Consentite ai catalani di votare

Questo è il manifesto firmato da 6 premi Nobel e altre 50 personalità come Yoko Ono Lennon, Peter Gabriel, Andrea Camilleri, Éric Cantonà.


foto: Andrea Camilleri

LETCATALANSVOTE.ORG24-07-2017.-

Una grande maggioranza di catalani ha manifestato, ripetutamente e in diverse forme, il desiderio di esercitare il diritto democratico a votare sul proprio futuro politico.

Questa ferma richiesta di votare discende da una lunga serie di contrasti tra i governi di Catalogna e di Spagna sul grado di autonomia culturale, politica e finanziaria che deve essere garantita ai catalani, nonostante i numerosi tentativi di giungere ad una soluzione accettabile condivisa.
Come dimostrano i precedenti del Québec e della Scozia, il modo migliore di risolvere i legittimi contrasti interni è il ricorso agli strumenti della democrazia.

Impedire ai catalani di votare appare in contrasto con i principi ispiratori delle società democratiche.

Pertanto, rivolgiamo un appello al governo spagnolo e alle altre istituzioni statali, così come alle omologhe istituzioni catalane, a lavorare congiuntamente per far sì che la cittadinanza catalana possa votare sul proprio futuro politico e affinché successivamente, sulla base del risultato, si aprano negoziati secondo il principio di buona fede.

Così la Catalogna prepara il referendum

Così la Catalogna p’repara il referendum (vincolante) sull’indipendenza dalla Spagna

Così la Catalogna prepara il referendum (vincolante) sull’indipendenza dalla Spagna

Conversazione di Formiche.net con Luca Bellizzi, delegato della Generalitat in Italia

In Catalogna ci sono forti venti di secessione. Il 4 luglio scorso il movimento indipendentista ha depositato in Parlamento un progetto di legge per la realizzazione di un referendum con carattere vincolante – senza quorum – il 1° ottobre. In caso di una vittoria del “Sì”, entro 48 ore la Catalogna si dichiarerebbe indipendente dalla Spagna.

In un’intervista con Formiche.net, Luca Bellizzi, delegato della Generalitat in Italia, spiega la situazione sulla richiesta di indipendenza della Catalogna, e la differenza con altri movimenti secessionisti in Europa.

LA PROPOSTA DI LEGGE PER IL REFERENDUM

Bellizzi ricorda che, agli occhi dell’opinione pubblica internazionale, sono state molte le volte che per la Catalogna sembrava un momento storico, ma questa volta lo è per davvero. “Se il progetto di legge diventerà legge, le dichiarazioni del governo catalano diventeranno procedura legale. E l’indipendenza della regione potrebbe essere alle porte, se così il popolo lo vorrà”.

Secondo il rappresentante del governo catalano, entro la metà di agosto e i primi giorni di settembre, il Parlamento dovrà votare sull’approvazione del progetto presentato da Junts pel sí e Candidatura d’Unitat Popular. La proposta – che si può consultare sul sito garanties.cat– prevede la dichiarazione dell’indipendenza della regione catalana a due giorni dalla ipotetica vittoria del sì. Il progetto di legge non fissa un minimo di partecipazione.

LA POSIZIONE DI MARIANO RAJOY

Anche se il governo di Mariano Rajoy ha detto che questa legge “non si farà perché è antidemocratica”, il presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, è convinto che i catalani potranno esprimersi sulla secessione. In un’intervista a La Repubblica, Puigdemont  ha detto che “il referendum si farà, Rajoy non invierà la polizia. Se vincerà il Sì si inaugurerà una fase di transizione che ci porterà fino alla nuova Costituzione”. Secondo il presidente catalano, la disponibilità per risolvere la questione per la via del dialogo è sempre stata respinta. “Rajoy mi ha sempre risposto ‘non posso e non voglio permettere un referendum’. Il problema è nel non voglio”, ha detto Puigdemont. Rajoy, si sa, non vuole fare la fine di David Cameron con la Brexit nel Regno Unito.

CONSULTA LEGALE, EFFETTIVA E VINCOLANTE

Tuttavia Bellizzi sostiene che le autorità catalane continuano ad essere disposte a negoziare fino all’ultimo minuto, ma si preparano comunque per tutti i passaggi che porteranno alla consultazione popolare. “Il punto numero uno del progetto di legge – spiega il rappresentante della Generalitat – spiega il contesto legale per l’autodeterminazione della Catalogna e dà al referendum un valore legale, effettivo e vincolante”.

Nonostante la Costituzione spagnola vieti la divisibilità dello Stato, Bellizzi ricorda che “la Spagna ha firmato la Carta delle Nazioni Unite nel 1976, entrando a fare parte dello status dell’autodeterminazione dei popoli, per cui i catalani hanno questo diritto”.

REFERENDUM SENZA QUORUM 

L’articolo 4 del progetto di legge del referendum per la Catalogna indica che non si prevede un quorum: “Questo aspetto, consigliato da esperti internazionali, stabilisce che non ci sia necessità di un quorum minimo, questo per evitare l’astensione – spiega Bellizzi -. Gli elettori devono sapere che le conseguenze sono vincolanti. La proposta prevede che nei due giorni successivi all’annuncio dei risultati, in caso di vittoria del Sì, la Catalogna potrà attivare la dichiarazione d’indipendenza dalla Spagna. Se vince il No, saranno convocate le elezioni autonome”. L’hashtag della campagna del governo catalano è #comsempre (come sempre), perché il messaggio è che si voterà come sempre. Per il referendum catalano restano le stesse garanzie democratiche.

PERCHÈ LA CATALOGNA NON È LA PADANIA

Un altro aspetto interessante del movimento indipendentista catalano è la distanza che vogliono prendere da altre iniziative – in apparenza – simili in Europa. Bellizzi sottolinea che “le caratteristiche dell’iniziativa catalana sono molto diverse da quelle della Padania in Italia, per non parlare del Veneto, Sicilia e Sardegna. In Catalogna ci sono caratteristiche tipiche. Siamo una nazione storica, con un governo che era presente nell’epoca medievale, uno degli Stati più antichi dell’Europa. Le istituzioni proprie del governo catalano sono rimaste intatte fino al 1714, quando la regione perde la propria sovranità. La Padania non è mai esistita come identità di autogoverno”. Anche dal punto di vista linguistico e culturale la Catalogna rivendica la sua indipendenza: parla una lingua propria, diversa dallo spagnolo, e vive una cultura unica.

Da un punto di vista politico – a differenza da quello padano, ma anche da quello scozzese – il movimento separatista catalano è trasversale, non è legato a un unico partito. Oltre al Partito Popolare e Ciudadanos – che sono contrari alla consulta – altri partiti di destra e di sinistra promuovono il referendum per l’indipendenza della Catalogna. Grande incognita invece per il voto del Partito Socialista Operaio Spagnolo e Podemos.

E GLI EFFETTI PER L’EUROPA?

Infine, sulle conseguenze per l’Europa, Bellizzi rassicura: “Non ci saranno effetti. La Catalogna resta europeista. Le conseguenze che ci saranno dipendono dalle reazioni della Spagna in caso di secessione se, come disse l’ex ministro degli Affari esteri, fuori dalla Spagna la Catalogna resterà nel limbo perché imporrano il veto”. Il delegato ricorda che il 20 per cento del Pil spagnolo è nella regione Catalogna e che in Spagna ci sono circa 600 imprese italiane, di cui l’80 per cento è in Catalogna, oltre a 48mila cittadini italiani: “Siamo convinti – conclude – che per problemi pratici l’Unione europea proporrà soluzione pratiche e ci sarà magari un ingresso express, per gli interessi dell’Europa”.

 

http://formiche.net/blog/2017/07/11/catalogna-referendum-bellizzi/

I quattro punti più salienti della legge del referendum

Guardate, guardate!

I quattro punti più salienti della legge del referendum

Pere Cardús  – Vilaweb.cat – 05.07.2017llei del ref. present.

