ ‬Che il‭ ‬Costituzionale‭ ‬possa esecutare le proprie sentenze va contro quello che si fa in‭ ‬Europa‭ ‬e soltanto è paragonabile con i modelli dell’Albania,‭ ‬l’Armenia,‭ ‬la‭ ‬Moldavia‭ ‬e‭ ‬l‭’‬Ucraina.‭ ‬Impossibile essere più illustrativi.

Per questo,‭ ‬la Commissione di Venezia‭ ‬chiede alla Spagna di riconsiderare‭ ‬l’attribuzione di tali‭ ‬poteri al‭ ‬Tribunale Costituzionale,‭ ‬e l’avverte che se non lo fa colpirà gravemente la percezione del tribunale come arbitro della costituzione.‭ ‬E‭’ ‬specialmente importante‭ ‬che il rapporto chiarisca che il fatto che il‭ ‬Tribunale Costituzionale spagnolo possa applicare misure come multe o interdizioni dai pubblici uffici contro i parlamentari,‭ ‬incide sul‭ ‬mandato democratico che la sovranità popolare ha attribuito loro.‭ ‬Argomento che è la‭ ‬base logica della difesa del parlamento della Catalogna e che ora finalmente trova un’eco riscontrabile nelle alte istanze europee.

E‭’ ‬evidente che,‭ ‬per il consumo interno,‭ ‬la Spagna manipolerà tutto questo al massimo.‭ ‬Però‭ ‬il fatto che l’organismo del Consiglio d’Europa‭ ‬che veglia per il rispetto degli affari costituzionali chieda alla Spagna di‭ ‬‘riconsiderare‭’ ‬quello che fa può essere solo interpretato come un avvertimento vero e proprio.‭ ‬Per quale motivo la Spagna dovrebbe riconsiderare qualcosa se si comporta correttamente‭? ‬Quando qualcuno ti chiede di riconsiderare qualcosa,‭ ‬ti sta avvertendo delle conseguenze di non farlo.‭ ‬E questo,‭ ‬l‭’‬Europa,‭ ‬per‭ ‬la‭ ‬prima volta,‭ ‬lo ha messo nero su bianco.‭ ‬E conferma,‭ ‬certamente,‭ ‬che denunciare il‭ ‬comportamento autoritario‭ ‬e demofobico dello stato spagnolo come causa e responsabile della crisi tra la Catalogna e la Spagna è la strada più adeguata.

‭(‬Aneddoto:‭ ‬l‭’‬ordine del‭ ‬giorno della Commissione di Venezia includeva l’analisi di comportamenti irregolari in Turchia,‭ ‬Ungheria,‭ ‬Armenia,‭ ‬Georgia,‭ ‬Kazakhistan,‭ ‬Moldavia,‭ ‬Polonia‭ ‬e Spagna.‭ ‬Una lista‭ ‬che,‭ ‬da sola,‭ ‬ci dice già tutto‭)‬.

 

traduzione: Àngels Fita -ANC Italia-