 

Logicamente, da quando martedi a mezzogiorno fu presentata la bozza di legge per il referendum di autodeterminazione, il testo è stato analizzato nei minimi dettagli su tutti i media. E’ una legge che occupa circa 20 pagine e che si legge scorrevolmente. …/… Vale la pena di leggerla completa per rendersi conto della dimensione dell’avventura. Lasciatemi dire subito che la legge è una dichiarazione parziale di indipendenza, da una parte, ed è condizionata al voto favorevole nel referendum, dall’altra.

 

La legge ha 4 articoli da considerare attentamente. Sono l’articolo 2, il 3 comma 2, il 4 comma 4 e 5 ed il 17 comma 1.

 

In generale, gli altri articoli si riferiscono a questioni pratiche che avrebbero potuto essere in un modo o nell’altro ma che, in definitiva, assicurano che il referendum diventi una votazione con tutte le garanzie democratiche e con il formato di votazione elettorale che si fa di solito. Sono anche interessanti da leggere il preambolo (più politico che offre un contesto per affermare la legittimità della legge) oltre alle disposizioni addizionali e finali, molto suggestive dal punto di vista legale.

 

Andiamo ora agli articoli decisivi.

 

L’articolo 2 afferma che “il popolo della Catalogna è un soggetto politico, sovrano e come tale esercita il diritto a decidere, libera e democraticamente, la propria condizione politica”. Questa affermazione era già stata approvata in diverse altre dichiarazioni nel parlamento catalano. Ma ora parliamo di una legge con tutti i crismi. E’ una legge che ha delle implicazioni che le precedenti dichiarazioni o mozioni parlamentari non hanno. Tra le altre cose, perchè una legge ha delle conseguenze pratiche e reali in termini politici ed effettivi. Dichiararsi ‘soggetto politico sovrano’ è dichiararsi sovrano. Nè più nè meno. E ciò non è vincolato ad alcun risultato positivo o negativo del 1° di ottobre.

 

Secondo, il comma 2 dell’articolo 3 è l’aspetto più decisivo di tutta la legge. Dice: “Questa Legge stabilisce un regime giuridico eccezionale indirizzato a regolare e garantire il referendum di autodeterminazione della Catalogna. Prevale gerarchicamente su tutte quelle norme che possano entrarvi in conflitto, in quanto regola l’esercizio di un dirittto fondamentale ed inalienabile del popolo della Catalogna”. Un regime giuridico eccezionale, aldilà di alcune scemenze che ho letto in alcuni media inquinanti, è una formula legale perfettamente prevista dall’ordine giuridico internazionale. E non è una formula tanto strana nei paesi vicino a noi. Eccezionale vuole dire in questo caso, che copre solo un momento concreto e delle determinate questioni. In ogni caso, la cosa più concreta è che prevale gerarchicamente su tutte quelle norme che possano entrare in conflitto con essa. Ciò implica anche la costituzione spagnola. E vai!

 

I comma 4 e 5 dell’articolo 4 hanno delle implicazioni politiche anch’esse rigorose. Sono quelli che rendono vincolante, senza possibilità di interpretazioni nè di valutazioni soggettive, il referendum del 1° di ottobre. Dicono così:

 

“Se il conteggio dei voti validamente emessi produce come risultato che ci sono più affermativi rispetto a negativi, implica l’indipendenza della Catalogna. A tale scopo, il Parlamento della Catalogna entro i due giorni seguenti alla proclamazione dei risultati da parte della Giunta Elettorale indirà una sessione ordinaria per effettuare la dichiarazione formale dell’indipendenza della Catalogna, i suoi effetti e per concordare l’inizio del processo costituente”.

 

“Se il conteggio dei voti validamente emessi produce come risultato che ci sono più negativi rispetto ad affermativi, implica la convocazione immediata di elezioni regionali/autonomiche”.

Se ci sono pù voti emessi del si rispetto al no –senza mai parlare di partecipazione–, si proclama l’indipendenza in Parlamento. Se ci sono più voti emessi del no rispetto al si, si convocano elezioni regionali. Mai in un referendum organizzato dallo stato spagnolo –e in quasi nessuno di quelli fatti al mondo– è stato fissato un limite di partecipazione. Non ha senso farlo qui, visto che ci sono poteri tanto grandi e potenti capaci di boicottare la votazione.

 

Mi sembra specialmente interessante che venga specificata anche la conseguenza del voto negativo. Questo può essere una buona chiamata alla partecipazione di quelli che vogliono evitare l’indipendenza o di quelli che vogliono mandar via l’indipendentismo del governo. La conseguenza concreta della vittoria del si, non è altra che una dichiarazione d’indipendenza aggiornata e condizionata, con una data definita di esecuzione. Magnifico!

 

E infine, il primo comma dell’articolo 17 ci annuncia la creazione di un organismo molto importante: la Giunta Elettorale della Catalogna. Abituati alle assurdità della giunta elettorale spagnola, munirsi di un organo formato da giuristi di prestigio riconosciuto per fare da arbitro nel referendum è una notizia molto soddisfacente. Ottima, in effetti.

 

In generale, la legge è notevole. Ma questi quattro articoli sono il gioiello della corona.

Ah, scusate!, noi stiamo costruendo una repubblica! E allora, sono il gioiello della repubblica!

traduzione  Àngels Fita – Anc Italia

http://www.vilaweb.cat/noticies/vegeu-vegeu-els-quatre-punts-mes-considerables-de-la-llei-del-referendum/

 

testo originale della legge

Exposició de motius

Els Pactes sobre Drets Civils i Polítics i sobre Drets Econòmics, Socials i Culturals, aprovats per l’Assemblea General de Nacions Unides el 19 de desembre de 1966, ratificats i en vigor al Regne d’Espanya des de 1977 – publicats en el BOE, 30 d’Abril de 1977- reconeixen el dret dels pobles a l’autodeterminació com el primer dels drets humans. La Constitució espanyola de 1978 determina al seu article 96 que els tractats internacionals ratificats per Espanya formen part del seu ordenament intern i, en l’article 10.2, estableix que les normes relatives als drets fonamentals i les llibertats públiques s’interpretaran d’acord amb els tractats internacionals aplicables en aquesta matèria.

El Parlament de Catalunya ha expressat de manera continuada i inequívoca el dret de Catalunya a l’autodeterminació. Així es va manifestar en la Resolució 98/III, sobre el dret a l’autodeterminació de la nació catalana, adoptada el 12 de desembre del 1989, i ratificada en la Resolució 679/V, adoptada l’1 d’octubre del 1998, en la Resolució 631/VIII del Parlament de Catalunya, sobre el dret a l’autodeterminació i sobre el reconeixement de les consultes populars sobre la independència, adoptada el 10 de març de 2010. Més recentment, la Resolució 5/X del Parlament de Catalunya, per la qual s’aprova la Declaració de sobirania i del dret a decidir del poble de Catalunya i la Resolució 306/XI, adoptada el 6 d’octubre de 2016, sobre l’orientació política general del Govern, han afirmat el dret imprescriptible i inalienable de Catalunya a l’autodeterminació i han constatat l’existència d’una majoria parlamentària favorable a la independència.

Paral·lelament, la Resolució 1999/57 sobre “Promoció del dret a la Democràcia” de la Comissió de Drets Humans de les Nacions Unides va proclamar els llaços indissolubles entre els principis consagrats a la Declaració Universal del Drets Humans i els fonaments de tota societat democràtica. En aquest context, la gestió pública democràtica ha sigut acceptada internacionalment com un dels pilars de la societat contemporània i està indissociablement vinculada, entre d’altres, al dret a la participació política directa i indirecta dels ciutadans i al dret a la llibertat i a la dignitat humana, incloent-hi la llibertat d’expressió i d’opinió, la llibertat de pensament i la llibertat d’associació. Tots ells reconeguts als principals tractats internacionals universals i europeus de protecció dels Drets Humans. Així doncs, afirmen que la gestió democràtica de qualsevol discrepància política s’ha de produir amb el ple respecte a aquests drets humans i llibertats fonamentals.

En dictàmens recents, el Tribunal internacional de justícia afirma que durant la segona meitat del segle XX, s’han donat casos de nous estats que han exercit el dret a l’autodeterminació sense que l’exercici d’aquest dret a decidir vingués motivat per la fi de l’imperialisme. El Tribunal constata que el dret a decidir dels pobles ha evolucionat i que en contra d’aquesta evolució no ha sorgit cap norma ni costum en ordre internacional que prohibeixi aquestes noves pràctiques. L’única limitació a la legitimitat de l’exercici del dret a decidir que el Tribunal considera vigent és el recurs il·lícit de la força o a d’altres violacions greus de normes de dret internacional.

L’aprovació d’aquesta Llei és la màxima expressió, doncs, del mandat democràtic sorgit de les eleccions del 27 de setembre de 2015, on en la decisió que pren el Parlament de Catalunya de culminar el procés amb la convocatòria del referèndum d’autodeterminació hi conflueixen la legitimitat històrica i la tradició jurídica i institucional del poble català – només interrompuda a llarg dels segles per la força de les armes-, amb el dret d’autodeterminació dels pobles consagrat per la legislació i jurisprudència internacionals i els principis de sobirania popular i respecte pels drets humans, com a base de tot l’ordenament jurídic.

L’acte de sobirania que comporta l’aprovació d’aquesta Llei és l’opció necessària per a poder exercir el dret dels catalans a decidir el futur polític de Catalunya, especialment després de la ruptura del pacte constitucional espanyol de 1978 que representa l’anul·lació parcial i la completa desnaturalització de l’Estatut d’Autonomia de Catalunya de l’any 2006 – aprovat pel Parlament de Catalunya i referendat pel poble de Catalunya mitjançant la Sentència 31/2010 del Tribunal Constitucional. Aquesta Llei representa la resposta democràtica a la frustració generada pel darrer intent promogut per una majoria molt àmplia d’aquest Parlament per tal de garantir al poble de Catalunya el ple reconeixement, la seva representació i participació en la vida política, social, econòmica i cultural de l’Estat espanyol sense cap tipus de discriminació.

En el procés previ, s’han fet tots els esforços per tal de trobar una via acordada perquè el poble de Catalunya pogués decidir lliurement el seu futur. El Parlament, atenent al mandat majoritari del poble de Catalunya, assumeix la plena representació sobirana dels ciutadans una vegada que s’han esgotat totes les vies de diàleg i negociació amb l’Estat.

En prendre la transcendental decisió d’aprovar aquesta Llei, el Parlament de Catalunya expressa la voluntat majoritària del poble, del qual emanen els seus poders, fent ús de la seva representativitat legal i democràtica amb l’objectiu de posar en mans dels catalans i les catalanes la decisió sobre el futur polític del país amb l’eina més radicalment democràtica de la qual disposem: el vot.

 

TÍTOL I. Objecte de la llei

Article 1

Aquesta Llei regula la celebració del referèndum d’autodeterminació vinculant sobre la independència de Catalunya, les seves conseqüències en funció de quin sigui el resultat i la creació de la Sindicatura Electoral de Catalunya.
TÍTOL II. De la sobirania de Catalunya i el seu Parlament

Article 2

El poble de Catalunya és un subjecte polític sobirà i com a tal exerceix el dret a decidir lliure i democràticament, la seva condició política.

Article 3

1. El Parlament de Catalunya actua com a representant de la sobirania del poble de Catalunya.

2. Aquesta Llei estableix un règim jurídic excepcional adreçat a regular i a garantir el referèndum d’autodeterminació de Catalunya. Preval jeràrquicament sobre totes aquelles normes que hi puguin entrar en conflicte, en tant que regula l’exercici d’un dret fonamental i inalienable del poble de Catalunya.

3. Totes aquelles autoritats, persones físiques i jurídiques que participin ja sigui directament, ja sigui indirectament en la preparació, celebració i/o implementació del resultat del referèndum, queden emparades per aquesta Llei que desenvolupa l’exercici del dret a l’autodeterminació que forma part de l’ordenament jurídic vigent.
TÍTOL III. Del referèndum d’autodeterminació

Article 4

1. Es convoca la ciutadania de Catalunya a decidir el futur polític de Catalunya mitjançant la celebració del referèndum en els termes que es detallen.

2. La pregunta que es formularà en el referèndum serà: “Voleu que Catalunya sigui un estat independent en forma de república?”

3. El resultat del referèndum tindrà caràcter vinculant.

4. Si el recompte dels vots vàlidament emesos dóna com a resultat que n’hi ha més d’afirmatius que de negatius, implica la independència de Catalunya. A tal efecte el Parlament de Catalunya dins els dos dies següents a la proclamació dels resultats per part de la Sindicatura electoral celebrarà una sessió ordinària per a efectuar la declaració formal de la independència de Catalunya, els seus efectes i acordar l’inici del procés constituent.

5. Si el recompte dels vots vàlidament emesos dóna com a resultat que n’hi ha més de negatius que d’afirmatius, implicarà la convocatòria immediata d’unes eleccions autonòmiques.

Article 5

1. El vot és directe, personal, lliure, secret, igual i universal.

2. L’àmbit del referèndum és el de tot el territori de Catalunya.

Article 6

1. Són cridats a votar en el referèndum les persones que tenen dret de vot en les eleccions al Parlament de Catalunya. També tenen dret de vot els catalans residents a l’estranger que hagin tingut el darrer veïnatge administratiu Catalunya, que donin compliment als requisits legalment exigibles i que hagin sol·licitat formalment de prendre part en la votació.

2. No poden exercir el dret de vot els declarats incapaços o condemnats per sentència judicial ferma a la pena principal o accessòria de pena de privació del dret de sufragi durant el temps del seu compliment.

Article 7

1. La papereta contindrà la pregunta establerta en l’article 4.2. La pregunta es redactarà en català i castellà, així com també en occità en el territori de l’Aran.

2. Hi haurà un model de papereta de votació: una papereta amb la pregunta i les inscripcions “Sí” i “No” en sengles requadres.

3. Hi haurà paperetes preparades per a persones amb discapacitat visual. En absència d’aquestes paperetes, el President de la mesa electoral o una persona de confiança designada per l’elector amb discapacitat visual l’ajudarà a realitzar les operacions necessàries per a votar.

Article 8

1. El vot pot ser afirmatiu (Sí), negatiu (No), segons l’opció que marqui l’elector, o en blanc si no selecciona cap de les dues opcions.

2. És nul el vot que no s’ajusti al model oficial o que contingui esmenes, matisos o qualsevol altra contingència que ofereixi dubtes sobre el sentit del vot.

3. Si un sobre conté més d’una papereta, es considera un sol vot sempre que les paperetes siguin en el mateix sentit. Si són en sentits oposats, es considera un vot nul.

4. Si un sobre no conté cap papereta o conté una papereta sense cap opció seleccionada, es considerarà un vot en blanc.
TÍTOL IV. De la data i convocatòria del referèndum

Article 9

1. El referèndum se celebrarà el diumenge dia 1 d’octubre de 2017, d’acord amb el Decret de Convocatòria que se signarà amb posterioritat a l’entrada en vigor d’aquesta Llei.

2. El Govern també dictarà el Decret de Normes Complementàries que regularà, com a mínim, el model oficial de paperetes de votació; el model oficial de sobre de votació; de les actes i la resta de material oficial a utilitzar en la celebració del referèndum d’autodeterminació; les modalitats i procediments de votació; el dia d’inici i la durada de la campanya electoral; l’administració electoral responsable; la dotació de recursos humans i materials necessaris; el procediment d’acreditació de la condició d’organització interessada, i les condicions i garanties, si és el cas, del vot per correu, així com la resta de normes que siguin necessàries.

Article 10

Les administracions públiques catalanes s’han de mantenir neutrals en la campanya electoral i abstenir-se d’utilitzar els seus recursos pressupostaris per afavorir qualsevol de les opcions en la campanya del referèndum.

Article 11

1. Les formacions polítiques amb representació al Parlament de Catalunya tenen dret a l’ús del 70% dels espais públics destinats a la campanya, el qual es reparteix entre aquestes de manera proporcional al nombre d’escons obtinguts en les darreres eleccions al Parlament. El 30% restant es repartirà entre les organitzacions interessades acreditades d’acord amb el nombre de signatures presentades.

2. Les formacions polítiques amb representació parlamentària tenen dret a utilitzar el 70% dels espais informatius públics gratuïts en els mitjans de comunicació de titularitat pública. L’administració electoral distribueix l’ús dels espais entre les formacions polítiques amb representació al Parlament de Catalunya d’acord amb els resultats obtinguts a les darreres eleccions al Parlament. El 30 % restant es repartirà entre les organitzacions interessades acreditades d’acord amb el nombre de signatures presentades.

Article 12

1. Durant la campanya els mitjans de titularitat pública o de finançament majoritàriament públic han de garantir els principis de pluralisme polític i social, de neutralitat informativa i d’igualtat d’oportunitats. Aquests mitjans de comunicació no poden expressar ni mostrar suport per a cap de les opcions sotmeses a l’electorat.

2. Durant el període electoral els mitjans de titularitat privada han de respectar els principis de pluralisme polític i social, d’igualtat d’oportunitats i de proporcionalitat i neutralitat informativa en els debats i entrevistes electorals. Aquests mitjans de comunicació poden expressar o mostrar suport a una opció sempre que respectin els principis al·ludits i que es tracti l’opció oposada de manera equitativa i raonable.

3. La Sindicatura Electoral de Catalunya vetlla pel compliment d’aquests principis. Dicta les instruccions que consideri necessàries i resol les reclamacions d’acord amb el procediment que ella mateixa estableixi. En cas d’incompliment, pot adoptar mesures compensatòries per a restablir l’equilibri entre les opcions sotmeses a referèndum.
TÍTOL V. De les garanties del referèndum

Article 13

1. L’administració electoral regulada en el Títol VI d’aquesta Llei vetlla per tal que el referèndum es desenvolupi d’acord amb aquesta Llei, la normativa de desplegament i les disposicions i documents internacionals al respecte.

2. Als efectes del referèndum, les sindicatures electorals i les meses electorals són òrgans independents i no segueixen instruccions, ordres ni resolucions de cap altra institució, llevat de les adreçades per l’administració electoral i les sindicatures electorals a les meses electorals, i les de la Sindicatura Electoral de Catalunya adreçades a les Sindicatures Electorals de demarcació.

Article 14

1. Els partits polítics, les federacions i les coalicions amb representació parlamentària o municipal poden designar, en les demarcacions electorals on hagin obtingut representació, apoderats i interventors.

2. Les organitzacions socials interessades a prendre part del procés del referèndum poden presentar la seva sol·licitud davant la Sindicatura Electoral de Catalunya entre el segon i el cinquè dia a partir de l’aprovació d’aquesta llei.

3. Les Sindicatures Electorals de demarcació acreditaran els apoderats i els interventors que no podran excedir, per cada mesa electoral, el nombre de dos interventors del mateix partit polític, federació, coalició o organització interessada.

4. Els apoderats i interventors només podran emetre el vot a la mesa que els correspongui d’acord amb el cens electoral.

Article 15

1. El Govern i la seva administració electoral fomentaran la presència d’observadors electorals internacionals. A tal efecte convidaran organitzacions internacionals i observadors qualificats en aquesta mena de tasques.

2. La Sindicatura Electoral de Catalunya acreditarà els observadors internacionals i vetllarà pel lliure desenvolupament de llurs activitats.

3. Els observadors electorals internacionals acreditats poden assistir lliurement a tots els processos vinculats a la celebració del referèndum, entre els quals els processos de sorteig dels membres de les meses electorals; la preparació per la obertura dels col·legis electorals i la formació de les meses electorals; el procés de votació; el procés d’escrutini provisional en els col·legis electorals i de l’escrutini oficial a la seu de la Sindicatura Electoral de Catalunya; a la proclamació dels resultats, i a les compareixences públiques de les autoritats electorals.

4. Els observadors electorals internacionals acreditats podran adreçar consultes, observacions i recomanacions a la Sindicatura Electoral de Catalunya.
TÍTOL VI. De l’administració electoral

Article 16

L’administració electoral està formada per la Sindicatura Electoral de Catalunya, les Sindicatures Electorals de demarcació, i les seccions i meses electorals i el Govern de la Generalitat de Catalunya.
Secció I: La Sindicatura Electoral de Catalunya

Article 17

1. La Sindicatura Electoral de Catalunya es configura com un òrgan independent, imparcial i permanent que s’adscriu al Parlament de Catalunya.

2. La Sindicatura Electoral de Catalunya és l’òrgan responsable de garantir, amb competència a tot el territori de Catalunya, la transparència i l’objectivitat del procés electoral, i l’exercici efectiu dels drets electorals.

3. La Sindicatura Electoral de Catalunya té la seva seu institucional al Parlament de Catalunya, sense perjudici que pugui reunir-se en d’altres ubicacions.

Article 18

Corresponen a la Sindicatura Electoral de Catalunya, en relació al referèndum, les competències següents:

1. Nomenar els membres de les Sindicatures Electorals de demarcació i designar-ne el President i el Secretari.

2. Validar el cens electoral, l’elaboració del qual és responsabilitat de l’administració electoral del Govern de la Generalitat de Catalunya.

3. Validar el procés d’actualització de la cartografia electoral de Catalunya, l’elaboració del qual és responsabilitat de l’administració electoral del Govern de la Generalitat de Catalunya.

4. Validar els models oficials de butlletes de votació, sobres electorals, actes electorals, manuals de funcionament de les meses electorals, urnes electorals, i la resta de la documentació electoral oficial.

5. Validar el procediment de votació anticipada pels electors residents a l’exterior.

6. Coordinar les Sindicatures Electorals de demarcació i orientar-ne els criteris interpretatius de les seves decisions.

7. Resoldre les consultes, queixes, reclamacions i recursos respecte dels quals té competència.

8. Exercir la jurisdicció disciplinària sobre totes les persones que intervinguin amb caràcter oficial en el referèndum, corregir-ne les actuacions que contravinguin la normativa i sancionar-ne, si s’escau, les infraccions administratives no constitutives de delicte.

9. Supervisar la campanya institucional sobre el referèndum d’autodeterminació i la seva difusió en els mitjans de comunicació.

10. Vetllar per les condicions d’imparcialitat i pluralisme dels mitjans de comunicació públics i privats durant la campanya electoral.

11. Acreditar els observadors electorals internacionals.

12. Realitzar l’escrutini general.

13. Certificar els resultats electorals oficials i ordenar la seva publicació en el Diari Oficial de la Generalitat de Catalunya.

Article 19

1. La Sindicatura Electoral de Catalunya és un òrgan permanent integrat per cinc vocals, juristes o politòlegs de prestigi experts en processos electorals nomenats pel Parlament de Catalunya per majoria absoluta a proposta dels partits, les federacions, les coalicions o les agrupacions d’electors amb representació en el Parlament de Catalunya. En qualsevol cas, la majoria de membres han de ser juristes.

2. La condició de membre de la Sindicatura Electoral de Catalunya serà compatible amb qualsevulla altra activitat en el sector públic o privat, llevat de les incompatibilitats previstes legalment.

Article 20

1. Els membres de la Sindicatura Electoral de Catalunya són inamovibles.

2. Els vocals de la Sindicatura Electoral de Catalunya escolliran d’entre ells el qui assumirà les funcions de president i secretari de l’òrgan.

3. El president de la Sindicatura Electoral de Catalunya tindrà la denominació de Síndic Electoral.

4. El secretari de la Sindicatura Electoral de Catalunya tindrà cura de la documentació i serà el responsable de transferir-la a la xarxa d’arxius de Catalunya, d’acord amb el que disposa la Llei 10/2001, de 13 de juliol, d’arxius i documents.

Article 21

Totes les autoritats públiques, en l’àmbit de les seves respectives competències, tenen el deure col·laborar amb la Sindicatura Electoral de Catalunya per al correcte compliment de les seves funcions. Pot reclamar l’assessorament de representants de les administracions i òrgans implicats en el procés electoral i, en general, de tècnics i experts i pot requerir que participin a les seves reunions, amb veu i sense vot.

Article 22

1. Les Sindicatures Electorals de demarcació són òrgans temporals integrats per tres vocals juristes o politòlegs de prestigi experts en processos electorals nomenats per la Sindicatura Electoral de Catalunya . En qualsevol cas, la majoria de membres experts han de ser juristes.

2. La Sindicatura Electoral de Catalunya nomenarà d’entre els vocals aquell que realitzarà les funcions de president de cada Sindicatura Electoral de demarcació, amb la denominació de Síndic Electoral de la demarcació corresponent, així com el vocal que realitzarà les funcions de secretari de la Sindicatura Electoral de demarcació.

3. La seu de cada Sindicatura Electoral de demarcació serà a la seu de la delegació del Govern de la Generalitat a la demarcació corresponent.

4. El mandat dels vocals de les Sindicatures Electorals de demarcació finirà un cop proclamats els resultats definitius. Els càrrecs de vocals de les Sindicatures Electorals de demarcació són compatibles amb qualsevol altra activitat en el sector públic o privat, llevat de les incompatibilitats previstes legalment.

Article 23

Corresponen a les Sindicatures Electorals de demarcació en relació al referèndum, en el seu àmbit territorial d’actuació, les competències següents:

1. Supervisar el trasllat per part de l’administració electoral dels paquets electorals dels centres de logística electoral a les meses electorals.

2. Rebre la informació sobre la disponibilitat d’espais públics per a la col·locació de publicitat electoral i per a la realització d’actes de campanya en els municipis del seu àmbit territorial d’actuació, i realitzar-ne l’assignació entre els actors habilitats d’acord amb la pràctica habitual.

3. Resoldre les consultes, queixes, reclamacions i recursos que se li adrecin.

4. Exercir la jurisdicció disciplinària sobre totes les persones que intervinguin amb caràcter oficial en el procés electoral, corregir-ne les actuacions que contravinguin la normativa i sancionar-ne, si s’escau, les infraccions administratives no constitutives de delicte.

Article 24

1. Les Sindicatures Electorals de demarcació es nomenaran durant el segon dia següent al nomenament de la Sindicatura Electoral de Catalunya i es constitueixen el segon dia següent al nomenament dels seus membres.

2. Un cop nomenats la Sindicatura Electoral de Catalunya farà inserir la relació de tots els membres en el Diari Oficial de la Generalitat de Catalunya de l’endemà.

3. La convocatòria de les sessions constitutives de les Sindicatures Electorals de demarcació es fa pels seus secretaris, seguint les indicacions de la Sindicatura Electoral de Catalunya.

Article 25

El Govern posarà a disposició de la Sindicatura Electoral de Catalunya i de les Sindicatures Electorals de demarcació els mitjans materials i personals necessaris per a l’exercici de les seves funcions. La percepció de retribucions de caràcter temporal serà en tot cas compatible amb els seus havers i el seu control es realitzarà d’acord amb la normativa vigent.

Article 26

1. Els electors hauran de formular les consultes a la Sindicatura Electoral de demarcació que correspongui al seu lloc de votació.

2. Els partits polítics, federacions, coalicions i organitzacions interessades, podran elevar consultes a la Sindicatura Electoral de Catalunya quan es tracti de qüestions de caràcter general que puguin afectar a més d’una Sindicatura Electoral de demarcació. En els altres casos, les consultes cal presentar-les davant de la Sindicatura Electoral de demarcació corresponent, sempre que a la seva respectiva jurisdicció correspongui l’àmbit de competència del consultant.

3. Les consultes es formularan per escrit i es resoldran per la Sindicatura competent, tret que aquesta, per la importància de les mateixes, segons el seu criteri, o per estimar convenient que es resolgui amb un criteri de caràcter general, decideixi elevar-les a la Sindicatura Electoral de Catalunya.

4. Quan la urgència de la consulta no permeti procedir a la convocatòria de la Sindicatura Electoral de demarcació corresponent i en tots els casos que existeixin resolucions anteriors i concordants de la pròpia Sindicatura Electoral de demarcació corresponent o de la Sindicatura Electoral de Catalunya, els Síndics podran donar una resposta provisional, sense perjudici de la seva ratificació o modificació en la primera sessió que realitzi la Sindicatura Electoral de demarcació corresponent.

5. La Sindicatura Electoral de Catalunya comunicarà a les Sindicatures Electorals de demarcació totes les consultes que resolgui amb l’objectiu d’unificar criteris.

6. Les Sindicatures Electorals de demarcació hauran de procedir a publicar en el Diari Oficial de la Generalitat de Catalunya les seves resolucions o el contingut de les consultes elevades, per ordre del seu president, quan el caràcter general de les mateixes ho faci convenient. En tot cas es publicaran les emanades de la Sindicatura Electoral de Catalunya i que siguin comunicades a les Sindicatures Electorals de demarcació.

Article 27

Els titulars de drets subjectius i interessos legítims poden presentar queixes, consultes o incidències davant les Sindicatures Electorals de demarcació que pertoqui per raó del seu àmbit territorial d’actuació en el termini de dos dies des que es produeixin, es coneguin o es poguessin conèixer els fets en els quals es basen.

Article 28

1. Els titulars de drets subjectius i interessos legítims poden presentar recurs davant de la Sindicatura Electoral de Catalunya contra totes les resolucions de les Sindicatures Electorals de demarcació.

2. El recurs s’ha de presentar en el termini de dos dies des que es produeixi, es conegui o es pogués conèixer la resolució que el desencadena. La resolució s’ha de produir en el termini el més breu possible, no podent excedir de cinc dies. Aquesta resolució esgota la via d’impugnació en tots els àmbits.
Secció II: De les seccions i meses electorals

Article 29

1. La circumscripció electoral en el referèndum és el territori de Catalunya que està dividit en quatre demarcacions.

2. La demarcació electoral està dividida en seccions electorals.

3. Cada secció inclou un màxim de dos mil electors i un mínim de cinc-cents. Cada terme municipal compta almenys amb una secció.

4. Cap secció comprèn àrees pertanyents a diferents termes municipals.

5. Els electors d’una mateixa secció es troben ordenats per ordre alfabètic en les llistes electorals.

6. En cada secció hi ha una mesa electoral.

7. No obstant, quan el nombre d’electors d’una secció o la disseminació de la població ho faci aconsellable, l’administració electoral del Govern de la Generalitat pot disposar la formació d’altres meses i distribuir entre elles l’electorat de la secció. Per al primer supòsit, l’electorat de la secció es distribueix per ordre alfabètic entre les meses, que deuen situar-se preferentment en espais separats dintre del mateix col·legi.

8. A l’hora de seleccionar les seus del col·legis electorals i la ubicació de les meses, s’haurà de tenir en compte les disposicions vigents en matèria de barreres arquitectòniques.

Article 30

1. L’administració electoral del Govern de la Generalitat determinarà el nombre, els límits de les seccions electorals, els seus locals i les meses corresponents a cadascuna de les demarcacions.

2. Els Ajuntaments posaran a disposició de l’administració electoral del Govern de la Generalitat els locals de la seva titularitat que s’utilitzen habitualment com a centres de votació. En cas que no sigui així, l’administració del Govern de la Generalitat podrà habilitar locals alternatius per a garantir l’emissió del vot dels electors de la/les secció/ns electorals que corresponguin.

Article 31

1. La mesa electoral està formada per un president i dos vocals.

2. La formació de la meses correspon a l’administració electoral del Govern, sota la supervisió de la Sindicatura Electoral de Catalunya.

3. El president i els vocals de cada mesa són designats per sorteig públic entre la totalitat de les persones censades en la secció corresponent, que siguin menors de setanta anys.

4. Es procedeix de la mateixa forma al nomenament de dos suplents per a cadascun dels membres de la mesa.

Article 32

1. Els càrrecs de president i vocal de les meses electorals són obligatoris.

2. La designació com a president i vocal de les meses electorals ha de ser notificada als interessats en el termini de dos dies. Amb la notificació es lliurarà als membres de les meses un manual d’instruccions sobre les seves funcions supervisat per la Sindicatura Electoral de Catalunya.

3. Els designats president i vocal de les meses electorals disposen d’un termini de tres dies per al·legar davant la Sindicatura Electoral de demarcació corresponent causa justificada i documentada que els impedeixi l’acceptació del càrrec. La Sindicatura resol sense ulterior recurs en el termini de dos dies i comunica, si escau, la substitució produïda al primer suplent.

4. Si posteriorment qualsevol dels designats estigués en la impossibilitat d’acudir per a l’exercici del seu càrrec, ha de comunicar-lo a la Sindicatura Electoral de demarcació corresponent, almenys setanta-dues hores abans de l’acte al que hagués de concórrer, aportant les justificacions pertinents. Si l’impediment sobrevé després d’aquest termini, l’avís a la Sindicatura Electoral de demarcació corresponent haurà de realitzar-se de manera immediata i, en tot cas, abans de l’hora de constitució de la mesa. En aquests supòsits, la Sindicatura Electoral de demarcació corresponent comunica la substitució al corresponent suplent, si hi ha temps per fer-lo, i procedeix a nomenar a un altre, si calgués.

5. Si el president/a no es presenta, ha de ser substituït seguint l’ordre següent:
a) Pel seu primer suplent.
b) Si el primer suplent no hi és, pel segon suplent.
c) Si no hi ha cap suplent, actua com a president/a el primer vocal,
i d) Si el primer vocal no hi és, el segon vocal.

Si els vocals no s’han presentat al col·legi electoral o bé prenen possessió com a president/a seran substituïts pels suplents respectius. Si malgrat això no es pot constituir la mesa, els membres presents o, si no hi són, el representant de l’administració ha de comunicar a la Sindicatura Electoral de demarcació corresponent què ha passat, per telèfon o per qualsevol altre mitjà que permeti la notificació immediata i, ha d’enviar-li per correu certificat una declaració per escrit dels fets esdevinguts. En el supòsit que no es puguin fer les substitucions esmentades, la Sindicatura Electoral de demarcació corresponent designarà immediatament les persones que han de constituir la mesa, podent ordenar que en formin part el nombre d’electors presents al local que siguin necessaris en l’ordre en què estiguessin disposats per a emetre el seu vot.
Secció III: L’administració electoral del Govern

Article 33

Corresponen a l’administració electoral del Govern, en relació al referèndum, les competències següents:

1. Facilitar el cens electoral i les llistes provisionals i definitives del mateix d’acord amb l’article 34 d’aquesta Llei.

2. Col·laborar amb el Departament competent per tal de garantir el dret de vot dels catalans residents a l’exterior.

3. Elaborar, actualitzar i realitzar els canvis que siguin pertinents a la cartografia electoral de Catalunya, definint les seccions i la ubicació de les meses electorals.

4. Realitzar el sorteig dels membres de les meses electorals, i notificarlos personalment el resultat.

5. Seleccionar, acreditar i formar a les persones que realitzaran les funcions de representants de l’administració i d’agents electorals.

6. Dissenyar els models oficials de documents electorals.

7. Realitzar totes les actuacions necessàries per a garantir la disponibilitat de tots els elements necessaris per a l’emissió del vot i l’escrutini dels vots emesos.

Article 34

1. El cens electoral conté la inscripció d’aquelles persones que reuneixen els requisits per a ésser elector i no es troben privades, definitiva o temporalment, del dret de sufragi.

2. El cens electoral està compost pels electors residents a Catalunya i pels electors residents a l’exterior que compleixen amb els requisits legalment exigibles per a exercir el dret de vot. Cap elector podrà figurar inscrit simultàniament en ambdós censos.

3. La inscripció en el cens no exigeix autorització prèvia per part del ciutadà.

4. El cens electoral s’ordena per seccions censals, i cada elector està inscrit en una secció censal. Ningú pot estar inscrit en vàries seccions ni vàries vegades a la mateixa secció.

 

Disposició addicional

 

En tot allò que no s’oposi a aquesta Llei i al Decret de Normes Complementàries s’aplica supletòriament la Llei Orgànica 2/1980, de 18 de gener, sobre la regulació de les diferents modalitats de referèndum i la Llei Orgànica 5/1985, de 19 de juny, del règim electoral general interpretades de manera conforme a aquesta Llei.
Disposició final

Primera.- Les normes de dret local, autonòmic i estatal vigents a Catalunya en el moment de l’aprovació d’aquesta Llei es continuen aplicant en tot allò que no la contravinguin. També es continuen aplicant, d’acord amb aquesta Llei, les normes de dret de la Unió Europea, el dret internacional general i els tractats internacionals.

Segona.- D’acord amb allò que disposa l’article 3.2, les disposicions d’aquesta Llei deixaran de ser vigents una vegada proclamats els resultats del referèndum llevat el que determina l’article 4 quant a la implementació del resultat.
Entrada en vigor

Aquesta Llei entrarà en vigor el mateix dia de la seva publicació oficial.

 

 

L’Europa sta scoprendo che la diplomazia spagnola ha mentito

Tremosa: “L’Europa sta scoprendo che la diplomazia spagnola ha mentito”

Victor Costa / Anna Punsoda    El Nacional.cat   Bruxelles  03.07.2017

Ramon TREMOSA I BALCELLS - 8th Parliamentary term
Ramon Tremosa (Barcelona, 30 giugno 1965) è un europarlamentare del PDeCAT e coordinatore di economia di ALDE nel Parlamento Europeo.  Nella cornice di una visita   organizzata dalla piattaforma “Catalans Lliures”, ci riceve nel suo ufficio di Bruxelles. Prima di entrarci, ci fermiamo di fronte ad un cartello dove possiamo leggere, tra le altre cose che “il catalano è la 19° lingua più utilizzata su Twitter”. Questo non è una curiosità ma una criticità visto che, malgrado le promesse, non è permesso di utilizzare il catalano nella camera Europea. Poco più giù, troviamo un collage di marchi catalani. Entriamo in ufficio e troviamo dei poster sulle manifestazioni imponenti dell’11 di settembre e anche libri impilati come Victus o Incerta gloria. In tutte le lingue,  regalati o da regalare. Iniziamo subito con la visione che le istituzioni europee hanno sul processo catalano.

L’argomento catalano non è sull’agenda politica europea. Ma almeno c’è nei corridoi?

Eccome! In parte per i tanti anni di manifestazioni moltitudinarie, interclassiste, intergenerazionali e festive. Abbiamo turismo politico —potrei citarvi molti europarlamentari che vengono ogni 11 di settembre perché vogliono esserci  nelle “one million march” (‘marcia del milione’). E, in parte, perché vedono che negli ultimi quattro anni e mezzo sono state fatte 6 elezioni in Catalogna, e i partiti indipendentisti le hanno vinte tutte, mentre i partiti spagnoli in Catalogna sono ai minimi storici.

E i tentativi frustrati di votare, come li vedono?

Guarda, a me chiedono cosa faremo a medio termine, si non ci riusciamo adesso, e io sempre mostro i sondaggi del CIS. Il voto giovane ha una grande preferenza per l’indipendenza. Il voto con più livello culturale, anche. E ancora: faccio vedere i sondaggi sulla preferenza del modello territoriale diviso per regioni/autonomie e loro vedono che nel resto dello Stato vogliono più centralizzazione.

La sociologia rende molto difficile che un leader spagnolo forte possa dire: “Vi darò uno stato federale forte come la Germania in cambio della rinuncia all’indipendenza”. L’Europa sta scoprendo piano piano che la diplomazia spagnola ha mentito. Dicevano che sarebbe arrivata la violenza man mano che il processo andava avanti ed è falso. Dicevano che quando avesse votato l’80% del censo avrebbero vinto e anche ciò si è rivelato falso.

Ma si spostano dall’informazione al posizionamento?

No. Pensate che la diplomazia spagnola è molto aggressiva. Un esempio su tutti: quando la Croazia entrò nell’UE, doveva essere modificato il trattato affinché il croato fosse ufficiale ed io introdussi una modifica per aggiungere anche il catalano. Per formalizzarla mi chiesero 25 deputati della commissione –fu molto strano, perché non si chiede mai una cosa del genere. Ma comunque la dichiararono illegale. Vytautas Landsbergis, ex-presidente della Lituania durante l’indipendenza, non volle firmare. Mi disse: “Con tutta la simpatia, ma se vuoi parlare catalano qui, questo è un club di stati e dovrai trovare la soluzione nel tuo paese. Conosco gli spagnoli che sono come i russi. Non voglio che la Lituania subisca delle rappresaglie per colpa di questo mio supporto”.

 

Realpolitik dappertutto.Tremosa Víctor Costa_15_630x420

Chiaro. Ma piano piano la situazione sta prendendo nuove strade. Nel dibattito del  presidente Puigdemont in questa sede, arrivarono 40 deputati a petto scoperto. Esteban González Pons diceva che sarebbero venuti solo deputati del Front National e dei 5 Stelle. E invece no, ci furono molti deputati dei gruppi maggioritari. Anche se molti altri inviarono i loro assistenti perché avevano ricevuto delle mail dove si chiedeva di non andare.

E malgrado i tranelli, fu un grande successo. L’hasthag #catalanreferendum ebbe sei milioni di visualizzazioni. Per questo, dopo 36 ore, la stampa unionista tirò fuori il caso Vidal per cambiare “il racconto”.

Cosa possiamo sperare dai diversi paesi?

Nel 2014 il PP organizzò un dibattito per neutralizzare quello che avevamo organizzato in ottobre sul referendum. Erano circa trenta persone e tutti spagnoli —PP, PSOE, Cs y UPD. Allora Luis de Grandes disse: “Stiamo perdendo la battaglia dell’opinione pubblica internazionale”. E l’editoriale del The New York Times o il reportage del Financial Times ce lo hanno appena confermato, perché “il racconto” che “el referendum è un golpe ed è illegale” non prende più. Stanno dicendo che esiste un problema democratico, i catalani sono maltrattati e Rajoy negozia in mala fede. Il fatto che lo dica anche il NYT è una bomba.

E adesso cosa “prende”?

Che votare è utile, in Europa, lo vediamo tutti i giorni. Mentre i catalani votavano partiti spagnoli non succedeva nulla. Ma ora che una maggioranza dei catalani vuole cambiare la cornice legale, ora dicono: il tuo voto non vale. Il post-franchismo è questo. E non esiste un contesto internazionale che possa accettare questo. La Scozia vota per l’indipendenza, Olanda e Francia rifiutano la Commissione Europea, la Svezia rifiuta di entrare nell’eurozona due volte… e non succede nulla. Perfino c’è un deputato liberale finlandese, del Central Party, che fa conferenze continuamente contro l’euro, per tornare alla moneta finlandese,  argomentando che “non vogliono pagare i salvataggi che arriveranno dal sud europeo e che alla Svezia le va meglio fuori dall’euro”.  L’eredità democratica dell’Europa è questa.

Inoltre, il risultato elettorale catalano del 27-S ebbe i suoi effetti. Il partito Nuova Alleanza Fiamminga disse “questo governo salta se non riconoscerà la Catalogna”. Questo fu una bomba. Ma siccome in Catalogna il dibattito politico è sequestrato da quello che dettano a Madrid, quasi nessuno se ne fece eco.

Nella sede della Fondazione Liberale tedesca, hanno parlato molto del rispetto della legalità

In Germania sono molto squadrati su questo. Per loro, le guerre e le frontiere sono un trauma totale. Non vogliono guai e hanno già abbastanza problemi con l’unione bancaria. Tuttavia, un anno e mezzo fa,  una delegazione del Bundestag andò al Parlamento della Catalogna per assistere a delle riunioni, prendere nota e intervistarsi con tutti.

Hanno paura dell’effetto contagio?

Sanno che tutto questo rimbalza sul Paese Basco, le Fiandre, la Scozia, il Veneto… Si apre una scatola di pandora che non è piacevole. Per ciò, ci chiederanno maggioranze molto alte e votazioni consistenti. Ci sarà questo “stress test” perché, se la Catalogna salta l’asticella, non possano venire dopo tutti gli altri. Vogliono vedere se tutto questo è un bluff o se veramente vogliamo l’indipendenza. Vogliono vedere come reagiscono i catalani quando lo Stato spagnolo fa guerra sporca. L’indipendenza bisogna meritarsela.

L’Europa agirà prima o dopo il 1 ottobre?Tremosa-Puigdemont

Dopo. La partecipazione sarà molto importante. Se vota un milione e mezzo è un conto. Invece se votano tre milioni e mezzo e c’è maggioranza del censo è un altro conto ben diverso.

Cosa implica?

Il secondo scenario che ho detto sarebbe un risultato molto avverso per la Spagna perché dona legittimità ad una DUI del giorno dopo. Perché la DUI (dichiarazione unilaterale d’indipendenza), che dispone già di un mandato democratico nel Parlamento catalano, ne uscirebbe rafforzata dal RUI (referendum unilaterale d’indipendenza) del giorno prima.

E lo Stato spagnolo?

Se lo Stato spagnolo non avesse paura, farebbe come nella consultazione che facemmo il 9-N del 2014: “Sarà una scampagnata e voteranno in 500.000 e qui finirà il processo”. Questo fu il calcolo di Madrid. Ma votarono 2,3 milioni di persone. Il 9-N aprì la porta alla maggioranza del 27-S del 2015 perché rende naturale la convinzione che è possibile un progetto indipendentista. Era una consultazione non vincolante. Ora, il presidente Puigdemont e l’associazione Omnium dicono che il risultato sarà applicato. Il governo spagnolo sa che, se non fa nulla, tutto questo gli sfugge di mano.

Non vorrà che si ripeta un altro 9-N…

Lo dicono da mesi perché sanno che qui perdono loro. Non hanno argomenti e Mariano Rajoy è molto impopolare in Catalogna. Quello che sta facendo saltare tutti gli allarmi è il votante di Podemos che si sta spostando in massa verso il “sí”. E questo nello scorso 9-N non successe. Prima, Pablo Iglesias ancora diceva “lo cambieremo noi, io vincerò, non vi preoccupate e votate per me perché con me ancora c’è la speranza del federalismo”. Ora abbiamo visto che “ni se puede, ni se ha podido ni se podrà”. E’ stato articolato un tripartito pro-statu quo PSOE, PP e Ciutadans.

Per esempio?

Avere più Spagna vuol dire avere l’energia più cara, meno ferrovie per i pendolari, più cattive politiche pubbliche, più giustizia discrezionale, peggior mercato del lavoro, più difesa e spesa militare, anche quando tutto questo suppone tritare le politiche pubbliche, regionali e locali…..Tutti hanno visto cosa è successo a Madrid, come è stato decapitato il PSOE di Pedro Sánchez, come si è preparata l’operazione anti-cambiamento di governo, come il PP è blindatissimo fin dentro il midollo dello Stato e nella funzione pubblica, come il sistema elettorale permette al PP di governare pur avendo avuto solo il 28% dei voti…

Allora, la chiave del voto è Podemos?

Il votante podemista dell’hinterland di Barcellona è la principale vittima di questo statu quo blindato e rinnovato a Madrid. E’ quello che subisce le ferrovie pendolari, l’energia, i servizi pubblici nefasti e decrescenti con le cattive politiche pubbliche spagnole. Anche se la cupola continua con la linea degli ex-comunisti di non schierarsi apertamente, questi hanno detto “io non posso permettermi altri dieci anni così, perché finirò per essere tritato io”. La domenica di Pasqua, il giornale La Vanguardia dovette fare straordinari per tirar fuori dei sondaggi contro il referendum, alzando i decibel perché la massa del “sí” si allarga inesorabilmente… La Spagna ci offre minacce, castighi e rappresaglie. Non ha alcun progetto per la Catalogna, oltre alla sconfitta. Ciò, in un referendum aperto, perde i due terzi della Catalogna.

Il riconoscimento dovrebbero farlo gli stati membri?

Saremo “in the clouds” come già successo con la Slovenia ed i paesi baltici. Cioè, se il RUI va molto bene, il giorno 2 di ottobre si fa una DUI e allora inizia il processo di riconoscimento internazionale. L’esperienza ci dice che potrebbero passare settimane o anche mesi senza riconoscimento, come capitò ai paesi baltici. Finalmente, i primi a riconoscerli furono Islanda e Norvegia. Ci fu anche un defluire quando si vide che c’era una chiara determinazione della Slovenia a difendere l’indipendenza. La Nuova Alleanza Fiamminga ci ha già detto che vuole che il Belgio ci riconosca. Questa è una carta eccezionale resa pubblica dal ministro degli interni belga Jan Jambo.

Una Catalogna Stato nell’UE?

La Catalogna è sempre più europea e, di fatto, è un core business europeo. Stiamo esportando di più in Europa che in Spagna. Barcelona è il primo aeroporto europeo per numero di voli in Europa. Questa cifra è sensazionale! Faremo 50 milioni di passeggeri quest’anno. Barcelona non potrà essere espulsa da nessuna parte. Ogni nuova azienda che viene qui crea più radici con l’Europa. La libera circolazione e il single market è sicuro, come sarà sicuro anche per la Gran Bretagna.

E la Scozia?Tremosa-Draghi

Il Parlamento scozzese si pronuncerà in base al risultato. Non possono esserci rappresaglie né economiche né finanziarie perché ci sono molti più investimenti europei a Londra e in Gran Bretagna e surplus commerciale piuttosto che all’inversa. Sarebbe mettersi la zappa sui piedi se ora boicottiamo, sanzioniamo, mettiamo tariffe e dazi. Non ha senso. La visione spagnola di “la Gran Bretagna deve uscirne perdente” è vecchia. La Germania ha un surplus commerciale e di servizi con la Gran Bretagna.

Se facciamo fantapolitica, si dice che una Catalogna Stato avrebbe 18 deputati nel Parlamento Europeo.

I piccoli paesi hanno un premio in deputati. Guarda la Bulgaria, la Danimarca o il Belgio… Con 550.000 voti, noi siamo solo in due, mentre qui ci sono partiti che hanno 500.000 voti e sono in 5 deputati.

L’assegnazione dei partiti dovrebbe essere ripensata?

In una Catalogna indipendente, ognuno sceglierà la propria famiglia politica. Ma questo non è importante. Il single market è assicurato succeda quel che succeda così come l’euro. Nel momento della verità, Tsipras ha scoperto con un sondaggio che il 70% dei greci non vuole andare via dall’euro e accetta le condizioni del terzo salvataggio. Allucinante. Succede anche in Francia. Marine Le Pen perde strepitosamente perché nell’ultima settimana ha fatto confusione con l’euro. Tra cinque anni, ti dirò che l’euro potrebbe essere una moneta pienamente consolidata.

Da chi dipende?

Dal Sud dell’Europa. Esiste un sentimento molto anti-euro in Italia, Grecia e Francia. E’ più facile dare la colpa all’euro piuttosto che alla struttura centralista della Francia o al governo inefficace e corrotto dell’Italia. E’ più facile dare la colpa alla Merkel piuttosto che guardare alla corruzione e al disastro della politica in Grecia. Nel momento della verità, non vedo che il single market o l’euro siano minacciati.

Non fa parte del dibattito?

Come mai non ci sono mai stati euroscettici in Catalogna? Iniciativa, Esquerra, Unió, PSC, PP o PDeCat sono tutti pro-euro, pro-unione bancaria e pro-Unione Europea.

traduzione :  Àngels Fita-Anc Italia

http://www.elnacional.cat/ca/politica/entrevista-ramon-tremosa-diplomacia-espanyola_169839_102.html

 

 

Lo strappo catalano: “Referendum sull’indipendenza senza quorum”

La Generalitat: “La repubblica sarà proclamata subito dopo la consultazione”. La Spagna: “Non si voterà mai”
AFP
Al centro il presidente della Catalogna
Carles Puigdemont, alla sua sinistra la presidente del parlamento catalano Carme Forcadell e alla sua destra il vicepresidente
Oriol Junqueras
Francesco Olivo  La Stampa  04.07.2017

Niente quorum e indipendenza proclamata in automatico. Il treno della secessione non si ferma. Anzi. Il governo catalano ha annunciato le modalità in cui si svolgerà (almeno nelle sue intenzioni) il referendum programmato per il prossimo 1° ottobre. Le novità fondamentali sono, appunto, due: non viene fissato un numero minimo di partecipanti e il carattere vincolante ed esecutivo della consulta, in caso di vittoria del sì la repubblica catalana sarà proclamata entro due giorni dalla fine dello spoglio, in caso contrario elezioni regionali anticipate. Il governo spagnolo non si sposta di una virgola: «Il referendum è illegale e non si svolgerà». Ovvio quindi che le prossime settimane saranno perlomeno vivaci. Nessuno può permettersi di tornare indietro. La situazione, e non potrebbe essere diversamente, preoccupa parecchio anche il re Felipe VI che ieri ha incontrato il leader del Partito socialista Pedro Sánchez, che è tornato a guidare l’opposizione dura e pura a Rajoy dopo la vittoria delle primarie.

 

Il problema per il governo di destra è come impedire materialmente la celebrazione della consultazione. La corte costituzionale bloccherà tutto, ma i catalani sono pronti alla disobbedienza, «riconosciamo solo le leggi del nostro parlamento». A questo punto cosa si fa? Escludendo di vedere i carri armati spagnoli sulla Diagonal di Barcellona (anche se lo scenario piacerebbe agli estremisti dei due fronti), la strategia è complessa. Per evitare scene eclatanti, Madrid punta a minacciare i funzionari pubblici affinché non collaborino in quella che viene considerata una votazione eversiva. Alcuni dirigenti della Generalitat sono stati sentiti in questi giorni dalle autorità spagnole, il messaggio è chiaro: la legge verrà applicata con fermezza. Così, il governo Puigdemont è costretto a lavorare nella segretezza e affiderà la gestione del referendum, a quanto pare, a dei volontari. A risentirne saranno le garanzie legali della votazione, al di là degli osservatori internazionali che i catalani promettono aver contattato.

 

La tensione nel fronte indipendentista sale al massimo: la posta in gioco è altissima e chi sbaglia, stavolta, rischia grosso. La coalizione di governo è formata da tre anime molto diverse: i centristi di Convergencia (oggi PdCat) convertiti all’indipendentismo negli ultimi anni, la sinistra di Esquerra Republicana (da sempre per la separazione da Madrid) e gli anticapitalisti della Cup, contrari all’euro.

L’apparente unanimità è stata rotta da un’intervista del Conseller (assessore) Jordi Baiget, che esprimeva dubbi sull’effettiva realizzazione del referendum, «stiamo sottovalutando la potenza della reazione spagnola». Passano poche ore e Baiget (centrista legato all’ex presidente Artur Mas), pur favorevole alla consultazione, viene cacciato. «Finché ci sono io il referendum si farà», dichiara Puigdemont. Nel mezzo della guerra non c’è posto per i dubbiosi.